La voce della Divina: Giuditta Pasta racconta il suo teatro

Amici, saronnesi, concittadini! I miei omaggi

Lo so, questa non è mia, l’ha scritta William Shakespeare. Ma a teatro, da sempre, si impara rubando i segreti dei migliori, non lo sapete?
Del resto, lui l’ha scritta per Marco Aurelio, dunque chi potrebbe declamarlo – anzi cantarlo – meglio della Divina!
Misericordia, come sarebbe chi? C’est moi, la votre Giuditta Pasta!
Ebbene sì. Altro che Eleonora Duse, altro che Sarah Bernhardt, giovinette ancor tutte da farsi, la vera divina sono io.
E no, non accusatemi di presunzione, l’ha scritto Il poeta Felice Romani, che mi ha descritto “Bella e sembiante a diva” (adulatore!)
Ma d’altra parte sono stata chiamata a cantare in tutta Europa, in tutto il mondo, forse anche per questo, oltre che per la mia voce che fu paragonata all’Ultima Cena. Fragile forse, ma “il più bel quadro al mondo”

Ma adesso, dopo una vita in viaggio, nei più grandi teatri di Parigi e Londra, Vienna e finanche Mosca, e un paio di secoli di meritato riposo, era tempo ch’io tornassi nella città che mi ha dato i natali. Un teatro che porta il mio nome – privilegio e onore riservato ai più grandi – merita di trovare spazio sulle mappe dei migliori palcoscenici, accanto ai più grandi teatri che danno blasone alle città d’intorno. Insieme ai Filodrammatici in cui debuttai, Al Carcano dove fui grande. O perché no, alla Scala, o alla Fenice di Venezia!

Tempo al tempo. Verranno, lo so. I sogni di gloria.

Ma ogni palcoscenico ha la sua magia. E io, che tutte le conosco bene, sono tornata per svelarla proprio a voi, miei prediletti concittadini, per scovare quella che abita il nostro palcoscenico. E perchè anche a voi, da questa incantevole cittadina, si chiudano, con l’immaginazione, le porte del vasto mondo.

 

Siete pronti ad alzare insieme il sipario sul luogo di sogno che si chiama Teatro, dove “i plausi , e gl’inni e i carmi” – è sempre il poeta: un po’ datato ma elegante, non trovate? – prendono vita.
Ci raccontano chi siamo, ci fanno ridere e commuovere. E – recitando – ci fanno sperimentare la vita al suo apice : l’incontro tra le emozioni di chi interpreta e fa vivere l’arte e quelle di chi osserva, ascolta, di essa partecipa.
Siete pronti a immergervi con me nei misteri dei protagonisti e negli intrighi degli attori, a sbirciare i segreti dei camerini e a risvegliare, insieme, gli spiriti che abitano il palcoscenico?
Lo faremo insieme. Qualche volta rideremo, qualche volta avrò voglia di stuzzicare, come fece con me il mio amato Bellini, la vostra “verve Creativa e sperimentale” o magari di farvi scoprire, come fece lui, il vostro “Sublime e tragico”: insomma, ogni sfumatura troverà luogo.

 Il sipario si è alzato, cari Saronnesi. Benvenuti, anzi, bentornati nel mio – pardon, il nostro – teatro, dove la realtà è più incredibile della finzione.

 La vostra,
Giuditta Pasta

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