ELIO DE CAPITANI in ERANO TUTTI MIEI FIGLI
ERANO TUTTI MIEI FIGLI
Dopo il successo di Morte di un commesso viaggiatore, Elio De Capitani torna a confrontarsi con il teatro di Arthur Miller dirigendo e interpretando Erano tutti miei figli, il testo che nel 1947 consacrò il drammaturgo americano come una delle voci più importanti del Novecento. Considerata una delle opere fondamentali della drammaturgia contemporanea, la pièce affronta temi universali come la responsabilità morale, il peso delle scelte individuali, il rapporto tra genitori e figli e il conflitto tra interesse personale e bene collettivo.
Ambientato nell’America del secondo dopoguerra, lo spettacolo ci conduce all’interno della casa della famiglia Keller, una rispettabile famiglia borghese che sembra aver ritrovato serenità dopo gli anni del conflitto. Dietro l’apparente tranquillità si nascondono però segreti, omissioni e ferite mai rimarginate. Joe Keller è un imprenditore di successo che durante la guerra ha costruito la propria fortuna lavorando per l’aviazione militare. Accusato di aver fornito componenti difettosi che causarono la morte di ventuno piloti, è stato assolto, mentre il suo socio ha pagato il prezzo più alto finendo in carcere. Una verità scomoda che sembra appartenere al passato, ma che torna lentamente a galla fino a travolgere l’intera famiglia.
Accanto a lui c’è Kate, una madre incapace di accettare la scomparsa del figlio maggiore Larry, disperso in guerra da anni. Il secondogenito Chris, tornato dal fronte profondamente cambiato dalle atrocità vissute, sogna invece di costruire un futuro diverso insieme ad Ann, la ragazza che un tempo era fidanzata proprio con Larry. Tra desiderio di rinascita e fantasmi del passato, la famiglia Keller si trova così al centro di una vicenda che mette in discussione legami affettivi, convinzioni morali e responsabilità individuali.
Nella lettura di Elio De Capitani, Erano tutti miei figli diventa un’opera di straordinaria attualità. Il regista individua nel conflitto tra padri e figli uno dei nuclei più potenti del testo, un confronto che anticipa le grandi contestazioni delle generazioni successive e che ancora oggi parla a una società attraversata da profonde fratture etiche e culturali. Al centro della vicenda emerge anche il tema della menzogna, quella necessità umana di costruire narrazioni rassicuranti per non affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Joe Keller è un uomo che ha scelto di mentire agli altri e a sé stesso per proteggere ciò che considera più importante: la propria famiglia, il proprio successo, il proprio posto nel mondo.
La messinscena, ambientata in uno spazio scenico ideato da Carlo Sala come una sorta di patio immerso nel bosco, amplifica il senso di inquietudine che attraversa il testo. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, dove i segreti sembrano annidarsi dietro ogni silenzio. È qui che Arthur Miller costruisce una tragedia moderna nella quale il dramma psicologico e quello sociale coincidono perfettamente, rendendo impossibile separare le responsabilità private dalle conseguenze pubbliche.
Ad accompagnare De Capitani in questo progetto è una compagnia di interpreti che da anni rappresenta una delle eccellenze del Teatro dell’Elfo. Accanto a lui e a Cristina Crippa troviamo Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Caterina Erba e un gruppo di artisti capaci di dare vita a relazioni sceniche autentiche e profondamente coinvolgenti.
La critica ha accolto lo spettacolo con grande entusiasmo. Sara Chiappori su la Repubblica ha definito il lavoro di De Capitani «uno spettacolo all’altezza adulta del classico», capace di essere allo stesso tempo robusto e commovente, esaltando la forza dei personaggi di Miller e la loro profonda umanità. Anche Magda Poli sul Corriere della Sera ha sottolineato la qualità delle interpretazioni, evidenziando la prova intensa di Elio De Capitani e quella di Cristina Crippa, descritta come una madre ambigua e solo apparentemente rassicurante, accanto agli efficaci Angelo Di Genio e Caterina Erba.
Particolarmente significativa l’analisi di Massimo Bernardini su HuffPost, che ha lodato la capacità della regia di tenere insieme realismo e dimensione simbolica, trasformando la casa dei Keller in una metafora della coscienza e della memoria. Bernardini individua nella messa in scena quella «modernità feroce» che rende il teatro di Miller ancora oggi indispensabile: l’idea che nessuno possa sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni e che la colpa non possa essere delegata a un sistema impersonale. Una riflessione che De Capitani restituisce con «lucidità chirurgica», attraversando il testo senza retorica e lasciando emergere tutta la sua forza emotiva.
Erano tutti miei figli è una grande tragedia americana che parla direttamente al presente. Un’opera intensa e coinvolgente che mette al centro le contraddizioni dell’essere umano, il desiderio di proteggere chi si ama e il prezzo che siamo disposti a pagare per farlo. Uno spettacolo di straordinaria qualità artistica che conferma la grandezza della scrittura di Arthur Miller e il talento di una delle più autorevoli compagnie del teatro italiano.
SPETTACOLO
Giovedì 25 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa
CREDITI
regia di ELIO DE CAPITANI
traduzione Masolino d’Amico
con Elio de Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Caterina Erba, Marco Bonadei, Nicola Stravalaci, Sara Borsarelli, Michele Costabile e Roberta Lanave/Carolina Cametti
scene e costumi di Carlo Sala, luci Michele Ceglia
suono Gianfranco Turco, assistente alla regia Alessandro Frigerio
assistente alle scene e costumi Roberta Monopoli
produzione Teatro dell’Elfo

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