SARFATTI
Milano, inizio Novecento. Margherita Sarfatti è una donna di origine ebraica veneziana, benestante, sposata con l’avvocato Cesare Sarfatti. La sua vita cambia radicalmente con la Prima guerra mondiale: il figlio Roberto, appena diciassettenne, muore al fronte sulle montagne vicino ad Asolo. Questo evento segna una frattura profonda e irreversibile. Il dolore diventa una spinta, e Margherita sceglie di entrare con forza nella vita politica e culturale milanese.
In questo contesto incontra Benito Mussolini, con cui intraprende una relazione intensa e decisiva. Insieme contribuiscono alla nascita de Il Popolo d’Italia, un giornale destinato a diventare uno strumento centrale nella costruzione del consenso politico del tempo. Ma lo spettacolo non si ferma alla storia d’amore: guarda al ruolo più ampio e complesso che Sarfatti ha avuto nella cultura italiana.
Negli anni Venti, Margherita raggiunge il punto più alto della sua influenza. Diventa una figura centrale del regime, una vera e propria “regina senza corona”, capace di orientare il gusto artistico e culturale dell’Italia fascista. Fondatrice del movimento del Novecento italiano, sostiene artisti come Boccioni, Sironi, Funi, contribuendo a definire un’idea di arte moderna legata all’identità del Paese. Scrive anche la biografia ufficiale di Mussolini, un testo che contribuisce alla costruzione internazionale del suo mito.
In questo periodo, Margherita vive l’illusione di poter guidare la Storia attraverso l’arte, la cultura e l’intelligenza. Crede che la bellezza e il pensiero possano orientare il potere, e che il potere possa essere modellato dalla visione culturale. Ma questa illusione è destinata a spezzarsi.
Con l’inizio degli anni Trenta, il potere di Mussolini si consolida definitivamente e non ha più bisogno di una guida intellettuale. La figura di Sarfatti viene progressivamente messa da parte. Con l’avvicinarsi dell’alleanza con Hitler e l’arrivo delle leggi razziali del 1938, la sua posizione diventa sempre più fragile. Il giornale che aveva contribuito a creare la cancella, e lei si ritrova perseguitata in quanto ebrea.
La sua vicenda si chiude con l’esilio e la fuga, nel modo più duro e doloroso: la donna che aveva immaginato di poter controllare e orientare il proprio tempo diventa vittima del sistema che aveva contribuito a costruire.
Lo spettacolo restituisce questa storia con uno sguardo intimo e umano, senza semplificazioni. Angela Demattè costruisce una scrittura densa, poetica e tagliente, fatta di frammenti e cortocircuiti emotivi. La scena diventa un luogo sospeso, in cui Margherita parla come se fosse fuori dal tempo: un’anima che osserva la propria vita e la propria rovina, cercando una verità più profonda di qualsiasi giustificazione storica.
In questo spazio teatrale, la protagonista alterna lucidità e fragilità, analisi e smarrimento, forza intellettuale e dolore personale. È una donna che guarda indietro alla propria storia cercando di comprenderla, mentre il pubblico è chiamato a confrontarsi con le contraddizioni di un’epoca in cui arte e potere erano inseparabili.
SARFATTI diventa così uno spettacolo che parla di storia italiana, ma anche di identità, di ambizione, di perdita e di responsabilità. Una storia che non si chiude nel passato, ma continua a interrogare il presente.
SPETTACOLO
Venerdì 11 dicembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea
CREDITI
da un’idea di Massimo Mattioli
di Angela Dematté
regia ANDREA CHIODI
con Claudia Coli
contributi scientifici di Massimo Mattioli
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Orlando Cainelli
foto Leila Leam
una coproduzione MART museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Teatro Stabile di Bolzano, Centro Servizi Culturali Santa Chiara


Antonio Viscido