Tag Archivio per: riflessioni

ciarlatani
1. agg. colloq. Chi finge ciò che non è o non sente.
2. n. e f. desus. Attore di teatro, specialmente di commedie.

 

1.-

“Ciarlatani” racconta la storia di due personaggi legati al mondo del cinema e del teatro.

Anna Velasco è un’attrice la cui carriera è in fase di stallo. Dopo aver recitato in piccole produzioni di opere classiche, ora lavora come insegnante di pilates e nei fine settimana fa teatro per bambini. Tra soap opera televisive e spettacoli alternativi, Anna è alla ricerca del grande personaggio che la farà finalmente trionfare.

Diego Fontana è un regista di successo di film commerciali che si sta imbarcando in una grande produzione: una serie da girare in tutto il mondo, con star internazionali. Un incidente lo porterà ad affrontare una crisi personale e a ripensare la sua carriera.

Questi due personaggi sono collegati dalla figura del padre di Anna, Eusebio Velasco, regista di culto degli anni ’80, scomparso e isolato dal mondo.

2.-

“Ciarlatani” sono anche diverse opere in una: ognuno di questi racconti ha uno stile, un tono e una forma particolari.

Il racconto di Anna ha uno stile eminentemente cinematografico, con un narratore che ci guida, e in cui sogno e realtà si confondono. La storia di Diego è un’opera teatrale più classica, rappresentata in spazi più realistici. E infine c’è, a mo’ di pausa o parentesi, un’autofiction in cui l’autore dell’opera a cui stiamo assistendo si difende dalle accuse di plagio.

Queste storie sono raccontate in parallelo, si alimentano a vicenda, sono specchi degli stessi temi.
L’insieme è costruito con capitoli in parte indipendenti, che formano una struttura più vicina al romanzo che al teatro. L’intenzione è che “Ciarlatani” sia una narrazione eminentemente teatrale, ma con un’aspirazione romanzesca e cinematografica.

3.-

Infine, “Ciarlatani” è una commedia in cui solo quattro attori viaggiano attraverso decine di personaggi, spazi e tempi. Una satira sul mondo del teatro e dell’audiovisivo, ma anche una riflessione sul successo, sul fallimento e sui ruoli che ricopriamo, dentro e fuori la finzione.

Pablo Remón

SILVIO ORLANDO
in
CIARLATANI
di Pablo Remón
traduzione italiana di Davide Carnevali
da Los Farsantes
e con (in o.a.)
Francesca Botti
Davide Cirri
Blu Yoshimi

scene Roberto Crea
luci Luigi Biondi
costumi Ornella e Marina Campanale
aiuto regia Raquel Alarcón

regia PABLO REMÓN

direzione tecnica Luigi Flammia
datore luci Christian Pizzingrilli
macchinista Filippo Canfori
fonico Gianrocco Bruno
sarta Piera Mura
assistente alla regia Sonia Mingo
assistente costumista Daria Latini
service luci Fonolight srl
service audio Gutta
trasporti MS Futura Srl
foto di scena Guido Mencari
management Vittorio Stasi
direzione generale Maria Laura Rondanini

produzione Cardellino srl
in coproduzione con Spoleto Festival dei Due Mondi – Teatro di Roma / Teatro Nazionale
si ringrazia per la collaborazione Premio David di Donatello e Piera Detassis

SPETTACOLO
Giovedì 13 novembre 2025 | ore 20.45
Rassegna PROSA

ACQUISTA ONLINE

Seconda tappa del progetto ERGO SUM di Raphael Bianco per la Compagnia EgriBiancoDanza
Dopo ESSAIS: d’après Montaigne, debutto del progetto ERGO SUM nel 2018, Raphael Bianco prosegue la sua ricerca sull’identità e la condizione umana con LEONARDO DA VINCI – Anatomie spirituali, un omaggio al genio universale nel 500° anniversario della sua morte.
Attraverso un linguaggio coreografico e coreologico, l’opera esplora il corpo umano come mappa di emozioni, potenza, fragilità e mistero. Il corpo danzante viene sezionato metaforicamente tra staticità e movimento, tra il visibile e l’invisibile, diventando al contempo narrazione di sé e riflesso dell’altro.
Ispirandosi agli studi anatomici di Leonardo – vere e proprie indagini sull’essenza della vita – Bianco propone una dissezione simbolica del corpo del danzatore, rivelandone le zone di luce e ombra, quelle che affrontano il mondo e quelle che il mondo non vede. Un rituale esoterico e poetico, che mescola suoni naturali, echi di musica rinascimentale e sound design contemporaneo per condurre lo spettatore in un viaggio spirituale e sensoriale.
Un lavoro che attraversa dimensioni ludiche, comiche, poetiche e sconvolgenti, restituendo una visione del corpo come luogo sacro e fragile, guidato dalla mente e vivificato dal cuore.

Età consigliata: dai 14 anni
Durata: 60 minuti
Tecnica: danza

LEONARDO DA VINCI – ANATOMIE SPIRITUALI
ideazione e coreografia RAPHAEL BIANCO
musica Alessandro Cortini
sound design Diego Mingolla
1 attore in scena
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT, TAP – Torino Arti Performative
in collaborazione con Fondazione Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, Il Maggiore di Verbania
produzione Fondazione Egri per la Danza

SPETTACOLO
Venerdì 21 novembre 2025 | ore 10.00
Teatro per le scuole

PRENOTA

L’Orchestra è pronta. Dopo un lungo lavoro meticoloso, i musicisti e il Direttore si preparano a incantare il pubblico con un grande Concerto. Ma qualcosa di inaspettato sta per accadere… Due musicisti eccentrici irrompono sulla scena con strumenti magici e sorprendenti: emettono suoni leggeri, colorati, trasparenti e… silenziosi, come bolle di sapone!
“Cosa Bolle in Orchestra?” ha debuttato il 6 gennaio 2020 all’Auditorium Parco della Musica di Roma, Sala Santa Cecilia, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la JuniOrchestra Kids 2. Nato per portare vitalità e movimento scenico all’orchestra, lo spettacolo unisce musica, teatro e arti visive in un’esperienza coinvolgente e divertente, pensata per far vivere la musica come un gioco e un’emozione condivisa.
Per la prossima edizione, sceglieremo un’orchestra giovanile composta dagli studenti di musica delle scuole secondarie di Saronno ad Indirizzo Musicale, che si sfideranno in un duello a suon di note… e bolle di sapone per unire arte e fantasia.

COSA BOLLE IN ORCHESTRA?
Toccate, fughe e… scivoloni!
di e con Michele Cafaggi
regia TED LUMINARC
con la partecipazione YMO – Young Magic Orchestra
&
Orchestra IC “L. Da Vinci” – Percorso a Indirizzo Musicale
produzione STUDIO TA-DAA!

SPETTACOLO
Sabato 21 marzo 2026 | ore 16.00
Rassegna TEATRO PER LE FAMIGLIE

ACQUISTA ONLINE

Lo spettacolo, nato da un’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia, per la regia di Lello Serao, è prodotto da Teatri Associati di Napoli/Teatro Area Nord e Interno5 con il sostegno dalla Fondazione Eduardo De Filippo e del Teatro Augusteo.
Una messinscena non convenzionale che vede un unico attore interagire con sette pupazzi realizzati dallo scenografo Tiziano Fario autore dell’intera scenografia e animati da un gruppo di manovratori costituito ad hoc per il progetto e coordinato da Irene Vecchia attraverso un laboratorio di formazione aperto ai giovani del territorio, svoltosi con il sostegno della Fondazione Campania dei Festival nell’ambito della rassegna “Quartieri di Vita” 2020.

Lo spettacolo, fedele al testo di Eduardo, evoca le vicende della famiglia Cupiello, aprendo uno squarcio dentro l’immaginario e la memoria di ogni spettatore. Un sogno che prende vita attraverso il teatro di figura nel quale l’attore Luca Saccoia s’immerge riemergendone come “Tommasino” che, dopo aver detto il fatidico “sì” a suo padre, rivive e fa rivivere quel “Natale” che ci accompagna da 90 anni.
Eccolo, allora, farsi interprete a suo modo di una tradizione, testimone di un rito e di una rievocazione di fatti e accadimenti familiari comici e tragici che hanno segnato la sua vita e quella di quanti alla rappresentazione prendono parte.
Per farlo e rendere ripetibile il rito, si serve di pupazzi, di figure che si rianimano dentro i suoi sogni/incubi, che continuano a riaffacciarsi ogni anno come il presepe e i suoi pastori. Si lascia sorprendere ancora una volta dalle storie che questi raccontano, vi prende parte, gli fornisce le battute, riaccarezza il sogno di Luca Cupiello di smussare i conflitti attraverso il rituale del presepe.
“Il presepe – così in una nota del regista – è l’orizzonte in cui si muove tutta l’opera, sia in senso reale che metaforico. È l’elemento necessario a Luca Cupiello per sperare in un’umanità rinnovata e senza conflitti, ma anche la rappresentazione della nascita e della morte. È il tempo del passaggio dal vecchio al nuovo, la miscela tra passato e presente, un’iconografia consolidata e, al tempo stesso, da destrutturare di continuo. Il presepe si rinnova ogni anno, è ciclico come le stagioni, può piacere o non piacere”.

Lello Serao

NATALE IN CASA CUPIELLO
di Eduardo De Filippo
spettacolo per attore cum figuris
da un’idea di Vincenzo Ambrosino e Luca Saccoia
regia LELLO SERAO
con Luca Saccoia

spazio scenico, maschere e pupazzi Tiziano Fario
manovratori Salvatore Bertone, Paola Maria Cacace, Simone Di Meglio, Angela Dionisia Severino, Irene Vecchia
formazione e coordinamento manovratori Irene Vecchia
luci Luigi Biondi e Giuseppe di Lorenzo
costumi Federica del Gaudio
musiche originali Luca Toller
realizzazione scene Ivan Gordiano Borrelli
assistente di scena Giorgia Lauro
assistente alla regia
Emanuele Sacchetti
datore luci Paco Summonte
mastering Luigi Di Martino
fonica Mattia Santangelo
progetto grafico Salvatore Fiore
direttrice di produzione Hilenia De Falco

produzione Teatri Associati di Napoli/Teatro Area Nord e Interno 5
con il sostegno di Fondazione Eduardo De Filippo e Teatro Augusteo foto Anna Camerlingo

SPETTACOLO
Giovedì 11 dicembre 2025 | ore 20.45
Rassegna PROSA

ACQUISTA ONLINE

Tre grandi donne, due guerre mondiali, un sottile fil rouge ad unirle: uno stesso nome, un unico destino.
Letizia va alla guerra è un racconto tragicomico, di tenerezza e verità. Tre donne del popolo, irrimediabilmente travolte dalla guerra nel loro quotidiano, che si ritroveranno a sconvolgere le proprie vite e a compiere, in nome dell’amore, piccoli grandi atti di coraggio. La prima Letizia è una giovane sposa, partita dalla Sicilia per il fronte carnico durante la Prima Guerra Mondiale, nella speranza di ritrovare suo marito Michele. La seconda Letizia, invece, è un’orfanella cresciuta a Littoria (Latina) dalle suore e riconosciuta dalla zia solo dopo aver raggiunto la maggiore età. Giungerà a Roma in concomitanza con l’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale. Infine Suor Letizia, un’anziana sorella dalle origini venete e dai modi bruschi che, presi i voti in tarda età, si rivelerà essere il sorprendente trait d’union dei destini di queste donne tanto lontane quanto unite.

LETIZIA VA ALLA GUERRA.
La suora, la sposa, la puttana
drammaturgia Agnese Fallongo
ideazione e regia ADRIANO EVANGELISTI
con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo
coordinamento creativo Raffaele Latagliata
musica dal vivo Tiziano Caputo
produzione Teatro degli Incamminati. Centro di Produzione Teatrale

GLI ATTORI PREMIANO IL TEATRO – PREMIO TEATRALE
Migliore novità “Letizia va alla Guerra la suora, la sposa e la puttana” e Migliore attrice giovane 2019 Agnese Fallongo;
RASSEGNA TEATRALE “FRAMMENTI AL FEMMINILE”
2016 | 3°premio miglior spettacolo 2016 TeatroCittà, Roma;
PREMIO ECCE DOMINAE 2015 – RASSEGNA TEATRALE “DONNE DI GUERRA”
Premio miglior attrice e Premio speciale della critica, Teatro Manhattan, Roma.

SPETTACOLO
Martedì 17 marzo 2026 | ore 20.45
Rassegna CONTEMPORANEA

ACQUISTA ONLINE

 

Nell’estate del 1936, il San Francisco News chiese a John Steinbeck di indagare sulle condizioni di vita dei braccianti sospinti in California dalle regioni centrali degli Stati Uniti, soprattutto dall’Oklahoma e dall’Arkansas, a causa delle terribili tempeste di sabbia e dalla conseguente siccità che avevano reso sterili quelle terre coltivate a cotone. Il risultato di quell’indagine fu una serie di articoli da cui l’autore americano generò, tre anni dopo, nel 1939, il romanzo Furore.  Quello a cui assisterete è il racconto di come John Steinbeck trasformò quella decisiva esperienza giornalistica, umana e politica in grande letteratura.

È una straordinaria figura di narratore – nello stesso tempo arcaica e modernissima – che può prendere forma in un lavoro di drammaturgia basato sul capolavoro di John Steinbeck. E forse non c’è un attore, nel panorama teatrale italiano, più in grado di Massimo Popolizio di prestare a questo potentissimo, indimenticabile «story-teller» un corpo e una voce adeguati alla grandezza letteraria del modello. Leggendo Furore, impariamo ben presto a conoscerlo, questo personaggio senza nome che muove i fili della storia. Nulla gli è estraneo: conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma a differenza di loro conosce anche le cause del loro destino, le dinamiche ineluttabili dell’ingiustizia sociale, le relazioni che legano le storie dei singoli al paesaggio naturale, agli sconvolgimenti tecnologici, alle incertezze del clima. Tutto, nel suo lungo racconto, sembra prendere vita con i contorni più esatti e la forza d’urto di una verità pronunciata con esattezza e compassione. Più che a una «riduzione», riteniamo che un progetto drammaturgico su Furore debba tendere a esaltare le infinite risorse poetiche del metodo narrativo di Steinbeck, rendendole ancora più evidenti ed efficaci che durante la lettura. Raccontando la più devastante migrazione di contadini della storia moderna, Massimo Popolizio darà vita a un one man show epico e lirico, realista e visionario, sempre sorprendente per la sua dolorosa, urgente attualità. Il controcanto è affidato al caleidoscopio di suoni realizzati dal vivo dal percussionista Giovanni Lo Cascio.

Emanuele Trevi

FURORE
dal romanzo di John Steinbeck
ideazione e voce Massimo Popolizio
adattamento Emanuele Trevi
musiche eseguite dal vivo da Giovanni Lo Cascio
suono Alessandro Saviozzi
luci Carlo Pediani
assistente alla regia Giacomo Bisordi
creazioni video Igor Renzetti e Lorenzo Bruno

produzione Compagnia Umberto Orsini e Teatro di Roma – Teatro Nazionale

SPETTACOLO
Giovedì 23 aprile 2026 | ore 20.45
Rassegna PROSA

ACQUISTA ONLINE

L’appellativo “Tempora mutantur” che contraddistingue la Sinfonia n. 64 di Franz Joseph Haydn proviene da un epigramma di Marziale che allude a quanto i tempi cambino e noi, insieme a loro, ci trasformiamo: ecco la chiave di lettura per riconnettere questa pagina Classica al brano che inizia il concerto, “Liza”, ouverture scritta da Carlo Galante per un’omonima opera immaginaria ispirata a Ludwig van Beethoven e all’icona della sua piccola ma celeberrima pagina pianistica “Per Elisa”. Il programma si conclude con una delle pagine più insolite, per proporzioni e ampiezza di vedute, proprio di Beethoven: il Concerto per violino, un capolavoro senza tempo che conclude gioioso abbracciando passato, presente e futuro della storia musicale.

ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI – TEMPORA MUTANTUR
Programma e interpreti

Carlo Galante – Liza (prima esecuzione assoluta, commissione dei Pomeriggi Musicali)
Franz Joseph Haydn – Sinfonia n. 64 in La maggiore Hob. I:64 “Tempora mutantur”
Ludwig van Beethoven – Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 61

direttore Alessandro Cadario
violino Rainer Honeck
Orchestra I Pomeriggi Musicali

SPETTACOLO
Domenica 3 maggio 2026 | ore 16.00
Rassegna MUSICA

ACQUISTA ONLINE

 

Il Lupo Cattivo, stanco di perdere sempre e di fare la parte del cattivo, proclama uno sciopero: da oggi niente più inseguimenti, trappole o piani malvagi!
Il Re del regno delle fiabe esulta e indice grandi festeggiamenti. Ma ben presto si scopre che, senza un antagonista, le storie non funzionano più: manca la suspense, il coraggio degli eroi, perfino il lieto fine!
Così il Re si trova costretto a cercare in ogni modo di convincere il Lupo a tornare al suo posto…
Uno spettacolo di teatro di narrazione, dove un solo attore in scena – con pochi oggetti e musica dal vivo – guida i bambini in un viaggio immaginativo, fatto di parole, suoni e ascolto. Un invito a riscoprire la bellezza del racconto e l’importanza anche dei personaggi “scomodi”, senza i quali non ci sarebbero storie da raccontare.
Nel periodo più magico dell’anno, in cui si celebrano i buoni sentimenti e il valore delle storie, Sciopero! è l’occasione perfetta per riflettere – con leggerezza e ironia – su come anche ciò che sembra negativo abbia un ruolo nelle nostre vite.
Un modo originale per parlare ai bambini di equilibrio, ascolto e diversità… con un sorriso!

Perché vederlo a Natale?
Nel periodo più magico dell’anno, Sciopero! ci ricorda con ironia e calore quanto sia importante accogliere le diversità, ascoltare e trovare l’equilibrio… il vero spirito delle feste!

SCIOPERO
con Riccardo Colombini
di Donatella Diamanti
regia Sara Cicenia e Riccardo Colombini
spettacolo finalista INBOX 2025
produzione SCHEDIA TEATRO

Età consigliata: dai 6 anni
Durata: circa 50 minuti
Tecnica: teatro d’attore, narrazione

SPETTACOLO
Martedì 2 dicembre 2025 | ore 10.00
Teatro per le Scuole

PRENOTA

In scena un’autrice (che è Virginia Woolf, ma che indossa anche alcune caratteristiche più contemporanee grazie all’intreccio biografico con la stessa drammaturga dello spettacolo Francesca Sangalli) si confronta con i personaggi di un suo romanzo, con la loro urgenza di esistere, con la loro capacità di riflettere e di sfidare chi li ha creati. Clarissa e Septimus, protagonisti di Mrs. Dalloway, di cui nel 2025 ricorre il centenario e la cui struttura lo spettacolo attraversa, sono fantasmi e specchi, doppi dell’autrice, creature che sfuggono al romanzo per chiedere pirandellianamente di essere raccontati. 

Mentre Virginia si interroga sulla propria esistenza come scrittrice, distratta da suoni di aerei, voci interiori e frammenti di quotidianità, incapace di trovare un inizio che la soddisfi, Clarissa e Septimus la incalzano con la loro urgenza di esistere e di raccontarsi. Da un lato Clarissa, che mentre organizza la sua festa, riflette sulla sua giovinezza e le occasioni perdute: le sue scelte saranno state le migliori che poteva prendere? La sua vita di oggi, così come la nostra, è la scelta più felice? O abbiamo avuto paura? Dall’altro Septimus, che vaga per la città, traumatizzato dalla guerra, sempre in bilico fra le sue visioni e la realtà, ossessionato dal desiderio di contenere la sua follia di fronte al mondo. Avrebbe potuto salvarsi? Curarsi? Contenersi? 

Nello spettacolo si intrecciano parole di Virginia Woolf, riscritture, frammenti poetici, immagini evocative. E, sopra ogni cosa, resta l’eco di un verso, ripetuto come un mantra, come un presagio: Fear no more the heat o’ the sun / Nor the furious winter’s rages. Il verso, tratto dal Cymbeline di Shakespeare, viene ripetuto da Clarissa e Septimus per suggerire che nulla è da temere, neppure la stessa morte, inevitabile, e (forse) da abbracciare come un riparo estremo dalle difficoltà della vita. 

Perché la paura stessa, forse, è l’unica cosa da cui possiamo davvero liberarci.

Note di drammaturgia di Francesca Sangalli

In Fear no more ho cercato ripercorre la connessione tra chi scrive oggi (l’autrice del testo, la regista), e i pensieri emersi dai diari di Virginia, dalle sue opere, dalle sue idee. Mi sono chiesta come raccontare cosa accade nella mente di un’autrice mentre l’idea si forma e prende vita. Qual è l’alchimia del pensiero dal suo stato embrionale alla parola scritta? Fear No More è un’indagine su questo processo, un dialogo tra epoche, tra generazioni di donne mosse da impulsi anticonvenzionali magari artistici, e lacerate dagli interrogativi esistenziali. Quale è il mio posto? E perché devo stare al mio posto?  Questa passione traboccante è compatibile con il mio ruolo nella società? Posso indossare tutta la vita questo personaggio e poi, terminata la mia funzione sociale passare oltre, diventando in silenzio, evanescente?

Note di regia di Simona Gonella

Mi sento da sempre legata a doppio filo con le parole e le immagini della Woolf. E, allo stesso modo, mi ossessiona da sempre la voglia, il bisogno e la necessità di indagare la scrittura femminile per il teatro. L’incontro con Francesca Sangalli ha permesso di unire queste due passioni e mettere in scena un testo che indaga le molteplici sfaccettature dell’animo umano con l’affondo feroce della vicenda di Mrs Dalloway di Virginia Woolf e con la levità disturbata ed oscura della ben più contemporanea Francesca. Mi interessava profondamente questo incastro tra le due autrici e ho spinto moltissimo perché in scena vi fosse il personaggio di Virginia/Io -sovrapposizione poetica tra le due – alle prese con due aspetti per me cruciali del nostro stare oggi nel tempo: il rapporto con il ruolo sociale, familiare e professionale incarnato in scena da Clarissa Dalloway e la visione alterata, sfocata e di grande dolore e rottura del sopravvissuto alla guerra Septimus. In Fear no more cerco di far esplodere le contraddizioni di questi temi, enfatizzando il confronto/scontro incessante fra i tre personaggi, che la scenografia rinchiude volutamente in uno spazio vuoto segnato solo dalla presenza di una lunga striscia di “carta” e da tre sedie in legno. Il corpo a corpo fra Virginia/Io e le sue due creature è quindi sovraesposto e senza possibilità di nascondigli o artifici. L’autrice costringe i personaggi a incarnare i propri ricordi, a indossare i suoi panni, a vivere le sue fragilità, mentre i personaggi resistono, si ribellano, hanno desideri e pulsioni a cui non vorrebbero rinunciare. Questa lotta credo somigli molto alla nostra, quando diverse parti di noi si ribellano e scalpitano e, nostro malgrado, ci portano dove non avremmo mai pensato o voluto. Il pubblico diventa così testimone di una vicenda solo apparentemente “letteraria” e fa i conti con l’anima fragile e battagliera di Virginia/Io nella quale può riconoscere le proprie stesse paure, inquietudini, vittorie e i fallimenti.

La scrittura di Francesca ha una ironia feroce che non indugia mai nel sentimentalismo o nel facile dolore e, soprattutto, non ha finte pretese di “naturalismo”. E’ una scrittura reale, carnale a tratti assurda ma che non costringe mai regista ed interpreti ad aderire ad un genere o a “rappresentare” un ambiente o una relazione secondo canoni prestabiliti. Questo consente una grande schiettezza, una buona dose di libertà e anche una certa dose di altrettanto feroce divertimento nel mio approccio alla messa in scena. E credo che, in maniera speculare, permetta a chi guarda di seguire la storia profondamente umana di Clarissa, Septimus e Virginia/Io sentendosi in bilico fra inquietudine e levità, due aspetti per me cardine della vita e del teatro.

FEAR NO MORE
di Francesca Sangalli
regia SIMONA GONELLA
con Leda Kreider, Maria Laura Palmeri, Matthieu Pastore
scene e costumi Annamaria Gallo
datore luci Stefano Colonna

produzione QUI e ORA, Manifatture Teatrali Milanesi, Lac/Lugano in scena
con il sostegno di Fondazione Claudia Lombardi per il teatro e Olinda

SPETTACOLO
Martedì 21 ottobre 2025 | ore 20.45
Rassegna CONTEMPORANEA

ACQUISTA ONLINE

Una versione inedita e poetica del celebre balletto, in cui Lo Schiaccianoci diventa il racconto simbolico del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Clara, protagonista di questo viaggio, si ritrova immersa in un mondo onirico dove sogno e realtà si confondono, guidata dalla Fata Confetto tra dolci, misteri e scelte difficili. I topi incarnano paure e inquietudini, mentre ogni sorpresa svela un passo verso la crescita.
Liberamente ispirato alla partitura originale di Čajkovskij, questo allestimento mescola radici classiche e visione contemporanea, con una coreografia che esprime il delicato equilibrio tra magia e smarrimento, in un labirinto speculare che riflette l’animo in trasformazione di Clara.
Uno spettacolo dedicato ai bambini – e agli adulti che hanno dimenticato quanto sia complesso diventarlo.

LO SCHIACCIANOCI
ideazione e coreografia RAPHAEL BIANCO
musica Ciajkovskij
costumi Agostino Porchietto e il costume della fata confetto è stato realizzato in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Cuneo che ha realizzato i bozzetti
elementi scenici Mario Bianco e Anna Borgna
produzione Egri Bianco Danza

SPETTACOLO
Domenica 18 gennaio 2026 | ore 17.303
Rassegna DANZA/DANZA INVERNO

ACQUISTA ONLINE