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La dame aux camelias di Alexandre Dumas figlio, testo di sorprendente violenza sociale, ha dato origine a uno degli “stereotipi” femminili più intensi dell’800 diventando modello di moltissimi prodotti artistici di grande successo: balletti, opere liriche, testi teatrali, film.
Nel corso dei secoli l’amore impossibile tra Marguerite Gautier e Armand Duval ha continuato a ripetersi diventando, forse, il più grande mito romantico moderno ma il romanzo di Dumas figlio è piuttosto basato su una storia vera e ha mantenuto intatta anche tutta la sua brutalità, nonostante le intenzioni reazionarie e moralizzanti del suo autore.

E cosi mentre il mito, ripetizione dopo ripetizione, si fa più stucchevole e sentimentale, La dame aux camelias in questa nuova prova di Ortoleva diviene soprattutto la cronaca impietosa di un omicidio sociale, in cui la violenza classista smaschera il romanticismo che l’ha coperta.

Uno spettacolo teso tra l’ottocento e l’ultracontemporaneo, che racconta, insieme agli struggimenti e alla nobiltà d’animo della sua eroina, il voyeurismo e la perversione di una società che sfoga le sue tensioni sul corpo della donna.
Una storia che continua a toccarci, più di quanto vorremmo.

Note di regia

Per chiudere questa personale trilogia sui miti dell’amore romantico, passata per il romanzo di Lancillotto e la Dodicesima notte di Shakespeare, ho scelto un testo che mi ha sempre sconvolto per la sua ferocia cortese.
La Signora delle camelie non fa sconti nel raccontare la sua epoca, muovendosi tra misoginia, classismo, privilegio, patriarcato; è una parabola che se non si fosse travestita da storia d’amore avrebbe potuto accendere le piazze. Roland Barthes scrive in Miti d’oggi che a Margherita Gautier, alienata ma servile, mancherebbe pochissimo per diventare una fonte di critica della società in cui è immersa. Era un invito troppo allettante per lasciarselo sfuggire.

Soprattutto, Signora delle Camelie è un testo sulla visione.
Sul bisogno di vedere tutto, sempre di più. Penso ai prototipi degli uomini del futuro creati pochi anni fa da un’azienda americana: dotati di occhi enormi, per meglio consumare la miriade di immagini che abbiamo di fronte nell’ultimo secolo, in crescita esponenziale – penso a come il bisogno spasmodico da cui Dumas è attraversato ci abbia colonizzato. Vedere e avere, scopare con gli occhi, possedere. Anche la morte di Margherita è una merce da consumare.
Con Signora delle Camelie Alexandre Dumas figlio si denuda, racconta – con una sorta di incoscienza, con una limpidità di cui evidentemente si pentirà – il suo rapporto con le donne, l’amore, il possesso. Non si fa sconti. Racconta le sue ossessioni, la sua piccolezza, si ridicolizza. L’unico desiderio che ho avuto, affrontandolo, è stato di non farmi sconti a mia volta. Partendo dal classico, da un sapore riccamente ottocentesco, e scivolando sempre più avanti, sempre più vicino, a me, a noi. Per guardarci”.
Giovanni Ortoleva

LA SIGNORA DELLE CAMELIE
liberamente tratto dal romanzo di Alexandre Dumas figlio
drammaturgia e regia GIOVANNI ORTOLEVA
dramaturg Federico Bellini
scene Federico Biancalani
costumi Daniela De Blasio
musiche Pietro Guarracino
movimenti Anna Manella
disegno luci Davide Bellavia
assistente alla regia Marco Santi

con Gabriele Benedetti, Anna Manella, Alberto Marcello, Nika Perrone e Vito Vicino
realizzazione scene Federico Biancalani e Nadia Baldi
realizzazione costumi Daniela De Blasio, Rocio Orihuela Perea, Viviana Bartolini
in tournée
luci Alice Mollica
fonico Emanuele Morena
produzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale, TPE – Teatro Piemonte Europa, Arca Azzurra Associazione Culturale
Spettacolo selezionato da Next – Laboratorio delle Idee per la produzione e programmazione dello spettacolo lombardo.
Distribuzione Gianluca Balestra / Elsinor

produzione Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse, Elsinor, Tpe-Teatro Piemonte Europa, Arca Azzurra

SPETTACOLO
Giovedì 9 aprile 2026 | ore 20.45
Rassegna PROSA

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Con Instrument 1 – scoprire l’invisibile, Roberto Zappalà inaugura un nuovo percorso coreografico incentrato su strumenti musicali insoliti, riportati al centro della scena come protagonisti. In questo primo episodio, lo strumento scelto è il marranzano, o “scacciapensieri”, simbolo della tradizione musicale siciliana e qui riletto in chiave inedita e sorprendente.
Affidato alla maestria e alla ricerca sonora di Puccio Castrogiovanni (co-fondatore del gruppo I Lautari), il marranzano si libera dalla sua funzione marginale e rivela una forza ritmica ed espressiva potente, quasi ancestrale. Marranzani di varia provenienza e costruzione diventano il centro sonoro di una scena fisica e sensoriale, condivisa con sette danzatori – tutti uomini – della Compagnia Zappalà Danza.
La coreografia disegna una Sicilia senza confini, dove tradizione e contemporaneità si fondono e si contaminano, dando origine a un linguaggio scenico che interroga, reinventa e trasfigura l’identità dell’isola.
Instrument 1 segna anche l’avvio del progetto più ampio re-mapping sicily, una sorta di “atlante danzato” con cui Zappalà tenta di riscrivere le mappe culturali, simboliche ed emotive della Sicilia. Perché ogni mappa è già un viaggio – come ci ricordano Borges e Bufalino – e ogni strumento può diventare una protesi che consente di pescare nel profondo di un territorio complesso, molteplice, spesso invisibile.
Il marranzano, da “scacciapensieri”, si trasforma allora in un mezzo per farli emergere, quei pensieri, aprendo cammini tra memoria e visione, gesto e suono, materia e spirito.
Come dice Werner Herzog: “Camminare è una virtù, il turismo è un peccato mortale.”

Questo spettacolo è per viaggiatori, non per turisti.

Instrument 1 – scoprire l’invisibile

Coreografie e regia Roberto Zappalà
Musica originale (dal vivo) Puccio Castrogiovanni
Danzatori Damiano Scavo, Samuele Arisci, Adriano Coletta, Roberto Provenzano, Fernando Roldan Ferrer, Salvatore Romania, Antoine Roux-Briffaud
Musicista Puccio Castrogiovanni
Testi di Nello Calabrò
Luci e costumi Roberto Zappalà
Direzione tecnica Sammy Torrisi
Management Vittorio Stasi
Direzione generale Maria Inguscio
Tour management Benedetta Aidala
una coproduzione Scenario Pubblico | Compagnia Zappalà Danza – Etnafest Arte – uva grapes contemporary dance festival
con il sostegno di  Ministero della Cultura e Regione Siciliana Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo

SPETTACOLO
Giovedì 16 aprile 2026 | ore 20.45
Rassegna DANZA/DANZA PRIMAVERA

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THE WATCH PLAYS GENESIS: Il tributo ai Genesis che incanta l’Europa arriva in Italia nel 2025
The Watch, la band milanese ispirata al rock progressivo classico degli anni ’70, e in particolare alla musica dei Genesis, continua a portare in giro per l’Europa, il Regno Unito, gli Stati Uniti e il Canada la propria musica, con un tour sempre più articolato e apprezzato. Dal 2010, accanto alle loro composizioni originali, la band ha deciso di includere nel repertorio i brani dei Genesis, dando vita a uno spettacolo unico che celebra i capolavori del gruppo inglese.
I The Watch, dopo il successo che li ha visti protagonisti nelle più importanti capitali europee e UK, continuano a portare sul palco la musica dei Genesis riuscendo a catturare l’essenza e l’atmosfera dei primi anni del gruppo inglese. I loro spettacoli sono un’esperienza unica, grazie all’energia e alle capacità esecutive della band, in grado di trasportare il pubblico direttamente negli anni ’70 e rivivere il periodo in cui la voce di un giovane Peter Gabriel ammaliava i fans. Dopo il grande successo nelle più importanti capitali europee e nel Regno Unito, The Watch continua a far rivivere la musica dei Genesis con una fedeltà e una passione rare. La voce di Simone Rossetti si avvicina straordinariamente a quella del giovane Peter Gabriel, rendendo ogni performance un viaggio autentico nel tempo, tra virtuosismo musicale ed emozioni senza tempo.

THE WATCH PLAYS GENESIS
The Lamb Lies Down On Broadway
La band è composta da:
Andrea Giustiniani (Chitarra elettrica, chitarra 12 corde acustica)
Mattia Rossetti (Basso, chitarra 12 corde elettrica e acustica, Moog Taurus bass pedals, voci)
Simone Rossetti (Voce, flauto)
Valerio De Vittorio (Organo, piano, sintetizzatori, mellotron, chitarra acustica, voci)
Francesco Vaccarezza (Batteria, voci)

SPETTACOLO
Venerdì 28 novembre 2025 | ore 20.45
Rassegna Show

 

“La gatta sul tetto che scotta è l’opera più realistica che abbia mai fatto.
Improvvisamente l’estate scorsa è forse la più poetica.”
– Tennessee Williams

Dopo Lo zoo di vetro, di cui Leonardo Lidi firmò adattamento e regia nella stagione 2019/20, il LAC torna a produrre un testo di Tennessee Williams, Improvvisamente l’estate scorsa, un dramma carico di simboli e visioni, che si sviluppa come un thriller psicologico in un vortice claustrofobico di tensione e violenza.
Per il suo debutto registico al LAC, Stefano Cordella, che ha scelto di confrontarsi con la lettura di uno dei testi più personali, sorprendenti e meno frequentati del celebre drammaturgo statunitense, affida la traduzione a Monica Capuani, studiosa che indaga la scena anglofona da anni, e dirige un cast di cui è protagonista Laura Marinoni.

Molte opere di Williams sono fortemente segnate da episodi di vita vissuta: nel 1943, Rose, sorella amatissima, subì un intervento di lobotomia effettuato con il consenso della madre; un vero e proprio trauma che segnò indelebilmente la vita dell’autore americano al punto da suggerire la scrittura di Improvvisamente l’estate scorsa, uno dei suoi lavori più autobiografici. Come spesso accade nei testi di Williams, il conflitto tra apparenza e verità diventa il fulcro della storia.
L’episodio che dona l’abbrivio alla pièce è il mistero che avvolge la morte improvvisa del giovane Sebastian, spirito gentile che ambiva a essere un poeta. La disgrazia viene narrata da due punti di vista diversi e contrapposti: quello di Mrs Violet Venable, madre di Sebastian, e quello di sua cugina Catharine Holly, con cui il giovane trascorse l’ultima estate della sua esistenza a Cabeza de Lobo. Al Dottor Cukrowicz, lo psichiatra incaricato di lobotomizzare Catharine, spetta il compito di scoprire la
verità. Mrs Violet, nel disperato tentativo di difendere la reputazione di Sebastian e della famiglia, è disposta a tutto pur di far tacere la nipote, unica testimone della morte di suo figlio. Mrs Holly, madre di Catharine, e George, suo fratello, spinti da interessi personali più che da un reale desiderio di giustizia, complicano ulteriormente la vicenda.

Improvvisamente l’estate scorsa è una disturbante discesa agli inferi animata da personaggi che ne sono al contempo vittime e carnefici. I gesti d’affetto diventano strumenti di manipolazione per ottenere soldi, sesso o per nascondere la verità. La scena si fa spazio della memoria, luogo in cui ricordi e traumi si confondono in una sovrapposizione di simboli che rimanda al meccanismo dei sogni.

Improvvisamente un testo tra l’io e il sé
Editoriale di Carmelo Rifici

La scelta di questa pièce di Tennessee Williams è il frutto di un’idea maturata in piena intesa con Stefano Cordella, regista di cui seguo il percorso artistico da anni – alcuni di voi ricorderanno di aver visto La coscienza di Zeno del collettivo Oyes nel febbraio 2022 e il suo R+G nella scorsa  stagione. Cordella è un regista atipico: quello che mi ha sempre colpito di lui, al di là del suo indubbio talento, è il suo carattere, calmo, perennemente in ascolto; doti che non sempre si riscontrano nei registi, ma che, al contrario, sono necessarie per dirigere gli attori, rispettandone la sensibilità, al fine di ottenerne la massima espressività. Ho conosciuto Stefano molti anni fa, ad un corso di formazione, lui allora era un regista alla ricerca del proprio percorso artistico, io un regista che aveva trovato nella pedagogia e nella trasmissione delle conoscenze un territorio congeniale alla propria natura. Tra di noi è scattato immediatamente un’affinità, soprattutto perché vedevo in Stefano un desiderio sincero e profondo di “usare” il teatro per una lettura significativa dell’essere umano. Solo dopo ho scoperto che, prima di dedicarsi al teatro, Stefano aveva seguito studi di psicologia, percorso accademico inusuale per un regista teatrale.

Numerosi testi di Williams sono suggeriti da episodi di vita vissuta del celebre drammaturgo statunitense, ma Improvvisamente l’estate scorsa è uno di quelli che la riflettono più chiaramente; alcuni critici, infatti, ritengono che il grande assente della pièce, Sebastian, sia un vero e proprio alter ego di Williams, la cui vita fu ricca di successi ma anche di profondo dolore. Questa forte vena autobiografica ritengo possa essere ancora più chiaramente indagata da Stefano proprio grazie alla sua formazione.
Un testo dal chiaro contenuto autobiografico, scelta coerente con la linea editoriale del LAC che da anni indaga il solco fertile tra arte e biografia. Non ho mai nascosto il mio interesse nei confronti degli artisti che, negli anni recenti, si sono esibiti al LAC dopo aver maturato l’innovativa esperienza letteraria dell’autofiction, un territorio di esplorazione tra letteratura e vita privata, parole intessute nelle maglie dell’io dell’autore e del sé della storia. Tennessee Williams e Truman Capote sono forse i padri putativi di questo genere turbolento e commovente.

Questo allestimento mi offre la gradita occasione di incontrare nuovamente due attori di grande esperienza con cui ho lavorato in piena sintonia come Laura Marinoni, che ho avuto il piacere di dirigere in Purgatorio di Ariel Dorfman nel 2016, ed Edoardo Ribatto, con cui ho lavorato in Ifigenia, liberata (2017) e ne Le relazioni pericolose da Choderlos de Laclos (2022); inoltre, Improvvisamente l’estate scorsa vede impegnati sul palco due giovani attori, Leda Kreider e Ion Donà, che si sono diplomati alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano nel decennio della mia direzione. Infine, ma non da ultimo, desidero dedicare un passaggio di questo editoriale a Elena Callegari, volto forse meno noto ai più, che negli anni ha lavorato a lungo sui palcoscenici dell’avanguardia milanese, lasciando il proprio originale segno: sono certo che Elena saprà donare corde sensibili e preziose al personaggio di Mrs Holly.

IMPROVVISAMENTE L’ESTATE SCORSA
di Tennessee Williams
traduzione Monica Capuani
regia STEFANO CORDELLA
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
disegno luci Marzio Picchetti
suono Gianluca Agostini
datore luci Marco Grisa

produzione LAC Lugano Arte e Cultura
in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

SPETTACOLO
Giovedì 26 marzo 2026 | ore 20.45
Rassegna PROSA

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“Questa messa in scena è di portentosa bellezza”.

Andrée Shammah torna a Molière con Il misantropo, “una storia d’amore, un amore-possesso, una nevrosi. Un tema moderno come non mai.”
Un’edizione fresca dell’opera, un lavoro a sei mani tra Andrée Ruth Shammah, Luca Micheletti e Valerio Magrelli, incentrato sull’elogio semantico della parola e della sua musicalità. Protagonista è Fausto Cabra: un Alceste, qui in costume, scuro, al centro di un mondo popolato da personaggi vestiti nella stessa foggia ma in colori pastello diversi tra loro, a simboleggiare una società variegata nella forma ma omologata nella sostanza.
Accanto a lui una straordinaria compagnia. In scena c’è la “disperata vitalità” di un uomo solo davanti al potere, solo davanti ai benpensanti.
L’uomo folle che è deriso dalla società, ma in realtà è l’unico capace di cogliere la follia di chi lo circonda. Vorrebbe isolarsi nei suoi ideali ma la sua amata non è disposta a seguirlo.

È la commedia dell’impossibilità di esprimersi liberamente quando si è preda delle passioni.
Un dramma comico e umanissimo, commovente e feroce, sull’incomunicabilità e sul corto circuito terribile e risibile che genera.

Note di regia di Andrée Shammah

Un omaggio a Molière, un omaggio al piacere di ascoltare le sue parole. Da questo nasce la mia volontà di mettere in scena Il misantropo. Le prime battute vengono volutamente dette senza sipario per non dividere la  scena dalle parole. Volevo andare all’essenza del testo, liberarlo di tutti gli orpelli e accompagnare lo spettatore al piacere dell’ascolto senza distrazioni.

Non c’è volontà di giudizio; nessuno ha ragione, nessuno ha torto, la trama stessa si compone dall’evoluzione delle posizioni di ciascun personaggio. E credo stia proprio in quest’assenza di giudizio e nell’esplorazione dei diversi punti di vista la vera essenza del Teatro, e dunque il mio omaggio a uno dei più grandi autori di tutti i tempi.

IL MISANTROPO
di Molière
progetto e collaborazione alla traduzione di Andrée Ruth Shammah e Luca Micheletti
regia ANDRÉE RUTH SHAMMAH
traduzione Valerio Magrelli
con Fausto Cabra
e con (in o.a.) Marco Balbi, Bea Barret, Manuel Bonvino, Angelo Di Genio, Filippo Lai, Margerita Laterza, Francesco Maisetti, Edoardo Rivoira, Emilia Scarpati Fanetti, Andrea Soffiantini
e con la partecipazione di Corrado D’Elia

scene Margherita Palli |costumi Giovanna Buzzi
luci Fabrizio Ballini | musiche Michele Tadini
cura del movimento Isa Traversi

produzione Teatro Franco Parenti – Fondazione Teatro della Toscana

SPETTACOLO
Mercoledì 25 febbraio 2026 | ore 20.45
Rassegna PROSA

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Un trattato buffo e profondissimo sull’identità, la perdita e la riscoperta.

Si può davvero sentire la mancanza di una coda?
È possibile che, spezzandoci, nasca qualcosa di nuovo?
Oppure diventiamo solo la metà di noi stessi?
In un laboratorio un po’ matto e molto poetico, la scienziata Maria José Martinez Rodriguez Perez Roscon de Reyes Empanada de Garbanzos – che già nel nome racconta storie – affida una missione scientifica a due assistenti più assurdi che brillanti: spiegare ai bambini (e solo a loro!) il senso segreto della vita dei lombrichi.
Ma attenzione! Non è una lezione di biologia.
È una domanda che ci tocca tutti: Cosa succede quando perdiamo una parte di noi?
La crescita, un cambiamento, una persona, un sogno…
E chi siamo, allora?
Lo spettacolo ci guida tra tunnel e terra, tra risate e riflessioni, tra teatro d’attore, musica e immagini, dove Testa e Coda – due metà di un essere un tempo intero –
devono imparare a camminare da soli, riconoscersi, perdonarsi, e forse, chissà… ricongiungersi.
È teatro per tutti, perché parla la lingua di chi si interroga.
È teatro per i bambini, perché solo loro sanno davvero ascoltare i lombrichi.

SULLA VITA SFORTUNATA DEI VERMI
drammaturgia Paola Fresa
regia Emiliano Bronzino
con Andrea Di Falco, Nicola Morucci e Mariajosé Revert Signes

Età consigliata: dai 5 anni
Durata: circa 60 minuti
Tecnica: teatro d’attore, narrazione

SPETTACOLO
Martedì 10 febbraio 2026 | ore 10.00
Teatro per le Scuole

PRENOTA

Nel 2015, ad Ancona, una ragazza peruviana è con ogni probabilità vittima di uno stupro di gruppo; con una sentenza che suscitò molto scalpore, le giudici della Corte d’Appello chiamate ad emettere una sentenza sul fatto decisero di assolvere gli imputati con motivazioni quantomeno discutibili. Secondo le giudici, la ragazza risultava “troppo mascolina” per essere attraente e causa di violenza sessuale. La Corte di Cassazione, fortunatamente, ha ribaltato il giudizio condannando i ragazzi autori dello stupro; eppure rimane nella memoria il precedente indelebile di un giudizio emesso per ragioni che fanno riferimento all’estetica della vittima, in un singolare rovesciamento in cui pare che la vittima stessa sia in pratica l’imputato, come fosse colpevole del proprio aspetto.
Lo spettacolo si muove da questa vicenda ripercorrendone i contenuti essenziali e affidando a quattro giovani donne il racconto, immaginato e teatralizzato, del caso giudiziario; Vichingo, questo il soprannome con cui, nella realtà, era chiamata dai ragazzi la vittima, diviene qui una Wonder Woman contemporanea in lotta per ristabilire una verità che viene continuamente negata, dove ogni incontro, dai poliziotti di quartiere alle giudici stesse, finisce per rafforzare l’idea di una comunità in cui non c’è spazio né per la pietà né tantomeno per la giustizia stessa. Un flusso di parole senza interruzioni che corre, palpita e a volte quasi s’arresta come il cuore della ragazza, sottoposta a continui interrogatori, richieste, spiegazioni che la violenza subita non può rendere coerenti, logiche e senza contraddizioni. Eppure, come la Wonder Woman disegnata e creata da William Marston, l’eroina di questo racconto teatrale non si darà mai per vinta, forte della della propria volontà interiore, qui metaforicamente simboleggiata dal lazo della verità, l’arma che costringe chiunque ne venga avvolto a non mentire. Lo stesso Marston che, oltre ad aver creato il fumetto della super-eroina figlia delle Amazzoni, è conosciuto per aver brevettato la cosiddetta “macchina della verità”; lo sforzo di una vita tesa a individuare le storture della società cercando di risolvere, se non di rimuovere, quel confine spesso troppo arbitrario tra verità e menzogna.

Antonio Latella e Federico Bellini

Note di drammaturgia

Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto, “Wonder Woman” ripercorre la vicenda di una ragazza peruviana vittima di uno stupro di gruppo e di una sentenza dove gli imputati vennero assolti in secondo grado di giudizio, grazie a criteri assai discutibili quali l’estetica della giovane donna. La scrittura del testo si muove provando a ricostruire con l’immaginazione non solo il fatto in sé, quanto i continui ostacoli affrontati dalla ragazza per provare ad affermare la propria verità; un flusso di parole, spesso senza punteggiatura, che pare assecondare il ritmo, il battito cardiaco e il susseguirsi dei pensieri della giovane, sottoposta a interrogatori o richieste che sembrano non tener conto del trauma subito e del dolore provato. L’intera vicenda contribuisce a creare una sorta di eroina contemporanea, una Wonder Woman che, come nel fumetto creato da William Marston, sembra essere parte di quelle Amazzoni costrette a combattere contro gli uomini oppressori guidati da Ercole. Una donna guerriera dei nostri tempi che non esita a denunciare i propri assalitori e a farsi carico della fatica e della sofferenza che provoca ogni tentativo di far emergere l’autenticità dei fatti, come ben sapeva William Marston stesso, a cui si deve, oltre all’invenzione di Wonder Woman, la creazione della cosiddetta macchina della verità.  Seguendo queste linee guida, il testo diviene quasi un nastro di registrazione che di continuo si arresta e si riavvolge per tornare al punto di partenza, accettando e raccogliendo in sé anche le contraddizioni che caratterizzano quasi ogni deposizione, in un contesto anche sociale dove la ricerca della verità, più che promossa, pare piuttosto scoraggiata o strumentalizzata. In questo modo, il testo prova a mettere su un ideale banco degli imputati non soltanto gli autori stessi del crimine qui citato, quanto un’intera comunità, media inclusi, che non riesce ad evitare di muoversi tra due estremi, l’omertà o la spettacolarizzazione del dolore.

WONDER WOMAN
di Antonio Latella e Federico Bellini
regia ANTONIO LATELLA
con Maria Chiara Arrighini, Giulia Healthfield Di Renzi, Chiara Ferrara, Beatrice Verzotti
costumi Simona D’amico
musiche e suono Franco Visioli
movimenti Francesco Vanetti e Isacco Venturini

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con Stabilemobile

SPETTACOLO
Martedì 13 gennaio 2026 | ore 20.45
Rassegna CONTEMPORANEA

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C’è un bosco fitto fitto, dove un piccolo Topolino si muove con passo sicuro…
E se incontrasse una Volpe, una Civetta, un Serpente?
E se per caso si trovasse faccia a faccia con il terribile Gruffalò?
È proprio questa l’avventura che prende vita sul palco grazie a Il Gruffalò – Il Musical, una nuova produzione della Fondazione AIDA ets, pensata per far sognare, ridere e riflettere grandi e piccoli. Ispirato al celebre libro di Julia Donaldson e illustrato da Axel Scheffler, lo spettacolo conserva tutta la magia delle rime originali e le trasforma in un’esperienza teatrale travolgente.
Nel 2024 il libro ha compiuto 25 anni, e quale modo migliore per festeggiarlo se non portandolo in scena con nuovi costumi, scenografie spettacolari e musiche originali?
Un’avventura teatrale che parla ai bambini (e non solo)
Lo spettacolo segue da vicino la storia che milioni di bambini in tutto il mondo conoscono e amano. Il piccolo Topolino, con furbizia e coraggio, si fa strada nel Bosco Magico, dove tutto può succedere. E quel mostro spaventoso, con zanne, artigli e occhi di brace? Esiste davvero? Oppure è solo frutto dell’immaginazione?
Sarà il pubblico a scoprirlo, tra canzoni, balli, risate e momenti di pura poesia. I bambini si sentiranno parte della storia, riconosceranno i personaggi grazie ai costumi fedeli alle illustrazioni originali, e saranno trasportati in un mondo in cui la fantasia è la chiave per affrontare ogni paura.

IL GRUFFALÒ
tratto da “Il Gruffalò”
di Julia Donaldson e Axel Scheffler
adattamento drammaturgico Pino Costalunga
adattamento e regia Manuel Renga
musiche Patrizio Maria D’Artista
coreografie Elisa Cipriani, Luca Condello
scenografie Federico Balestro
costumi Antonia Munaretti
vocal coach Eleonora Beddini
tecnici Antonela Saccomanno, Elia Giacomazzi, Luca Zanolli
produzione Fondazione AIDA ets e Teatro Stabile del Veneto

tecnica musical
età consigliata dai 3 anni
durata 70 minuti
The Gruffalo © Julia Donaldson e Axel Scheffler 1999 – Macmillan Children’s Books.
Traduzione © Edizioni EL 1999

SPETTACOLO
Domenica 1 febbraio 2026 | ore 16.00
Rassegna TEATRO PER LE FAMIGLIE

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Il nuovo spettacolo della Famiglia Colombo promette di essere un’esplosione di comicità e situazioni esilaranti, con un tocco di esotismo orientale! Intitolato (probabilmente) con un titolo ironico e accattivante come da tradizione del gruppo, lo show porta i beniamini del Teatro della Tradizione Lombarda in un contesto completamente nuovo: il Giappone.
Durante un normale pomeriggio di “chiacchiere da cortile”, Carmela propone alla famiglia Colombo una strana missione: partire per il Giappone per prendersi cura di uno sconosciuto in cambio di una ricca eredità. La tentazione di diventare ricchi e il legame con l’amica li spingono ad accettare.
Il viaggio in Giappone sarà solo l’ennesimo pretesto per riflettere – ridendo – su chi siamo, da dove veniamo e quanto, alla fine, il nostro cortile sia il posto più straordinario di tutti.
E come sempre… il pubblico non potrà che ridere di gusto!

RICORDATI IL BONSAI
con Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Italo Giglioli
testi Mitia Del Brocco
scenografia, musiche e costumi Enrico Dalceri
una produzione CHI.TE.MA.
spettacolo programmato in collaborazione con MyNina Spettacoli

SPETTACOLO
Sabato 20 settembre 2025 | ore 20.45
Domenica 21 settembre 2025 | ore 16.00
Rassegna Show

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“Romeo and Juliet (are dead)” è una rilettura brillante e appassionata della celebre tragedia shakespeariana, ideata e diretta da Laura Pasetti. I protagonisti, Romeo e Giulietta, non sono più vivi, ma nemmeno in pace: morti sì, ma tutt’altro che rassegnati al destino che Shakespeare ha scritto per loro. Si interrogano sul senso di quanto accaduto, sulle ragioni che li hanno portati a quella fine tanto tragica quanto prematura.
A guidarli in questo viaggio a ritroso è Mercuzio, l’amico del cuore di Romeo, che qui assume un nuovo ruolo: quello di narratore, mediatore tra le lingue, le epoche e i sentimenti. Con leggerezza e profondità, Mercuzio propone ai due innamorati di ripercorrere i momenti salienti della loro breve ma intensissima storia d’amore, rivivendoli attraverso una selezione di scene tratte dall’originale shakespeariano. Il tutto è raccontato alternando l’inglese – la lingua di Shakespeare – all’italiano, per rendere più accessibile e coinvolgente la narrazione.
Questa particolare messa in scena non si limita a rievocare la tragedia, ma ne fa un’occasione per riflettere, con ironia e commozione, sull’amore, sull’odio e sul destino. L’amore, sembra dirci la regista, è un sentimento innato, che esplode con forza travolgente, naturale e incontrollabile. L’odio, invece, si impara. E se si impara, si può anche disimparare.
“Romeo and Juliet (are dead)” è dunque un viaggio teatrale tra memoria e consapevolezza, tra poesia e ribellione, che restituisce nuova voce e nuova vita a due personaggi immortali, offrendo al pubblico uno sguardo inedito sulla più celebre storia d’amore di tutti i tempi.

ROMEO and JULIET (ARE DEAD)
spettacolo in lingua inglese
un progetto di Laura Pasetti
con Alessandro Guetta, Eleonora Longobardi, Izaak Hutton
regia Laura Pasetti
produzione Teatro del Buratto

Età consigliata: dai 14 anni 
Durata: 75 minuti
Tecnica: teatro d’attore

SPETTACOLO
Lunedì 16 febbraio 2026 | ore 10.00
Teatro per le Scuole

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