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Quando la grinta ed il sorriso di fronte all’inaspettato ci regalano speranze

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Davide Enia evoca, con la sola potenza della parola accompagnata dalla musica e dai gesti, il dramma attualissimo che attraversa il Mediterraneo.

La scena è sobria: due sedie, due bottiglie d’acqua, varie chitarre, luci. Continua a leggere

Riceviamo e pubblichiamo la recensione dello spettacolo MALALA di due studentesse dell’Istituto A. Bascapè di Saronno.

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One child, one teacher, one book and one pen can change the world”: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo” queste sono le parole di Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace 2014.

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Grande successo, ieri sera, per Marco Baliani. Il suo “Corpo di Stato” arriva a Saronno suscitando forti emozioni tra il pubblico che lo saluta al termine dello spettacolo con una standing ovation.

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Eventi

Un viaggio a tinte forti fra le pagine più toccanti dei Promessi Sposi sulle tracce della Gertrude manzoniana. Un percorso a ritroso che attinge ai capitoli censurati del romanzo, quelli di Fermo e Lucia, in cui le tristi vicende della Monaca vennero narrate nella loro interezza e che poi l’autore preferì tacere nella celeberrima formula: “la sventurata rispose”.

Una storia vera, tragica ed attualissima che non solo traccia uno spaccato dell’Italia di ieri e di oggi, ma che scandaglia l’abisso dell’esistenza interrogandoci ancora una volta su quell’enigma che è “quel guazzabuglio del cuore umano”.

INFORMAZIONI
di Alessandro Manzoni
con Marta Ossoli
regia Mino Manni

LO SPETTACOLO
giovedì 5 maggio 2022 | ore 21.00

Biglietti:
intero: 30 euro
ridotto: 28 euro
ridotto under26: 20 euro

“Niente finisce e niente comincia. Tutto resta fermo così, senza risposta”
(G.Testori)

Che rimane della “gran reina” Cleopatra una volta deposta la corona d’Egitto? Sarà ancora la meravigliosa imperatrice capace di terrorizzare e sottomettere interi popoli al suo capriccio oppure una semplice “bagascia” di paese che millanta un passato che non è mai esistito? Cosa giunge fino a noi attraverso i secoli al di là della patinata aura del mito? L’opera di Testori, con la sua forza innovativa e prorompente, ci avvicina ad un personaggio che parrebbe distante e difficilmente riconducibile al contesto in cui viviamo.

La sua Cleopatràs, spogliata degli abiti regali e rivestita solo di carne e sangue ci parla in un linguaggio crudo e palpitante, in un dialetto che appartiene a tutti e che rievoca un’Italia ormai dimenticata. La “reina” viene rappresentata nella sua essenza più pura, nell’universalità del suo essere Donna, una donna che ha pienamente vissuto, amato, goduto e perso irrimediabilmente tutto.

Testori intona il lamento, il “laio” della vedova, che ha vissuto la guerra e ne è uscita perdente, un lamento di morte che sfocia tuttavia in un appassionato inno alla vita: attraverso i ricordi della terra natìa la donna rivive i tempi d’oro dell’amore col suo “Tugnàs”.

Ultima opera dell’autore milanese, Cleopatràs è parte, con Erodiàs e Mater Strangosciàs, della trilogia Tre Lai con la quale Testori dà il suo addio alla vita e ad un paesaggio che è insieme terra della nascita, ma anche strada che riporta là dove il cuore e la tenerezza dello scrittore sembrano aver lasciato il proprio “magone”.

È una lombardissima tensione fatta di processioni tra boschi, sensuali richiami e desideri che urlano e bramano. Partendo dalle suggestioni dantesche, la messinscena restituisce l’eterno tormento di una figura mitica che cela in sé un destino tanto tragico quanto universale. L’attenzione registica alla potenza evocativa delle immagini-alternando momenti di grande poesia a passaggi di forte impatto emotivo- ha permesso di creare uno spettacolo in cui sacro e profano, amore e morte giungono ad un punto di fusione incandescente e poeticissimo in un linguaggio crudo e palpitante, barbarico e sublime. Unico e immortale. Come il suo autore.

INFORMAZIONI
di Giovanni Testori
regia di Mino Manni
con Marta Ossoli
assistente alla regia Serena Lietti
disegno luci Alberto Gualdoni
spettacolo prodotto col sostegno e con la collaborazione di:
Amministrazione Comunale di Castel San Giovanni, Diana Ceni, Giulio Fassina. Francesco
Paladino, Angelo Sordi, Nuccia Zuterni

LO SPETTACOLO
giovedì 7 aprile 2022 | ore 21.00

Biglietti:
intero: 30 euro
ridotto: 28 euro
ridotto under26: 20 euro

Una vita per la democrazia compiuta.

Lo spettacolo è nato da un’accurata ricerca tra i documenti e gli scritti dello statista pugliese. L’idea che ha ispirato questo lavoro è stata quella di seguire l’iter umano e politico di Aldo Moro non soffermandosi esclusivamente sulla sua tragica e nota fine ma ripercorrendo anche gli inizi, rievocando i luoghi e gli ambienti in cui è avvenuta la sua formazione intellettuale, umana e spirituale, che lo ha portato a concepire una visione di futuro, costruendo un laboratorio politico in cui le parole chiave erano: dialogo, ascolto, inclusione, democrazia, partecipazione, bene comune.

Per questo il filo conduttore del lavoro è un memoriale ideale di Aldo Moro (basato sugli scritti autografi relativi ai 55 giorni, e su lettere, discorsi e articoli di giornale di quel periodo). Abbiamo così cercato di far vivere non solo la figura istituzionale dello statista rapito ma anche i suoi pensieri più intimi, la sua fragilità, i suoi dubbi di uomo.

È anche così che vogliamo riscoprire l’attualità del suo pensiero e del suo metodo che non ha cercato di semplificare la complessità ma di abitarla.

Moro cercò di vivere la politica partendo dalla vicinanza e dall’attenzione ai problemi reali e concreti che attraversavano la società. Guardiamo al passato, al suo, al nostro passato, per recuperare la memoria di quegli anni, duri e significativi per il nostro Paese, ma anche per costruire un nuovo futuro, per ripensarci come costruttori di comunità, re-imparando l’arte del dialogo e dell’ascolto e il senso profondo di agire, di lavorare, di spendere la vita per un bene comune.

Il contesto in cui si svolge la messinscena è quello della sua drammatica prigionia mentre dialoga con uno dei suoi carcerieri. Il sipario si apre sul 19 aprile del 1978 quando, ostaggio delle Brigate Rosse, Moro viene fotografato con un giornale tra le mani, e si chiude il 9 maggio, giorno della sua fine. Una sorta di umana Via Crucis, un itinerario nel ricordo della propria vita, il rafforzarsi di una coscienza democratica che lo spettacolo ripercorre non cedendo alla seduzione della libera inventiva ma cercando di utilizzare nel testo brani dedotti dagli scritti di Moro, ricordi dei suoi amici e parenti, interviste.

In scena Massimo Cimaglia nei panni di Aldo Moro e Pierfrancesco Nacca in quelli del giovane brigatista.

INFORMAZIONI
di Salvatore Tomai
con Massimo Cimaglia (Aldo Moro) e Pierfrancesco Nacca (Il brigatista)
consulenza artistica: Barbara Gizzi
musiche di Andrea Paciletti
regia di Massimo Cimaglia

LO SPETTACOLO
mercoledì 16 marzo 2022 | ore 21.00

Biglietti:
intero: 30 euro
ridotto: 28 euro
ridotto under26: 20 euro

È una storia di parole, fatti, speranze, delusioni, numeri.

Il giudice Paolo Borsellino, assassinato da cosa nostra assieme a cinque agenti della sua scorta nella strage di via d’Amelio, è considerato uno dei personaggi più importanti e prestigiosi nella lotta contro la mafia, insieme al collega ed amico Giovanni Falcone.

Sono passati 25 anni da quel maledetto 19 luglio, giorno della strage. Con lo spettacolo si vuole raccontare la vita del magistrato Borsellino attraverso la descrizione dell’uomo Paolo, un uomo tutto d’un pezzo, un uomo che non accetta compromessi, un uomo dal forte rigore morale, un uomo semplice diventato eroe, il cui lavoro però non è ancora finito.

Dopo la morte dell’amico e collega Giovanni Falcone, il coraggio è ciò che spinge, nonostante la paura, il giudice Paolo Borsellino a compiere fino in fondo il proprio dovere.

Di magistrato e di uomo, perché pubblico e privato si contaminano sempre nella sua vita: i pensieri del giudice si rispecchiano in quelli dell’uomo e viceversa.

Numeri che raccontano i kg di tritolo.
Numeri che raccontano i mafiosi condannati.
Numeri che raccontano gli amici persi.
Numeri che sono grandi o piccoli, ma sempre importanti.
È una storia fatta di parole e suoni, musiche e immagini.
Per continuare a lottare.

INFORMAZIONI
di e con Giacomo Rossetto
produzione Teatro Bresci
Vincitore del Premio Grotte della Gurfa per il Teatro
d’impegno Civile / Regione Sicilia
Selezionato al Torino Fringe Festival 2019

LO SPETTACOLO
giovedì 24 febbraio 2022 | ore 21.00

Biglietti:
intero: 30 euro
ridotto: 28 euro
ridotto under26: 20 euro

IL CORAGGIO DI DIRE NO

Un silenzio teso e assoluto, emozione palpabile e, alla fine, occhi lucidi, scrosci di applausi e standing ovation: ogni sera.

“Perlasca. Il coraggio di dire no.” scritto e interpretato da Alessandro Albertin e diretto da Michela Ottolini ha conquistato il pubblico al di là di ogni previsione. Tanto che si è scelto di programmare lo spettacolo anche a Saronno.

A ragione: perché la storia dello “Schindler italiano”, così come Albertin la porta sul palcoscenico, possiede tutto ciò che da uno spettacolo si può desiderare. L’impegno della testimonianza storica, una dimensione artistica di pregio, un protagonista in stato di grazia, che interpreta e connota efficacemente – lui da solo – tutti i personaggi della storia e li colloca in un racconto nitido, scorrevole, commovente.

Siamo a Budapest nel 1944. Le SS cercano Perlasca, commerciante di carni che ha rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò: per loro è un traditore. Ma Perlasca, che in passato ha guadagnato la stima di Francisco Franco, possiede una lettera che lo invita, in caso di bisogno, a presentarsi presso una qualunque ambasciata spagnola. L’uomo coglie l’opportunità per evitare la deportazione a quante più persone possibile. Si fa chiamare Jorge Perlasca e si mette al servizio dell’ambasciatore spagnolo Sanz Briz con cui collabora finché questi è costretto a lasciare l’Ungheria. Quindi si sostituisce a lui ed in 45 giorni – in una corsa drammatica contro il tempo e la persecuzione nazista – volgendo le sue capacità comunicative di venditore in straordinarie doti diplomatiche, evita la morte ad almeno 5.200 ebrei. Oggi la documentazione di queste gesta è patrimonio della Fondazione Perlasca, che ha sostenuto il progetto di Albertin. Finita la guerra Perlasca non si è mai rivelato, conducendo per decenni una vita nell’ombra: nel 1988, però, due ebrei che gli devono la vita lo rintracciano nella sua casa di famiglia a Padova e finalmente il suo eroismo viene reso noto al mondo.

Ma anche allora mantiene il suo profilo semplice, mostrando solo il desiderio che le nuove generazioni conoscano queste storie, per non ripetere gli stessi errori mai più. A chi si stupiva e lo interrogava in merito al coraggio dimostrato nello sfidare da solo i nazisti, rispondeva sereno «Lei cosa avrebbe fatto al posto mio?».

INFORMAZIONI
di e con Alessandro Albertin
regia a cura di Michela Ottolini
disegno luci Emanuele Lepore
produzione Teatro de Gli Incamminati

LO SPETTACOLO
venerdì 28 gennaio 2022 | ore 21.00

Biglietti:
intero: 30 euro
ridotto: 28 euro
ridotto under26: 20 euro

«Femminile» e «Maschile» sono degli archetipi, cioè stanno all’origine di ogni pensiero conscio e inconscio. Iscritti nel nostro codice più profondo, sono il substrato di tutta l’umanità, di tutta la vita. Le fiabe che ci sono state narrate da bambini sono scrigni di archetipi. La fiaba in cui la «fanciulla» circondata dalle benedizioni e maledizioni delle fate si punge col fuso e cade addormentata per cento anni, parla di un archetipo del «femminile» addormentato, nascosto, coperto da rovi (che in alcune versioni, mentre è addormentato, viene addirittura stuprato e genera figli).

Anche gli antichi miti sono depositi di archetipi: la dea della terra e delle messi vaga per il mondo piangendo il rapimento della figlia prigioniera nel mondo di sotto, quello dei morti, ma viene risvegliata dal suo dolore e ride solo quando una vecchia contadina le mostra il suo seno e il sesso.

A questa Terra che custodisce dentro di sé, sotterranea, la forza generatrice del «Femminile», fanno riferimento le ultime parole di un’altra straordinaria preghiera/poesia, che è anche il finale di Furiosa Mente, uno degli spettacoli di maggior successo di Lucilla Giagnoni: «Laudato sii mi signore per sora nostra matre Terra», canta San Francesco. Terra è Humus, da cui la parola Homo, e non invece Donna che viene da Domina, Signora, quasi a compensare con un titolo ciò che non è. O non è ancora. Come non è che Homo, Humus, conosca e pratichi l’Humilitas: l’umiltà, cioè l’essere in armonia con la Terra. E così, dopo l’invito alla lode, al rendere grazie e alla cura, è proprio l’umiltà ciò a cui ci chiama il Cantico delle creature: «Laudate e benedicete mi signore e rengraziate e serviateli cum grande Humilitate».

Ma l’umiltà, insieme alla lode, al ringraziamento, al servizio è tra le prime parole di una preghiera/ poesia ancora più antica: il Magnificat contenuto nel Vangelo di Luca, 1, 39-56: «L’anima mia magnifica il signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore perché ha guardato l’umiltà della sua serva». Proprio perché Serva è Signora e Regina. Vergine, Madre. «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata». Felice, cioè «grande» in greco.

Scrive Lucilla Giagnoni: «Forse, questa è una risposta: le Generazioni, cioè la Storia, cioè il nostro agire, dovranno d’ora in poi riconoscere tutto questo. Solo se dalla Terra riemergerà il “Femminile”, ci sarà una possibilità per tutti di futura convivenza, non solo nella sopravvivenza, ma nella beatitudine, cioè nella felicità. Ho usato verbi al futuro perché forse anche io sono ancora legata alla logica del maschile, ci sono “fanciulle/principesse” invece, che, come ci dice la cronaca quasi ogni giorno, in tutto il mondo già si stanno svegliando, già scuotono i potenti dai troni, già lavorano per salvare la terra con la cura e il governo di mani e menti femmine. Finalmente».

Informazioni:
di e conLucilla Giagnoni
collaborazione ai testi Maria Rosa Pantè
musiche Paolo Pizzimenti
luci e video Massimo Violato
assistente alla regia Daniela Falconi
segreteria artistica Elisa Zanino

Lo spettacolo:
venerdì 12 novembre 2021 | ore 21.00

Biglietti:
intero: 28 euro
ridotto: 26 euro
ridotto under26: 20 euro

Torna sul palco Lucilla Giagnoni con una delle sue performance più coinvolgenti.

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire; c’è un tempo per distruggere e un tempo per costruire. Ci sono tempi di Crisi. Ci sono momenti grigi della storia. Il nostro è uno dei tempi più straordinari che all’umano sia dato da vivere: la mondializzazione! Cadute le grandi logiche di riferimento noi non siamo affatto generazioni di “passaggio”, di quelle che traghettano da un grande momento storico ad un altro, ma stiamo vivendo uno degli eventi più incredibili che siano mai accaduti sulla Terra, uno dei grandi sogni dell’umanità, da sempre.

Il sogno – nel bene e nel male – della Torre di Babele, dei costruttori delle Ziguratt e delle Piramidi, il sogno di Alessandro Magno e Napoleone, di Marco Polo e Cristoforo Colombo, di Leonardo, Galilei e Newton. Il sogno di Ulisse: conoscere il mondo ed essere in contatto con tutto il mondo, creare una grande rete di connessioni e di conoscenze. Un’occasione epocale, unica, da cogliere: essere cittadini del mondo. Di un “dove” in cui le opportunità si moltiplicano ma così anche le difficoltà, che diventano sempre più complesse. Ogni soluzione non è più lineare: è necessario avere strumenti adatti per poter leggere questa complessità. Lo strumento più potente ed efficace già esiste ed è la nostra Mente, che può permetterci di leggere e comprendere il mondo, può metterci in connessione con noi stessi prima di tutto, ma anche con gli Altri e con la Natura.

Questo momento straordinario richiede un’Umanità straordinaria, capace di un salto di qualità, capace di accrescere la propria coscienza, la propria consapevolezza. Che sia questo il tempo di un passaggio evolutivo? Di quelli che si sono già visti nella storia, come quando, sviluppata la nostra corteccia cerebrale, liberate le mani, articolato il pollice opponibile, abbiamo acquisito il linguaggio? La nostra Mente può espandersi? Intanto c’è il tempo della nostra vita, la vita che non dobbiamo mancare. C’è il tempo per capire, prendere coscienza e scegliere, anche se scegliere vuol dire combattere una battaglia. La battaglia è la condizione dinamica della nostra esistenza.

E il primo e vero campo di battaglia è sempre la nostra Mente: per muoverci con sapienza dobbiamo avere la vigilanza, la forza e la compassione dei “guerrieri”.

Informazioni:
di e con Lucilla Giagnoni
collaborazione ai testi Maria Rosa Pantè
musiche originali Paolo Pizzimenti
luci scene e video Massimo Violato
produzione Centro Teatrale Bresciano

Lo spettacolo:
venerdì 15 ottobre 2021 | ore 21.00

Biglietti:
intero: 28 euro
ridotto: 26 euro
ridotto under26: 20 euro

Grazie alla stretta collaborazione e sinergia con Enrico Cantù Assicurazioni e alla collaborazione di Auser Saronno, Città di Saronno e Libreria Ubik Busto Arsizio, nascono i percorsi di approfondimento “LEGAMI & TRAME”.

Un ciclo di incontri organizzati in partnership con Enrico Cantù Assicurazioni pensati per approfondire e sensibilizzare il pubblico sul tema della tutela, della serenità e del benessere della persona. Incontri che non vogliono avere solo un intento divulgativo ma che mirano ad andare oltre e che si arricchiscono di un legame particolare con alcuni spettacoli teatrali presenti in cartellone.

Il primo appuntamento verterà sul tema della NON AUTOSUFFICIENZA – COME PROTEGGERE LA PROPRIA AUTONOMIA E QUELLA DELLA PROPRIA FAMIGLIA e si terrà venerdì 25 ottobre alle ore 18.30 presso la Sala Nevera di Casa Morandi.

Interverranno:

  • il presidente della Fondazione Culturale Giuditta Pasta OSCAR MASCIADRI;
  • il professor PAOLO SAMBROTTA che affronterà il tema dell’ETICA E DELLA FISOLOFIA DELL’ASSISTENZA;
  • la dottoressa BARBARA FURLAN, psicologa, psicoterapista e responsabile del progetto ALZHAUSER CAFFÈ di Saronno;
  • l’Agente Generale dell’Agenzia Generali Saronno San Giuseppe, ENRICO CANTÙ che illustrerà quali possono essere gli STRUMENTI DELLA TUTELA.

Gli incontri saranno tenuti da relatori, professionisti e operatori del settore che lavorano sul territorio e per il territorio. Da qui l’idea di utilizzare la parola LEGAMI, per sottolineare la grande voglia di lavorare sinergicamente sul campo.

La partecipazione è gratuita ma è richiesta la prenotazione scrivendo una mail a: educazione@teatrogiudittapasta.it, o telefonando allo 02 96701990 oppure scrivendo un WhatsApp al numero 333 5676085.

A seguire, alle ore 21.00, andrà in scena lo spettacolo MAMMA A CARICO – MIA FIGLIA HA NOVANT’ANNI.

Il tema, introdotto da un titolo più che mai esplicativo, lascia presagire una trama emotivamente “importante”; ed è così. Un monologo autobiografico in cui Gianna COLETTI ci racconta la sua esperienza di figlia che si prende cura della madre anziana per nulla docile e con una personalità ingombrante. Eppure, pur senza ribaltare i faticosi paradigmi dell’assistenza a genitori anziani e non autosufficienti, l’opera risulta delicata facilmente fruibile e divertente. Una altalena emotiva che copre una discreta gamma di emozioni.

Alle ore 20.00 nel Foyer del Teatro, Gianna Coletti, autrice e protagonista, incontrerà il pubblico e si renderà disponibile per un firma-copie del suo libro.

Mia figlia ha novant’anni.

Ironia e risate per raccontare una storia profonda che appartiene a tutti noi: una figlia si prende cura di una madre non più autonoma tra momenti di angoscia e smarrimento.

Un monologo ironico e struggente sul rapporto tra una donna di cinquant’anni, Gianna, e una vecchia ribelle di novanta, cieca, che porta occhiali 3D perché da sempre è abituata ad avere qualcosa sul naso; non cammina più e la testa ogni tanto va per conto suo.

Quella vecchia è Anna, la madre di Gianna. Attraverso una storia vera e personalissima lo spettacolo parla di tematiche universali come il prendersi cura di chi ci ha generato, il conflitto genitori e figli a tutte le età, la lotta per accettare ciò che la vita ci dà e ci toglie. Lo fa con grazia, ferocia, umorismo, musica.

Il testo teatrale è tratto dal libro Mamma a carico – Mia figlia ha novant’anni, scritto dalla stessa Gianna Coletti ed edito da Einaudi nel 2015.

Lo spettacolo, unico nel suo genere, avrà una voce in più, quella di Anna, che rivive sul palco attraverso preziosi documenti video estrapolati dal film Tra cinque minuti in scena di Laura Chiossone. Questi estratti, che immortalano sequenze di vita reale tra le due donne, completano la messa in scena e interagiscono con il racconto di Gianna.

Uno spettacolo leggero, profondo, in cui ci si identifica, ci si commuove e si ride.

Spettacolo vincitore del Premio EARTHINK FESTIVAL 2017.

Informazioni:
di e con Gianna Coletti
drammaturgia Gianna Coletti e Gabriele Scotti
regia Gabriele Scotti
scenografia e costumi Erika Carretta
luci e allestimento Salvo Manganaro
fotografia e grafica Sergio Bertani
organizzazione generale Stefania Cito
con estratti del film Tra cinque minuti in scena
regia Laura Chiossone, produzione rossofilm e maremosso

Spettacolo:
venerdì 25 ottobre 2019| ore 21.00

Biglietti:
posto unico: 15 euro
gruppi organizzati: 12 euro

Un viaggio dentro al cambiamento personale, professionale, nazionale e musicale.

Un viaggio ironico, delicato e istruttivo: dalla scuola di Montanelli a via Solferino, dal primo articolo per ‘La Provincia di Cremona’ al ‘New York Times’, dai libri alla radio, dalla televisione all’attuale direzione di ‘7-Corriere della sera’.

‘Italiani si rimane’ (Solferino editore), il nuovo libro di Beppe Severgnini arriva sul palcoscenico. Il racconto non spiega solo le trasformazioni nei media a cavallo tra due secoli: parla del tempo che passa, del legame con la terra e la famiglia, del piacere di insegnare e veder crescere nuovi talenti.

Una narrazione intima, una sorprendente messa in scena musicale. Il racconto e le letture dell’autore saranno infatti accompagnati da una colonna sonora: perché i Talking Heads e Bruce Springsteen, The National e Franco Battiato sono anche occasioni professionali. E hanno riempito la vita di molti.

Severgnini, che tra il 2014 e il 2016 ha portato ‘La vita è un viaggio’ in molti teatri italiani, sarà sul palco con Serena Del Fiore, giovane artista radiofonica (‘conduttrice di sogni in Fm’, si è definita).

La guiderà o forse sarà guidato.

Informazioni:
di e con Beppe Severgnini
con Serena Del Fiore alla consolle

Spettacolo:
venerdì 22 novembre 2019| ore 21.00

Biglietti:
posto unico: 15 euro
gruppi organizzati: 12 euro