MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO
Tra i testi più celebri, irriverenti e attuali del teatro italiano, Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo continua a conquistare il pubblico di tutto il mondo con la sua straordinaria miscela di comicità, satira e impegno civile. Un’opera diventata un classico del teatro contemporaneo, capace ancora oggi di divertire, provocare e far riflettere con la stessa forza di oltre cinquant’anni fa.
Tutto prende avvio da un episodio realmente accaduto: nel 1921 un emigrante italiano perse la vita precipitando da una finestra di un edificio della polizia di New York. Dario Fo utilizza questo fatto come spunto iniziale per costruire una delle sue opere più celebri. Dietro il titolo volutamente beffardo e paradossale si nasconde però un riferimento ben più vicino alla storia italiana: la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato nel dicembre del 1969 da una finestra della Questura di Milano durante gli interrogatori seguiti alla strage di Piazza Fontana.
Da questa vicenda tragica nasce uno spettacolo che rappresenta uno dei punti più alti del teatro civile italiano. La genialità di Dario Fo consiste nel trasformare una storia oscura e dolorosa in una macchina comica perfetta, capace di alternare risate incontenibili e improvvisi brividi. Attraverso il linguaggio della farsa, il grottesco e il paradosso, l’autore costruisce una satira feroce contro le distorsioni del potere, le verità manipolate e le versioni ufficiali che non riescono a convincere.
Al centro della scena c’è il Matto, uno dei personaggi più straordinari usciti dalla penna di Fo. Affetto da una irresistibile forma di “istriomania”, ovvero il bisogno compulsivo di assumere continuamente identità diverse, il protagonista diventa un moderno giullare che utilizza travestimenti, inganni e improvvisazioni per mettere alle corde commissari, agenti e funzionari di polizia. Con intelligenza, ironia e una logica apparentemente folle, il Matto smonta una dopo l’altra le contraddizioni dei suoi interlocutori, costringendoli a confrontarsi con le proprie menzogne.
In questa nuova produzione il personaggio è interpretato da Lodo Guenzi, protagonista di una prova scenica che raccoglie l’eredità del teatro di Fo e la rinnova per il pubblico contemporaneo. Guenzi guida una vorticosa girandola di equivoci, colpi di scena e trovate comiche, restituendo tutta la modernità di un personaggio che continua a incarnare lo spirito critico e anticonformista del teatro d’autore.
Ciò che rende Morte accidentale di un anarchico un’opera ancora oggi così potente è la sua capacità di trasformare il riso in uno strumento di conoscenza. Dietro le gag, le situazioni assurde e i dialoghi irresistibili si nasconde infatti un rigoroso lavoro di documentazione. Dario Fo costruì il testo partendo da verbali, testimonianze, articoli di giornale e atti processuali, utilizzando la comicità per mettere in discussione le versioni ufficiali dei fatti e invitare il pubblico a esercitare il proprio spirito critico.
L’allestimento originale interpretato da Fo divenne rapidamente un fenomeno teatrale senza precedenti, con centinaia di repliche sold out e un forte impatto sul dibattito culturale e politico dell’epoca. Ancora oggi l’opera continua a essere rappresentata nei teatri di tutto il mondo, confermandosi uno dei testi più importanti della drammaturgia europea del Novecento.
La critica ha sempre riconosciuto in Morte accidentale di un anarchico una straordinaria capacità di fondere intrattenimento e riflessione. Il Matto viene spesso descritto come l’erede moderno della tradizione dei giullari, una figura capace di dire la verità attraverso il paradosso e la comicità. È proprio questa apparente leggerezza a rendere ancora più incisivo il messaggio dello spettacolo, che continua a interrogare il pubblico sul rapporto tra potere, giustizia, informazione e responsabilità collettiva.
Tra comicità sfrenata, satira corrosiva e teatro di denuncia, Morte accidentale di un anarchico rimane uno spettacolo necessario, capace di parlare a generazioni diverse e di dimostrare come il teatro possa essere insieme divertimento, memoria e coscienza civile. Un grande classico che continua a vivere grazie alla forza della scrittura di Dario Fo e all’energia di interpreti capaci di restituirne tutta la straordinaria attualità.
SPETTACOLO
Giovedì 4 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa
CREDITI
regia GIORGIO GALLIONE
con Lodo Guenzi, Matteo Gatta, Eleonora Giovanardi, Alessandro Federico, Marco Ripoldi, Roberto Rustioni
scene di Guido Fiorato
luci di Andrea Violato
costumi di Francesca Marsella
assistente alle scene Francesca Marsella
aiuto regia Riccardo Iellen
realizzazione scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti
organizzazione Alessandro Beltaro e Anna de Martini
amministrazione Morena Lenti e Riccardo Rossi
macchinista Albero Tizzone
elettricista Michele Forni
ufficio stampa Maddalena Peluso
social media Gaia Giardina
una produzione di Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito con Nidodiragno/CMC
produzioni in co-produzione con Teatro Carcano e Fondazione Sipario Toscana Onlus-La città del Teatro
e con la collaborazione di Argot Produzione
un ringraziamento speciale alla fondazione Dario Fo e Franca Rame
progetto grafico nduja design studio con disegno originale di Dario Fo


















