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L’UOMO CHE BRUCIA
Anteprima nazionale 

«Non viviamo più in un’epoca, ma in una scadenza.» – Günther Anders

L’UOMO CHE BRUCIA, in anteprima nazionale è un adattamento teatrale del romanzo L’Homme qui brûle di Alban Lefranc. Uno spettacolo che si muove come una detonazione continua dentro la mente di un uomo al limite, immerso in un presente che non riesce più a distinguere dal collasso.

La frase di Günther Anders apre questo universo come una frattura: non siamo più dentro il tempo della storia, ma dentro una scadenza imminente, permanente, che non smette di avanzare. Da qui prende forma un mondo scenico deformato e insieme riconoscibile, in cui la realtà non è più distopica perché il distopico è già diventato quotidiano.

Le città sono familiari, i caffè, le strade, i palazzi sono ancora quelli che conosciamo. Eppure tutto è leggermente spostato, come se il reale avesse perso il proprio equilibrio minimo. Gli attentati non sono più eccezioni ma eventi ricorrenti, una sorta di meteo dell’esistenza: oggi, attentato. Il centro urbano diventa spazio regolato e selezionato, mentre il linguaggio pubblico si riempie di slogan, hashtag, retoriche di sicurezza e narrazioni che tentano di dare forma a ciò che forma non ha più.

In questo scenario instabile, L’UOMO CHE BRUCIA mette al centro la figura di Luc, scrittore ossessionato dal “PROGETTO”: un libro totale, impossibile, capace di contenere tutto. Il PROGETTO è insieme rifugio e condanna, costruzione mentale smisurata che promette senso ma produce immobilità. Luc osserva il mondo mentre crolla, lo analizza, lo ricompone mentalmente, ma non riesce ad agire. Rimane davanti alla catastrofe come davanti a uno schermo, spettatore della propria stessa paralisi.

La sua mente è un luogo in cui tutto entra e da cui quasi nulla esce. Il linguaggio si sfilaccia, perde presa, si svuota e si ricompone continuamente. La scrittura di Alban Lefranc attraversa registri diversi — dagli hashtag ai frammenti lirici, dagli aforismi politici alle derive pornografiche, dai ricordi alle allucinazioni — costruendo una lingua che brucia mentre tenta di dire il mondo.

In questo progressivo disfacimento, anche il desiderio perde la sua dimensione relazionale e diventa automatismo, codice, classificazione. Lo sguardo di Luc sul corpo femminile si trasforma in una sequenza di frammenti, superfici, dettagli, riducendo l’altro a immagine prima ancora che a presenza. La pornografia, nello spettacolo, non è un tema ma una grammatica dello sguardo: un modo distorto e compulsivo di organizzare la realtà.

Anche il rapporto con l’amico d’infanzia si muove dentro questa frattura. Un legame antico, nato in una condizione di fuga e sopravvivenza, che potrebbe rappresentare un punto di resistenza affettiva. Eppure anche questo rapporto viene attraversato da immagini, ambiguità, proiezioni. L’amicizia si trasforma in specchio instabile, in doppio, in spazio dove amore, perdita e desiderio si sovrappongono senza più confini netti.

L’UOMO CHE BRUCIA è quindi un’immersione teatrale dentro un presente che si consuma mentre lo si guarda. Un presente in cui la realtà si frammenta, il linguaggio si surriscalda e l’identità perde coerenza. Tutto sembra già accaduto e insieme non ancora finito.

Lo spettacolo interroga una domanda radicale: cosa resta quando tutto è stato consumato? Le parole, i corpi, le immagini, il desiderio, i legami — cosa sopravvive quando anche il senso stesso della relazione con il mondo si dissolve?

SPETTACOLO
Venerdì 13 novembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea

CREDITI
liberamente tratto dal romanzo L’Homme qui brûle di Alban Lefranc
adattamento e regia UGO FIORE
con Alfonso De Vreese
animazione video Luca Fiore
suono e luci Alessandro Di Fraia
consulenza musicale Federica Furlani
produzione Artisti Drama APS, LAC Lugano Arte e Cultura, Proxima Res
residenza produttiva Carrozzerie n.o.t
con il sostegno del Teatro Giuditta Pasta di Saronno
Si ringrazia Alban Lefranc per la fiducia, l’attenzione e la generosità con cui ha accompagnato questo lavoro