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NO VABBÈ MI ADORO

Essere Katia Follesa oggi significa una sola cosa: sopravvivere alla vita quotidiana con il sorriso… anche quando il sorriso non c’è.

In No vabbè… mi adoro, Katia Follesa arriva in scena da sola per la prima volta, armata di autoironia, sincerità disarmante e una capacità tutta sua di trasformare qualsiasi pensiero in una risata collettiva. Il testo, scritto insieme ad Angelo Pintus, è un flusso comico che prende di mira tutto ciò che ci riguarda da vicino: relazioni, corpo, aspettative, social, nevrosi quotidiane e quel continuo tentativo di essere “all’altezza”… di cosa, poi, non si sa.

Il risultato è uno spettacolo che sembra una chiacchierata sincera tra amiche (di quelle che iniziano con “ti devo raccontare una cosa” e finiscono due ore dopo senza aver risolto nulla, ma ridendo tantissimo). Katia gioca con la propria immagine pubblica, la ribalta, la esaspera e la smonta pezzo per pezzo, fino a renderla sorprendentemente universale.

Tra confessioni improbabili, osservazioni fulminanti e momenti di puro caos controllato, lo spettacolo diventa un viaggio dentro le nostre piccole ossessioni quotidiane: il rapporto con lo specchio, con gli altri, con il tempo che passa e con la perenne sensazione di non essere mai “abbastanza pronti”.

No vabbè… mi adoro è comicità che non si prende mai troppo sul serio, ma che colpisce dritta perché parla di tutti. E alla fine, la domanda è una sola: se non ci adoriamo noi… chi dovrebbe farlo?

SPETTACOLO
Venerdì 6 novembre 2026 | ore 21.00
Sabato 7 novembre 206 | ore 18.00
Rassegna Show

CREDITI
scritto da Katia Follesa e Angelo Pintus
regia Mauro Simone

Spettacolo programmato in collaborazione con AD Management
BIGLIETTI IN VENDITA SOLO SU TICKETONE

ERANO TUTTI MIEI FIGLI

Dopo il successo di Morte di un commesso viaggiatore, Elio De Capitani torna a confrontarsi con il teatro di Arthur Miller dirigendo e interpretando Erano tutti miei figli, il testo che nel 1947 consacrò il drammaturgo americano come una delle voci più importanti del Novecento. Considerata una delle opere fondamentali della drammaturgia contemporanea, la pièce affronta temi universali come la responsabilità morale, il peso delle scelte individuali, il rapporto tra genitori e figli e il conflitto tra interesse personale e bene collettivo.

Ambientato nell’America del secondo dopoguerra, lo spettacolo ci conduce all’interno della casa della famiglia Keller, una rispettabile famiglia borghese che sembra aver ritrovato serenità dopo gli anni del conflitto. Dietro l’apparente tranquillità si nascondono però segreti, omissioni e ferite mai rimarginate. Joe Keller è un imprenditore di successo che durante la guerra ha costruito la propria fortuna lavorando per l’aviazione militare. Accusato di aver fornito componenti difettosi che causarono la morte di ventuno piloti, è stato assolto, mentre il suo socio ha pagato il prezzo più alto finendo in carcere. Una verità scomoda che sembra appartenere al passato, ma che torna lentamente a galla fino a travolgere l’intera famiglia.

Accanto a lui c’è Kate, una madre incapace di accettare la scomparsa del figlio maggiore Larry, disperso in guerra da anni. Il secondogenito Chris, tornato dal fronte profondamente cambiato dalle atrocità vissute, sogna invece di costruire un futuro diverso insieme ad Ann, la ragazza che un tempo era fidanzata proprio con Larry. Tra desiderio di rinascita e fantasmi del passato, la famiglia Keller si trova così al centro di una vicenda che mette in discussione legami affettivi, convinzioni morali e responsabilità individuali.

Nella lettura di Elio De Capitani, Erano tutti miei figli diventa un’opera di straordinaria attualità. Il regista individua nel conflitto tra padri e figli uno dei nuclei più potenti del testo, un confronto che anticipa le grandi contestazioni delle generazioni successive e che ancora oggi parla a una società attraversata da profonde fratture etiche e culturali. Al centro della vicenda emerge anche il tema della menzogna, quella necessità umana di costruire narrazioni rassicuranti per non affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Joe Keller è un uomo che ha scelto di mentire agli altri e a sé stesso per proteggere ciò che considera più importante: la propria famiglia, il proprio successo, il proprio posto nel mondo.

La messinscena, ambientata in uno spazio scenico ideato da Carlo Sala come una sorta di patio immerso nel bosco, amplifica il senso di inquietudine che attraversa il testo. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, dove i segreti sembrano annidarsi dietro ogni silenzio. È qui che Arthur Miller costruisce una tragedia moderna nella quale il dramma psicologico e quello sociale coincidono perfettamente, rendendo impossibile separare le responsabilità private dalle conseguenze pubbliche.

Ad accompagnare De Capitani in questo progetto è una compagnia di interpreti che da anni rappresenta una delle eccellenze del Teatro dell’Elfo. Accanto a lui e a Cristina Crippa troviamo Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Caterina Erba e un gruppo di artisti capaci di dare vita a relazioni sceniche autentiche e profondamente coinvolgenti.

La critica ha accolto lo spettacolo con grande entusiasmo. Sara Chiappori su la Repubblica ha definito il lavoro di De Capitani «uno spettacolo all’altezza adulta del classico», capace di essere allo stesso tempo robusto e commovente, esaltando la forza dei personaggi di Miller e la loro profonda umanità. Anche Magda Poli sul Corriere della Sera ha sottolineato la qualità delle interpretazioni, evidenziando la prova intensa di Elio De Capitani e quella di Cristina Crippa, descritta come una madre ambigua e solo apparentemente rassicurante, accanto agli efficaci Angelo Di Genio e Caterina Erba.

Particolarmente significativa l’analisi di Massimo Bernardini su HuffPost, che ha lodato la capacità della regia di tenere insieme realismo e dimensione simbolica, trasformando la casa dei Keller in una metafora della coscienza e della memoria. Bernardini individua nella messa in scena quella «modernità feroce» che rende il teatro di Miller ancora oggi indispensabile: l’idea che nessuno possa sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni e che la colpa non possa essere delegata a un sistema impersonale. Una riflessione che De Capitani restituisce con «lucidità chirurgica», attraversando il testo senza retorica e lasciando emergere tutta la sua forza emotiva.

Erano tutti miei figli è una grande tragedia americana che parla direttamente al presente. Un’opera intensa e coinvolgente che mette al centro le contraddizioni dell’essere umano, il desiderio di proteggere chi si ama e il prezzo che siamo disposti a pagare per farlo. Uno spettacolo di straordinaria qualità artistica che conferma la grandezza della scrittura di Arthur Miller e il talento di una delle più autorevoli compagnie del teatro italiano.

SPETTACOLO
Giovedì 25 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
regia di ELIO DE CAPITANI
traduzione Masolino d’Amico
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Caterina Erba, Marco Bonadei, Nicola Stravalaci, Sara Borsarelli, Michele Costabile e Roberta Lanave/Carolina Cametti
scene e costumi di Carlo Sala, luci Michele Ceglia
suono Gianfranco Turco, assistente alla regia Alessandro Frigerio
assistente alle scene e costumi Roberta Monopoli
produzione Teatro dell’Elfo

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RICCARDO III

Uno dei personaggi più affascinanti, inquietanti e complessi della storia del teatro prende vita sul palcoscenico del Teatro Giuditta Pasta in una nuova, attesissima edizione di Riccardo III. Protagonista assoluta è Maria Paiato, tra le più autorevoli interpreti della scena contemporanea, che affronta uno dei ruoli più iconici del repertorio shakespeariano sotto la regia di Andrea Chiodi.

Nato dal desiderio dell’attrice veneta di confrontarsi con questo straordinario personaggio, lo spettacolo propone una lettura rigorosa e profondamente fedele allo spirito dell’opera di William Shakespeare. Maria Paiato veste i panni di Riccardo, duca di Gloucester, il grande usurpatore, il manipolatore geniale e spietato che attraversa la tragedia trascinando con sé una scia di inganni, seduzioni e distruzione nella propria inarrestabile corsa verso il potere.

“Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York”: così si apre una delle tragedie più celebri di Shakespeare, ultimo capitolo della tetralogia dedicata alla Guerra delle Due Rose e alla fine della dinastia dei Plantageneti. Scritto intorno al 1592, Riccardo III racconta l’ascesa e la caduta di un uomo che, escluso dall’amore e dal riconoscimento, sceglie di trasformare la propria ferita in una devastante volontà di dominio.

La regia di Andrea Chiodi sceglie di allontanarsi da una lettura che riduca il personaggio alla sua deformità fisica per concentrarsi invece sulla sua straordinaria capacità di seduzione. Il cuore dello spettacolo non è il corpo di Riccardo, ma la sua mente. È la forza della parola, l’intelligenza manipolatoria, il fascino ambiguo del male che riesce a conquistare, convincere e trascinare gli altri oltre ogni limite morale. Riccardo non è soltanto un tiranno: è un uomo ferito che reclama il proprio diritto a esistere e a essere riconosciuto, anche attraverso la distruzione.

Questa riflessione attraversa anche la raffinata drammaturgia di Angela Dematté, che mette in luce il profondo legame tra potere, famiglia e desiderio di sopravvivenza. Dietro la lotta per il trono si nasconde infatti una domanda universale: cosa cerca davvero un essere umano quando cerca il potere? E quanto incidono le ferite dell’infanzia nella costruzione della propria identità? In questa lettura, Riccardo appare come un bambino non amato che tenta disperatamente di riscrivere il proprio destino, trasformando il dolore in ambizione e la fragilità in violenza.

Lo spettacolo mette così in evidenza tutta la straordinaria modernità della scrittura shakespeariana. Le trame di corte, gli intrighi politici e le lotte dinastiche diventano lo specchio di meccanismi umani che appartengono ancora al presente: la manipolazione del consenso, l’ossessione per il potere, il desiderio di controllo e la capacità del male di presentarsi sotto forme affascinanti e persuasive.

A rendere ancora più potente questa visione è l’interpretazione di Maria Paiato, artista pluripremiata e unanimemente riconosciuta come una delle più grandi attrici italiane. La sua scelta di affrontare un ruolo tradizionalmente maschile non rappresenta un semplice cambio di prospettiva, ma un’opportunità per indagare ancora più a fondo le contraddizioni e le fragilità del personaggio. Il risultato è un Riccardo capace di esercitare sul pubblico la stessa attrazione irresistibile che esercita sui personaggi della tragedia.

Accanto a lei, una compagnia di interpreti di grande livello dà vita alla complessa rete di relazioni che anima il dramma: da Buckingham a Lady Anna, dalla Regina Elisabetta alla Duchessa di York, figure che contribuiscono a delineare un universo dominato da ambizione, vendetta e desiderio di riscatto.

La critica ha più volte riconosciuto a Maria Paiato una straordinaria capacità di confrontarsi con i grandi classici restituendone tutta la forza contemporanea. Anche in questo progetto, l’incontro tra la sua sensibilità interpretativa e la regia di Andrea Chiodi promette di offrire al pubblico un’esperienza teatrale intensa e coinvolgente, capace di restituire tutta la complessità di uno dei personaggi più memorabili della storia della letteratura.

Riccardo III è una tragedia sul potere, sulla seduzione del male e sulle conseguenze devastanti dell’ambizione senza limiti. Ma è anche una riflessione profonda sulla natura umana, sulle ferite che ci definiscono e sulla sottile linea che separa il desiderio di affermazione dalla distruzione di sé e degli altri. Uno spettacolo di grande valore artistico che riporta al centro del palcoscenico la forza eterna del teatro di Shakespeare.

SPETTACOLO
Giovedì 11 marzo 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI

di William Shakespeare
riduzione e adattamento Angela Dematté
regia ANDREA CHIODI
con Maria Paiato
e con
Emanuele Arrigazzi, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanni Franzoni, Fabio Marchisio, Emiliano Masala, Cristiano Moioli,  Giuseppina Turra, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Cesare Agoni
trucco e parrucco Bruna Calvaresi
sartoria Mediapont Arte Tessile
assistente alla regia Francesco Biagetti
assistente ai costumi Valentina Volpi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova,
Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

 

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LUCILLA GIAGNONI in
FRANCESCO E L’INFINITAMENTE PICCOLO

Un viaggio intenso tra parole, riflessioni e poesia dedicato a Francesco d’Assisi, una delle figure più straordinarie e rivoluzionarie della nostra storia. Al Teatro Giuditta Pasta, uno spettacolo di letture e ragionamenti ispirati al libro di Christian Bobin accompagna il pubblico alla scoperta di un San Francesco sorprendentemente vicino alla sensibilità contemporanea.

Francesco d’Assisi è insieme poeta, uomo di fede, sognatore e rivoluzionario, capace ancora oggi di parlarci con la sua libertà, il suo amore per la vita e la sua straordinaria umanità. Santo fra i santi, ma profondamente uomo, ci insegna a guardare il mondo con stupore e a vivere intensamente ogni istante, anche nei momenti più complessi e fragili del presente.

Attraverso letture evocative e momenti di riflessione, lo spettacolo restituisce un ritratto autentico e umano di Francesco: infinitamente grande e infinitamente semplice, libero, gioioso e vicino a ciascuno di noi. Un appuntamento speciale per chi ama il teatro di parola, la spiritualità, la letteratura e le storie che sanno emozionare e lasciare traccia.

SPETTACOLO
Venerdì 2 ottobre 2026 | ore 20.45
presso la Chiesa di San Francesco

CREDITI
di e con Lucilla Giagnoni
musiche Paolo Pizzimenti

Spettacolo inserito nell’iniziativa Porte Aperte al Teatro Giuditta Pasta

ROMEO&JULIET (are dead)

Romeo and Juliet (are dead) racconta la celebre storia d’amore di Shakespeare attraverso Romeo, Giulietta e Mercuzio. Tra scene in inglese e interventi in italiano, lo spettacolo accompagna il pubblico in un viaggio coinvolgente tra amore, destino e crescita, rendendo il capolavoro shakespeariano accessibile e appassionante.
Scuole secondaria di primo e secondo grado

SPETTACOLO
Mercoledì 3 marzo 2027 | ore 10.00
Teatro per le Scuole
educazione@teatrogiudittapasta.it

CREDITI
Compagnia Teatro del Buratto
progetto di Laura Pasetti

SULLA MORTE SENZA ESAGERARE

Sulla morte senza esagerare è uno spettacolo della compagnia I Gordi che affronta uno dei temi più universali e insieme più rimossi del teatro e della vita: la morte. Lo fa con uno sguardo sorprendente, ironico e poetico, trasformando ciò che normalmente genera paura e silenzio in un dispositivo scenico vivo, umano e profondamente teatrale.

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, in quello spazio immaginario in cui le anime si separano definitivamente dai corpi, prende forma una narrazione sospesa e straniante. Qui la Morte non è un concetto astratto, ma una presenza concreta, quasi quotidiana, che osserva e accompagna il passaggio degli esseri umani. Eppure, paradossalmente, è proprio lei a non sapere cosa significhi morire.

I vivi, dal canto loro, reagiscono in modi diversi: c’è chi la teme, chi la rifiuta, chi tenta di ignorarla, chi prova a sfidarla o addirittura a invocarla. Ma in questo continuo gioco di resistenze e accettazioni, tutto si trasforma in un grande meccanismo teatrale fatto di imprevisti, errori, tentativi maldestri e situazioni tragicomiche. La morte diventa così un processo umano, imperfetto, a tratti buffo e profondamente fragile.

Lo spettacolo nasce come omaggio alla poetessa polacca Wisława Szymborska e alla sua capacità di osservare la realtà con leggerezza solo apparente, capace di svelare il senso più profondo delle cose attraverso l’ironia. In questa direzione, Sulla morte senza esagerare non cerca mai la drammaticità fine a sé stessa, ma costruisce un linguaggio teatrale che alleggerisce senza banalizzare, che avvicina senza semplificare.

Uno degli elementi centrali della messinscena è l’uso delle maschere contemporanee in cartapesta, ispirate all’immaginario di Otto Dix. Le maschere diventano il cuore espressivo dello spettacolo: volti deformati, familiari e allo stesso tempo inquietanti, capaci di raccontare senza parole l’ultimo tratto dell’esistenza. Attraverso il corpo e il gesto, gli attori danno vita a una sequenza di situazioni che parlano di incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni mancati, veglie e addii.

La scelta del linguaggio non verbale non è solo stilistica, ma profondamente poetica: il silenzio scenico diventa uno spazio di ascolto, in cui lo spettatore è chiamato a colmare i vuoti e a riconoscere ciò che spesso nella vita quotidiana viene rimosso o taciuto. In questo senso, il lavoro della compagnia I Gordi si inserisce in una ricerca più ampia sul teatro di maschera contemporaneo e sulla potenza della drammaturgia fisica.

Lo spettacolo ha ottenuto nel tempo un importante riconoscimento da parte della critica e del pubblico, diventando una delle produzioni più rappresentative del percorso della compagnia. Tra i premi più significativi si ricordano il Premio ANCT 2020 – Premio Nazionale della Critica Teatrale, il Premio Hystrio Iceberg 2019, il Premio alla Produzione Scintille 2015 e il riconoscimento ottenuto al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro, dove ha ricevuto anche il Premio del Pubblico e il Premio Giuria Allievi.

Nel corso delle sue repliche, lo spettacolo è stato selezionato per importanti festival come il Kilowatt Festival e Artificio Como, fino ad approdare a contesti internazionali di rilievo. Particolarmente significativa è stata la presentazione al Napoli Teatro Festival 2020, momento in cui lo spettacolo ha assunto una nuova forma, ripensata alla luce di una sensibilità contemporanea segnata dall’esperienza collettiva della fragilità e dell’assenza.

Nel 2023 lo spettacolo è stato inoltre ospitato al prestigioso The Coronet Theatre di Londra, dove ha incontrato un pubblico internazionale e ottenuto un forte consenso di critica, confermando la capacità del lavoro di superare i confini linguistici grazie alla forza del linguaggio visivo e fisico.

La regia di Riccardo Pippa costruisce un universo scenico essenziale ma estremamente preciso, in cui ogni gesto ha un peso e ogni dettaglio contribuisce a creare una narrazione corale fatta di immagini, ritmo e relazioni. La morte, in questo contesto, non è mai spettacolarizzata: viene piuttosto osservata da vicino, quasi con tenerezza, come parte inevitabile e misteriosa dell’esperienza umana.

Ne emerge uno spettacolo che riesce a tenere insieme leggerezza e profondità, comicità e inquietudine, silenzio e senso. Un lavoro che invita lo spettatore a guardare da vicino ciò che normalmente si tende a evitare, senza retorica e senza esagerazione, proprio come suggerisce il titolo.

SPETTACOLO
Venerdì 30 aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
ideazione e regia RICCARDO PIPPA
di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
produzione Teatro Franco Parenti / I Gordi

Selezione Visionari Kilowatt Festival e Artificio Como 2016
Vincitore all’unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015
Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine: spettacolo vincitore del Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico
Premio Hystrio-Iceberg 2019

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L’ ETÀ D’ORO DEL JAZZ
L’hot jazz dei ruggenti anni Venti
DIXIE BLUE BLOWERS di Mauro L. Porro

Un viaggio alle origini del jazz attraverso il ritmo travolgente dell’“hot jazz” degli anni Venti.
I Dixie Blue Blowers, guidati da Mauro L. Porro, tra i più importanti interpreti italiani del jazz classico e sulle ali del grande successo dell’edizione invernale di Umbria Jazz 2025, riportano in scena l’energia e la freschezza dei piccoli ensemble strumentali dei primi del ‘900, attraversando gli stili Dixieland, New Orleans, Chicago e New York.

Il repertorio nasce da un attento lavoro di ricerca e trascrizione dai dischi originali a 78 giri e ripercorre le sonorità dei grandi protagonisti dell’età d’oro del jazz, da Bix Beiderbecke a Red Nichols fino a Louis Armstrong, alternando brani celebri e rarità meno conosciute.

Con strumenti d’epoca e una libera improvvisazione che restituisce lo spirito autentico di quegli anni, i Dixie Blue Blowers riscoprono una musica nata per essere vissuta dal vivo: brillante, sorprendente e sempre in movimento.

SPETTACOLO
Giovedì 31 dicembre 2026, ore 20.45
Rassegna Show 

CREDITI
Pasquale Gravela – cornet, vocals
Mauro L. Porro – clarinet, alto/soprano sax, vocals
Giorgio Gallina – trombone, vocals
Martino Pellegrini – banjo, guitar, vocals
Lorenzo Poletti – tuba
Paolo A. Vanzulli – drums, percussions

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SCARAMUCCIA
una commedia dell’arte

Dopo il successo di Arlecchino muto per spavento, applaudito per diverse stagioni tra Italia e Francia, Stivalaccio Teatro torna a confrontarsi con l’immenso patrimonio della Commedia dell’Arte presentando Scaramuccia, una nuova produzione che debutta al Festival Be Popular 2026 di Vicenza e che promette di conquistare il pubblico con il suo irresistibile intreccio di avventure, equivoci, duelli, musica e comicità.

Lo spettacolo nasce da un attento lavoro di ricerca e riscoperta delle maschere della tradizione italiana e porta in scena uno dei personaggi più affascinanti e meno frequentati del teatro popolare: Scaramuccia, figura nata nel Seicento come evoluzione del capitano spaccone e fanfarone, poi trasformata dal celebre attore Tiberio Fiorilli in un personaggio arguto, ironico e imprevedibile, più incline all’astuzia che alla forza, più vicino alla chitarra che alla spada.

Ambientata nel 1645, alla vigilia dell’assedio di Candia, l’odierna Creta, la vicenda si sviluppa in uno dei momenti più delicati della storia della Serenissima Repubblica di Venezia. Sullo sfondo dell’imminente conflitto tra veneziani e ottomani si intrecciano passioni amorose, rivalità, vendette e colpi di scena che trascinano i personaggi in una girandola di situazioni sempre più imprevedibili.

Tutto prende avvio quando Don Alonso, ricco pretendente destinato a sposare Ortensia, figlia del mercante veneziano Pantalone de’ Bisognosi, si imbatte a Venezia in Scaramuccia e nel suo inseparabile servo Arlecchino. Da un incontro apparentemente casuale nasce una rocambolesca catena di eventi che porterà il protagonista a fuggire verso Creta, inseguito da Flavia, decisa a vendicare il proprio amato. Intanto, all’orizzonte, si profilano già le navi dell’Impero Ottomano, pronte a dare inizio a uno degli assedi più lunghi e drammatici della storia mediterranea.

Ma come nella migliore tradizione della Commedia dell’Arte, la Storia diventa soprattutto il palcoscenico sul quale si muovono personaggi più grandi della vita, coinvolti in una continua alternanza di verità e menzogna, travestimenti e rivelazioni, incontri inattesi e colpi di scena. Scaramuccia recupera così tutta la vitalità della cosiddetta “commedia d’intreccio”, costruita sul piacere del racconto, sulla rapidità dell’azione e sulla capacità di sorprendere continuamente lo spettatore.

La nuova produzione di Stivalaccio Teatro si distingue per la capacità di unire rigore filologico e linguaggio contemporaneo. La compagnia, da anni impegnata nella valorizzazione delle forme popolari del teatro italiano, lavora sulle tecniche della Commedia dell’Arte senza trasformarle in un esercizio museale. Al contrario, le maschere tornano a vivere con energia, ritmo e una straordinaria vicinanza al pubblico di oggi. L’improvvisazione, il gioco attorale, il rapporto diretto con gli spettatori e la fisicità degli interpreti diventano strumenti per restituire tutta la freschezza di una tradizione che continua a parlare al presente.

In questo Mediterraneo raccontato come crocevia di culture, lingue e popoli, Scaramuccia diventa anche un viaggio teatrale attraverso un mondo sospeso tra Oriente e Occidente, tra realtà storica e invenzione scenica. Le mura di Candia, le navi veneziane, i mercanti, i soldati e gli innamorati fanno da sfondo a una narrazione che alterna leggerezza e profondità, comicità e malinconia, mantenendo sempre vivo lo spirito autentico della Commedia dell’Arte.

La critica ha spesso riconosciuto a Stivalaccio Teatro la capacità di restituire nuova vita ai grandi personaggi della tradizione italiana attraverso spettacoli che uniscono precisione storica, talento attoriale e una contagiosa energia scenica. Anche Scaramuccia si inserisce in questo percorso artistico, proponendo un teatro popolare nel senso più nobile del termine: accessibile, intelligente, coinvolgente e capace di parlare a spettatori di tutte le età.

Tra maschere, inseguimenti, duelli, canzoni e colpi di scena, Scaramuccia è un omaggio appassionato alla grande tradizione della Commedia dell’Arte e al tempo stesso una festa teatrale contemporanea, dove il piacere del racconto e la forza degli attori diventano i veri protagonisti della scena.

SPETTACOLO
Giovedì 1° aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
con Sara Allevi, Marie Coutance, Anna De Franceschi in alternanza con Eleonora Marchiori, Marie-Anne Favreau, Michele Mori, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Valerio Zaina, Marco Zoppello
soggetto originale e regia MARCO ZOPPELLO
scenografia Alberto Nonnato
costumi Eleonora Rossi
musiche Maria Luisa Zaltron
disegno luci Matteo Pozzobon
maschere Stefano Perocco di Meduna e Tullia Dalle Carbonare
spauracchio Sara Allevi
duelli Massimiliano Cutrera
trucco e parrucco Elena Polvani
produzione Stivalaccio Teatro, TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano

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THE BARNARD LOOP

Un letto che nasconde sorprese impossibili, una moka che non smette mai di versare caffè, una pianta che prende vita e sembra voler dialogare con chi le sta accanto. In The Barnard Loop, il quotidiano si trasforma in straordinario e la realtà si piega alle regole imprevedibili dell’immaginazione.

Protagonista è Barnard, alle prese con una notte popolata da eventi misteriosi e surreali. Sogno o realtà? Non è dato saperlo. Ciò che accade sfugge a ogni spiegazione logica e conduce lo spettatore in un universo sospeso, dove gli oggetti si animano, le certezze vacillano e ogni dettaglio può trasformarsi in meraviglia.

Attraverso il linguaggio della Magie Nouvelle, una forma contemporanea che intreccia illusionismo, teatro fisico, poesia visiva e clown, lo spettacolo esplora con leggerezza e ironia il mondo interiore dell’essere umano. Barnard si confronta con le proprie emozioni, i desideri e le inquietudini che emergono quando il controllo razionale si allenta e lascia spazio all’inconscio.

Con uno stile delicato e sorprendente, The Barnard Loop invita grandi e piccoli a lasciarsi trasportare in un viaggio tra stupore e immaginazione, dove la magia non è semplice artificio, ma uno strumento poetico per raccontare ciò che spesso le parole non riescono a esprimere.

Uno spettacolo capace di far sorridere, emozionare e risvegliare quello sguardo curioso e meravigliato che appartiene a ogni età.

Fascia d’età: dai 3 anni tout publique
Durata: 1 ora

SPETTACOLO
Domenica 7 marzo 2027 | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
regia Alessandra Ventrella
con Jacopo Maria Bianchini e Rocco Manfredi
scene Rocco Manfredi e Paolo Romanini
luci Alessandra Ventrella
suono Dario Andreoli
supporto logistico Cie Les Karnavires
Compagnia Dispensa Barzotti
spettacolo finalista InBox 2024

CI VUOLE UN FIORE

Esibizione di LIVE PAINTING e LABORATORIO a cura di Izumi Fujiwara

Esibizione di pittura dal vivo di Izumi Fujiwara, seguita da un laboratorio creativo in cui i bambini, guidati dall’artista, realizzeranno la propria opera d’arte. Attraverso il dipinto Ci vuole un fiore, accompagnato dalla celebre canzone di Gianni Rodari, l’artista coinvolgerà i partecipanti in un viaggio di colore, fantasia e trasformazione.
Scuola primaria

SPETTACOLO
Mercoledì 17 febbraio 2027 | ore 10.00 e ore 14.00
Teatro per le Scuole
educazione@teatrogiudittapasta.it

CREDITI
di e con Izumi Fujiwara