Dopo la prima serata della stagione 2026|27, lasciamo spazio alle voci del nostro pubblico.
Emozioni, riflessioni e apprezzamenti per uno spettacolo che riporta i grandi classici al centro delle domande del presente.
Ci sono spettacoli che terminano con l’ultimo applauso. E poi ci sono quelli che continuano a vivere nelle parole, nelle domande e nei pensieri di chi li ha attraversati.
Ieri sera, giovedì 22 ottobre, il Teatro Giuditta Pasta ha inaugurato la stagione RADICI 2026|27 con Eumenidi, dando inizio a un nuovo percorso di incontri, storie e riflessioni condivise con il nostro pubblico.
Oggi, a raccontare questa prima serata, vogliamo lasciare spazio proprio a voi.
Con la rubrica «Ci avete scritto a proposito di…» raccogliamo le impressioni, le emozioni e i pensieri che ci avete affidato dopo aver assistito agli spettacoli della nostra stagione.
Perché il teatro non è soltanto ciò che accade sul palco: è anche quello che succede dentro ciascuno di noi e che continua, una volta tornati a casa.
E le vostre parole, dopo Eumenidi, ci restituiscono proprio questo.
«Finalmente la catarsi al Pasta!»
È così che Roberta Inga apre il suo messaggio, raccontando l’apprezzamento per le interpreti, la messa in scena, la durata dello spettacolo e il coinvolgimento suscitato dalla rappresentazione.
Piera Restelli sottolinea la qualità della scenografia e della recitazione, definendo il testo di «scottante attualità».
Per Amelia Beghè, Eumenidi è stato «un ottimo esordio della stagione teatrale!».
Sono parole diverse, ma attraversate da un sentimento comune: la capacità del teatro di riportare alla luce questioni antiche e, allo stesso tempo, profondamente vicine al nostro presente.
La tragedia greca ci parla ancora
Uno degli aspetti che emerge con maggiore forza dalle vostre recensioni è l’attualità dei temi affrontati dallo spettacolo.
Massimo Cassani apprezza la scelta di riproporre, dopo 2.500 anni, un messaggio universale che trova riscontro nel periodo storico che stiamo vivendo. E racconta l’emozione di fronte a interpreti capaci di recitare «prima ancora con gli occhi che con la voce», accompagnate da una regia originale ed elegante.
Mariantonietta Caffara mette in evidenza la complessità della vicenda, la capacità delle interpreti di rendere comprensibili gli intrecci della tragedia e il valore del lavoro scenico nel trasportare il pubblico fuori dal proprio tempo. Uno spettacolo che, nelle sue parole, saprà offrire «spunti di dialogo notevoli».
Anche Luigina Sambataro sottolinea la forza di un testo che mette a confronto la volontà di vendetta e la necessità di discutere per arrivare a un verdetto giusto. A colpirla sono la scenografia essenziale, la recitazione solenne e la capacità dello spettacolo di mantenere viva l’attenzione, spingendo alla riflessione.
Perché i classici non sono soltanto una memoria da custodire: sono strumenti attraverso cui interrogare il presente.
Il teatro è un’esperienza corale
Nei vostri messaggi ricorrono anche l’intensità delle interpretazioni, il lavoro d’insieme delle protagoniste e la cura degli elementi scenici.
Giorgio Rognoni racconta di aver apprezzato l’interpretazione corale, capace di restituire la drammaticità dei rapporti fra potere, giustizia, crudeltà, vendetta e maternità. Richiama inoltre la scenografia, le luci, i costumi, il trucco, la musica e il canto delle attrici, elementi che contribuiscono a dare profondità alla comunicazione scenica.
Miriam Berg descrive la serata come «un momento di teatro davvero magico», ricordando le scene, le luci, i movimenti sul palco e la forza della recitazione individuale e corale.
Ma è soprattutto la riflessione sul significato della giustizia a rimanere con lei. La violenza e la vendetta, osserva, possono alimentare una distruzione senza fine; eppure, anche quando si invoca la giustizia, resta da chiedersi quale giustizia sia davvero possibile.
La sua conclusione è particolarmente significativa: è uscita dal teatro «incantata, ma non pacificata».
Forse è proprio qui che si incontra una delle funzioni più profonde del teatro: non offrire necessariamente risposte definitive, ma aprire spazi di pensiero, confronto e consapevolezza.
Le vostre parole fanno parte della stagione
Quelle che abbiamo condiviso sono solo alcune delle recensioni che ci avete inviato dopo Eumenidi. Ringraziamo tutte le persone che hanno scelto di scriverci, raccontandoci con tanta attenzione ciò che hanno visto, provato e pensato.
Leggere le vostre impressioni significa scoprire lo spettacolo anche attraverso il vostro sguardo. Significa comprendere quali immagini restano, quali questioni continuano a interrogarci e come ogni incontro a teatro possa generare nuove conversazioni.
La stagione RADICI 2026|27 è appena iniziata. E ci piace pensare che questo dialogo continuerà spettacolo dopo spettacolo, perché il teatro prende vita anche grazie a chi lo abita, lo ascolta e lo porta con sé.
Continuate a scriverci: le vostre parole hanno un posto qui.
I prossimi appuntamenti: ci vediamo a teatro!
SUSANNA EGRI – IL CENTENARIO
Danza · EgriBiancoDanza
Martedì 27 ottobre 2026 · ore 20.45
Un omaggio a Susanna Egri e alla sua straordinaria storia artistica, per celebrare una figura fondamentale della danza e il suo contributo alla cultura coreutica.
UNDERDOGS
Prosa Contemporanea
Venerdì 30 ottobre 2026 · ore 20.45
Un nuovo appuntamento della stagione RADICI, per lasciarsi sorprendere da una proposta di teatro contemporaneo.
INSIEME, con Laura Morante
Prosa Classica
Giovedì 5 novembre 2026 · ore 20.45
Un nuovo incontro con la prosa, per continuare a condividere storie, emozioni e riflessioni.
Ti aspettiamo al Teatro Giuditta Pasta di Saronno.
E dopo lo spettacolo, raccontaci la tua esperienza: la prossima recensione potrebbe essere la tua!



marco bergonzi
Masiar Pasquali



Lorenzo Egida