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Eventi

Unite da un percorso comune di militanza per l’affermazione del punto di vista femminile, Serena Dandini e Lella Costa si ritrovano a convergere all’interno di un progetto teatrale.

Alcune delle Valorose ritratte da Serena nel suo libro saranno rigenerate con nuova linfa nella riscrittura scenica e nell’interpretazione di Lella Costa, in un gioco di rimandi, anche scenografici, tra le trame che hanno distinto le loro vite.

Donne intraprendenti, controcorrente, spesso perseguitate, a volte incomprese: forti e generose, sempre pronte a lottare per raggiungere traguardi che sembravano inarrivabili, se non addirittura impensabili.

Donne valorose che seppure hanno segnato la storia, contribuendo all’evoluzione dell’umanità, per uno strano sortilegio raramente vengono ricordate, con difficoltà appaiono nei libri di storia e tanto meno sono riconosciute come maestre e pioniere.

Informazioni:
da IL CATALOGO DELLE DONNE VALOROSE di Serena Dandini
con Lella Costa
progetto drammaturgico di Serena Sinigaglia
scrittura scenica di Lella Costa e Gabriele Scotti
scene di Maria Spazzi
costumi di Antonio Marras
regia di Serena Sinigaglia
una produzione Carcano Centro d’Arte Contemporanea, in collaborazione con Mismaonda

Biglietti:
intero: 28 euro
ridotto: 26 euro
gruppi organizzati: 23 euro
ridotto under26: 20 euro

Buon anno, ragazzi nasce dal sodalizio tra la penna di Francesco Brandi e l’estro visivo di Raphael Tobia Vogel.

La storia è incentrata su Giacomo, un insegnante di filosofia, scrittore precario, compagno e padre ancora più precario, che si trova a passare da solo, per sua scelta, la notte di Capodanno. A poco a poco questa solitudine svanisce e la sua casa si riempirà di persone che, invece, per un motivo o per un altro, consapevolmente o inconsapevolmente, hanno bisogno di lui, quantomeno hanno bisogno di dirgli qualcosa.

Ed è proprio qui, il problema. Quanto siamo capaci di dirci le cose per quelle che sono? Usando cioè i termini giusti, senza girarci attorno.

Buon anno, ragazzi è una riflessione sulla nostra difficoltà di gestire gli affetti, sulla nostra patologica incapacità di utilizzare un dizionario corretto, leale, e, perché no, dolce, con le persone che ci stanno più vicine, con le quali, invece, siamo capacissimi di scontrarci in una quotidianità che nella migliore delle ipotesi ci appare noiosa.

Fino a quando però non arriva l’imprevisto, che ci spaventa e ci porta a un passo dal baratro e ci costringe a mettere in salvo, letteralmente e non, la nostra vita, che è l’unica cosa che non può mai passare in secondo piano.

Informazioni:
di Francesco Brandi
con (in o.a.) Francesco Brandi, Loris Fabiani, Miro Landoni, Daniela Piperno, Sara Putignano
regia Raphael Tobia Vogel
scene Francesca Pedrotti e Alice De Bortoli
luci Luigi Biondi
musiche Andrea Farri
una produzione Teatro Franco Parenti

Spettacolo:
sabato 4 aprile 2020| ore 21.00

domenica 5 aprile 2020| ore 15.30

Biglietti:
intero: 28 euro
ridotto: 26 euro
gruppi organizzati: 23 euro
ridotto under26: 20 euro

Noi troveremo i luoghi delle peregrinazioni di
Ulisse il giorno in cui rintracceremo il
calzolaio che cucì l’otre dei venti di Eolo.
Eratostene

Marco Paolini porta in scena il suo Ulisse. In un tempo di dei ed eroi, Omero raccontava la storia di Ulisse. Oggi assistiamo alle innumerevoli odissee di uomini in balia di dèi che non vivono più sull’Olimpo ma hanno assunto le fattezze di un occidente artefice irrazionale e crudele del destino altrui.

Da alcuni anni Marco Paolini esplora il personaggio di Ulisse, i primi passi risalgono al 2003, nel sito archeologico di Carsulae, con le improvvisazioni musicali di Giorgio Gaslini e Uri Caine, e la scena di Arnaldo Pomodoro. Nel 2013, a Milano, all’interno di un ciclo di incontri parallelo alle repliche di Odyssey di Bob Wilson al Teatro Strehler, aveva proposto al pubblico una rilettura di quel lavoro. Oggi, con la collaborazione alla scrittura di Francesco Niccolini e la regia di Gabriele Vacis, quella narrazione ha trovato il suo centro negli dèi, burattinai del destino umano.

Il calzolaio del sottotitolo è l’aedo, che cuce la storia intorno al corpo e alla personalità di Ulisse come l’artigiano fa con un paio di scarpe. «I poemi della tradizione omerica sono la base del pensiero occidentale e del nostro comune sentire. La sfida è dare suono a quei libri, entrare in un flusso, in una “consonanza”, che ci permetta di ricreare l’in-cantesimo dell’originale. Omero racconta un’epoca di dei, semidei ed eroi. Oggi, le potenzialità che il progresso ci ha regalato fanno sì che siamo noi, occidentali, le divinità di questo mondo. Abbiamo un potere immenso che richiede un bilanciamento».

È un Ulisse che ha molto vissuto, viaggiato, sofferto quello al quale pensa Paolini. Un uomo ormai anziano, da più di vent’anni lontano dalla sua casa, Itaca, giunto quasi al termine della sua esistenza terrena, continua a essere un mentitore, ama celare la propria identità e, prima di parlare, riflette; ma quando parla, incanta.

«Sono stati da subito gli dèi al centro del lavoro – dice Vacis –, per una circostanza ai nostri occhi lampante: le grandi migrazioni alle quali assistiamo, le decine di migliaia di persone in fuga dalla miseria e dalla guerra verso il nord e l’ovest ci raccontano che siamo noi “gli dèi”: accogliamo, respingiamo, giochiamo con il destino altrui e, come le divinità omeriche, agiamo in maniera irrazionale e incomprensibile».

Informazioni:
di Marco Paolini e Francesco Niccolini
regia Gabriele Vacis
con Marco Paolini
e con Saba Anglana, Elisabetta Bosio, Vittorio Cerroni, Lorenzo Monguzzi, Elia Tapognani
musiche originali di Lorenzo Monguzzi
con il contributo di Saba Anglana e Fabio Barovero
scenofonia, luminismi, stile Roberto Tarasco
aiuto regia Silvia Busato
luci Michele Mescalchin, fonica Piero Chinello
assistenza tecnica Pierpaolo Pilla, direzione tecnica Marco Busetto
prodotto da Michela Signori
co-produzione Jolefilm, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
con la collaborazione di Estate Teatrale Veronese e Teatro Stabile Bolzano

Spettacolo:
sabato 19 ottobre 2019| ore 21.00

Biglietti:
posto unico: 34 euro
gruppi organizzati: 26 euro

“Il rigore che non c’era” è il nuovo spettacolo di Federico Buffa: il più grande Storyteller italiano.

“Il rigore che non c’era” è quell’evento, magari improvviso, che ha cambiato la storia di una partita, è quella metafora, magari improvvisa, che ha cambiato la storia di una vita

In un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, personaggi ad un bivio, davanti ad una scelta, condannati a raccontare e a raccontarsi.

Buffa così inizia il suo percorso, che passa dalla storia di Sendero Luminoso a quella di George Best, da Leo Messi al Grande Torino.

Sullo sfondo, un palazzo, due finestre dalle quali compare una sorta di angelo, custode e disincantato, interpretato da Jvonne Giò; in scena con Federico Buffa, uno strampalato attore, del quale veste i panni Marco Caronna, ed un pianista, Alessandro Nidi, compagni di viaggio nello scoprire che quella volta, quel rigore… ha cambiato la storia di tutti…

Ancora storie intrecciate tra loro, come quella di Bessie Smith e di Kubrick, il tutto punteggiato dalla musica, che sottolinea, impreziosisce e accompagna le parole di Federico Buffa.

Informazioni:
con Federico Buffa
e con Marco Caronna, Jvonne Giò, Alessandro Nidi
regia di Marco Caronna
produzione International Music and Arts

Spettacolo:
sabato 13 aprile 2019| ore 21.00
domenica 14 aprile 2019| ore 15.30

Biglietti:
EVENTO SPECIALE PROSA
posto unico: 34 euro
gruppi organizzati: 26 euro

Tre donne sull’orlo di una crisi di nervi sono legate allo stesso uomo, un politico spregiudicato, corrotto e doppiogiochista, candidato premier delle imminenti elezioni.

Elvira è la sua assistente perfetta, Vicky la moglie e Antonia la ricercatrice universitaria che sta aiutando il figlio del politico a laurearsi.

Ma le tre donne sono anche di più: Elvira è una specie di Richelieu, una grande donna dietro un grande uomo; Vicky è l’artefice della fortuna economica del marito, e Antonia una professoressa che vende voti all’università.

L’uomo dopo averle usate per arrivare in vetta, le scarica senza mezzi termini.

Le donne, dopo un tentativo di vendetta personale che nessuna di loro riesce a portare a termine, pur conoscendosi appena e detestandosi parecchio, si uniscono per vendicarsi tutte insieme.

Un po’ Pigmalione, un po’ Club delle Prime Mogli, un po’ Streghe di Eastwick, Figlie di Eva è la storia di una solidarietà ma anche della condizione femminile, costretta a stare un passo indietro ma capace, se provocata, di tirare fuori risorse geniali e rimontare vincendo in volata.

Informazioni:
scritto da Michela Andreozzi e Vincenzo Alfieri
con Michela Andreozzi, Vittoria Belvedere e Maria Grazia Cucinotta
regia di Massimiliano Vado
una produzione BIS TREMILA SRL

Spettacolo:
sabato 30 marzo 2019| ore 21.00
domenica 31 marzo 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

Uno strepitoso Corrado Accordino, mattatore sulla scena, ipnotizzatore e plasmatore delle nostre emozioni, ci cattura, stupisce e diverte con il suo sguardo ironico su noi stessi e sulle nostre debolezze.

Un invito a non lasciarci sfuggire le occasioni di bellezza che quotidianamente accadono intorno a noi, un’esortazione a vivere il “qui e ora”, liberandosi dalle strutture. La bellezza di dire ciò che potrebbe essere meglio per sé e per gli altri, di essere se stessi, la bellezza di guardare alla nostra esistenza con ironia e leggerezza.

Un uomo, una moglie, due figli, un lavoro dignitoso, qualche amico per il fine settimana con cui condividere una piccola trasgressione, ma nessun terribile segreto da tenere nascosto. Un uomo qualunque, come chiunque di noi.

Insomma, una vita semplice, dove ogni cosa è al suo posto, in un ordine preciso. Ma, anche dietro le più canoniche vite, si nasconde sempre un disagio, una sorpresa e una voglia di cambiare.

Così il protagonista, uscendo una sera come le altre per fare una passeggiata, comincia a far cadere le sue certezze, a mostrare a sé stesso le ombre che si celano dietro a tutto il suo ordine, a intuire intorno a sé un piccolo mondo di bellezza che aveva smesso di cogliere, di vedere e di immaginare possibile.

Lasciarsi sorprendere da questa bellezza ha delle conseguenze: non si può più tornare indietro. Improvvisamente, tutto pretende un nuovo modo di stare al mondo: perdere le certezze che si sono costruite giorno dopo giorno per darsi il tempo di una nuova verità. Una verità che, una volta avvertita, non si può più tacere.

Informazioni:
scritto, diretto e interpretato da Corrado Accordino
assistente alla regia Valentina Paiano
produzione COMPAGNIA BINARIO7

Spettacolo:
sabato 16 marzo 2019| ore 21.00
domenica 17 marzo 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 22 euro
ridotto: 19 euro
gruppi organizzati: 16 euro
ridotto under26: 13 euro

Nell’epoca delle false identità e dei travestimenti il crimine – anche il più efferato – non è mai facile da riconoscere né da confessare.

Una stanza bianca.
Un letto.
Un trono. Forse a rotelle.
Un costume elegantissimo, ricostruzione perfetta di un abito nobiliare inglese di fine quindicesimo secolo.

Ma la stanza non è quella di un castello tardo medievale, e nemmeno il letto: sembrano piuttosto gli interni disadorni e freddi di una stanza d’ospedale. Psichiatrico, forse.

Allora cosa ci fa, qui dentro, un costume da Riccardo III? Chi sono i tre uomini che si alternano in modo schizofrenico tra tutti i ruoli della storia, compresi quelli femminili, comprese le pause per assumere medicinali, andare al bagno o leggere cartelle cliniche?

Il problema è che Shakespeare e il suo Riccardo non ci bastano più: eppure è un testo gigantesco, finanche esagerato, con troppi personaggi, ma sublime, dalle prime indimenticabili parole alle ultime, che cancellano l’orrore, liberano dal sangue e dalla presenza angosciosa del male, nella sua incarnazione più pura e luciferina.

Quando, insieme a Enzo Vetrano e Stefano Randisi, abbiamo cominciato a ragionare sul nostro Riccardo, è stata fortissima l’esigenza di sottrarlo al medioevo inglese e capire come fargli abitare il presente, perché non fosse l’ennesima variazione sul tema ma qualcosa di meno rassicurante.

Non solo: come nell’originale shakespeariano il male pure si ammanta del fascino più irresistibile, qui il gioco è rendere quel male invisibile, scambiabile per il bene e viceversa.

Informazioni:
di Francesco Niccolini
molto liberamente ispirato al Riccardo III di William Shakespeare e ai crimini di Jean-Claude Romand
con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella
scene e costumi Mela Dell’Erba
disegno luci Max Mugnai
regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
una produzione ARCA AZZURRA TEATRO / ERT EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
in collaborazione con LE TRE CORDE – Compagnia Vetrano Randisi

Spettacolo:
sabato 23 febbraio 2019| ore 21.00
domenica 24 febbraio 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

“Or che cos’ero io se non un uomo inventato?” dal libro “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello

Mattia Pascal vive a Miragno, immaginario paese della Liguria. Il padre, intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell’amministratore, Batta Malagna. Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote Romilda, che però poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza.

La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza. Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa.

A Montecarlo, dove vince alla roulette un’enorme somma di denaro, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita.

Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S’innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l’anagrafe non esiste.

Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina.

Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.

Informazioni:
di Luigi Pirandello
adattamento teatrale di Daniele Pecci e Guglielmo Ferro
regia Guglielmo Ferro
con DANIELE PECCI
con ROSARIO COPPOLINO e MARIA ROSARIA CARLI
produzione ARCA AZZURRA TEATRO, LA CONTRADA TEATRO STABILE DI TRIESTE
in collaborazione con ABC PRODUZIONI

Spettacolo:
sabato 26 gennaio 2019| ore 21.00
domenica 27 gennaio 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

L’identità è Bisbetica. Uno Shakespeare tra finzione e farsa.

Una commedia tutta da ridere, fatta di atrocità e strani rapporti, amore e interesse, finzione e travestimento. Un cast di primi attori giovani per dare vita a questa nuova produzione di LuganoInScena. Una commedia che, suo malgrado, ci fa ridere perché piena di atrocità e di strani rapporti, dove l’amore non è amore ma interesse, dove la finzione è uno dei primi ingredienti.

La bisbetica domata o addomesticata come si tradurrebbe alla lettera, è una delle prime commedie di Shakespeare, la più contorta forse, la più discussa.

La finzione è uno dei primi ingredienti e questo ci ha portato a scegliere il gioco Elisabettiano del travestimento, perché in fondo i rapporti sono così falsati, così poco naturali che solo una stranezza quasi animalesca poteva rendere bene l’idea di cuori “selvatici”, appunto da addomesticare.

Ma siamo certi che sia solo il cuore di Caterina, la bisbetica, a dover essere domato? Non è forse la società con i suoi stereotipi a vedere nel diverso una stranezza da ricondurre alla normalità?

Queste le domande che ci siamo posti, e mi è sembrato interessante poter analizzare tutto questo sottotesto presente all’interno di un perfetto ritmo da commedia come solo Shakespeare sa fare. (dalle note di regia)

Informazioni:
di William Shakespeare
adattamento e traduzione Angela Demattè
regia Andrea Chiodi
con (in ordine alfabetico) Angelo Di Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Igor Horvat, Christian La Rosa, Walter Rizzuto, Rocco Schira e Massimiliano Zampetti
scene Matteo Patrucco
costumi Ilaria Ariemme
musiche originali Zeno Gabaglio
disegno luci Marco Grisa
movement coach Marta Ciappina
sarta di scena Andrea Portioli
assistente regia Margherita Saltamacchia
produzione LuganoInScena
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Carcano, Centro d’Arte Contemporanea di Milano

Spettacolo:
sabato 12 gennaio 2019| ore 21.00
domenica 13 gennaio 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

Monica Guerritore riporta in scena il suo spettacolo di maggior successo ‘Giovanna D’Arco’

Monica Guerritore, tornerà ad avere la corta zazzera bionda, il corpo scattante e muscolosissimo nell’armatura di Giovanna D’Arco, spettacolo di cui è interprete, regista e autrice: «La sua forza» dice l’ attrice «trascende la sua appartenenza al genere femminile. La sua passione è universale e travalica il tempo, la sua idea di libertà è eterna».

E Giovanna rivive nella nostra epoca, compagna di ribellione e speranza di Che Guevara, del giovane cinese che a piazza Tien An Men ferma col suo corpo un carro armato, di uomini e donne ‘forti della forza’ che viene dall’istinto di libertà.

Le proiezioni che accompagnano tutto lo spettacolo mostrano i volti terribili dei giudici del film di Dreyer, presenti e giudicanti, contrapporsi al sogno di Martin Luther King e testimoniano come si levino alte in ogni tempo le voci contro il Potere.

La partitura musicale, di grande importanza, accosta nella massima libertà i “Carmina Burana” di Orff, all’Adagio per Archi di Barber, i Queen a Tom Waits, creando quella risonanza emotiva che permette di accompagnare Giovanna alla sua morte senza rimanerne distanti.

Dimenticando l’immagine tramandata, Giovanna è viva attraverso gli Atti del Processo, visionaria e poetica nei versi di Maria Luisa Spaziani, reale nel racconto di Cardini e sarà il De Immenso, che Giordano Bruno scrive prima di essere messo a morte, a dare parole alla sua “chiamata”. Lei che incarna la perfetta fusione di Corpo-Mente-Anima” che lui stesso aveva preconizzato.

“Dio è in me” si ostina a gridare Giovanna davanti ai giudici. Ed è la sua morte. Ma non la sua fine. Il cuore di Giovanna non aveva ragioni, ma forze. Forze e passioni che sole cambiano la realtà.

Informazioni:
scritto, diretto e interpretato da Monica Guerritore
video proiezioni a cura di Enrico Zaccheo
progetto luci di Pietro Sperduti
capo elettricista Marco Marcucci
una produzione COMPAGNIA UMBERTO ORSINI
in collaborazione con PARMACONCERTI

Spettacolo:
sabato 1 dicembre 2018| ore 21.00
domenica 2 dicembre 2018| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro