Eventi

“Il rigore che non c’era” è il nuovo spettacolo di Federico Buffa: il più grande Storyteller italiano.

“Il rigore che non c’era” è quell’evento, magari improvviso, che ha cambiato la storia di una partita, è quella metafora, magari improvvisa, che ha cambiato la storia di una vita

In un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, personaggi ad un bivio, davanti ad una scelta, condannati a raccontare e a raccontarsi.

Buffa così inizia il suo percorso, che passa dalla storia di Sendero Luminoso a quella di George Best, da Leo Messi al Grande Torino.

Sullo sfondo, un palazzo, due finestre dalle quali compare una sorta di angelo, custode e disincantato, interpretato da Jvonne Giò; in scena con Federico Buffa, uno strampalato attore, del quale veste i panni Marco Caronna, ed un pianista, Alessandro Nidi, compagni di viaggio nello scoprire che quella volta, quel rigore… ha cambiato la storia di tutti…

Ancora storie intrecciate tra loro, come quella di Bessie Smith e di Kubrick, il tutto punteggiato dalla musica, che sottolinea, impreziosisce e accompagna le parole di Federico Buffa.

Informazioni:
con Federico Buffa
e con Marco Caronna, Jvonne Giò, Alessandro Nidi
regia di Marco Caronna
produzione International Music and Arts

Spettacolo:
sabato 13 aprile 2019| ore 21.00
domenica 14 aprile 2019| ore 15.30

Biglietti:
EVENTO SPECIALE PROSA
posto unico: 34 euro
gruppi organizzati: 26 euro

Tre donne sull’orlo di una crisi di nervi sono legate allo stesso uomo, un politico spregiudicato, corrotto e doppiogiochista, candidato premier delle imminenti elezioni.

Elvira è la sua assistente perfetta, Vicky la moglie e Antonia la ricercatrice universitaria che sta aiutando il figlio del politico a laurearsi.

Ma le tre donne sono anche di più: Elvira è una specie di Richelieu, una grande donna dietro un grande uomo; Vicky è l’artefice della fortuna economica del marito, e Antonia una professoressa che vende voti all’università.

L’uomo dopo averle usate per arrivare in vetta, le scarica senza mezzi termini.

Le donne, dopo un tentativo di vendetta personale che nessuna di loro riesce a portare a termine, pur conoscendosi appena e detestandosi parecchio, si uniscono per vendicarsi tutte insieme.

Un po’ Pigmalione, un po’ Club delle Prime Mogli, un po’ Streghe di Eastwick, Figlie di Eva è la storia di una solidarietà ma anche della condizione femminile, costretta a stare un passo indietro ma capace, se provocata, di tirare fuori risorse geniali e rimontare vincendo in volata.

Informazioni:
scritto da Michela Andreozzi e Vincenzo Alfieri
con Michela Andreozzi, Vittoria Belvedere e Maria Grazia Cucinotta
regia di Massimiliano Vado
una produzione BIS TREMILA SRL

Spettacolo:
sabato 30 marzo 2019| ore 21.00
domenica 31 marzo 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

Uno strepitoso Corrado Accordino, mattatore sulla scena, ipnotizzatore e plasmatore delle nostre emozioni, ci cattura, stupisce e diverte con il suo sguardo ironico su noi stessi e sulle nostre debolezze.

Un invito a non lasciarci sfuggire le occasioni di bellezza che quotidianamente accadono intorno a noi, un’esortazione a vivere il “qui e ora”, liberandosi dalle strutture. La bellezza di dire ciò che potrebbe essere meglio per sé e per gli altri, di essere se stessi, la bellezza di guardare alla nostra esistenza con ironia e leggerezza.

Un uomo, una moglie, due figli, un lavoro dignitoso, qualche amico per il fine settimana con cui condividere una piccola trasgressione, ma nessun terribile segreto da tenere nascosto. Un uomo qualunque, come chiunque di noi.

Insomma, una vita semplice, dove ogni cosa è al suo posto, in un ordine preciso. Ma, anche dietro le più canoniche vite, si nasconde sempre un disagio, una sorpresa e una voglia di cambiare.

Così il protagonista, uscendo una sera come le altre per fare una passeggiata, comincia a far cadere le sue certezze, a mostrare a sé stesso le ombre che si celano dietro a tutto il suo ordine, a intuire intorno a sé un piccolo mondo di bellezza che aveva smesso di cogliere, di vedere e di immaginare possibile.

Lasciarsi sorprendere da questa bellezza ha delle conseguenze: non si può più tornare indietro. Improvvisamente, tutto pretende un nuovo modo di stare al mondo: perdere le certezze che si sono costruite giorno dopo giorno per darsi il tempo di una nuova verità. Una verità che, una volta avvertita, non si può più tacere.

Informazioni:
scritto, diretto e interpretato da Corrado Accordino
assistente alla regia Valentina Paiano
produzione COMPAGNIA BINARIO7

Spettacolo:
sabato 16 marzo 2019| ore 21.00
domenica 17 marzo 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 22 euro
ridotto: 19 euro
gruppi organizzati: 16 euro
ridotto under26: 13 euro

Nell’epoca delle false identità e dei travestimenti il crimine – anche il più efferato – non è mai facile da riconoscere né da confessare.

Una stanza bianca.
Un letto.
Un trono. Forse a rotelle.
Un costume elegantissimo, ricostruzione perfetta di un abito nobiliare inglese di fine quindicesimo secolo.

Ma la stanza non è quella di un castello tardo medievale, e nemmeno il letto: sembrano piuttosto gli interni disadorni e freddi di una stanza d’ospedale. Psichiatrico, forse.

Allora cosa ci fa, qui dentro, un costume da Riccardo III? Chi sono i tre uomini che si alternano in modo schizofrenico tra tutti i ruoli della storia, compresi quelli femminili, comprese le pause per assumere medicinali, andare al bagno o leggere cartelle cliniche?

Il problema è che Shakespeare e il suo Riccardo non ci bastano più: eppure è un testo gigantesco, finanche esagerato, con troppi personaggi, ma sublime, dalle prime indimenticabili parole alle ultime, che cancellano l’orrore, liberano dal sangue e dalla presenza angosciosa del male, nella sua incarnazione più pura e luciferina.

Quando, insieme a Enzo Vetrano e Stefano Randisi, abbiamo cominciato a ragionare sul nostro Riccardo, è stata fortissima l’esigenza di sottrarlo al medioevo inglese e capire come fargli abitare il presente, perché non fosse l’ennesima variazione sul tema ma qualcosa di meno rassicurante.

Non solo: come nell’originale shakespeariano il male pure si ammanta del fascino più irresistibile, qui il gioco è rendere quel male invisibile, scambiabile per il bene e viceversa.

Informazioni:
di Francesco Niccolini
molto liberamente ispirato al Riccardo III di William Shakespeare e ai crimini di Jean-Claude Romand
con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Giovanni Moschella
scene e costumi Mela Dell’Erba
disegno luci Max Mugnai
regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
una produzione ARCA AZZURRA TEATRO / ERT EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
in collaborazione con LE TRE CORDE – Compagnia Vetrano Randisi

Spettacolo:
sabato 23 febbraio 2019| ore 21.00
domenica 24 febbraio 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

“Or che cos’ero io se non un uomo inventato?” dal libro “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello

Mattia Pascal vive a Miragno, immaginario paese della Liguria. Il padre, intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell’amministratore, Batta Malagna. Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote Romilda, che però poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza.

La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza. Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa.

A Montecarlo, dove vince alla roulette un’enorme somma di denaro, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita.

Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S’innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l’anagrafe non esiste.

Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina.

Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal.

Informazioni:
di Luigi Pirandello
adattamento teatrale di Daniele Pecci e Guglielmo Ferro
regia Guglielmo Ferro
con Daniele Pecci
produzione ARCA AZZURRA TEATRO, LA CONTRADA TEATRO STABILE DI TRIESTE
in collaborazione con ABC PRODUZIONI

Spettacolo:
sabato 26 gennaio 2019| ore 21.00
domenica 27 gennaio 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

L’identità è Bisbetica. Uno Shakespeare tra finzione e farsa.

Una commedia tutta da ridere, fatta di atrocità e strani rapporti, amore e interesse, finzione e travestimento. Un cast di primi attori giovani per dare vita a questa nuova produzione di LuganoInScena. Una commedia che, suo malgrado, ci fa ridere perché piena di atrocità e di strani rapporti, dove l’amore non è amore ma interesse, dove la finzione è uno dei primi ingredienti.

La bisbetica domata o addomesticata come si tradurrebbe alla lettera, è una delle prime commedie di Shakespeare, la più contorta forse, la più discussa.

La finzione è uno dei primi ingredienti e questo ci ha portato a scegliere il gioco Elisabettiano del travestimento, perché in fondo i rapporti sono così falsati, così poco naturali che solo una stranezza quasi animalesca poteva rendere bene l’idea di cuori “selvatici”, appunto da addomesticare.

Ma siamo certi che sia solo il cuore di Caterina, la bisbetica, a dover essere domato? Non è forse la società con i suoi stereotipi a vedere nel diverso una stranezza da ricondurre alla normalità?

Queste le domande che ci siamo posti, e mi è sembrato interessante poter analizzare tutto questo sottotesto presente all’interno di un perfetto ritmo da commedia come solo Shakespeare sa fare. (dalle note di regia)

Informazioni:
di William Shakespeare
adattamento e traduzione Angela Demattè
regia Andrea Chiodi
con (in ordine alfabetico) Angelo Di Genio, Ugo Fiore, Tindaro Granata, Igor Horvat, Christian La Rosa, Walter Rizzuto, Rocco Schira e Massimiliano Zampetti
scene Matteo Patrucco
costumi Ilaria Ariemme
musiche originali Zeno Gabaglio
disegno luci Marco Grisa
movement coach Marta Ciappina
sarta di scena Andrea Portioli
assistente regia Margherita Saltamacchia
produzione LuganoInScena
in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro Carcano, Centro d’Arte Contemporanea di Milano

Spettacolo:
sabato 12 gennaio 2019| ore 21.00
domenica 13 gennaio 2019| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

Monica Guerritore riporta in scena il suo spettacolo di maggior successo ‘Giovanna D’Arco’

Monica Guerritore, tornerà ad avere la corta zazzera bionda, il corpo scattante e muscolosissimo nell’armatura di Giovanna D’Arco, spettacolo di cui è interprete, regista e autrice: «La sua forza» dice l’ attrice «trascende la sua appartenenza al genere femminile. La sua passione è universale e travalica il tempo, la sua idea di libertà è eterna».

E Giovanna rivive nella nostra epoca, compagna di ribellione e speranza di Che Guevara, del giovane cinese che a piazza Tien An Men ferma col suo corpo un carro armato, di uomini e donne ‘forti della forza’ che viene dall’istinto di libertà.

Le proiezioni che accompagnano tutto lo spettacolo mostrano i volti terribili dei giudici del film di Dreyer, presenti e giudicanti, contrapporsi al sogno di Martin Luther King e testimoniano come si levino alte in ogni tempo le voci contro il Potere.

La partitura musicale, di grande importanza, accosta nella massima libertà i “Carmina Burana” di Orff, all’Adagio per Archi di Barber, i Queen a Tom Waits, creando quella risonanza emotiva che permette di accompagnare Giovanna alla sua morte senza rimanerne distanti.

Dimenticando l’immagine tramandata, Giovanna è viva attraverso gli Atti del Processo, visionaria e poetica nei versi di Maria Luisa Spaziani, reale nel racconto di Cardini e sarà il De Immenso, che Giordano Bruno scrive prima di essere messo a morte, a dare parole alla sua “chiamata”. Lei che incarna la perfetta fusione di Corpo-Mente-Anima” che lui stesso aveva preconizzato.

“Dio è in me” si ostina a gridare Giovanna davanti ai giudici. Ed è la sua morte. Ma non la sua fine. Il cuore di Giovanna non aveva ragioni, ma forze. Forze e passioni che sole cambiano la realtà.

Informazioni:
scritto, diretto e interpretato da Monica Guerritore
video proiezioni a cura di Enrico Zaccheo
progetto luci di Pietro Sperduti
capo elettricista Marco Marcucci
una produzione COMPAGNIA UMBERTO ORSINI
in collaborazione con PARMACONCERTI

Spettacolo:
sabato 24 novembre 2018| ore 21.00
domenica 25 novembre 2018| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro

UNA COMMEDIA, UNA DANZA, UN GIOCO, UNA FESTA, QUESTO È HO PERSO IL FILO.

In scena un’Angela Finocchiaro inedita, si metterà alla prova in modo sorprendente con linguaggi espressivi mai affrontati prima, per raccontarci un’avventura straordinaria, emozionante e divertente al tempo stesso: quella di un’eroina pasticciona e anticonvenzionale.

Angela vestirà i panni di Teseo, il mitico eroe che si infila nei meandri del Labirinto per combattere il terribile Minotauro. Affida agli spettatori un gomitolo enorme da cui dipende la sua vita e parte.

Una volta entrata nel Labirinto, però, niente va come previsto, viene assalita da strane Creature che la circondano, la disarmano e tagliano il filo che le assicurava la via del ritorno.

Disorientata, isolata, impaurita, Angela scopre di essere finita in un luogo magico ed eccentrico, un Labirinto, che si esprime con scritte e disegni: ora che ha perso il filo, il Labirinto le lancia un gioco, allegro e crudele per farglielo ritrovare.

Passo dopo passo, una tappa dopo l’altra, superando trabocchetti e prove di coraggio, con il pericolo incombente di un Minotauro affamato di carne umana, Angela viene costretta a svelare ansie, paure, ipocrisie che sono sue come del mondo di oggi e a riscoprire, alla sua maniera, il senso di parole come coraggio e altruismo.

Il Labirinto è un simbolo antico di nascita – morte – rinascita.

Anche Angela, dopo aver toccato il fondo, riuscirà a ritrovare il filo e con esso la forza per affrontare il Minotauro in un finale inatteso che si trasforma in una festa collettiva coinvolgente e liberatoria.

Si ride, ci si emoziona, si gode uno spettacolo che si avvale di più linguaggi espressivi grazie agli straordinari danzatori guidati dall’inventiva di Hervé Koubi, uno dei più talentuosi e affermati coreografi sulla scena internazionale e naturalmente alla capacità comica di Angela Finocchiaro di raccontare un personaggio che è molto personale e allo stesso tempo vicino al cuore di molti.

Informazioni:
in scena Aangela Finocchiaro
e le Creature del Labirinto: Michele Barile, Giacomo Buffoni, Fabio Labianca, Alessandro La Rosa, Antonio Lollo, Filippo Pieroni, Alessio Spirito
coreografie originali di Hervè Koubi
musiche originali di Mauro Pagani
scene di Giacomo Andrico
luci di Valerio Alfieri
regia di Cristina Pezzoli
una produzione AGIDI

Spettacolo:
sabato 24 novembre 2018| ore 21.00
domenica 25 novembre 2018| ore 15.30

Biglietti:
EVENTO SPECIALE PROSA
posto unico: 34 euro
gruppi organizzati: 26 euro

NEL 50° ANNIVERSARIO DEL 1968, CARMELO RIFICI E ANGELA DEMATTÈ, LAVORANO A UNA NUOVA E CONTEMPORANEA EDIZIONE DELLO SPETTACOLO.

Dopo essere stato applaudito in Francia, Svizzera, Lussemburgo e Belgio per quattro stagioni, dal 2012 al 2016, per la regia di Michel Dydim con Richard e Romane Bohringer, il testo di Avevo un bel pallone rosso torna in Italia nell’anno in cui ricorrono i 40 anni dal rapimento di Aldo Moro.

“Avevo un bel pallone rosso e blu, ch’era la gioia e la delizia mia. S’è rotto il filo e m’è scappato via, in alto, in alto, su sempre più su. Son fortunati in cielo i bimbi buoni, volan tutti lassù quei bei palloni.” Questa filastrocca era scritta su un quaderno di Margherita bambina. Quasi un’allegoria strana, onirica, dell’anelito di tutta una vita. Questa bambina aveva il cognome di Cagol e sarebbe poi diventata, per tutti, Mara Cagol.

In scena sono presenti due personaggi: Margherita e suo padre. Attraverso i loro dialoghi si racconta la vicenda della fondatrice delle Brigate Rosse e, soprattutto, si delinea il rapporto concreto e drammatico tra un padre e una figlia.

Si cerca di rappresentare una situazione dove tutto, dal linguaggio ai troppi silenzi, dia l’immediata sensazione di un eccessivo “non detto”. Qualcosa di freddo e struggente allo stesso tempo, che è proprio di una terra faticosa e di un’epoca burrascosa.

“Avevo un bel pallone rosso” riprende, dal punto di vista storico, lo spettacolo di Marco Baliani “Corpo di stato”, ponendo però l’attenzione verso le vicende della figlia Mara Cagol, fondatrice delle Brigate Rosse ed il padre, evidenziando il rapporto drammatico tra un padre e la figlia.

Informazioni:
con Andrea Castelli e Francesca Porrini
di Angela Demattè
regia di Carmelo Rifici
scene e costumi di Paolo Di Benedetto
musiche di Zeno Gabaglio
luci di Pamela Cantatore
produzione LUGANOINSCENA, TEATRO PIEMONTE EUROPA, CENTRO TEATRALE BRESCIANO

Spettacolo:
sabato 10 novembre 2018| ore 21.00

Biglietti:
intero: 22 euro
ridotto: 19 euro
gruppi organizzati: 16 euro
ridotto under26: 13 euro

IL FINALISTA AL PREMIO UBU 2015 COME MIGLIORE NOVITÀ ITALIANA TORNA IN MILITE IGNOTO

“Milite Ignoto” racconta il primo, vero momento di unità nazionale.

È, infatti, nelle trincee di sangue e fango che gli “italiani” si sono conosciuti e ritrovati vicini per la prima volta: veneti e sardi, piemontesi e siciliani, pugliesi e lombardi accomunati dalla paura e dallo spaesamento per quell’evento.

Spaesamento acuito dalla babele di dialetti che risuonavano in quelle trincee. Per questo motivo Perrotta ha immaginato una nuova lingua, d’invenzione, un miscuglio di dialetti italiani, un parlato che si facesse carne viva. Cucendo e cercando le parole che consentissero passaggi morbidi o fratture violente, ne è venuta fuori una lingua che ha regalato allo spettacolo un suono sconosciuto ma poggiato sulle viscere profonde del nostro paese.

Il titolo Milite Ignoto è stato scelto perché dopo la prima guerra mondiale il milite perse il valore, da cui appunto divenne ignoto, inteso come “dimenticato”, dimenticato in quanto essere umano. Nella prima guerra mondiale anche il nemico diventa ignoto, perché non ci sono più campi di battaglia per i “corpo a corpo”, dove guardare negli occhi chi sta per colpirti a morte, ma ci sono trincee dalle quali partono proiettili e bombe anonime, nuvole di gas che radono al suolo interi battaglioni senza un lamento, aerei che scaricano tonnellate di esplosivo dal cielo e navi che sparano cannonate, tutto senza un volto da maledire prima dell’ultimo respiro.

Un conflitto spersonalizzato in cui gli esseri umani coinvolti sono semplici ingranaggi della macchina della storia, del meccanismo che li ingoia e li trasforma in cose.

Informazioni:
di e con Mario Perrotta
tratto da Avanti sempre di Nicola Maranesi
e da La Grande Guerra, i diari raccontano
un progetto a cura di Pier Vittorio Buffa e Nicola Maranesi
per Gruppo editoriale L’Espresso e Archivio Diaristico Nazionale

Spettacolo:
sabato 3 novembre 2018| ore 21.00
domenica 4 novembre 2018| ore 15.30

Biglietti:
intero: 27 euro
ridotto: 25 euro
gruppi organizzati: 21 euro
ridotto under26: 15 euro