Tag Archivio per: prosa

Lella Costa, attrice e autrice di grande talento, torna in scena con una nuova versione del dramma di Shakespeare, “Otello”.

Per completare il titolo del suo “Otello”, che torna in scena in una versione rivisitata dopo 24 anni, Lella Costa sceglie un verso del brano Discanto di Ivano Fossati: «Di precise parole si vive»</strong>. Continua a leggere

Agosto sta volgendo al termine, l’estate sta finendo e  al Teatro Giuditta Pasta fervono i preparativi per l’apertura della Stagione 2024|25 Immaginazioni con la Direzione Artistica di Andrea Chiodi.

Dallo show alla musica, dalla prosa classica alla prosa contemporanea, dagli spettacoli per le nuove generazioni ai laboratori teatrali ecco cosa vi attende all’apertura di sipario del teatro della Città di Saronno.

Il primo appuntamento è con la risata e la spensieratezza che solo I LEGNANESI sanno trasmettere.
GUAI A CHI RUBA, in scena sabato 28 settembre alle ore 20.45 e domenica 29 settembre alle ore 16.00 c per due ore  in compagnia della Teresa ( Antonio Provasio), della Mabilia ( Enrico Dalceri) e del Giovanni (Italo Giglioli). Continua a leggere

Il Teatro Giuditta Pasta è felicissimo di ospitare nella Stagione Teatrale 2023|24 Un Nuovo Sguardo – Stagione Contemporanea quattro Finalisti del Premio UBU 2023 e ci congratuliamo con loro per questa prestigiosa nomination!

Attrice o performer
Marta Ciappina in Gli Anni di Marco D’Agostin

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Da questa sera si recita a soggetto, ovvero si improvvisa!

Come prevedere dunque cosa accadrà proprio durante lo spettacolo che vedrete voi?
Dipende dal pubblico, dal clima, dagli attori, da chi sceglierà di parlare per primo. A soggetto, ovviamente; a braccio, con dei punti fissi ma senza copione.

Giovedì 14 dicembre in occasione dello spettacolo Da questa sera di recita a soggetto! Il metodo Pirandello puoi entrare a fare parte del cast, in vero stile Paolo Rossi! Continua a leggere

La recensione della nostra “Critica per il Pasta” Arianna Greco sul Donchisci@tte con Alessandro Benvenuti e Stefano Fresi, per la regia di Davide Iodice

“Come ve lo immaginereste il Don Chisciotte di oggi? Continua a leggere

Ma che cosa si può ancora dire su Ulisse?

Romanzi e repliche e riscritture… Una storia ormai logora, da cui sembra impossibile trarre qualcosa che ancora possa catturare la nostra attenzione.
Questo spettacolo ci riesce, difficile spiegarne il motivo. È una fusione di antico e contemporaneo,
di attori e coro, dove non sussistono gli schemi che ho io nella testa, che collocano Ulisse là,
nell’Odissea, nell’Inferno, nel passato epico che mica viene a parlare con me. Il pastore-Hermes che
sprona Ulisse a raccontare la sua storia vuole ascoltare “storie di uomini”, come noi del resto. Continua a leggere

RECENSIONE DI ERIK CARNELLI

Sabato 12 e Domenica 13 Gennaio al Teatro Giuditta Pasta di Saronno è andato in scena lo spettacolo “La bisbetica domata” di William Shakespeare con la regia Andrea Chiodi, su drammaturgia di Angela Demattè. Continua a leggere

Recensione di Sofia Bettocchi


Margherita, studentessa all’ultimo anno della facoltà di Sociologia, a Trento.
Suo padre, padre di una figlia che rimarrà nella storia dell’Italia. Continua a leggere

Presentazione della stagione 2017-2018 al teatro Pasta di Saronno
Prosa, musica, comici, danza, opera, operetta e teatro per ragazzi e famiglie.

Come ogni anno c’era grande curiosità per scoprire i titoli e gli artisti che calcheranno il palco del Teatro Giuditta Pasta di Saronno a partire dal prossimo autunno. Continua a leggere

Tag Archivio per: prosa

ERANO TUTTI MIEI FIGLI

Dopo il successo di Morte di un commesso viaggiatore, Elio De Capitani torna a confrontarsi con il teatro di Arthur Miller dirigendo e interpretando Erano tutti miei figli, il testo che nel 1947 consacrò il drammaturgo americano come una delle voci più importanti del Novecento. Considerata una delle opere fondamentali della drammaturgia contemporanea, la pièce affronta temi universali come la responsabilità morale, il peso delle scelte individuali, il rapporto tra genitori e figli e il conflitto tra interesse personale e bene collettivo.

Ambientato nell’America del secondo dopoguerra, lo spettacolo ci conduce all’interno della casa della famiglia Keller, una rispettabile famiglia borghese che sembra aver ritrovato serenità dopo gli anni del conflitto. Dietro l’apparente tranquillità si nascondono però segreti, omissioni e ferite mai rimarginate. Joe Keller è un imprenditore di successo che durante la guerra ha costruito la propria fortuna lavorando per l’aviazione militare. Accusato di aver fornito componenti difettosi che causarono la morte di ventuno piloti, è stato assolto, mentre il suo socio ha pagato il prezzo più alto finendo in carcere. Una verità scomoda che sembra appartenere al passato, ma che torna lentamente a galla fino a travolgere l’intera famiglia.

Accanto a lui c’è Kate, una madre incapace di accettare la scomparsa del figlio maggiore Larry, disperso in guerra da anni. Il secondogenito Chris, tornato dal fronte profondamente cambiato dalle atrocità vissute, sogna invece di costruire un futuro diverso insieme ad Ann, la ragazza che un tempo era fidanzata proprio con Larry. Tra desiderio di rinascita e fantasmi del passato, la famiglia Keller si trova così al centro di una vicenda che mette in discussione legami affettivi, convinzioni morali e responsabilità individuali.

Nella lettura di Elio De Capitani, Erano tutti miei figli diventa un’opera di straordinaria attualità. Il regista individua nel conflitto tra padri e figli uno dei nuclei più potenti del testo, un confronto che anticipa le grandi contestazioni delle generazioni successive e che ancora oggi parla a una società attraversata da profonde fratture etiche e culturali. Al centro della vicenda emerge anche il tema della menzogna, quella necessità umana di costruire narrazioni rassicuranti per non affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Joe Keller è un uomo che ha scelto di mentire agli altri e a sé stesso per proteggere ciò che considera più importante: la propria famiglia, il proprio successo, il proprio posto nel mondo.

La messinscena, ambientata in uno spazio scenico ideato da Carlo Sala come una sorta di patio immerso nel bosco, amplifica il senso di inquietudine che attraversa il testo. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, dove i segreti sembrano annidarsi dietro ogni silenzio. È qui che Arthur Miller costruisce una tragedia moderna nella quale il dramma psicologico e quello sociale coincidono perfettamente, rendendo impossibile separare le responsabilità private dalle conseguenze pubbliche.

Ad accompagnare De Capitani in questo progetto è una compagnia di interpreti che da anni rappresenta una delle eccellenze del Teatro dell’Elfo. Accanto a lui e a Cristina Crippa troviamo Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Caterina Erba e un gruppo di artisti capaci di dare vita a relazioni sceniche autentiche e profondamente coinvolgenti.

La critica ha accolto lo spettacolo con grande entusiasmo. Sara Chiappori su la Repubblica ha definito il lavoro di De Capitani «uno spettacolo all’altezza adulta del classico», capace di essere allo stesso tempo robusto e commovente, esaltando la forza dei personaggi di Miller e la loro profonda umanità. Anche Magda Poli sul Corriere della Sera ha sottolineato la qualità delle interpretazioni, evidenziando la prova intensa di Elio De Capitani e quella di Cristina Crippa, descritta come una madre ambigua e solo apparentemente rassicurante, accanto agli efficaci Angelo Di Genio e Caterina Erba.

Particolarmente significativa l’analisi di Massimo Bernardini su HuffPost, che ha lodato la capacità della regia di tenere insieme realismo e dimensione simbolica, trasformando la casa dei Keller in una metafora della coscienza e della memoria. Bernardini individua nella messa in scena quella «modernità feroce» che rende il teatro di Miller ancora oggi indispensabile: l’idea che nessuno possa sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni e che la colpa non possa essere delegata a un sistema impersonale. Una riflessione che De Capitani restituisce con «lucidità chirurgica», attraversando il testo senza retorica e lasciando emergere tutta la sua forza emotiva.

Erano tutti miei figli è una grande tragedia americana che parla direttamente al presente. Un’opera intensa e coinvolgente che mette al centro le contraddizioni dell’essere umano, il desiderio di proteggere chi si ama e il prezzo che siamo disposti a pagare per farlo. Uno spettacolo di straordinaria qualità artistica che conferma la grandezza della scrittura di Arthur Miller e il talento di una delle più autorevoli compagnie del teatro italiano.

SPETTACOLO
Giovedì 25 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
regia di ELIO DE CAPITANI
traduzione Masolino d’Amico
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Caterina Erba, Marco Bonadei, Nicola Stravalaci, Sara Borsarelli, Michele Costabile e Roberta Lanave/Carolina Cametti
scene e costumi di Carlo Sala, luci Michele Ceglia
suono Gianfranco Turco, assistente alla regia Alessandro Frigerio
assistente alle scene e costumi Roberta Monopoli
produzione Teatro dell’Elfo

RICCARDO III

Uno dei personaggi più affascinanti, inquietanti e complessi della storia del teatro prende vita sul palcoscenico del Teatro Giuditta Pasta in una nuova, attesissima edizione di Riccardo III. Protagonista assoluta è Maria Paiato, tra le più autorevoli interpreti della scena contemporanea, che affronta uno dei ruoli più iconici del repertorio shakespeariano sotto la regia di Andrea Chiodi.

Nato dal desiderio dell’attrice veneta di confrontarsi con questo straordinario personaggio, lo spettacolo propone una lettura rigorosa e profondamente fedele allo spirito dell’opera di William Shakespeare. Maria Paiato veste i panni di Riccardo, duca di Gloucester, il grande usurpatore, il manipolatore geniale e spietato che attraversa la tragedia trascinando con sé una scia di inganni, seduzioni e distruzione nella propria inarrestabile corsa verso il potere.

“Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York”: così si apre una delle tragedie più celebri di Shakespeare, ultimo capitolo della tetralogia dedicata alla Guerra delle Due Rose e alla fine della dinastia dei Plantageneti. Scritto intorno al 1592, Riccardo III racconta l’ascesa e la caduta di un uomo che, escluso dall’amore e dal riconoscimento, sceglie di trasformare la propria ferita in una devastante volontà di dominio.

La regia di Andrea Chiodi sceglie di allontanarsi da una lettura che riduca il personaggio alla sua deformità fisica per concentrarsi invece sulla sua straordinaria capacità di seduzione. Il cuore dello spettacolo non è il corpo di Riccardo, ma la sua mente. È la forza della parola, l’intelligenza manipolatoria, il fascino ambiguo del male che riesce a conquistare, convincere e trascinare gli altri oltre ogni limite morale. Riccardo non è soltanto un tiranno: è un uomo ferito che reclama il proprio diritto a esistere e a essere riconosciuto, anche attraverso la distruzione.

Questa riflessione attraversa anche la raffinata drammaturgia di Angela Dematté, che mette in luce il profondo legame tra potere, famiglia e desiderio di sopravvivenza. Dietro la lotta per il trono si nasconde infatti una domanda universale: cosa cerca davvero un essere umano quando cerca il potere? E quanto incidono le ferite dell’infanzia nella costruzione della propria identità? In questa lettura, Riccardo appare come un bambino non amato che tenta disperatamente di riscrivere il proprio destino, trasformando il dolore in ambizione e la fragilità in violenza.

Lo spettacolo mette così in evidenza tutta la straordinaria modernità della scrittura shakespeariana. Le trame di corte, gli intrighi politici e le lotte dinastiche diventano lo specchio di meccanismi umani che appartengono ancora al presente: la manipolazione del consenso, l’ossessione per il potere, il desiderio di controllo e la capacità del male di presentarsi sotto forme affascinanti e persuasive.

A rendere ancora più potente questa visione è l’interpretazione di Maria Paiato, artista pluripremiata e unanimemente riconosciuta come una delle più grandi attrici italiane. La sua scelta di affrontare un ruolo tradizionalmente maschile non rappresenta un semplice cambio di prospettiva, ma un’opportunità per indagare ancora più a fondo le contraddizioni e le fragilità del personaggio. Il risultato è un Riccardo capace di esercitare sul pubblico la stessa attrazione irresistibile che esercita sui personaggi della tragedia.

Accanto a lei, una compagnia di interpreti di grande livello dà vita alla complessa rete di relazioni che anima il dramma: da Buckingham a Lady Anna, dalla Regina Elisabetta alla Duchessa di York, figure che contribuiscono a delineare un universo dominato da ambizione, vendetta e desiderio di riscatto.

La critica ha più volte riconosciuto a Maria Paiato una straordinaria capacità di confrontarsi con i grandi classici restituendone tutta la forza contemporanea. Anche in questo progetto, l’incontro tra la sua sensibilità interpretativa e la regia di Andrea Chiodi promette di offrire al pubblico un’esperienza teatrale intensa e coinvolgente, capace di restituire tutta la complessità di uno dei personaggi più memorabili della storia della letteratura.

Riccardo III è una tragedia sul potere, sulla seduzione del male e sulle conseguenze devastanti dell’ambizione senza limiti. Ma è anche una riflessione profonda sulla natura umana, sulle ferite che ci definiscono e sulla sottile linea che separa il desiderio di affermazione dalla distruzione di sé e degli altri. Uno spettacolo di grande valore artistico che riporta al centro del palcoscenico la forza eterna del teatro di Shakespeare.

SPETTACOLO
Giovedì 11 marzo 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI

di William Shakespeare
riduzione e adattamento Angela Dematté
regia ANDREA CHIODI
con Maria Paiato
e con
Emanuele Arrigazzi, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanni Franzoni, Fabio Marchisio, Emiliano Masala, Cristiano Moioli,  Giuseppina Turra, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Cesare Agoni
trucco e parrucco Bruna Calvaresi
sartoria Mediapont Arte Tessile
assistente alla regia Francesco Biagetti
assistente ai costumi Valentina Volpi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova,
Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

 

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SULLA MORTE SENZA ESAGERARE

Sulla morte senza esagerare è uno spettacolo della compagnia I Gordi che affronta uno dei temi più universali e insieme più rimossi del teatro e della vita: la morte. Lo fa con uno sguardo sorprendente, ironico e poetico, trasformando ciò che normalmente genera paura e silenzio in un dispositivo scenico vivo, umano e profondamente teatrale.

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, in quello spazio immaginario in cui le anime si separano definitivamente dai corpi, prende forma una narrazione sospesa e straniante. Qui la Morte non è un concetto astratto, ma una presenza concreta, quasi quotidiana, che osserva e accompagna il passaggio degli esseri umani. Eppure, paradossalmente, è proprio lei a non sapere cosa significhi morire.

I vivi, dal canto loro, reagiscono in modi diversi: c’è chi la teme, chi la rifiuta, chi tenta di ignorarla, chi prova a sfidarla o addirittura a invocarla. Ma in questo continuo gioco di resistenze e accettazioni, tutto si trasforma in un grande meccanismo teatrale fatto di imprevisti, errori, tentativi maldestri e situazioni tragicomiche. La morte diventa così un processo umano, imperfetto, a tratti buffo e profondamente fragile.

Lo spettacolo nasce come omaggio alla poetessa polacca Wisława Szymborska e alla sua capacità di osservare la realtà con leggerezza solo apparente, capace di svelare il senso più profondo delle cose attraverso l’ironia. In questa direzione, Sulla morte senza esagerare non cerca mai la drammaticità fine a sé stessa, ma costruisce un linguaggio teatrale che alleggerisce senza banalizzare, che avvicina senza semplificare.

Uno degli elementi centrali della messinscena è l’uso delle maschere contemporanee in cartapesta, ispirate all’immaginario di Otto Dix. Le maschere diventano il cuore espressivo dello spettacolo: volti deformati, familiari e allo stesso tempo inquietanti, capaci di raccontare senza parole l’ultimo tratto dell’esistenza. Attraverso il corpo e il gesto, gli attori danno vita a una sequenza di situazioni che parlano di incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni mancati, veglie e addii.

La scelta del linguaggio non verbale non è solo stilistica, ma profondamente poetica: il silenzio scenico diventa uno spazio di ascolto, in cui lo spettatore è chiamato a colmare i vuoti e a riconoscere ciò che spesso nella vita quotidiana viene rimosso o taciuto. In questo senso, il lavoro della compagnia I Gordi si inserisce in una ricerca più ampia sul teatro di maschera contemporaneo e sulla potenza della drammaturgia fisica.

Lo spettacolo ha ottenuto nel tempo un importante riconoscimento da parte della critica e del pubblico, diventando una delle produzioni più rappresentative del percorso della compagnia. Tra i premi più significativi si ricordano il Premio ANCT 2020 – Premio Nazionale della Critica Teatrale, il Premio Hystrio Iceberg 2019, il Premio alla Produzione Scintille 2015 e il riconoscimento ottenuto al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro, dove ha ricevuto anche il Premio del Pubblico e il Premio Giuria Allievi.

Nel corso delle sue repliche, lo spettacolo è stato selezionato per importanti festival come il Kilowatt Festival e Artificio Como, fino ad approdare a contesti internazionali di rilievo. Particolarmente significativa è stata la presentazione al Napoli Teatro Festival 2020, momento in cui lo spettacolo ha assunto una nuova forma, ripensata alla luce di una sensibilità contemporanea segnata dall’esperienza collettiva della fragilità e dell’assenza.

Nel 2023 lo spettacolo è stato inoltre ospitato al prestigioso The Coronet Theatre di Londra, dove ha incontrato un pubblico internazionale e ottenuto un forte consenso di critica, confermando la capacità del lavoro di superare i confini linguistici grazie alla forza del linguaggio visivo e fisico.

La regia di Riccardo Pippa costruisce un universo scenico essenziale ma estremamente preciso, in cui ogni gesto ha un peso e ogni dettaglio contribuisce a creare una narrazione corale fatta di immagini, ritmo e relazioni. La morte, in questo contesto, non è mai spettacolarizzata: viene piuttosto osservata da vicino, quasi con tenerezza, come parte inevitabile e misteriosa dell’esperienza umana.

Ne emerge uno spettacolo che riesce a tenere insieme leggerezza e profondità, comicità e inquietudine, silenzio e senso. Un lavoro che invita lo spettatore a guardare da vicino ciò che normalmente si tende a evitare, senza retorica e senza esagerazione, proprio come suggerisce il titolo.

SPETTACOLO
Venerdì 30 aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
ideazione e regia RICCARDO PIPPA
di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
produzione Teatro Franco Parenti / I Gordi

Selezione Visionari Kilowatt Festival e Artificio Como 2016
Vincitore all’unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015
Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine: spettacolo vincitore del Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico
Premio Hystrio-Iceberg 2019

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SCARAMUCCIA
una commedia dell’arte

Dopo il successo di Arlecchino muto per spavento, applaudito per diverse stagioni tra Italia e Francia, Stivalaccio Teatro torna a confrontarsi con l’immenso patrimonio della Commedia dell’Arte presentando Scaramuccia, una nuova produzione che debutta al Festival Be Popular 2026 di Vicenza e che promette di conquistare il pubblico con il suo irresistibile intreccio di avventure, equivoci, duelli, musica e comicità.

Lo spettacolo nasce da un attento lavoro di ricerca e riscoperta delle maschere della tradizione italiana e porta in scena uno dei personaggi più affascinanti e meno frequentati del teatro popolare: Scaramuccia, figura nata nel Seicento come evoluzione del capitano spaccone e fanfarone, poi trasformata dal celebre attore Tiberio Fiorilli in un personaggio arguto, ironico e imprevedibile, più incline all’astuzia che alla forza, più vicino alla chitarra che alla spada.

Ambientata nel 1645, alla vigilia dell’assedio di Candia, l’odierna Creta, la vicenda si sviluppa in uno dei momenti più delicati della storia della Serenissima Repubblica di Venezia. Sullo sfondo dell’imminente conflitto tra veneziani e ottomani si intrecciano passioni amorose, rivalità, vendette e colpi di scena che trascinano i personaggi in una girandola di situazioni sempre più imprevedibili.

Tutto prende avvio quando Don Alonso, ricco pretendente destinato a sposare Ortensia, figlia del mercante veneziano Pantalone de’ Bisognosi, si imbatte a Venezia in Scaramuccia e nel suo inseparabile servo Arlecchino. Da un incontro apparentemente casuale nasce una rocambolesca catena di eventi che porterà il protagonista a fuggire verso Creta, inseguito da Flavia, decisa a vendicare il proprio amato. Intanto, all’orizzonte, si profilano già le navi dell’Impero Ottomano, pronte a dare inizio a uno degli assedi più lunghi e drammatici della storia mediterranea.

Ma come nella migliore tradizione della Commedia dell’Arte, la Storia diventa soprattutto il palcoscenico sul quale si muovono personaggi più grandi della vita, coinvolti in una continua alternanza di verità e menzogna, travestimenti e rivelazioni, incontri inattesi e colpi di scena. Scaramuccia recupera così tutta la vitalità della cosiddetta “commedia d’intreccio”, costruita sul piacere del racconto, sulla rapidità dell’azione e sulla capacità di sorprendere continuamente lo spettatore.

La nuova produzione di Stivalaccio Teatro si distingue per la capacità di unire rigore filologico e linguaggio contemporaneo. La compagnia, da anni impegnata nella valorizzazione delle forme popolari del teatro italiano, lavora sulle tecniche della Commedia dell’Arte senza trasformarle in un esercizio museale. Al contrario, le maschere tornano a vivere con energia, ritmo e una straordinaria vicinanza al pubblico di oggi. L’improvvisazione, il gioco attorale, il rapporto diretto con gli spettatori e la fisicità degli interpreti diventano strumenti per restituire tutta la freschezza di una tradizione che continua a parlare al presente.

In questo Mediterraneo raccontato come crocevia di culture, lingue e popoli, Scaramuccia diventa anche un viaggio teatrale attraverso un mondo sospeso tra Oriente e Occidente, tra realtà storica e invenzione scenica. Le mura di Candia, le navi veneziane, i mercanti, i soldati e gli innamorati fanno da sfondo a una narrazione che alterna leggerezza e profondità, comicità e malinconia, mantenendo sempre vivo lo spirito autentico della Commedia dell’Arte.

La critica ha spesso riconosciuto a Stivalaccio Teatro la capacità di restituire nuova vita ai grandi personaggi della tradizione italiana attraverso spettacoli che uniscono precisione storica, talento attoriale e una contagiosa energia scenica. Anche Scaramuccia si inserisce in questo percorso artistico, proponendo un teatro popolare nel senso più nobile del termine: accessibile, intelligente, coinvolgente e capace di parlare a spettatori di tutte le età.

Tra maschere, inseguimenti, duelli, canzoni e colpi di scena, Scaramuccia è un omaggio appassionato alla grande tradizione della Commedia dell’Arte e al tempo stesso una festa teatrale contemporanea, dove il piacere del racconto e la forza degli attori diventano i veri protagonisti della scena.

SPETTACOLO
Giovedì 1° aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
con Sara Allevi, Marie Coutance, Anna De Franceschi in alternanza con Eleonora Marchiori, Marie-Anne Favreau, Michele Mori, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Valerio Zaina, Marco Zoppello
soggetto originale e regia MARCO ZOPPELLO
scenografia Alberto Nonnato
costumi Eleonora Rossi
musiche Maria Luisa Zaltron
disegno luci Matteo Pozzobon
maschere Stefano Perocco di Meduna e Tullia Dalle Carbonare
spauracchio Sara Allevi
duelli Massimiliano Cutrera
trucco e parrucco Elena Polvani
produzione Stivalaccio Teatro, TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano

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INSIEME

Laura Morante è la protagonista del nuovo e intenso spettacolo di Fabio Marra.

Insieme è uno spettacolo di straordinaria intensità emotiva, scritto e diretto da Fabio Marra, con protagonista Laura Morante. Una pièce che affronta con sensibilità e profondità temi universali come l’amore familiare, la disabilità, l’accettazione e il significato stesso della normalità.

Tradotto in numerose lingue e rappresentato in diversi Paesi, Insieme ha conquistato pubblico e critica a livello internazionale grazie alla sua capacità di raccontare le fragilità umane senza retorica, attraverso personaggi autentici e profondamente emozionanti.

Al centro della storia c’è Isabella, una madre che ha dedicato la propria vita a Michele, il figlio che ha sempre difeso e protetto da ogni giudizio esterno. Per lei, Michele non è diverso da nessun altro e questa convinzione diventa il fulcro della sua esistenza.

Accanto a loro c’è Sandra, la figlia che ha trascorso l’infanzia sentendosi spesso esclusa da quel legame totalizzante tra madre e fratello. Da adulta, Sandra cerca di ricostruire il rapporto con Isabella, tentando di colmare una distanza emotiva che sembra ormai incolmabile.

Ne nasce un confronto intenso e commovente che porta in scena sentimenti contrastanti, ferite mai rimarginate e il bisogno universale di essere amati e riconosciuti.

Insieme va oltre il racconto familiare per trasformarsi in una riflessione profonda sulla società contemporanea e sul nostro modo di rapportarci alla fragilità. Attraverso le vicende di Isabella, Sandra e Michele, Fabio Marra conduce il pubblico dentro dinamiche emotive complesse, invitandolo a confrontarsi con temi delicati come la disabilità, l’accettazione dell’altro e il bisogno universale di sentirsi amati e riconosciuti. Lo spettacolo pone interrogativi che toccano da vicino ogni spettatore: come reagiamo di fronte alla diversità? Quanto siamo davvero capaci di accogliere chi vive al di fuori dei modelli che la società considera “normali”? Con sensibilità e autenticità, Insieme mette in discussione pregiudizi e convinzioni radicate, ricordandoci che il valore di una persona non può essere definito da standard prestabiliti. Ne emerge un racconto intenso e attuale che celebra l’importanza delle relazioni umane, della comprensione reciproca e della capacità di riconoscere la ricchezza che risiede nelle differenze. 

Con la sua presenza scenica elegante e magnetica, Laura Morante dà vita a un personaggio complesso e profondamente umano, guidando il pubblico in un viaggio emotivo fatto di tenerezza, conflitti e verità scomode. Un’interpretazione capace di emozionare e far riflettere, confermando il talento di una delle attrici più amate del panorama italiano.

Insieme è uno spettacolo che parla a tutti: genitori, figli, fratelli e sorelle. Una storia intensa e attuale che mette al centro la fragilità umana e il bisogno di appartenenza, ricordandoci che la vera ricchezza nasce dalla capacità di accogliere l’altro nella sua unicità.

Un appuntamento imperdibile per gli amanti del teatro contemporaneo e delle grandi storie che lasciano un segno nel cuore e nella mente.

SPETTACOLO
Giovedì 5 novembre 2026 | ore 20.45

CREDITI
scritto e diretto da Fabio Marra
con Laura Morante e con Eugenia Costantini, Fabio Marra, Sonia Palau
musica Claudio Del Vecchio
scene Luigi Ferrigno
costumi Annamaria Morelli
disegno luci Giuseppe Filipponio
video design Stefano Di Buduo
Ente Teatro Cronaca e MAT Scene Productions

 

EUMENIDI
Tutta, tutta del padre io sono

Un mito antico che parla ostinatamente al presente. Una riscrittura corale che restituisce parola a chi la storia ha relegato ai margini. 

Con Eumenidi Tutta, tutta del padre io sono, Serena Sinigaglia torna a confrontarsi con i classici greci insieme al gruppo di lavoro nato dall’esperienza di Supplici, proseguendo un percorso artistico che legge il mito come materia viva, politica e profondamente contemporanea. 

L’ispirazione nasce dalle Eumenidi di Eschilo, ultimo capitolo dell’Orestea, dove si racconta il passaggio da una giustizia arcaica, rappresentata dalle Erinni, a un nuovo ordine stabilito da Atena: una giustizia istituzionale, costruita attorno alla legge, al potere e al primato del padre.

Ma questa volta il punto di vista si ribalta.

La storia inizia dalla fine. Le Erinni sono ormai diventate Eumenidi: pacificate, integrate, rese innocue. Da questo presente guardano indietro, interrogano il proprio passato e cercano di capire cosa sia accaduto. Chi erano prima di essere trasformate? È esistito davvero un tempo governato da un diverso equilibrio tra maschile e femminile? E quali tracce di quello scontro abitano ancora il nostro presente?

In scena sette attrici danno corpo a un coro potente e mutevole, attraversando il mito come una memoria collettiva che ritorna. La scrittura scenica alterna racconto, coralità e frammenti emotivi in un movimento continuo tra tragedia classica e sensibilità contemporanea.

Eumenidi. Tutta, tutta del padre io sono non cerca risposte definitive: apre domande. Sul potere, sull’origine delle regole che ci governano, sui rapporti tra giustizia e violenza, sul modo in cui il femminile e il maschile — intesi come forze simboliche, profonde e contraddittorie — continuano a modellare il nostro sguardo sul mondo.

SPETTACOLO
Giovedì 22 ottobre 2026 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
ispirato a “Eumenidi” di Eschilo
regia Serena Sinigaglia
adattamento drammaturgico Serena Sinigaglia e Gabriele Scotti
traduzione del testo greco a cura di Maddalena Giovannelli e Nicola Fogazzi
con Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Debora Zuin
scene Maria Spazzi
costumi Emanuela Dall’Aglio
luci Alessandro Verazzi
cori Francesca Della Monica
Sound design e musiche Lorenzo Crippa
movimenti Alessio Maria Romano
assistente alla regia Elena Riccardi
assistente alle scene
assistente ai costumi Ilaria Strozzi
assistente ai movimenti Stefano Carenza
sarte realizzatrici Anna Gaiti e Ludovica Gavioli
foto Serena Serrani
produzione ATIR, Nidodiragno/CMC produzioni e Teatro Carcano

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MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO

Tra i testi più celebri, irriverenti e attuali del teatro italiano, Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo continua a conquistare il pubblico di tutto il mondo con la sua straordinaria miscela di comicità, satira e impegno civile. Un’opera diventata un classico del teatro contemporaneo, capace ancora oggi di divertire, provocare e far riflettere con la stessa forza di oltre cinquant’anni fa.

Tutto prende avvio da un episodio realmente accaduto: nel 1921 un emigrante italiano perse la vita precipitando da una finestra di un edificio della polizia di New York. Dario Fo utilizza questo fatto come spunto iniziale per costruire una delle sue opere più celebri. Dietro il titolo volutamente beffardo e paradossale si nasconde però un riferimento ben più vicino alla storia italiana: la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato nel dicembre del 1969 da una finestra della Questura di Milano durante gli interrogatori seguiti alla strage di Piazza Fontana.

Da questa vicenda tragica nasce uno spettacolo che rappresenta uno dei punti più alti del teatro civile italiano. La genialità di Dario Fo consiste nel trasformare una storia oscura e dolorosa in una macchina comica perfetta, capace di alternare risate incontenibili e improvvisi brividi. Attraverso il linguaggio della farsa, il grottesco e il paradosso, l’autore costruisce una satira feroce contro le distorsioni del potere, le verità manipolate e le versioni ufficiali che non riescono a convincere.

Al centro della scena c’è il Matto, uno dei personaggi più straordinari usciti dalla penna di Fo. Affetto da una irresistibile forma di “istriomania”, ovvero il bisogno compulsivo di assumere continuamente identità diverse, il protagonista diventa un moderno giullare che utilizza travestimenti, inganni e improvvisazioni per mettere alle corde commissari, agenti e funzionari di polizia. Con intelligenza, ironia e una logica apparentemente folle, il Matto smonta una dopo l’altra le contraddizioni dei suoi interlocutori, costringendoli a confrontarsi con le proprie menzogne.

In questa nuova produzione il personaggio è interpretato da Lodo Guenzi, protagonista di una prova scenica che raccoglie l’eredità del teatro di Fo e la rinnova per il pubblico contemporaneo. Guenzi guida una vorticosa girandola di equivoci, colpi di scena e trovate comiche, restituendo tutta la modernità di un personaggio che continua a incarnare lo spirito critico e anticonformista del teatro d’autore.

Ciò che rende Morte accidentale di un anarchico un’opera ancora oggi così potente è la sua capacità di trasformare il riso in uno strumento di conoscenza. Dietro le gag, le situazioni assurde e i dialoghi irresistibili si nasconde infatti un rigoroso lavoro di documentazione. Dario Fo costruì il testo partendo da verbali, testimonianze, articoli di giornale e atti processuali, utilizzando la comicità per mettere in discussione le versioni ufficiali dei fatti e invitare il pubblico a esercitare il proprio spirito critico.

L’allestimento originale interpretato da Fo divenne rapidamente un fenomeno teatrale senza precedenti, con centinaia di repliche sold out e un forte impatto sul dibattito culturale e politico dell’epoca. Ancora oggi l’opera continua a essere rappresentata nei teatri di tutto il mondo, confermandosi uno dei testi più importanti della drammaturgia europea del Novecento.

La critica ha sempre riconosciuto in Morte accidentale di un anarchico una straordinaria capacità di fondere intrattenimento e riflessione. Il Matto viene spesso descritto come l’erede moderno della tradizione dei giullari, una figura capace di dire la verità attraverso il paradosso e la comicità. È proprio questa apparente leggerezza a rendere ancora più incisivo il messaggio dello spettacolo, che continua a interrogare il pubblico sul rapporto tra potere, giustizia, informazione e responsabilità collettiva.

Tra comicità sfrenata, satira corrosiva e teatro di denuncia, Morte accidentale di un anarchico rimane uno spettacolo necessario, capace di parlare a generazioni diverse e di dimostrare come il teatro possa essere insieme divertimento, memoria e coscienza civile. Un grande classico che continua a vivere grazie alla forza della scrittura di Dario Fo e all’energia di interpreti capaci di restituirne tutta la straordinaria attualità.

SPETTACOLO
Giovedì 4 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
regia GIORGIO GALLIONE
con Lodo Guenzi, Matteo Gatta, Eleonora Giovanardi, Alessandro Federico, Marco Ripoldi, Roberto Rustioni
scene di Guido Fiorato
luci di Andrea Violato
costumi di Francesca Marsella
assistente alle scene Francesca Marsella
aiuto regia Riccardo Iellen
realizzazione scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti
organizzazione Alessandro Beltaro e Anna de Martini
amministrazione Morena Lenti e Riccardo Rossi
macchinista Albero Tizzone
elettricista Michele Forni
ufficio stampa Maddalena Peluso
social media Gaia Giardina
una produzione di Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito con Nidodiragno/CMC
produzioni in co-produzione con Teatro Carcano e Fondazione Sipario Toscana Onlus-La città del Teatro
e con la collaborazione di Argot Produzione
un ringraziamento speciale alla fondazione Dario Fo e Franca Rame
progetto grafico nduja design studio con disegno originale di Dario Fo

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LA REGINETTA DI LEENANE 

Quest’opera è un thriller psicologico e tratta di un rapporto tossico, viscerale e avvelenato dal rancore tra due donne: un’anziana madre manipolatrice e sua figlia quarantenne che ha sacrificato la propria giovinezza per accudirla.

Il loro rapporto è un gioco di cattiverie quotidiane, infatti la madre architetta un piano volto alla distruzione della felicità della povera figlia; inoltre, molti sono i dialoghi affilati come lame che sanno far ridere amaramente. 

Questo spettacolo lascia il pubblico nel dubbio costante su chi stia davvero subendo il male e chi lo stia infliggendo.

Scoprirete fino a dove può spingersi il disperato bisogno di essere liberi, in un spettacolo che spegne le luci sul palco solo per riaccenderle, violentemente, dentro ognuno di voi.

SPETTACOLO
Giovedì 3 dicembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
di Martin McDonagh
traduzione di Marta Gilmore
con Ambra Angiolini, Ivana Monti, Stefano Annoni, Edoardo Rivoira,
regia RAPHAEL TOBIA VOGEL
scene Angelo Linzalata
luci Oscar Frosio
costumi Simona Dondoni
musiche Andrea Cotroneo
produzione Teatro Franco Parenti in accordo con Arcadia & Ricono Ltd
per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd

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MATTEOTTI
Anatomia di un fascismo

Stefano Massini, Ottavia Piccolo e l’Orchestra Multietnica di Arezzo raccontano una pagina decisiva della storia italiana

A cento anni dall’assassinio di Giacomo Matteotti, arriva al Teatro Giuditta Pasta Matteotti. Anatomia di un fascismo, uno spettacolo intenso e necessario firmato da Stefano Massini, interpretato da Ottavia Piccolo con le musiche dal vivo de Orchestra Multietnica di Arezzo.

Più che una semplice ricostruzione storica, lo spettacolo è un racconto civile che ripercorre l’ascesa del fascismo attraverso lo sguardo lucido e profetico di Giacomo Matteotti, uno dei pochi uomini politici del suo tempo capaci di comprenderne immediatamente la natura eversiva e la pericolosità. Mentre molti sottovalutavano il fenomeno o sceglievano di ignorarlo, Matteotti ne denunciava pubblicamente la violenza, l’uso sistematico dell’intimidazione e la progressiva distruzione delle istituzioni democratiche.

La narrazione prende avvio dal 10 giugno 1924, giorno del rapimento del deputato socialista, per poi svilupparsi come un’indagine teatrale sulle radici del fascismo e sui meccanismi che ne hanno favorito l’affermazione. Attraverso le parole tratte dai suoi discorsi e dai suoi scritti, emerge il ritratto di un uomo rigoroso, riformista, pacifista e profondamente convinto che la politica dovesse essere al servizio del bene comune. La sua forza era la parola: documentata, precisa, fondata sui fatti. Una parola capace di smascherare il potere. Ed è proprio per questo che fu messo a tacere.

Lo spettacolo non si limita però alla memoria storica. Come sottolineano le note di regia di Sandra Mangini, Matteotti. Anatomia di un fascismo interroga direttamente il presente, invitando il pubblico a riflettere sul valore della partecipazione democratica, sulla responsabilità individuale e sul pericolo rappresentato dall’indifferenza. La vicenda di Matteotti diventa così uno strumento per comprendere quanto sia importante difendere il confronto, il dissenso e la libertà di espressione in ogni epoca.

A dare voce a questa storia è Ottavia Piccolo, una delle più autorevoli interpreti del teatro italiano. Attrice di straordinaria esperienza, protagonista di una carriera che attraversa teatro, cinema e televisione, Ottavia Piccolo porta in scena tutta la forza civile e umana del testo di Stefano Massini. La sua interpretazione accompagna il pubblico in un viaggio emotivo che unisce rigore storico, passione politica e profonda partecipazione umana.

Accanto a lei, l’Orchestra Multietnica di Arezzo trasforma il racconto in un’esperienza teatrale e musicale di grande impatto. Fondata nel 2007, l’OMA è un progetto artistico e culturale che riunisce musicisti provenienti da numerosi Paesi del mondo, promuovendo attraverso la musica i valori del dialogo, dell’inclusione e della convivenza tra culture diverse. Le sonorità dal vivo diventano parte integrante della narrazione, amplificando l’intensità emotiva e creando un ponte ideale tra memoria storica e contemporaneità.

L’incontro tra la scrittura di Stefano Massini, la voce di Ottavia Piccolo e le musiche dell’Orchestra Multietnica di Arezzo dà vita a uno spettacolo capace di parlare a pubblici di ogni età. Un’opera che ricorda come la democrazia non sia mai una conquista definitiva e come il silenzio, l’indifferenza e la rinuncia alla partecipazione possano aprire la strada alle forme più pericolose di autoritarismo.

Matteotti. Anatomia di un fascismo è un appuntamento di grande valore culturale e civile, un teatro che non si limita a raccontare il passato ma aiuta a leggere il presente. Un racconto potente, emozionante e necessario che restituisce voce a una delle figure più coraggiose della storia italiana e invita ciascuno di noi a riflettere sul significato della responsabilità, della libertà e dell’impegno pubblico.

SPETTACOLO
Giovedì 21 gennaio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
di Stefano Massini
regia SANDRA MANGINI
con Ottavia Piccolo e e I Solisti dell’ORCHESTRA MULTIETNICA di AREZZO
video Raffaella Rivi
musiche Enrico Fink
percussioni Hammer dulcimer, Massimiliano Dragoni
basso Luca Roccia Baldini
chitarra Massimo Ferri
clarinetto basso Gianni Micheli
violino Mariel Tahiraj
flauto-ewi Enrico Fink
scena Federico Pian
luci Paolo Pollo Rodighiero
costumi a cura di Lauretta Salvagnin,
il vestito di Ottavia Piccolo è realizzato da La sartoria-Castel Monte onlus,
tecnico luci Emilio Bucci
fonico Vanni Bartolini
macchinista Lucia Baricci, coordinamento tecnico Paolo Bracciali
organizzazione Stefania Sandroni
amministrazione Rossana Zurli

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spettacolo in collaborazione con Enrico Cantù Assicurazioni 

E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto? Sì. E cos’è che volevi? Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra. (Raymond Carver)

Rubidori Manshaft e Angela Dematté scrivono a quattro mani la drammaturgia di Alcune Cose da Mettere in Ordine, spettacolo vincitore del Fit di Lugano.

Dopo un lungo periodo di lavoro in case di cura per persone anziane, Rubidori Manshaft riannoda in questo lungo viaggio “sul campo” i suoi ricordi. Legandosi ai suoi lavori passati, attraverso le narrazioni sviluppa ulteriormente la sua ricerca artistica sul passaggio della memoria, sulla mancanza e sulla solitudine. Riparte da lì per interrogarsi sul corpo, sul suo significato politico.

Sulla cura. Sul tempo. Sulla paura. Sul fare. Sulla perdita di sé, delle forze, del ruolo e a volte anche della memoria.
Alcune cose da mettere in ordine é la storia di una donna appena aldilà della soglia dei sessanta anni, che inizia a porsi delle domande sul percorso della vita, una eco di noi tutte (e tutti).

Ci riconosciamo nelle sue parole, nei suoi pensieri che sono forse anche i nostri, veniamo spiazzati dalla sua sorprendente capacità di rimescolarli, usarli, appropriarsene, dimenticarsene, inventarseli in sostituzione di quello che nella mente è fallo.

Pensieri che, al pari degli accadimenti reali, diventano co-protagonisti di questa storia sul vivere, su sogni e disillusioni, su ricordi e rimpianti.
In questo sublime ribaltamento del reale verremo portati con forza in un nuovo tempo che forse ci apparterrà̀.

Un viaggio interiore e reale verso qualcosa, un montaggio di eventi, struggente, ironico, nel gioco che la vita compie nel tentativo di ridisegnare una dimensione umana forse, oggi, smarrita.

CREDITI

concetto e regia Rubidori Manshaft
drammaturgia Rubidori Manshaft e Angela Dematté
con Roberta Bosetti e Giacomo Toccaceli
assistente al progetto Katia Gandolfi
assistente alla regia Ugo Fiore
short film e montaggi video video Fabio Bilardo
video interno (La Residenza – Malnate) Fabio Cinicola
scene e costumi Roberta Dori Puddu
disegno luci Elena Vastano
progetto sonoro Federica Furlani
produzione FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea e Officina Orsi (Lugano)

SPETTACOLO

Venerdì 23 maggio 2025 | ore 20.45

INFO

Spettacolo inserito in gift card e season pass 6 e 10 spettacoli
Vantaggio per i titolari di abbonamento prosa, prosa classica e prosa contemporanea € 10

 

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