Tag Archivio per: RADICI 2026|27

THE END

“Una violenta e struggente riflessione sulla morte, oggi rimossa in nome di una posticcia eterna giovinezza. Babilonia Teatri sferra un salutare pugno nello stomaco al Dorian Gray che è in noi. Terribile e meraviglioso.”
Claudia Cannella

Oggi la morte non esiste. Non se ne parla. Non la si affronta, né la si nomina. È un tabù.

La morte viene occultata, nascosta. La consideriamo come qualcosa che non fa parte della vita.

La religione cattolica ha le sue responsabilità, ma il nostro modello e stile di vita sposa perfettamente la volontà di rimuovere la questione. Nel momento in cui ci troviamo a diretto contatto con la morte tornano a galla in modo dirompente le nostre paure. Il buon senso o senso comune non servono più a nulla. Non basta sapere che la vita ha un ciclo, che i propri genitori invecchiano, che ammalarsi è possibile. Non basta neanche la visione consolatoria che la religione ci offre. La morte rimane tale. Uno spettro scuro di cui abbiamo infinitamente paura. In modo estremamente tragico. In modo estremamente comico.

Oggi invecchiare come ammalarsi non è consentito. Il mito dell’eterna giovinezza dilaga. Ci stiamo trasformando in un mondo di Dorian Gray. Vecchi e malati vivono separati dal resto della popolazione. Le parti deboli, d’intralcio o pericolose hanno un luogo a loro deputato in cui stare. Anche i morti per definizione vivono separati dai vivi. Siamo consapevoli che non sempre è stato così, ma per noi oggi è un dato di fatto.

Ci guardiamo e proviamo a fotografarci. A interrogarci sulle ragioni che ci portano a vivere la morte come un corpo estraneo. Violento. Traumatico. Un evento con cui non convivere e non riconciliarci. Di sicuro vedere un corpo morto per la prima volta a vent’anni è diverso da averlo sempre visto. Vedere un animale morire. Ucciderlo. È diverso da trovarlo sezionato e confezionato. Incontrare la morte quotidianamente oggi è un eccezione. Ma la regola continua a volerci mortali.

Il modo in cui viene affrontata e trattata la morte oggi è profondamente bruciante e carico di contraddizioni. E’ una combustione lenta e sotterranea, forse per questo più dolorosa e non cicatrizzabile. Ogni tanto riesce a zampillare all’esterno prima di tornare a scorrere sotto traccia. Coperta da una cenere che non è mai in grado di spegnerla. Ma che si ostina a relegarla nell’alveo di un individualismo che nega una sua elaborazione collettiva.

SPETTACOLO
Venerdì 9 aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea

CREDITI
nuovo allestimento per i 15 anni dal debutto
PREMIO UBU 2011 come Miglior Novità Italiana/Ricerca Drammaturgia
Nomination ai Premi Ubu 2011 come Spettacolo dell’anno

di Valeria Raimondi e Enrico Castellani
collaborazione artistica Vincenzo Todesco
con Valeria Raimondi, Enrico Castellani, Luca Scotton
scene Babilonia Teatri, Gianni Volpe, Luca Scotton
luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton
costumi Babilonia Teatri, Franca Piccoli
organizzazione Alice Castellani
grafiche Franciu
foto Marco Caselli Nirmal e Sara Castiglioni
produzione Babilonia Teatri, SCARTI Centro di Produzione Teatrale
d’Innovazione, CRT Centro di Ricerca per il Teatro
in collaborazione con Operaestate Festival Veneto e Santarcangelo 40
e con il sostegno di Viva Opera Circus
produzione 2011

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L’UOMO CHE BRUCIA
Anteprima nazionale

Avvertenza: spettacolo con contenuti e linguaggio espliciti

 «Non viviamo più in un’epoca, ma in una scadenza.» Günther Anders

Questa frase di Günther Anders apre il romanzo di Alban Lefranc come una deflagrazione. L’UOMO CHE BRUCIA, adattamento teatrale del romanzo omonimo, è un’immersione brutale e continua dentro una testa in surriscaldamento.

Siamo in una città familiare e tuttavia deformata. I caffè, le strade, i palazzi sono lì, riconoscibili, ma tutto sembra essere stato spinto un poco oltre — soltanto di poco, ma abbastanza perché tutto appaia più chiaramente. Gli attentati hanno smesso di essere eventi eccezionali e sono diventati una sorta di meteo del quotidiano — oggi, attentato. Il centro è stato trasformato in una zona riservata alle giovani donne dai quattordici ai trentasei anni — per mantenere alto il turismo celebrando la giovinezza e l’eleganza del paese. I militari distribuiscono volantini per un memoriale alle vittime progettato da Banksy — #tuttunitcontroilterrorismo.

Non è un futuro distopico.

È il nostro presente spinto fino al suo stesso balbettio, come se il reale ripetesse i suoi tic fino alla caricatura. La lingua di Lefranc brucia come la città che descrive. Passa dagli hashtag ai versetti biblici, dagli aforismi politici alle scene pornografiche, da un ricordo a una profezia, da un grido a un sussurro. La lingua si disloca e poi tenta di ricomporsi.

Non c’è una narrazione che segue il filo di una storia: c’è un pensiero che avanza per scarti, ritorni e ossessioni, come funziona davvero una testa.

Seguiamo Luc, uno scrittore ossessionato dal PROGETTO: l’idea di un libro totale, un libro capace di contenere tutto. Vi trova una forma di riparo, ma il PROGETTO è anche il luogo della sua paralisi: una costruzione mentale smisurata, continuamente annunciata e mai compiuta, in cui tutto entra e da cui non esce quasi nulla. Luc guarda la catastrofe, la commenta, la organizza mentalmente, ma non riesce ad agire. Resta fermo davanti alla fine del mondo, come davanti a uno schermo. È un naufrago. Perde le parole come si perde il contatto con il proprio corpo: senza accorgersene all’inizio, poi in modo irreversibile. I vuoti si aprono nelle frasi, le parole si staccano dalle cose, il reale non offre più alcuna presa.

Anche il desiderio, in lui, non è più un’apertura verso l’altro ma un automatismo. Luc guarda ogni donna come se dovesse rientrare immediatamente in una categoria pornografica: un corpo diventa una sequenza di hashtag, una nuca, un collo, una curva, una superficie disponibile. Trasforma l’altra in fantasma prima ancora che possa parlargli. La pornografia non è soltanto un tema: diventa una grammatica dello sguardo. E non risparmia nemmeno il rapporto con l’amico d’infanzia. Anche lì Luc non riesce a restare presente: il legame viene risucchiato in scene sessuali che non si sa più se sono osservate o immaginate. L’amico diventa doppio, corpo desiderato, specchio della propria rovina.

È qui che il testo tocca la sua domanda più fragile e più violenta. Quando tutto è stato consumato — le parole, i corpi, le immagini, il desiderio, l’amicizia, la possibilità stessa di stare al mondo — cosa resta da salvare? Forse poter immaginare altro.

L’UOMO CHE BRUCIA è un crollo e un tentativo

SPETTACOLO
Venerdì 13 novembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea

CREDITI
liberamente tratto dal romanzo L’Homme qui brûle di Alban Lefranc
adattamento e regia UGO FIORE
con Alfonso De Vreese
animazione video Luca Fiore
suono e luci Alessandro Di Fraia
consulenza musicale Federica Furlani
produzione Artisti Drama APS, LAC Lugano Arte e Cultura, Proxima Res
residenza produttiva Carrozzerie n.o.t
con il sostegno del Teatro Giuditta Pasta di Saronno
Si ringrazia Alban Lefranc per la fiducia, l’attenzione e la generosità con cui ha accompagnato questo lavoro

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ALLA SCOPERTA DI MORRICONE VOL.3

Un viaggio musicale che non è mai soltanto un concerto, ma una vera immersione nell’universo di uno dei più grandi compositori di sempre: Ennio Morricone.

Con Alla scoperta di Morricone – Vol. 3, l’Ensemble Symphony Orchestra diretta dal Maestro Giacomo Loprieno porta in scena un nuovo capitolo di un progetto ormai amatissimo dal pubblico, capace di far rivivere emozioni, ricordi e immagini scolpite nella storia del cinema.

Non si tratta solo di ascoltare musica: è come ritrovarsi dentro un film dopo l’altro. Le note di Mission, Nuovo Cinema Paradiso, C’era una volta il West, La leggenda del pianista sull’oceano, Malèna, C’era una volta in America diventano tappe di un racconto che attraversa epoche, generi e immaginari collettivi. Accanto ai grandi classici, trovano spazio anche pagine meno conosciute del repertorio di Morricone, riscoperte e illuminate da nuovi arrangiamenti sinfonici.

Il concerto si muove come un flusso continuo: orchestra, solisti e momenti narrativi si intrecciano in un equilibrio perfetto tra potenza emotiva e precisione esecutiva. Ogni brano sembra aprire una scena, ogni scena una memoria. E lo spettatore si ritrova dentro un viaggio che non è solo musicale, ma anche cinematografico ed emotivo.

Un omaggio che cresce di anno in anno, arricchendosi di nuove sfumature, e che continua a restituire tutta la grandezza di un compositore che ha saputo trasformare il suono in immaginario universale.

SPETTACOLO
Domenica 13 dicembre 2026 | ore 16.00 & ore 20.45
Rassegna Show

CREDITI
direttore Giacomo Loprieno
con la partecipazione di Anna Delfino, Federico Covre, Stefano Benedetti,
Andrea Bartolomeo
sound design Stefano Ungari
light design Alberto Ciafardoni
produzione Ensemble Symphony Orchestra
Spettacolo programmato in collaborazione con MyNina Spettacoli

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SCRITTO SUL MIO CORPO
EgriBiancoDanza con la musica dal vivo dei Bowland 

“Scritto sul mio corpo è una liturgia corale profana, che nella sua laicità racchiude gli slanci appassionati, gli sbilanciamenti emotivi, i caratteri umani e spirituali, la precarietà e le speranze del tempo presente. Una danza sulle esperienze interiori e sulla fragilità della nostra condizione all’ombra di una devastante apocalisse collettivo: ferite impresse ed indelebili sul corpo e nella mente di ogni individuo con lo sguardo perso verso orizzonti misteriosi ma nel cui cuore palpita, però, un inesauribile desiderio di vita”. (Raphael Bianco)

La coreografia ad opera di Raphael Bianco radica la propria ricerca gestuale nel corpo scrivente, nel segno corporeo che racchiude la parola stessa. Il tema del corpo plasmato dalla storia e dalle esperienze scolpite su di esso, della vita di questi ultimi anni nella quale ci confrontiamo con l’inquietudine e la solitudine ma al contempo anche con nuove speranze e nuove prospettive. Dalla morte alla rinascita: questi sono i pilastri fondanti di questo lavoro, radicato e dedicato alla comunità che ha contribuito alla sua creazione e più universalmente alla comunità umana che a oggi ancora si trova tutta a fronteggiare un nemico invisibile.

Lo spettacolo è il risultato del progetto RACCONTA – MI – RACCONTO creato per dare una testimonianza del momento storico emergenziale che abbiamo vissuto nel 2021 e per creare interazione tra pubblico e artisti malgrado le restrizioni attuali.
Firmano la colonna sonora la band iraniana BowLand, live con la loro musica permeata di mistero.

SPETTACOLO
Sabato 13 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Danza

CREDITI
ideazione e coreografia RAPHAEL BIANCO
assistente alla coreografia Elena Rolla
live music performance e sound design BowLand
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT
in collaborazione con Teatro Franco Parenti Milano

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ANTONIO ORNANO in IL BAR SOTTO IL MARE

Nelle profondità del mare si nasconde un bar fuori dal tempo, un luogo magico dove i racconti affiorano in superficie come bolle ironiche, commoventi e visionarie. Questa dimensione immaginaria fa da sfondo a Il bar sotto il mare, una delle opere più celebri di Stefano Benni, caratterizzata da una raccolta di storie che fondono satira, poesia, comicità surreale e profonda umanità.

L’adattamento teatrale porta sul palco una selezione di questi racconti e dei loro protagonisti: figure grottesche ma estremamente tenere, monologhi taglienti e dinamiche paradossali che, dietro alla comicità, offrono un’analisi  lucida e cruda della società contemporanea. Si delinea così un universo in cui la risata si trasforma in uno strumento di analisi critica e l’immaginazione diventa un atto di resistenza.

Antonio Ornano esprime tutta la sua versatilità comica e narrativa interpretando una varietà di personaggi umani. Il suo stile unisce comicità travolgente, sfumature malinconiche e profonda emotività. Al suo fianco si esibisce Gaia Elisa Rossi, un’artista molto versatile che recita, canta e balla; sarà lei a dare un tocco finale all’atmosfera magica che permea come un filo rosso questo ciclo di racconti.

La regia e la drammaturgia di Giorgio Gallione, unite alle scenografie di Guido Fiorato, danno vita a una messa in scena fortemente visiva e suggestiva. Attraverso pochi, mirati elementi teatrali, lo spettacolo evoca interi mondi e atmosfere, mettendo al centro la forza della parola, l’espressività del gesto e la fantasia di chi guarda. È un teatro capace di scavare a fondo nei racconti per restituirli al pubblico in una forma nuova, vibrante e indispensabile. 

Il bar sotto il mare diverte e fa riflettere, affascina e spiazza, trascinando gli spettatori in un percorso narrativo in cui la dimensione surreale riflette perfettamente la realtà. Così, tra una risata e l’altra, emerge una domanda fondamentale: chi siamo, davvero, quando smettiamo di prenderci troppo sul serio?

SPETTACOLO
Domenica 17 gennaio 2027 | ore 20.45 debutto nazionale
Rassegna Show

CREDITI
di Stefano Benni
con Gaia Elisa Rossi
scene e costumi Guido Fiorato
disegno luci Andrea Violato
musiche Paolo Silvestri
drammaturgia e regia Giorgio Gallione
una produzione Agidi
in collaborazione con Epoché Arteventi

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IL GIARDINO DI RIGOLETTO

Uno spettacolo musicale dedicato alla fascia 0-3 anni che avvicina i più piccoli al mondo dell’opera attraverso esperienza sensoriale, musica e relazione.

Questo spettacolo nasce dall’opera originale, selezionando le arie più famose per avvicinare i più piccoli all’ascolto attivo. La scenografia è un viaggio multisensoriale tra colori, forme e materiali pensati per i bambini, creato per offrire un’esperienza teatrale immediata e suggestiva. 

Per stimolare il coinvolgimento, i protagonisti della fiaba inviteranno grandi e piccini a partecipare al ritmo e al canto usando la voce e le percussioni corporee. Insieme ai personaggi della fiaba, i bimbi e i loro genitori giocheranno con la musica, interagendo con il canto, i suoni della voce e il battito delle mani e del corpo. 

Questo spettacolo tratta di Rigoletto che pianta un semino misterioso nel suo giardino e si innamora della piantina che nasce. La nutre, la veste, la fa ridere e, per paura di perderla, le costruisce intorno un recinto. Una storia tenera per ricordarci che voler bene, a volte, significa saper lasciare lo spazio per crescere liberi.

Capienza: 40 bambini + 40 adulti
Fascia d’età: 0-3 anni
Durata: 40’

SPETTACOLO
Domenica 25 ottobre 2026  | ore 15.30 e ore 17.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
liberamente ispirato a Rigoletto di Giuseppe Verdi
drammaturgia musicale Anna Pedrazzini
attore Federico Gritti, Giorgio Zobel
violinista Alessia Giuliani, Irene Lembo
regia Beatrice Baruffini
scene e costumi Cantieri del Teatro – Como
produzione AsLiCo

 

UNDERDOGS

“E pensare che era un ragazzo normale.”
Normale. Parola comoda, parola che assolve, parola che sposta lo sguardo. Perché se lui “era normale”, allora il problema non esiste — o meglio, esiste altrove, in qualcun altro, in qualcuno che già solo a guardarlo ti aspetti il peggio. Il migrante, il povero, l’emarginato. Su quelli il dito scatta da solo. Su quelli è persino ovvio.

Ma la violenza non ha il decoro che le attribuite.

Nasce a tavola, nasce sul divano, nel letto, nasce tra persone che si conoscono da anni e si chiamano ancora per nome. Si insinua come pressione, come ricatto, come controllo — e quando esplode lo fa sempre addosso alle stesse persone. Quasi sempre donne. Quasi sempre tra quelle mura che chiamiamo casa.

Allora accomodatevi, quello che state per vedere sono proprio loro — i perdenti, gli ultimi, quelli da cui ve lo sareste aspettato. Finalmente potete stare tranquilli: la casella è quella giusta, il pregiudizio è salvo. Fanno esattamente quello che avevate già deciso che avrebbero fatto — quindi non scandalizzatevi. Prendete nota, semmai, potreste riconoscere qualcuno.
Finché continueremo a pensare che la violenza non sia seduta accanto a noi, staremo sempre scegliendo chi proteggere.

SPETTACOLO
Venerdì 30 ottobre 2026 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea

CREDITI
di Collettivo Ruth
regia GIOVANNI CONSOLI
coreografia Giovanni Consoli
musiche Francesca Cordone, Ludovico Di Meco
con Aichatou Cherif, Giovanni Consoli, Lorenzo Leopoldo Egida, Ilaria Felter
produzione Compagnia Arearea
con il sostegno di Fondazione Culturale Giuditta Pasta

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CAPITOL’HO

Alessandro Besentini e Francesco Villa, il duo comico italiano per eccellenza, tornano a teatro con un nuovo spettacolo originale che celebra la loro trentennale carriera. Un ennesimo CAPITOL’HO della loro storia, un gioco di parole che diventa dichiarazione di intenti: ciò che si è capito… o forse no, ciò che si è vissuto, frainteso, riso e ricordato.

In scena si torna indietro, sì, nel tempo. Ma solo per andare più avanti. Capitol’ho attraversa così un territorio fatto di frammenti di passato e lampi di futuro: tra pezzi “classici” e materiali inediti, tra scene che sembrano uscite da ieri e altre che sembrano già arrivate da domani mattina, lo spettacolo costruisce un racconto comico che parla direttamente del presente.

Al centro c’è sempre lo sguardo su di noi: le abitudini quotidiane, le paure, le piccole e grandi figuracce, e quel continuo tentativo — quasi tenero e quasi disperato — di apparire migliori di quello che siamo. Ale e Franz osservano la vita, la imitano, la smontano e la restituiscono in forma di comicità lucida e spiazzante, un po’ storta ma incredibilmente riconoscibile.

Dalle note di regia emerge con chiarezza il senso del progetto: il pubblico non è mai semplice spettatore, ma parte viva dell’azione, presente, partecipe, chiamato a reagire e a respirare insieme alla scena. Con discrezione, ma sempre al centro di ciò che accade.

Ale e Franz non pretendono di spiegare la vita. La osservano, la attraversano e la trasformano in materia comica. E nel farlo restituiscono uno sguardo insieme leggero e profondo, capace di far sorridere e, allo stesso tempo, riconoscere qualcosa di sé.

Perché, alla fine, tra una risata e l’altra, si scopre che il teatro non serve a cambiare il mondo… ma aiuta tantissimo a capirlo. E, sì: se capito l’hai, questo è CAPITOL’HO.

SPETTACOLO
Martedì 16 marzo 2027 | ore 20.45
Rassegna Show

CREDITI
con ALE&FRANZ
scritto da Francesco Villa, Alessandro Besentini, Alberto Ferrari, Antonio De Santis
regia Alberto Ferrari
produzione Dada, Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito
in collaborazione con Argot Produzioni

Spettacolo programmato in collaborazione con MyNina Spettacoli

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SARFATTI

Milano, inizio Novecento. Margherita Sarfatti è una donna di origine ebraica veneziana, benestante, sposata con l’avvocato Cesare Sarfatti. La sua vita cambia radicalmente con la Prima guerra mondiale: il figlio Roberto, appena diciassettenne, muore al fronte sulle montagne vicino ad Asolo. Questo evento segna una frattura profonda e irreversibile. Il dolore diventa una spinta, e Margherita sceglie di entrare con forza nella vita politica e culturale milanese.

In questo contesto incontra Benito Mussolini, con cui intraprende una relazione intensa e decisiva. Insieme contribuiscono alla nascita de Il Popolo d’Italia, un giornale destinato a diventare uno strumento centrale nella costruzione del consenso politico del tempo. Ma lo spettacolo non si ferma alla storia d’amore: guarda al ruolo più ampio e complesso che Sarfatti ha avuto nella cultura italiana.

Negli anni Venti, Margherita raggiunge il punto più alto della sua influenza. Diventa una figura centrale del regime, una vera e propria “regina senza corona”, capace di orientare il gusto artistico e culturale dell’Italia fascista. Fondatrice del movimento del Novecento italiano, sostiene artisti come Boccioni, Sironi, Funi, contribuendo a definire un’idea di arte moderna legata all’identità del Paese. Scrive anche la biografia ufficiale di Mussolini, un testo che contribuisce alla costruzione internazionale del suo mito.

In questo periodo, Margherita vive l’illusione di poter guidare la Storia attraverso l’arte, la cultura e l’intelligenza. Crede che la bellezza e il pensiero possano orientare il potere, e che il potere possa essere modellato dalla visione culturale. Ma questa illusione è destinata a spezzarsi.

Con l’inizio degli anni Trenta, il potere di Mussolini si consolida definitivamente e non ha più bisogno di una guida intellettuale. La figura di Sarfatti viene progressivamente messa da parte. Con l’avvicinarsi dell’alleanza con Hitler e l’arrivo delle leggi razziali del 1938, la sua posizione diventa sempre più fragile. Il giornale che aveva contribuito a creare la cancella, e lei si ritrova perseguitata in quanto ebrea.

La sua vicenda si chiude con l’esilio e la fuga, nel modo più duro e doloroso: la donna che aveva immaginato di poter controllare e orientare il proprio tempo diventa vittima del sistema che aveva contribuito a costruire.

Lo spettacolo restituisce questa storia con uno sguardo intimo e umano, senza semplificazioni. Angela Demattè costruisce una scrittura densa, poetica e tagliente, fatta di frammenti e cortocircuiti emotivi. La scena diventa un luogo sospeso, in cui Margherita parla come se fosse fuori dal tempo: un’anima che osserva la propria vita e la propria rovina, cercando una verità più profonda di qualsiasi giustificazione storica.

In questo spazio teatrale, la protagonista alterna lucidità e fragilità, analisi e smarrimento, forza intellettuale e dolore personale. È una donna che guarda indietro alla propria storia cercando di comprenderla, mentre il pubblico è chiamato a confrontarsi con le contraddizioni di un’epoca in cui arte e potere erano inseparabili.

SARFATTI diventa così uno spettacolo che parla di storia italiana, ma anche di identità, di ambizione, di perdita e di responsabilità. Una storia che non si chiude nel passato, ma continua a interrogare il presente.

SPETTACOLO
Venerdì 11 dicembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea

CREDITI
da un’idea di Massimo Mattioli
di Angela Dematté
regia ANDREA CHIODI
con Claudia Coli
contributi scientifici di Massimo Mattioli
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Orlando Cainelli
foto Leila Leam
una coproduzione MART museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Teatro Stabile di Bolzano, Centro Servizi Culturali Santa Chiara

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CONCERTO GOSPEL
con CHARLESTON GOSPEL CHOIR


Direttamente da Charleston, Carolina del Sud, arriva sul palco un’esplosione di energia, voce e spiritualità: il Charleston Gospel Choir.

Un ensemble eccezionale di cantanti e musicisti che unisce tecnica, passione e carisma scenico, capace di trasformare ogni esibizione in un’esperienza travolgente. Il loro repertorio attraversa gospel, soul e R&B, intrecciando armonie raffinate, ritmi coinvolgenti e assoli potenti che conquistano il pubblico fin dalle prime note.

La forza del coro sta nella sua capacità di parlare a tutti: la musica diventa un linguaggio universale, accessibile e inclusivo, capace di superare confini culturali e generazionali. Ogni concerto è un momento di condivisione autentica, in cui la dimensione spirituale si intreccia con quella performativa, dando vita a uno spettacolo che emoziona e coinvolge profondamente.

Alla base del loro stile c’è una sintesi originale tra gli inni sacri della tradizione “bianca” e la potente matrice ritmica della musica afroamericana. Un incontro che dà vita a una delle espressioni artistiche più vive e creative del Sud degli Stati Uniti contemporanei.

Il gospel del Charleston Gospel Choir si distingue inoltre da quello più tradizionale del Nord America per un’energia scenica ardente e contagiosa, capace di coinvolgere chiunque, spettatore esperto o semplice curioso, in una partecipazione spontanea fatta di gioia, emozione e desiderio di movimento. Il pubblico viene naturalmente trascinato in una sorta di danza collettiva, dove il corpo diventa parte integrante dell’esperienza musicale.

Il concerto restituisce così il clima più autentico e vibrante della religiosità afroamericana, anche grazie a momenti di grande intensità in cui gli artisti scendono tra il pubblico, abbattendo ogni distanza tra scena e platea e trasformando lo spazio teatrale in una comunità in festa.

Un’energia che richiama l’immaginario di una musica che James Brown avrebbe potuto eseguire se non avesse lasciato in giovane età la congregazione religiosa in cui cantava, e che il cinema ha evocato anche attraverso figure iconiche come il “pastore illuminato” in The Blues Brothers: una musica che è insieme rito, spettacolo e liberazione.

SPETTACOLO
Domenica 20 dicembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Show

LINE-UP
Tony Washington – Lead
James L. Patterson – Lead/Tenor
Gary Bellinger – Piano
Latrell Singleton – Piano
DJ Bellinger – Drums
Leroy Alston – Bass Guitar
Nykki Smalls – Alto
Mildred Daniels – Alto
Keyurshia Johnson – Alto
Jared White – Tenor
Diamond Tyler – Soprano
Joeneshia Green – Soprano

distribuzione Slang Music
spettacolo programmato in collaborazione con My Nina Spettacoli

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