Tag Archivio per: RADICI 2026|27

Un nuovo traguardo nel percorso artistico e professionale del nostro direttore artistico, alla guida del Teatro Giuditta Pasta dal 2023

Un nuovo traguardo nel percorso artistico e professionale di Andrea Chiodi, direttore artistico del Teatro Giuditta Pasta dal 2023, che dal 1° novembre 2026 assumerà la direzione del Centro Teatrale Bresciano.

La nomina è stata deliberata dal Consiglio di Amministrazione del CTB e rappresenta un riconoscimento significativo del percorso maturato da Chiodi negli ultimi anni e del lavoro sviluppato alla guida del Teatro Giuditta Pasta.

Tre stagioni al Giuditta Pasta

Dal 2023 Andrea Chiodi ha accompagnato il Teatro Giuditta Pasta in un percorso di crescita e rilancio, contribuendo a consolidarne l’identità di teatro d’arte, la qualità della programmazione e il rapporto con il pubblico.

In questi anni sono state costruite tre stagioni, attraverso una proposta capace di intrecciare prosa, contemporaneo, danza, teatro musicale, formazione e nuovi progetti, con particolare attenzione al dialogo con il territorio e alla costruzione di una relazione sempre più forte con la comunità.

Un percorso che prosegue oggi con RADICI 2026|27, la nuova stagione del Teatro Giuditta Pasta, nata proprio dalla volontà di mettere in dialogo identità e futuro, memoria e contemporaneità, territorio e apertura verso nuovi linguaggi.

Le parole del Presidente Marco Luchetti

«Siamo molto felici per Andrea e per questo importante riconoscimento – dichiara Marco Luchetti, Presidente della Fondazione Teatro Giuditta Pasta –.

La nomina alla direzione del Centro Teatrale Bresciano conferma il valore del lavoro artistico e culturale che Andrea ha saputo portare avanti in questi anni. Per il nostro Teatro è motivo di orgoglio sapere che il percorso intrapreso insieme è stato parte di una crescita professionale che oggi lo porta ad assumere la guida di una delle realtà teatrali più importanti del panorama regionale. A lui vanno le nostre più sincere congratulazioni e i migliori auguri per questa nuova responsabilità».

Un riconoscimento anche per il lavoro del Teatro

La nomina di Andrea Chiodi al CTB è anche motivo di soddisfazione per la Fondazione Teatro Giuditta Pasta, che in questi anni ha condiviso con il direttore artistico un progetto di crescita e di consolidamento dell’identità del Teatro.

Il lavoro sviluppato dal 2023 ha contribuito a rafforzare una proposta culturale capace di dialogare con pubblici diversi e di mettere al centro la qualità artistica, la contemporaneità, la formazione e il rapporto con il territorio.

È anche attraverso questi percorsi che un teatro può crescere: costruendo relazioni, valorizzando competenze e creando le condizioni perché il lavoro artistico possa svilupparsi e generare nuove opportunità.

Gli auguri del Teatro Giuditta Pasta

La Fondazione Teatro Giuditta Pasta si congratula con Andrea Chiodi per il nuovo prestigioso incarico alla direzione del Centro Teatrale Bresciano e gli rivolge i migliori auguri per questa nuova responsabilità professionale.

Un traguardo che riconosce il valore di un percorso costruito nel tempo e che il Teatro Giuditta Pasta è orgoglioso di condividere.

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DOMENICA 2 MAGGIO 2027
Una giornata di festa tra creatività, teatro di strada e meraviglia

In occasione dell’inaugurazione del Concorso Internazionale di Canto Lirico “Giuditta Pasta” 2027, il Teatro Giuditta Pasta invita famiglie, bambini e cittadini a vivere una giornata speciale ispirata all’incontro tra cultura italiana e giapponese, all’insegna del gioco, dell’immaginazione e della partecipazione.

Ore 11.00 | LABORATORIO CREATIVO 

Con Michele Cafaggi e Izumi Fujiwara

I bambini saranno protagonisti di un laboratorio dedicato alla realizzazione delle tradizionali carpe giapponesi Koinobori, simbolo di forza, crescita e buon auspicio. Guidati da Izumi Fujiwara, i partecipanti coloreranno e costruiranno i propri pesci volanti, che accompagneranno poi nella grande parata del pomeriggio.

Ore 14.00 | FISH PARADE

Con Michele Cafaggi e Izumi Fujiwara

Una coloratissima parata aperta a tutta la cittadinanza attraverserà gli spazi del Teatro e della città, trasformando il pomeriggio in una grande festa collettiva. A guidare il corteo saranno il Maestro di Cerimonia e il suggestivo Grande Pesce, una spettacolare creazione lunga oltre sei metri che prenderà vita grazie alla partecipazione di alcuni volontari adulti coinvolti nella sua animazione.

Accanto al Grande Pesce sfileranno i bambini e le famiglie con i propri Pesciolini Volanti Koinobori, realizzati durante il laboratorio del mattino, dando vita a una vivace processione ispirata alla tradizionale festa giapponese dei Koinobori, simbolo di crescita, coraggio e buon auspicio.

Al termine della parata, il pubblico sarà accolto da un emozionante finale con bolle di sapone giganti, mentre l’installazione dei pesci colorati prenderà forma all’interno del Teatro Giuditta Pasta. Da qui la festa proseguirà in sala, dove famiglie e bambini potranno assistere allo spettacolo Fish & Bubbles, completando un’esperienza che unisce creatività, partecipazione e meraviglia in un unico grande racconto condiviso.

Ore 16.00 | FISH & BUBBLES

Clownerie e giochi d’acqua
Con Michele Cafaggi e Izumi Fujiwara

La giornata si concluderà in teatro con uno spettacolo poetico e sorprendente. Un eccentrico pescatore della domenica, inseguito da una nuvoletta dispettosa che lo bagna senza tregua, affronta ogni imprevisto con leggerezza e fantasia. Tra bolle di sapone giganti, giochi d’acqua, gag clownesche e immagini incantate, nasce uno spettacolo capace di stupire grandi e piccoli, dove la magia delle bolle diventa linguaggio universale di gioia e meraviglia.

Un’intera giornata da vivere insieme, tra laboratorio, parata e spettacolo, per inaugurare il Festival e il Concorso Internazionale “Giuditta Pasta” con un grande momento di festa dedicato alle famiglie. Un’occasione per creare, sfilare, sognare e lasciarsi incantare.

SPETTACOLO
Domenica 2 maggio 2027 | ore 16.00
Teatro Famiglie

IL GIARDINIERE DEI SOGNI

Un viaggio poetico tra storie, immagini e meraviglia, pensato per essere vissuto insieme. Questo spettacolo invita bambini e adulti a condividere un tempo prezioso, lontano dalla fretta quotidiana, dove ascoltare, osservare e lasciarsi sorprendere.

Attraverso la magia del racconto e la suggestiva metafora del giardino, i più piccoli scopriranno che ogni storia è come un seme capace di far nascere emozioni, domande e sogni. E gli adulti, proprio come pazienti giardinieri, potranno accompagnarli in questa avventura, riscoprendo il piacere di leggere, immaginare e crescere insieme.

Uno spettacolo delicato e coinvolgente che parla al cuore di tutta la famiglia, celebrando il valore delle storie e il loro potere di creare legami, nutrire la fantasia e mettere radici profonde nella memoria dei bambini. Un’esperienza da vivere insieme, per tornare a casa con una valigia piena di immagini, emozioni e nuove storie da raccontare.

Fascia d’età:dai 3 anni tout publique
Durata: 1 ora

SPETTACOLO
Domenica 4 aprile 2027 | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
drammaturgia Claudio Gobbetti ed Emanuela Spadavecchia
musiche Luca De Marinis
in scena Beatrice Masala, Marco Iacuzio e Ilaria Ferro
coordinamento messa in scena Giusy Colucci ed Emanuela Spadavecchia
voci Franco Spadavecchia, Giulia Bersani
scenografia Caterina Berta e Chiara Ghidelli
luci Marco Zennaro
direttore di produzione Franco Spadavecchia

ERANO TUTTI MIEI FIGLI

Dopo il successo di Morte di un commesso viaggiatore, Elio De Capitani torna a confrontarsi con il teatro di Arthur Miller dirigendo e interpretando Erano tutti miei figli, il testo che nel 1947 consacrò il drammaturgo americano come una delle voci più importanti del Novecento. Considerata una delle opere fondamentali della drammaturgia contemporanea, la pièce affronta temi universali come la responsabilità morale, il peso delle scelte individuali, il rapporto tra genitori e figli e il conflitto tra interesse personale e bene collettivo.

Ambientato nell’America del secondo dopoguerra, lo spettacolo ci conduce all’interno della casa della famiglia Keller, una rispettabile famiglia borghese che sembra aver ritrovato serenità dopo gli anni del conflitto. Dietro l’apparente tranquillità si nascondono però segreti, omissioni e ferite mai rimarginate. Joe Keller è un imprenditore di successo che durante la guerra ha costruito la propria fortuna lavorando per l’aviazione militare. Accusato di aver fornito componenti difettosi che causarono la morte di ventuno piloti, è stato assolto, mentre il suo socio ha pagato il prezzo più alto finendo in carcere. Una verità scomoda che sembra appartenere al passato, ma che torna lentamente a galla fino a travolgere l’intera famiglia.

Accanto a lui c’è Kate, una madre incapace di accettare la scomparsa del figlio maggiore Larry, disperso in guerra da anni. Il secondogenito Chris, tornato dal fronte profondamente cambiato dalle atrocità vissute, sogna invece di costruire un futuro diverso insieme ad Ann, la ragazza che un tempo era fidanzata proprio con Larry. Tra desiderio di rinascita e fantasmi del passato, la famiglia Keller si trova così al centro di una vicenda che mette in discussione legami affettivi, convinzioni morali e responsabilità individuali.

Nella lettura di Elio De Capitani, Erano tutti miei figli diventa un’opera di straordinaria attualità. Il regista individua nel conflitto tra padri e figli uno dei nuclei più potenti del testo, un confronto che anticipa le grandi contestazioni delle generazioni successive e che ancora oggi parla a una società attraversata da profonde fratture etiche e culturali. Al centro della vicenda emerge anche il tema della menzogna, quella necessità umana di costruire narrazioni rassicuranti per non affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Joe Keller è un uomo che ha scelto di mentire agli altri e a sé stesso per proteggere ciò che considera più importante: la propria famiglia, il proprio successo, il proprio posto nel mondo.

La messinscena, ambientata in uno spazio scenico ideato da Carlo Sala come una sorta di patio immerso nel bosco, amplifica il senso di inquietudine che attraversa il testo. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, dove i segreti sembrano annidarsi dietro ogni silenzio. È qui che Arthur Miller costruisce una tragedia moderna nella quale il dramma psicologico e quello sociale coincidono perfettamente, rendendo impossibile separare le responsabilità private dalle conseguenze pubbliche.

Ad accompagnare De Capitani in questo progetto è una compagnia di interpreti che da anni rappresenta una delle eccellenze del Teatro dell’Elfo. Accanto a lui e a Cristina Crippa troviamo Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Caterina Erba e un gruppo di artisti capaci di dare vita a relazioni sceniche autentiche e profondamente coinvolgenti.

La critica ha accolto lo spettacolo con grande entusiasmo. Sara Chiappori su la Repubblica ha definito il lavoro di De Capitani «uno spettacolo all’altezza adulta del classico», capace di essere allo stesso tempo robusto e commovente, esaltando la forza dei personaggi di Miller e la loro profonda umanità. Anche Magda Poli sul Corriere della Sera ha sottolineato la qualità delle interpretazioni, evidenziando la prova intensa di Elio De Capitani e quella di Cristina Crippa, descritta come una madre ambigua e solo apparentemente rassicurante, accanto agli efficaci Angelo Di Genio e Caterina Erba.

Particolarmente significativa l’analisi di Massimo Bernardini su HuffPost, che ha lodato la capacità della regia di tenere insieme realismo e dimensione simbolica, trasformando la casa dei Keller in una metafora della coscienza e della memoria. Bernardini individua nella messa in scena quella «modernità feroce» che rende il teatro di Miller ancora oggi indispensabile: l’idea che nessuno possa sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni e che la colpa non possa essere delegata a un sistema impersonale. Una riflessione che De Capitani restituisce con «lucidità chirurgica», attraversando il testo senza retorica e lasciando emergere tutta la sua forza emotiva.

Erano tutti miei figli è una grande tragedia americana che parla direttamente al presente. Un’opera intensa e coinvolgente che mette al centro le contraddizioni dell’essere umano, il desiderio di proteggere chi si ama e il prezzo che siamo disposti a pagare per farlo. Uno spettacolo di straordinaria qualità artistica che conferma la grandezza della scrittura di Arthur Miller e il talento di una delle più autorevoli compagnie del teatro italiano.

SPETTACOLO
Giovedì 25 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
regia di ELIO DE CAPITANI
traduzione Masolino d’Amico
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Caterina Erba, Marco Bonadei, Nicola Stravalaci, Sara Borsarelli, Michele Costabile e Roberta Lanave/Carolina Cametti
scene e costumi di Carlo Sala, luci Michele Ceglia
suono Gianfranco Turco, assistente alla regia Alessandro Frigerio
assistente alle scene e costumi Roberta Monopoli
produzione Teatro dell’Elfo

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SUSANNA EGRI: IL CENTENARIO

Nel 2026 la Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza celebra il centenario della nascita della sua fondatrice e presidente Susanna Egri, figura pionieristica della modernità coreutica e instancabile protagonista della vita culturale italiana ed europea.

La sua biografia attraversa il Novecento e giunge fino al XXI secolo: esule in Ungheria durante le persecuzioni razziali, figlia dell’allenatore del Grande Torino scomparso a Superga, nel 1954 apre le trasmissioni della RAI. Tra le più importanti innovatrici della danza moderna, continua oggi a insegnare e trasmettere la propria visione artistica a Torino.

In occasione della stagione RADICI, il coreografo Raphael Bianco, insieme alla Compagnia EgriBiancoDanza, dedica a Susanna Egri uno spettacolo celebrativo e profondamente ispirato alle radici culturali dei due fondatori della compagnia: Ungheria e India.

Lo spettacolo si articola in due creazioni coreografiche

CANTATA PROFANA: IL CERVO FATATO
Dedicato a Susanna Egri

“Ai padri affinché ascoltino le ragioni dei figli
Ai figli che forse diventeranno padri”
Raphael Bianco

Ispirata alla Cantata Profana di Béla Bartók, fondata su un’antica leggenda transilvana dei nove cervi fatati, la coreografia di Raphael Bianco indaga la simbologia profonda della partitura e il suo nucleo drammaturgico: il rapporto tra padre e figlio.

Il lavoro si concentra sul dialogo conflittuale e necessario tra le generazioni, già presente nella struttura musicale dell’opera, dove le voci del baritono (padre) e del tenore (figlio) si confrontano in modo intenso e doloroso.

Bianco rilegge questo confronto come un percorso di emancipazione: il figlio si allontana dal modello paterno in nome di una libertà identitaria e di una diversa relazione con la natura e con sé stesso. La Cantata Profana si rivela così non solo come un inno al mondo naturale, ma come una potente metafora di libertà e autodeterminazione.

Il lavoro è dedicato a Susanna Egri, maestra e guida, che ha attraversato la propria vita artistica affermando con coerenza una libertà creativa e personale oltre ogni schema e pregiudizio

BRIDES OF GOD
in memoria di Aliyamma Puthiyedom

Frutto di un lungo periodo di ricerca tra India e Italia, Raphael Bianco crea insieme alle danzatrici della Compagnia EgriBiancoDanza una nuova opera ispirata al patrimonio della danza classica indiana.

Il lavoro prende avvio dalla riflessione critica sulla tradizione delle Devadasi, donne consacrate alla danza e al divino fin dall’infanzia, custodi di un sapere corporeo rituale, artistico e spirituale profondamente radicato nella storia dei templi.

In una dimensione onirica e visionaria, la coreografia esplora l’interiorità di queste figure femminili: desideri, tensioni e inquietudini emergono come una verità nascosta che si libera nel tempo della notte, per poi ricomporsi all’alba in un rinnovato gesto di devozione.

Brides of God diventa così un rito coreografico di liberazione e consapevolezza, che attraversa il confine tra disciplina e desiderio, tra sacro e umano.

SPETTACOLO
Martedì 27 ottobre 2026 | ore 20.45
Rassegna Danza

CREDITI
CANTATA PROFANA: IL CERVO FATATO
coreografia e ideazione RAPHAEL BIANCO
musica Béla Bartók
voce narrante Susanna Egri
scene Massimo Voghera
costumi Agostino Porchietto
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT

BRIDES OF GOD
coreografia e ideazione RAPHAEL BIANCO
consulenza drammaturgica e coach danza classica indiana (bharatanatyam): Antonella Usai
assistente alla coreografia Vincenzo Criniti
musica live Cristina Mercuri
voce Antonella Usai
scene Massimo Voghera
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT

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RICCARDO III

Uno dei personaggi più affascinanti, inquietanti e complessi della storia del teatro prende vita sul palcoscenico del Teatro Giuditta Pasta in una nuova, attesissima edizione di Riccardo III. Protagonista assoluta è Maria Paiato, tra le più autorevoli interpreti della scena contemporanea, che affronta uno dei ruoli più iconici del repertorio shakespeariano sotto la regia di Andrea Chiodi.

Nato dal desiderio dell’attrice veneta di confrontarsi con questo straordinario personaggio, lo spettacolo propone una lettura rigorosa e profondamente fedele allo spirito dell’opera di William Shakespeare. Maria Paiato veste i panni di Riccardo, duca di Gloucester, il grande usurpatore, il manipolatore geniale e spietato che attraversa la tragedia trascinando con sé una scia di inganni, seduzioni e distruzione nella propria inarrestabile corsa verso il potere.

“Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York”: così si apre una delle tragedie più celebri di Shakespeare, ultimo capitolo della tetralogia dedicata alla Guerra delle Due Rose e alla fine della dinastia dei Plantageneti. Scritto intorno al 1592, Riccardo III racconta l’ascesa e la caduta di un uomo che, escluso dall’amore e dal riconoscimento, sceglie di trasformare la propria ferita in una devastante volontà di dominio.

La regia di Andrea Chiodi sceglie di allontanarsi da una lettura che riduca il personaggio alla sua deformità fisica per concentrarsi invece sulla sua straordinaria capacità di seduzione. Il cuore dello spettacolo non è il corpo di Riccardo, ma la sua mente. È la forza della parola, l’intelligenza manipolatoria, il fascino ambiguo del male che riesce a conquistare, convincere e trascinare gli altri oltre ogni limite morale. Riccardo non è soltanto un tiranno: è un uomo ferito che reclama il proprio diritto a esistere e a essere riconosciuto, anche attraverso la distruzione.

Questa riflessione attraversa anche la raffinata drammaturgia di Angela Dematté, che mette in luce il profondo legame tra potere, famiglia e desiderio di sopravvivenza. Dietro la lotta per il trono si nasconde infatti una domanda universale: cosa cerca davvero un essere umano quando cerca il potere? E quanto incidono le ferite dell’infanzia nella costruzione della propria identità? In questa lettura, Riccardo appare come un bambino non amato che tenta disperatamente di riscrivere il proprio destino, trasformando il dolore in ambizione e la fragilità in violenza.

Lo spettacolo mette così in evidenza tutta la straordinaria modernità della scrittura shakespeariana. Le trame di corte, gli intrighi politici e le lotte dinastiche diventano lo specchio di meccanismi umani che appartengono ancora al presente: la manipolazione del consenso, l’ossessione per il potere, il desiderio di controllo e la capacità del male di presentarsi sotto forme affascinanti e persuasive.

A rendere ancora più potente questa visione è l’interpretazione di Maria Paiato, artista pluripremiata e unanimemente riconosciuta come una delle più grandi attrici italiane. La sua scelta di affrontare un ruolo tradizionalmente maschile non rappresenta un semplice cambio di prospettiva, ma un’opportunità per indagare ancora più a fondo le contraddizioni e le fragilità del personaggio. Il risultato è un Riccardo capace di esercitare sul pubblico la stessa attrazione irresistibile che esercita sui personaggi della tragedia.

Accanto a lei, una compagnia di interpreti di grande livello dà vita alla complessa rete di relazioni che anima il dramma: da Buckingham a Lady Anna, dalla Regina Elisabetta alla Duchessa di York, figure che contribuiscono a delineare un universo dominato da ambizione, vendetta e desiderio di riscatto.

La critica ha più volte riconosciuto a Maria Paiato una straordinaria capacità di confrontarsi con i grandi classici restituendone tutta la forza contemporanea. Anche in questo progetto, l’incontro tra la sua sensibilità interpretativa e la regia di Andrea Chiodi promette di offrire al pubblico un’esperienza teatrale intensa e coinvolgente, capace di restituire tutta la complessità di uno dei personaggi più memorabili della storia della letteratura.

Riccardo III è una tragedia sul potere, sulla seduzione del male e sulle conseguenze devastanti dell’ambizione senza limiti. Ma è anche una riflessione profonda sulla natura umana, sulle ferite che ci definiscono e sulla sottile linea che separa il desiderio di affermazione dalla distruzione di sé e degli altri. Uno spettacolo di grande valore artistico che riporta al centro del palcoscenico la forza eterna del teatro di Shakespeare.

SPETTACOLO
Giovedì 11 marzo 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI

di William Shakespeare
riduzione e adattamento Angela Dematté
regia ANDREA CHIODI
con Maria Paiato
e con
Emanuele Arrigazzi, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanni Franzoni, Fabio Marchisio, Emiliano Masala, Cristiano Moioli,  Giuseppina Turra, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Cesare Agoni
trucco e parrucco Bruna Calvaresi
sartoria Mediapont Arte Tessile
assistente alla regia Francesco Biagetti
assistente ai costumi Valentina Volpi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova,
Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

 

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TANA

Osservando la natura e gli animali, le due protagoniste trovano ispirazione per il loro progetto: una casa da costruire, da abitare, un posto dove nascondersi o semplicemente giocare. Il bruco, l’orso, la chiocciola diventano così dei modelli da imitare.

Con il linguaggio della danza e il supporto di sculture di stoffa due personaggi in scena ricercano la loro possibile “tana” per affrontare in sicurezza il buio della notte, il freddo, la pioggia, il sole.

Alla fine lo spazio scenico si apre all’interazione del pubblico, diventando il luogo dove i bambini e le bambine possono sperimentare e sperimentarsi, esplorare le forme e i suoni messi in gioco per loro.

A questo momento di scoperta anche lo spettatore adulto è chiamato a partecipare al gioco.

Capienza: 40 bambini + adulti
Fascia d’età: 1-5 anni
Durata: 40’

SPETTACOLO
Domenica 28 febbraio 2027 | ore 15.00 e ore 17.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
Compagnia TPO | SardegnaTeatro | Fuorimargine Centro di Produzione
coreografia Sara Campinoti, Valentina Sechi, Giulia Vacca
con due danzatrici
progettazione informatica Rossano Monti
progettazione visiva Elsa Mersi
scene e oggetti di scena Livia Cortesi
progetto sonoro Spartaco Cortesi
con il sostegno del Festival Tuttestorie

LO SCHIACCIANOCI

“Lo Schiaccianoci” apparentemente è il balletto meno drammatico della trilogia di Ciajkovskij, ma in realtà è un percorso di crescita, di scelte e di distacco dal mondo dell’infanzia. Le inquietudini della giovane Clara sono le inquietudini di bambini che si affacciano alla vita adulta, distaccandosi dal loro mondo fantastico, dalla protezione dei propri feticci. In questa mia versione, liberamente ispirata all’omonimo balletto, La Fata Confetto sarà il personaggio guida che conduce Clara e gli spettatori fra dolci e doni misteriosi, in una progressiva maturazione attraverso la scelta di sorprese non sempre felici ma utili, e dove i topi rappresentano l’anima nera, i fantasmi e le inquietudini di una giovane fanciulla ignara ancora di sé. Sulle note della straordinaria partitura di Ciajkovskij, ho immaginato un nuovo percorso per Clara, saldamente legato, a livello coreografico, alle radici classico – accademiche pur essendo un balletto dall’impianto contemporaneo, sfrondando la narrazione da tutti o quasi gli episodi del primo atto. Lascio al centro dell’azione la notte di Natale, la magia, i sogni e il senso di smarrimento di Clara in un labirinto speculare fra mondo onirico e realtà, in un caleidoscopico ed elettrizzante gioco di scelte per trovare la strada giusta e riscoprirsi adulta. Un balletto dedicato ai bambini dei quali non sempre cogliamo l’enigmatico groviglio di emozioni, incertezze e sentimenti.

SPETTACOLO
Venerdì 18 dicembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Danza

CREDITI
ideazione e coreografia RAPHAEL BIANCO
assistente alla coreografia Elena Rolla
musica P.L. Ciajkovskij
costumi Agostino Porchietto e il costume della fata confetto è stato realizzato in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Cuneo che ha realizzato i bozzetti
elementi scenici Mario Bianco e Anna Borgna
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri Centro di Rilevante Interesse per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT, TAP – Torino Arti Performative

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DOORS

Due porte. Nessun muro. Porte che si aprono sul passato, sul futuro o forse semplicemente sul presente. Attraverso comicità, clownerie e teatro fisico, lo spettacolo gioca attorno a grandi domande per un viaggio poetico e surreale.

Doors tratta di due custodi onirici ed elegantemente comici, vestiti con dettagli di chiavi e maniglie in omaggio ai portieri del grande cinema classico, hanno una missione misteriosa: montare delle porte.

Quell’oggetto quotidiano e ingombrante diventa così il protagonista assoluto della scena. Attraverso sketch surreali, usi assurdi di serrature e maniglie sospese, la banalità del montaggio si trasforma in un viaggio filosofico e visionario. Cosa si cela davvero dietro una porta?

Tra continui colpi di scena, il pubblico viene trascinato in luoghi reali e immaginari — da case private a spazi sacri — riscoprendo il valore simbolico della chiave: uno strumento magico capace di aprire varchi anche dove non esistono serrature.

Fascia d’età: 3 +
Durata: 1 ora’

SPETTACOLO
Domenica 15 novembre 2026  | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
COMPAGNIA DEL BUCO
attori Luca Mecca e Simone Vaccari
regia COMPAGNIA DEL BUCO
scenografia As Fa Tot- creazioni per lo spettacolo
costumi Letizia Violi
fotografie Andrea Mazzoni, Loris Salussolia, Camilla Strobino
Premio Inbox Teatro Emergente – sezione nuove generazioni

VERDI LEGGE VERDI

Un viaggio emozionante nella vita e nell’opera di Giuseppe Verdi, tra musica, parole e teatro. Un racconto intenso che ripercorre la straordinaria vicenda umana e artistica del compositore attraverso i suoi scritti, i suoi pensieri e le sue opere più celebri.

Da La Traviata ad Aida, da Nabucco a Falstaff, le grandi pagine del repertorio verdiano si intrecciano alla narrazione di un uomo schivo, appassionato e profondamente moderno, capace di lasciare un segno indelebile nella storia della musica e della cultura italiana.

In scena Massimiliano Finazzer Flory dà voce e volto al Maestro grazie a una straordinaria interpretazione teatrale, accompagnato dal pianoforte di Asako Watanabe e dal soprano Elisa Maffi. Ne emerge un ritratto vivo e coinvolgente, che restituisce tutta l’umanità, il talento e l’attualità di Verdi.

Uno spettacolo che unisce prosa, musica e canto per raccontare non solo il grande compositore, ma anche l’uomo, le sue passioni, le sue idee e la sua straordinaria eredità culturale.

SPETTACOLO
Lunedì 3 maggio 2027 | ore 20.45
Rassegna Musica

CREDITI
di e con Massimiliano Finazzer Flory

CAST
Giuseppe Verdi – Massimiliano Finazzer Flory
pianoforte Asako Watanabe
soprano Elisa Maffi

UNA FESTA BELLISSIMA

Tre amici, un mucchio di palloncini, risate, abbracci e la meraviglia delle piccole scoperte quotidiane: sono questi gli ingredienti di Una Festa Bellissima, uno spettacolo poetico e dinamico concepito per coinvolgere i bambini, le bambine e le loro famiglie. Attraverso il gioco e il movimento, la storia intreccia una narrazione capace di parlare a grandi e piccoli, mettendo al centro del palco il valore dell’amicizia, l’espressione libera del corpo e la scoperta delle nostre emozioni.

Ma cosa succede quando la musica si spegne e la festa, come tutte le cose, giunge al termine? Finisce e basta. Eppure, proprio in quel momento, lo spettacolo accompagna il giovane pubblico a comprendere in modo semplice il concetto di inizio e fine. Si scopre così che quando tutto sembra concluso, il bello deve ancora arrivare: restano il ritmo del respiro, la memoria dei gesti e una travolgente voglia di ballare ancora.

In perfetto stile Arione de Falco, la scena si presenta completamente vuota. Senza l’ausilio di scenografie o costumi didascalici, sono solo i corpi e le voci degli interpreti a dare vita a un potente processo immaginativo condiviso, capace di riempire il palco di oggetti e atmosfere uniche grazie alla fantasia dei bambini.

Una Festa Bellissima si trasforma così in un invito luminoso a celebrare il presente, a guardarsi negli occhi e ad abitare il “qui ed ora” della condivisione. Perché anche se la musica si è fermata, finché siamo insieme… si continua a ballare.

Fascia d’età: Tout Poublique
Durata: 1 ora

SPETTACOLO
Domenica 31 gennaio 2027 | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
di Compagnia Arione de Falco
con Annalisa Arione, Alberto Branca, Dario de Falco
musiche Enrico Messina
movimento scenico Marcos Rangel Koslowski
costumi Giulio Rossi
con il sostegno di Teatro Koreja