Miei carissimi Saronnesi,
Aprile! Mi hanno detto che un poeta della vostra epoca lo ha chiamato “il più crudele dei mesi”. Non sono certa di avere capito cosa volesse dire, ma per me lo e, perché comincia a ospitare gli ultimi appuntamenti. Fino alla prossima stagione, si intende! E, come dimenticarlo, al Concorso Lirico per decretare la mia erede…
Ma non occorre anticipare troppo per ora, avrò tempo di svelarvi tutto quello che sta prendendo forma…
Nel frattempo, però, ci sono altri veli da sollevare…Cosa sono quegli sguardi, che avete capito? Sto parlando di quelli sui segreti della buona società, quelli che tutti preferiamo nascondere…e di cui io amo spettegolare!
Sono certa che anche voi conosciate bene il gusto di questo sottile piacere, vero?
In fondo, in società tutti indossiamo una maschera, come a teatro, per questo ci piace tanto, non vi pare? E forse proprio il teatro ci può aiutare a trasformarci… Come fa la primavera che ormai è arrivata!
Quest’aprile che ci attende è davvero speciale.
Quattro spettacoli che sono altrettanti viaggi: dall’amore impossibile alla Sicilia ancestrale, dalla grande epica americana alla musica. Preparatevi a lasciar affiorare chi siete davvero!
9 aprile – LA SIGNORA DELLE CAMELIE
Oh, la mia amata Violetta…o Marguerite, nei romanzi. Qualcuno dice Marie, nella realtà. Chiamatela come vi pare, è sempre lei, cantandola la chiamiamo Traviata, ma voi amanti del teatro la conoscete come la Signora delle Camelie! Il mito romantico più grande dell’Ottocento – l’amore impossibile tra Marguerite Gautier e Armand -quanti sospiri…ma siamo sicuri di aver capito tutto?
Un giovane e talentuosissimo autore, Giovanni Ortoleva, ha deciso di indagarlo di nuovo, con uno sguardo più incisivo e sottile…e – siccome ama quanto me scoprire i segreti delle grandi storie, dice che vuole svela per quello che davvero è: la cronaca impietosa di un “omicidio sociale”! Nientemeno!
Perché vedete, miei cari, sotto la patina del mio amato romanticismo e dell’atmosfera di Parigi a me tanto cara, c’è il racconto di una società che sfoga le sue tensioni sul corpo delle donne, soprattutto se sono libere e sfrontate come me, e – lo so – tutte voi, mie amate concittadine. Temo che in questo, il vostro e il mio presente non siano troppo lontane.
Anche per questo Dumas figlio nel suo capolavoro, ha lasciato in eredità qualcosa di ben più potente di una grande storia d’amore: uno ritratto sincero della sua epoca che, sorpresa!, ci avvicina così tanto..
Sento che questo spettacolo è un filo che ci lega, teso tra l’Ottocento e l’ultra contemporaneo, partendo dal sapore riccamente ottocentesco e scivolando sempre più vicino a voi, “per guardarci a vicenda, proprio come si faceva ai miei tempi da un palchetto all’altro dei grandi teatri. Una storia che continua a toccarci, e a farci sospirare e commuovere.
E ricordate: chi ha sottoscritto uno degli abbonamenti di marzo ha diritto al biglietto ridotto speciale!
16 aprile, ore 20.45 – INSTRUMENT 1 – SCOPRIRE L’INVISIBILE
E dopo la stilettata cortese di Dumas, prepariamoci a un viaggio completamente diverso. Roberto Zappalà e la sua Compagnia Zappalà Danza ci portano in Sicilia. Ma non la Sicilia delle cartoline, no. Una Sicilia profonda, ancestrale, invisibile.
Al centro di tutto: il marranzano, lo “scacciapensieri”. Quello strumento marginale che qui, nelle mani del maestro Puccio Castrogiovanni e nel dialogo con sette danzatori straordinari, rivela una forza ritmica ed espressiva quasi primordiale, la stessa che a me ha raccontato il mio amico Bellini!
È l’inizio di un atlante danzato che riscrive le mappe culturali ed emotive dell’isola. Perché ogni mappa è già un viaggio – come ci ricordano gli scrittori Borges e Bufalino – e ogni strumento può pescare nel profondo di un territorio complesso e molteplice.
Il marranzano, da scacciapensieri, diventa mezzo per farli emergere, quei pensieri. Per aprire cammini tra memoria e visione, gesto e suono, materia e spirito. Come dice Werner Herzog, un grande di quella diavoleria che chiamate cinema: “Camminare è una virtù, il turismo è un peccato mortale.”
Questo spettacolo è per viaggiatori, non per turisti, come me. E voi siete viaggiatori, vero?
23 aprile – FURORE di John Steinbeck con Massimo Popolizio
La stagione di prosa del nostro teatro meritava un gran finale! Dopo aver viaggiato tutta la vita, non vedo l’ora di scoprire attraverso di voi un capolavoro della letteratura di quello che ai miei tempi chiamavamo ancora nuovo mondo, gli Stati Uniti, ma che dico, di tutto il mondo! E soprattutto, di ospitare nella nostra casa un altro artista di altissimo profilo, come Saronno si merita: e uno dei più grandi attori del panorama teatrale italiano: Massimo Popolizio. Porta sul nostro palco un emozionante monologo, in cui dà voce e corpo a Furore di John Steinbeck.
Con lui, seguiamo, nell’estate del 1936, braccianti americani sospinti in California dalle tempeste di sabbia che hanno reso sterile la loro terra. Chi l’ha detto che una indagine giornalistica non possa diventare grande letteratura?
Popolizio diventa il narratore onnisciente di un romanzo, arcaico e modernissimo, che – proprio come quello da cui siamo partiti, ci mostra la verità profonda della società, in questo caso attraverso la più devastante migrazione di contadini della storia moderna.
Se Dumas sbirciava dietro le tende chiuse dell’alta società, dentro le sue ipocrisie, Steinbeck conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma conosce anche le cause del loro destino, le dinamiche dell’ingiustizia sociale.
Sarà, già lo so, epico e lirico, realista e visionario, accompagnato da un caleidoscopio di suoni dal vivo. Perché le storie di migrazione, povertà, ingiustizia non sono mai solo “del passato”, vero? Sono sempre qui, con noi.
Ecco il nostro aprile, miei prediletti Saronnesi. Un mese che ci porta dall’Ottocento borghese alla Sicilia ancestrale, fino all’America della Grande Depressione. Un mese che dimostra, ancora una volta, come il teatro sappia essere specchio del nostro tempo pur parlando di epoche lontane.
Dall’amore come violenza sociale alla danza che rivela l’invisibile, fino all’epica della sopravvivenza umana. Tre storie, tre mondi, un’unica grande verità: il teatro ci aiuta a vedere più chiaro. A capire chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando.
E se avete sottoscritto uno dei nostri abbonamenti speciali di marzo – CHE DONNE! o CHE STORIE! – aprile è il mese in cui raccogliere i frutti di quella scelta. Furore fa parte dell’abbonamento CHE STORIE! e La Signora delle Camelie è disponibile a prezzo ridotto speciale!
Io vi aspetto in platea, miei cari. Perché aprile, con i suoi fiori e le sue storie, è il mese perfetto per continuare questo viaggio insieme attraverso la grande drammaturgia.
Con affetto primaverile (e sempre più orgoglio per il nostro Teatro),
La vostra Giuditta Pasta





serena serrani



