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Un nuovo traguardo nel percorso artistico e professionale del nostro direttore artistico, alla guida del Teatro Giuditta Pasta dal 2023

Un nuovo traguardo nel percorso artistico e professionale di Andrea Chiodi, direttore artistico del Teatro Giuditta Pasta dal 2023, che dal 1° novembre 2026 assumerà la direzione del Centro Teatrale Bresciano.

La nomina è stata deliberata dal Consiglio di Amministrazione del CTB e rappresenta un riconoscimento significativo del percorso maturato da Chiodi negli ultimi anni e del lavoro sviluppato alla guida del Teatro Giuditta Pasta.

Tre stagioni al Giuditta Pasta

Dal 2023 Andrea Chiodi ha accompagnato il Teatro Giuditta Pasta in un percorso di crescita e rilancio, contribuendo a consolidarne l’identità di teatro d’arte, la qualità della programmazione e il rapporto con il pubblico.

In questi anni sono state costruite tre stagioni, attraverso una proposta capace di intrecciare prosa, contemporaneo, danza, teatro musicale, formazione e nuovi progetti, con particolare attenzione al dialogo con il territorio e alla costruzione di una relazione sempre più forte con la comunità.

Un percorso che prosegue oggi con RADICI 2026|27, la nuova stagione del Teatro Giuditta Pasta, nata proprio dalla volontà di mettere in dialogo identità e futuro, memoria e contemporaneità, territorio e apertura verso nuovi linguaggi.

Le parole del Presidente Marco Luchetti

«Siamo molto felici per Andrea e per questo importante riconoscimento – dichiara Marco Luchetti, Presidente della Fondazione Teatro Giuditta Pasta –.

La nomina alla direzione del Centro Teatrale Bresciano conferma il valore del lavoro artistico e culturale che Andrea ha saputo portare avanti in questi anni. Per il nostro Teatro è motivo di orgoglio sapere che il percorso intrapreso insieme è stato parte di una crescita professionale che oggi lo porta ad assumere la guida di una delle realtà teatrali più importanti del panorama regionale. A lui vanno le nostre più sincere congratulazioni e i migliori auguri per questa nuova responsabilità».

Un riconoscimento anche per il lavoro del Teatro

La nomina di Andrea Chiodi al CTB è anche motivo di soddisfazione per la Fondazione Teatro Giuditta Pasta, che in questi anni ha condiviso con il direttore artistico un progetto di crescita e di consolidamento dell’identità del Teatro.

Il lavoro sviluppato dal 2023 ha contribuito a rafforzare una proposta culturale capace di dialogare con pubblici diversi e di mettere al centro la qualità artistica, la contemporaneità, la formazione e il rapporto con il territorio.

È anche attraverso questi percorsi che un teatro può crescere: costruendo relazioni, valorizzando competenze e creando le condizioni perché il lavoro artistico possa svilupparsi e generare nuove opportunità.

Gli auguri del Teatro Giuditta Pasta

La Fondazione Teatro Giuditta Pasta si congratula con Andrea Chiodi per il nuovo prestigioso incarico alla direzione del Centro Teatrale Bresciano e gli rivolge i migliori auguri per questa nuova responsabilità professionale.

Un traguardo che riconosce il valore di un percorso costruito nel tempo e che il Teatro Giuditta Pasta è orgoglioso di condividere.

Un invito alla presentazione della nuova stagione teatrale del Teatro Giuditta Pasta

Il Teatro Giuditta Pasta di Saronno presenta la nuova stagione teatrale 2026/27, “RADICI”, un progetto artistico che intreccia cultura, territorio, memoria e nuove visioni. Martedì 23 giugno 2026 alle ore 18.00, presso il Parco di Casa Morandi a Saronno, il Direttore Artistico Andrea Chiodi incontrerà il pubblico per raccontare spettacoli, artisti, incontri e percorsi della nuova stagione del Teatro Giuditta Pasta. Un appuntamento aperto alla città per scoprire il programma culturale 2026|27 e condividere insieme un nuovo capitolo del teatro saronnese.

Un nuovo passo insieme

Care spettatrici, cari spettatori, cari amici del Teatro,

in questi anni abbiamo camminato insieme attraversando parole, immagini, emozioni, domande e difficoltà note a tutti e coraggiosamente superate.

Un percorso iniziato con “Un Nuovo Sguardo”, proseguito con “Immaginazioni” e approdato a “Riflessioni”: tre stagioni che hanno rappresentato, per me e per tutto il Teatro Giuditta Pasta, non soltanto un progetto artistico, ma un vero dialogo con una comunità viva, attenta, curiosa e partecipe e un rilancio concreto del nostro teatro nel panorama culturale italiano.

Abbiamo provato a guardare il mondo da prospettive nuove, a immaginarne possibilità differenti, a fermarci insieme per riflettere sul presente e sul nostro modo di stare gli uni accanto agli altri. Lo abbiamo fatto attraverso il teatro, la musica, la danza, la parola, gli incontri, lasciandoci interrogare dall’arte e dalle sue domande, spesso senza risposte semplici.

Per questo desidero anzitutto dirvi grazie. Grazie per la fiducia, per l’ascolto, per la presenza costante, per il desiderio di condividere uno spazio che continua a essere, prima di tutto, un luogo umano.

RADICI: la nuova stagione teatrale 2026|27

Oggi quel cammino prosegue e si apre a un nuovo capitolo: “RADICI”, la stagione teatrale 2026|27.

Una parola semplice e potente, che parla di appartenenza ma anche di crescita. Le radici sono ciò che ci tiene ancorati, ciò da cui veniamo, la memoria che custodiamo, le storie che ci attraversano. Ma le radici non esistono senza il desiderio di crescere.

Per noi, RADICI significa radicamento e insieme slancio: il desiderio di affondare nel terreno della cultura, del territorio, delle relazioni e, allo stesso tempo, crescere per accogliere nuove visioni, nuove domande, nuovi linguaggi.

Non è un caso che abbiamo scelto come immagine della stagione l’opera “Radici” di Tommaso Spazzini Villa: un’immagine che restituisce visivamente questa tensione tra origine e movimento, memoria e trasformazione, profondità e desiderio di crescita.

Presentazione della stagione teatrale 2026|27: data, luogo e orario

Ho il piacere di invitarvi personalmente alla presentazione ufficiale della nuova stagione del Teatro Giuditta Pasta:

Martedì 23 giugno 2026 – ore 18.00
Parco di Casa Morandi – Saronno

Sarà un momento aperto alla città e al nostro pubblico per raccontare insieme il percorso artistico che ci accompagnerà nella prossima stagione: spettacoli, visioni, artisti, incontri e percorsi culturali che proveranno, ancora una volta, a interrogarci sul presente e sul nostro stare nel mondo.

Un momento conviviale per iniziare insieme un nuovo viaggio

Al termine della presentazione ci sarà un momento conviviale con aperitivo, per ritrovarci, scambiare impressioni e iniziare insieme questo nuovo viaggio.

Vi aspetto,

Andrea Chiodi
Direttore Artistico

Immagine su gentile concessione di Tommaso Spazzini Villa – RADICI 2025

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Le scuole di Saronno e i TGP Lab del
Teatro Giuditta Pasta in una settimana di spettacoli

Una settimana di teatro, musica e immaginazione che attraversa età, scuole e linguaggi diversi: dal corpo alle emozioni, dal cinema alla fiaba, fino ai grandi classici riletti dalle nuove generazioni.

Dal 11 al 20 maggio 2026, il palco si anima con le produzioni delle scuole di Saronno e degli allievi dei TGP Lab, i laboratori teatrali del Teatro Giuditta Pasta di Saronno, in un percorso che racconta crescita, identità e sguardo sul mondo attraverso il teatro come esperienza educativa e comunitaria.

Chi sono i TGP Lab

I TGP Lab sono i laboratori formativi e creativi del Teatro Giuditta Pasta di Saronno, dedicati a bambini, ragazzi e giovani adulti. Un percorso che unisce formazione teatrale, lavoro di gruppo e sperimentazione scenica, guidato da artisti e formatori professionisti, con l’obiettivo di trasformare il teatro in uno spazio di crescita personale e collettiva.

IL PROGRAMMA – STUDENTI IN SCENA 2026

11 maggio 2026 – Scuola Primaria G. Rodari (ore 20.30)

GEOGRAFIE DEL CORPO
Un viaggio nelle emozioni attraverso il movimento, dove il corpo diventa paesaggio interiore: luoghi che battono forte, sfiorano il cielo o cercano equilibrio. Un racconto fisico ed emotivo sull’identità e sulla scoperta di sé.

13 maggio 2026 – Istituto Leonardo Da Vinci (ore 20.00)

IL GRANDE CINEMA IN CONCERTO
Un viaggio nelle più iconiche colonne sonore del cinema: da Morricone a Zimmer, da Williams a Rota. L’orchestra degli studenti e degli ex allievi del percorso musicale restituisce la magia del grande schermo in forma sinfonica.

14 maggio 2026 – Sant’Agnese (ore 20.30)

OLTRE AL PODIO
Un gruppo di bambini attraversa il mondo sulle tracce dello spirito olimpico: amicizia, incontro tra culture e valorizzazione delle differenze diventano il cuore di un viaggio teatrale che celebra la pace e la collaborazione tra i popoli.

 15 maggio 2026 – Liceo Scientifico “GB Grassi” (ore 20.00)

OZ
Una rilettura de Il Mago di Oz: Dorothy e i suoi compagni affrontano un viaggio fantastico tra coraggio, amicizia e scoperta di sé, ricordando che ciò che si cerca è spesso già dentro di noi.

I TGP LAB IN SCENA

17 maggio 2026 – TGP YOUNG LAB (ore 17.30)

QUANDO NESSUNO GUARDA – Storie di chi sogna a occhi aperti
Tra sogno e realtà, bambini e ragazzi costruiscono mondi immaginari per dare forma a ciò che non riescono a dire. Un teatro intimo e poetico sulla crescita e sull’identità.

17 maggio 2026 – TGP JUNIOR LAB & TGP TEEN LAB (ore 20.00)

SENZA FILI E SENZA AUTORE
Due studi teatrali sull’illusione di diventare “veri”. Tra burattini e personaggi senza creatore, i ragazzi indagano il tema dell’identità e della libertà, in un laboratorio scenico metateatrale.

18 maggio 2026 – TGP LAB (ore 20.00)

TEMPESTE!
Da Shakespeare a una creazione originale: il presente, l’intelligenza artificiale e il futuro si intrecciano in un’avventura teatrale libera e collettiva, tra riflessione e ironia.

19 maggio 2026 – TGP UNDER 30 (ore 20.00)

MISANTROPIE
Liberamente ispirato a Molière, un testo che mette in scena il conflitto tra amore e disillusione, identità e sguardo sociale, in un adattamento contemporaneo dal sapore steampunk.

20 maggio 2026 – TGP MARTEDÌ (ore 20.00)

LA DODICESIMA NOTTE
Shakespeare incontra la musica italiana degli anni ’50 e ’60 in una commedia fatta di travestimenti, equivoci e desideri. Un mondo sospeso tra sogno e realtà, dove tutto può accadere

Una rassegna di scuola, teatro e comunità

Studenti in scena – XXVIII edizione non è solo una rassegna, ma un percorso condiviso: un laboratorio aperto in cui le scuole di Saronno e i TGP Lab del Teatro Giuditta Pasta trasformano il palco in uno spazio di crescita, creatività e incontro.

Un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, insieme.

Oltre 150 iscritti da tutto il mondo per il Concorso Internazionale “Giuditta Pasta”

Saronno si prepara a vivere giorni di grande musica e respiro internazionale. Dal 6 al 9 maggio 2026, il Teatro Giuditta Pasta ospiterà la V edizione del Concorso Internazionale di Canto Lirico “Giuditta Pasta”, confermandosi sempre più come uno dei principali poli culturali dedicati alla lirica e alla formazione dei giovani talenti.

L’edizione 2026 segna un risultato di particolare rilievo: sono infatti oltre 150 i candidati provenienti da tutto il mondo, un dato che testimonia la crescita costante e la forte autorevolezza internazionale della manifestazione.

Audizioni aperte al pubblico

Uno degli elementi che rendono unico questo concorso è la possibilità, per il pubblico, di assistere a tutte le fasi della competizione, dalle eliminatorie fino alla finale. Un’occasione rara e preziosa per entrare nel cuore del processo artistico e seguire da vicino il percorso dei giovani interpreti.

Le audizioni si svolgeranno a partire dal 6 maggio alle ore 15.00, proseguiranno il 7 maggio dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00, mentre l’8 maggio sarà dedicato alle semifinali, nelle stesse fasce orarie.

Una giuria internazionale di eccellenza

La qualità del concorso è garantita da una giuria internazionale di altissimo profilo. A presiederla sarà Giovanni Cultrera, Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini di Catania, pianista, docente e manager culturale di rilievo internazionale, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica.

Accanto a lui, professionisti provenienti da alcuni dei più importanti teatri e istituzioni musicali del mondo, tra cui figure di riferimento della scena lirica europea, asiatica e internazionale. Una presenza che non solo assicura il massimo livello di valutazione artistica, ma rappresenta anche una concreta opportunità di crescita e visibilità per i partecipanti.

Italia e Giappone unite dalla lirica

Il Concorso “Giuditta Pasta” si conferma anche come importante piattaforma di diplomazia culturale. Il consolidato legame con il Giappone e con la città di Kumamoto darà vita, nell’ottobre 2026, a una tappa internazionale gemellata, rafforzando ulteriormente il dialogo artistico tra Europa e Asia.

Premi e opportunità per i giovani artisti

In palio vi sono oltre 11.000 euro tra premi e borse di studio, ma soprattutto concrete opportunità professionali: produzioni operistiche, concerti e collaborazioni con teatri e festival internazionali che potranno rappresentare un vero punto di svolta nel percorso dei giovani cantanti.

Il gran finale con orchestra dal vivo

Il momento più atteso sarà il Gala lirico-sinfonico del 9 maggio alle ore 20.45, durante il quale i finalisti si esibiranno accompagnati da orchestra dal vivo.
La serata, a ingresso gratuito su prenotazione, rappresenta una vera festa della musica e del talento emergente.

Prima del Gala, alle ore 18.00, la Sala del Legnanino della Biblioteca Civica ospiterà un incontro di approfondimento dedicato a Giuditta Pasta, figura centrale della tradizione lirica italiana, condotto da Carlida Steffan.

Saronno città della lirica diffusa

Per tutta la durata del concorso, la città sarà coinvolta in un vero e proprio festival diffuso, con eventi e momenti di approfondimento che trasformeranno Saronno in un laboratorio culturale aperto e partecipato, dove musica, formazione e comunità si intrecciano in modo naturale.

Un progetto sostenuto dalle istituzioni

La manifestazione si svolge con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Varese, del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Camera di Commercio Giapponese in Italia, a conferma del forte valore istituzionale e internazionale del progetto.

Un evento di respiro globale

Con oltre 150 cantanti da tutto il mondo, audizioni aperte al pubblico, una giuria internazionale di eccellenza e una finale con orchestra dal vivo, il Concorso Internazionale “Giuditta Pasta” si conferma come un evento di riferimento nel panorama lirico europeo e mondiale.

Un progetto che unisce istituzioni, artisti e territorio, valorizzando i giovani talenti e rafforzando il ruolo di Saronno sulla scena culturale internazionale.

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Miei carissimi Saronnesi,

Aprile! Mi hanno detto che un poeta della vostra epoca lo ha chiamato “il più crudele dei mesi”. Non sono certa di avere capito cosa volesse dire, ma per me lo e, perché comincia a ospitare gli ultimi appuntamenti. Fino alla prossima stagione, si intende! E, come dimenticarlo, al Concorso Lirico per decretare la mia erede…
Ma non occorre anticipare troppo per ora, avrò tempo di svelarvi tutto quello che sta prendendo forma…
Nel frattempo, però, ci sono altri veli da sollevare…Cosa sono quegli sguardi, che avete capito? Sto parlando di quelli sui segreti della buona società, quelli che tutti preferiamo nascondere…e di cui io amo spettegolare!
Sono certa che anche voi conosciate bene il gusto di questo sottile piacere, vero?

In fondo, in società tutti indossiamo una maschera, come a teatro, per questo ci piace tanto, non vi pare? E forse proprio il teatro ci può aiutare a trasformarci… Come fa la primavera che ormai è arrivata!
Quest’aprile che ci attende è davvero speciale.

Quattro spettacoli che sono altrettanti viaggi: dall’amore impossibile alla Sicilia ancestrale, dalla grande epica americana alla musica. Preparatevi a lasciar affiorare chi siete davvero!

9 aprile – LA SIGNORA DELLE CAMELIE

Oh, la mia amata Violetta…o Marguerite, nei romanzi. Qualcuno dice Marie, nella realtà. Chiamatela come vi pare, è sempre lei, cantandola la chiamiamo Traviata, ma voi amanti del teatro la conoscete come la Signora delle Camelie! Il mito romantico più grande dell’Ottocento – l’amore impossibile tra Marguerite Gautier e Armand -quanti sospiri…ma siamo sicuri di aver capito tutto?
Un giovane e talentuosissimo autore, Giovanni Ortoleva, ha deciso di indagarlo di nuovo, con uno sguardo più incisivo e sottile…e – siccome ama quanto me scoprire i segreti delle grandi storie, dice che vuole svela per quello che davvero è: la cronaca impietosa di un “omicidio sociale”! Nientemeno!

Perché vedete, miei cari, sotto la patina del mio amato romanticismo e dell’atmosfera di Parigi a me tanto cara, c’è il racconto di una società che sfoga le sue tensioni sul corpo delle donne, soprattutto se sono libere e sfrontate come me, e – lo so – tutte voi, mie amate concittadine. Temo che in questo, il vostro e il mio presente non siano troppo lontane.
Anche per questo Dumas figlio nel suo capolavoro, ha lasciato in eredità qualcosa di ben più potente di una grande storia d’amore: uno ritratto sincero della sua epoca che, sorpresa!, ci avvicina così tanto..
Sento che questo spettacolo è un filo che ci lega, teso tra l’Ottocento e l’ultra contemporaneo, partendo dal sapore riccamente ottocentesco e scivolando sempre più vicino a voi, “per guardarci a vicenda, proprio come si faceva ai miei tempi da un palchetto all’altro dei grandi teatri. Una storia che continua a toccarci, e a farci sospirare e commuovere.

E ricordate: chi ha sottoscritto uno degli abbonamenti di marzo ha diritto al biglietto ridotto speciale!

16 aprile, ore 20.45 – INSTRUMENT 1 – SCOPRIRE L’INVISIBILE

E dopo la stilettata cortese di Dumas, prepariamoci a un viaggio completamente diverso. Roberto Zappalà e la sua Compagnia Zappalà Danza ci portano in Sicilia. Ma non la Sicilia delle cartoline, no. Una Sicilia profonda, ancestrale, invisibile.

Al centro di tutto: il marranzano, lo “scacciapensieri”. Quello strumento marginale che qui, nelle mani del maestro Puccio Castrogiovanni e nel dialogo con sette danzatori straordinari, rivela una forza ritmica ed espressiva quasi primordiale, la stessa che a me ha raccontato il mio amico Bellini!

È l’inizio di un atlante danzato che riscrive le mappe culturali ed emotive dell’isola. Perché ogni mappa è già un viaggio – come ci ricordano gli scrittori Borges e Bufalino – e ogni strumento può pescare nel profondo di un territorio complesso e molteplice.

Il marranzano, da scacciapensieri, diventa mezzo per farli emergere, quei pensieri. Per aprire cammini tra memoria e visione, gesto e suono, materia e spirito. Come dice Werner Herzog, un grande di quella diavoleria che chiamate cinema: “Camminare è una virtù, il turismo è un peccato mortale.”

Questo spettacolo è per viaggiatori, non per turisti, come me. E voi siete viaggiatori, vero?

23 aprile – FURORE di John Steinbeck con Massimo Popolizio

La stagione di prosa del nostro teatro meritava un gran finale! Dopo aver viaggiato tutta la vita, non vedo l’ora di scoprire attraverso di voi un capolavoro della letteratura di quello che ai miei tempi chiamavamo ancora nuovo mondo, gli Stati Uniti, ma che dico, di tutto il mondo! E soprattutto, di ospitare nella nostra casa un altro artista di altissimo profilo, come Saronno si merita: e uno dei più grandi attori del panorama teatrale italiano: Massimo Popolizio. Porta sul nostro palco un emozionante monologo, in cui dà voce e corpo a Furore di John Steinbeck.

Con lui, seguiamo, nell’estate del 1936, braccianti americani sospinti in California dalle tempeste di sabbia che hanno reso sterile la loro terra. Chi l’ha detto che una indagine giornalistica non possa diventare grande letteratura?

Popolizio diventa il narratore onnisciente di un romanzo, arcaico e modernissimo, che – proprio come quello da cui siamo partiti, ci mostra la verità profonda della società, in questo caso attraverso la più devastante migrazione di contadini della storia moderna.

Se Dumas sbirciava dietro le tende chiuse dell’alta società, dentro le sue ipocrisie, Steinbeck conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma conosce anche le cause del loro destino, le dinamiche dell’ingiustizia sociale.

Sarà, già lo so, epico e lirico, realista e visionario, accompagnato da un caleidoscopio di suoni dal vivo. Perché le storie di migrazione, povertà, ingiustizia non sono mai solo “del passato”, vero? Sono sempre qui, con noi.

Ecco il nostro aprile, miei prediletti Saronnesi. Un mese che ci porta dall’Ottocento borghese alla Sicilia ancestrale, fino all’America della Grande Depressione. Un mese che dimostra, ancora una volta, come il teatro sappia essere specchio del nostro tempo pur parlando di epoche lontane.

Dall’amore come violenza sociale alla danza che rivela l’invisibile, fino all’epica della sopravvivenza umana. Tre storie, tre mondi, un’unica grande verità: il teatro ci aiuta a vedere più chiaro. A capire chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando.

E se avete sottoscritto uno dei nostri abbonamenti speciali di marzo – CHE DONNE! o CHE STORIE! – aprile è il mese in cui raccogliere i frutti di quella scelta. Furore fa parte dell’abbonamento CHE STORIE! e La Signora delle Camelie è disponibile a prezzo ridotto speciale!

Io vi aspetto in platea, miei cari. Perché aprile, con i suoi fiori e le sue storie, è il mese perfetto per continuare questo viaggio insieme attraverso la grande drammaturgia.

Con affetto primaverile (e sempre più orgoglio per il nostro Teatro),

La vostra Giuditta Pasta

 

 

Martedì 21 ottobre 2025 – ore 20.45 | Teatro Giuditta Pasta, Saronno
nell’ambito della rassegna Contemporanea – VareseCultura2030, con il sostegno di Fondazione Cariplo e il coordinamento della Provincia di Varese Continua a leggere

Il Teatro Giuditta Pasta di Saronno ha inaugurato la stagione teatrale 2025 con “Porte Aperte”, un’iniziativa speciale che ha registrato il tutto esaurito in entrambe le serate di venerdì 3 e sabato 4 ottobre.
Due appuntamenti ad ingresso libero, pensati per riavvicinare la città alla magia del teatro dal vivo, che si sono trasformati in un vero e proprio evento collettivo, capace di emozionare e coinvolgere il pubblico. Continua a leggere

Mostra Franco Fioriti

L’artista crea immagini montate con Photoshop, partendo da foto reali senza utilizzare l’intelligenza artificiale. Utilizza tecniche moderne e strumenti innovativi spesso criticati ma con l’obiettivo di raggiungere il suo scopo: provocare lo spettatore, suscitando in lui emozioni forti. Continua a leggere

Lella Costa, attrice e autrice di grande talento, torna in scena con una nuova versione del dramma di Shakespeare, “Otello”.

Per completare il titolo del suo “Otello”, che torna in scena in una versione rivisitata dopo 24 anni, Lella Costa sceglie un verso del brano Discanto di Ivano Fossati: «Di precise parole si vive»</strong>. Continua a leggere

Fiori silenziosi di Claudio Guarisco

I fiori sono da sempre al centro dell’indagine fotografica e della ricerca artistica di Claudio Guarisco. Mai noiosi, mai uguali: unici e sempre diversi. Continua a leggere

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DOMENICA 2 MAGGIO 2027
Una giornata di festa tra creatività, teatro di strada e meraviglia

In occasione dell’inaugurazione del Concorso Internazionale di Canto Lirico “Giuditta Pasta” 2027, il Teatro Giuditta Pasta invita famiglie, bambini e cittadini a vivere una giornata speciale ispirata all’incontro tra cultura italiana e giapponese, all’insegna del gioco, dell’immaginazione e della partecipazione.

Ore 11.00 | LABORATORIO CREATIVO 

Con Michele Cafaggi e Izumi Fujiwara

I bambini saranno protagonisti di un laboratorio dedicato alla realizzazione delle tradizionali carpe giapponesi Koinobori, simbolo di forza, crescita e buon auspicio. Guidati da Izumi Fujiwara, i partecipanti coloreranno e costruiranno i propri pesci volanti, che accompagneranno poi nella grande parata del pomeriggio.

Ore 14.00 | FISH PARADE

Con Michele Cafaggi e Izumi Fujiwara

Una coloratissima parata aperta a tutta la cittadinanza attraverserà gli spazi del Teatro e della città, trasformando il pomeriggio in una grande festa collettiva. A guidare il corteo saranno il Maestro di Cerimonia e il suggestivo Grande Pesce, una spettacolare creazione lunga oltre sei metri che prenderà vita grazie alla partecipazione di alcuni volontari adulti coinvolti nella sua animazione.

Accanto al Grande Pesce sfileranno i bambini e le famiglie con i propri Pesciolini Volanti Koinobori, realizzati durante il laboratorio del mattino, dando vita a una vivace processione ispirata alla tradizionale festa giapponese dei Koinobori, simbolo di crescita, coraggio e buon auspicio.

Al termine della parata, il pubblico sarà accolto da un emozionante finale con bolle di sapone giganti, mentre l’installazione dei pesci colorati prenderà forma all’interno del Teatro Giuditta Pasta. Da qui la festa proseguirà in sala, dove famiglie e bambini potranno assistere allo spettacolo Fish & Bubbles, completando un’esperienza che unisce creatività, partecipazione e meraviglia in un unico grande racconto condiviso.

Ore 16.00 | FISH & BUBBLES

Clownerie e giochi d’acqua
Con Michele Cafaggi e Izumi Fujiwara

La giornata si concluderà in teatro con uno spettacolo poetico e sorprendente. Un eccentrico pescatore della domenica, inseguito da una nuvoletta dispettosa che lo bagna senza tregua, affronta ogni imprevisto con leggerezza e fantasia. Tra bolle di sapone giganti, giochi d’acqua, gag clownesche e immagini incantate, nasce uno spettacolo capace di stupire grandi e piccoli, dove la magia delle bolle diventa linguaggio universale di gioia e meraviglia.

Un’intera giornata da vivere insieme, tra laboratorio, parata e spettacolo, per inaugurare il Festival e il Concorso Internazionale “Giuditta Pasta” con un grande momento di festa dedicato alle famiglie. Un’occasione per creare, sfilare, sognare e lasciarsi incantare.

SPETTACOLO
Domenica 2 maggio 2027 | ore 16.00
Teatro Famiglie

ERANO TUTTI MIEI FIGLI

Dopo il successo di Morte di un commesso viaggiatore, Elio De Capitani torna a confrontarsi con il teatro di Arthur Miller dirigendo e interpretando Erano tutti miei figli, il testo che nel 1947 consacrò il drammaturgo americano come una delle voci più importanti del Novecento. Considerata una delle opere fondamentali della drammaturgia contemporanea, la pièce affronta temi universali come la responsabilità morale, il peso delle scelte individuali, il rapporto tra genitori e figli e il conflitto tra interesse personale e bene collettivo.

Ambientato nell’America del secondo dopoguerra, lo spettacolo ci conduce all’interno della casa della famiglia Keller, una rispettabile famiglia borghese che sembra aver ritrovato serenità dopo gli anni del conflitto. Dietro l’apparente tranquillità si nascondono però segreti, omissioni e ferite mai rimarginate. Joe Keller è un imprenditore di successo che durante la guerra ha costruito la propria fortuna lavorando per l’aviazione militare. Accusato di aver fornito componenti difettosi che causarono la morte di ventuno piloti, è stato assolto, mentre il suo socio ha pagato il prezzo più alto finendo in carcere. Una verità scomoda che sembra appartenere al passato, ma che torna lentamente a galla fino a travolgere l’intera famiglia.

Accanto a lui c’è Kate, una madre incapace di accettare la scomparsa del figlio maggiore Larry, disperso in guerra da anni. Il secondogenito Chris, tornato dal fronte profondamente cambiato dalle atrocità vissute, sogna invece di costruire un futuro diverso insieme ad Ann, la ragazza che un tempo era fidanzata proprio con Larry. Tra desiderio di rinascita e fantasmi del passato, la famiglia Keller si trova così al centro di una vicenda che mette in discussione legami affettivi, convinzioni morali e responsabilità individuali.

Nella lettura di Elio De Capitani, Erano tutti miei figli diventa un’opera di straordinaria attualità. Il regista individua nel conflitto tra padri e figli uno dei nuclei più potenti del testo, un confronto che anticipa le grandi contestazioni delle generazioni successive e che ancora oggi parla a una società attraversata da profonde fratture etiche e culturali. Al centro della vicenda emerge anche il tema della menzogna, quella necessità umana di costruire narrazioni rassicuranti per non affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Joe Keller è un uomo che ha scelto di mentire agli altri e a sé stesso per proteggere ciò che considera più importante: la propria famiglia, il proprio successo, il proprio posto nel mondo.

La messinscena, ambientata in uno spazio scenico ideato da Carlo Sala come una sorta di patio immerso nel bosco, amplifica il senso di inquietudine che attraversa il testo. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, dove i segreti sembrano annidarsi dietro ogni silenzio. È qui che Arthur Miller costruisce una tragedia moderna nella quale il dramma psicologico e quello sociale coincidono perfettamente, rendendo impossibile separare le responsabilità private dalle conseguenze pubbliche.

Ad accompagnare De Capitani in questo progetto è una compagnia di interpreti che da anni rappresenta una delle eccellenze del Teatro dell’Elfo. Accanto a lui e a Cristina Crippa troviamo Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Caterina Erba e un gruppo di artisti capaci di dare vita a relazioni sceniche autentiche e profondamente coinvolgenti.

La critica ha accolto lo spettacolo con grande entusiasmo. Sara Chiappori su la Repubblica ha definito il lavoro di De Capitani «uno spettacolo all’altezza adulta del classico», capace di essere allo stesso tempo robusto e commovente, esaltando la forza dei personaggi di Miller e la loro profonda umanità. Anche Magda Poli sul Corriere della Sera ha sottolineato la qualità delle interpretazioni, evidenziando la prova intensa di Elio De Capitani e quella di Cristina Crippa, descritta come una madre ambigua e solo apparentemente rassicurante, accanto agli efficaci Angelo Di Genio e Caterina Erba.

Particolarmente significativa l’analisi di Massimo Bernardini su HuffPost, che ha lodato la capacità della regia di tenere insieme realismo e dimensione simbolica, trasformando la casa dei Keller in una metafora della coscienza e della memoria. Bernardini individua nella messa in scena quella «modernità feroce» che rende il teatro di Miller ancora oggi indispensabile: l’idea che nessuno possa sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni e che la colpa non possa essere delegata a un sistema impersonale. Una riflessione che De Capitani restituisce con «lucidità chirurgica», attraversando il testo senza retorica e lasciando emergere tutta la sua forza emotiva.

Erano tutti miei figli è una grande tragedia americana che parla direttamente al presente. Un’opera intensa e coinvolgente che mette al centro le contraddizioni dell’essere umano, il desiderio di proteggere chi si ama e il prezzo che siamo disposti a pagare per farlo. Uno spettacolo di straordinaria qualità artistica che conferma la grandezza della scrittura di Arthur Miller e il talento di una delle più autorevoli compagnie del teatro italiano.

SPETTACOLO
Giovedì 25 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
regia di ELIO DE CAPITANI
traduzione Masolino d’Amico
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Caterina Erba, Marco Bonadei, Nicola Stravalaci, Sara Borsarelli, Michele Costabile e Roberta Lanave/Carolina Cametti
scene e costumi di Carlo Sala, luci Michele Ceglia
suono Gianfranco Turco, assistente alla regia Alessandro Frigerio
assistente alle scene e costumi Roberta Monopoli
produzione Teatro dell’Elfo

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IL GIARDINIERE DEI SOGNI

Un viaggio poetico tra storie, immagini e meraviglia, pensato per essere vissuto insieme. Questo spettacolo invita bambini e adulti a condividere un tempo prezioso, lontano dalla fretta quotidiana, dove ascoltare, osservare e lasciarsi sorprendere.

Attraverso la magia del racconto e la suggestiva metafora del giardino, i più piccoli scopriranno che ogni storia è come un seme capace di far nascere emozioni, domande e sogni. E gli adulti, proprio come pazienti giardinieri, potranno accompagnarli in questa avventura, riscoprendo il piacere di leggere, immaginare e crescere insieme.

Uno spettacolo delicato e coinvolgente che parla al cuore di tutta la famiglia, celebrando il valore delle storie e il loro potere di creare legami, nutrire la fantasia e mettere radici profonde nella memoria dei bambini. Un’esperienza da vivere insieme, per tornare a casa con una valigia piena di immagini, emozioni e nuove storie da raccontare.

Fascia d’età:dai 3 anni tout publique
Durata: 1 ora

SPETTACOLO
Domenica 4 aprile 2027 | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
drammaturgia Claudio Gobbetti ed Emanuela Spadavecchia
musiche Luca De Marinis
in scena Beatrice Masala, Marco Iacuzio e Ilaria Ferro
coordinamento messa in scena Giusy Colucci ed Emanuela Spadavecchia
voci Franco Spadavecchia, Giulia Bersani
scenografia Caterina Berta e Chiara Ghidelli
luci Marco Zennaro
direttore di produzione Franco Spadavecchia

RICCARDO III

Uno dei personaggi più affascinanti, inquietanti e complessi della storia del teatro prende vita sul palcoscenico del Teatro Giuditta Pasta in una nuova, attesissima edizione di Riccardo III. Protagonista assoluta è Maria Paiato, tra le più autorevoli interpreti della scena contemporanea, che affronta uno dei ruoli più iconici del repertorio shakespeariano sotto la regia di Andrea Chiodi.

Nato dal desiderio dell’attrice veneta di confrontarsi con questo straordinario personaggio, lo spettacolo propone una lettura rigorosa e profondamente fedele allo spirito dell’opera di William Shakespeare. Maria Paiato veste i panni di Riccardo, duca di Gloucester, il grande usurpatore, il manipolatore geniale e spietato che attraversa la tragedia trascinando con sé una scia di inganni, seduzioni e distruzione nella propria inarrestabile corsa verso il potere.

“Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York”: così si apre una delle tragedie più celebri di Shakespeare, ultimo capitolo della tetralogia dedicata alla Guerra delle Due Rose e alla fine della dinastia dei Plantageneti. Scritto intorno al 1592, Riccardo III racconta l’ascesa e la caduta di un uomo che, escluso dall’amore e dal riconoscimento, sceglie di trasformare la propria ferita in una devastante volontà di dominio.

La regia di Andrea Chiodi sceglie di allontanarsi da una lettura che riduca il personaggio alla sua deformità fisica per concentrarsi invece sulla sua straordinaria capacità di seduzione. Il cuore dello spettacolo non è il corpo di Riccardo, ma la sua mente. È la forza della parola, l’intelligenza manipolatoria, il fascino ambiguo del male che riesce a conquistare, convincere e trascinare gli altri oltre ogni limite morale. Riccardo non è soltanto un tiranno: è un uomo ferito che reclama il proprio diritto a esistere e a essere riconosciuto, anche attraverso la distruzione.

Questa riflessione attraversa anche la raffinata drammaturgia di Angela Dematté, che mette in luce il profondo legame tra potere, famiglia e desiderio di sopravvivenza. Dietro la lotta per il trono si nasconde infatti una domanda universale: cosa cerca davvero un essere umano quando cerca il potere? E quanto incidono le ferite dell’infanzia nella costruzione della propria identità? In questa lettura, Riccardo appare come un bambino non amato che tenta disperatamente di riscrivere il proprio destino, trasformando il dolore in ambizione e la fragilità in violenza.

Lo spettacolo mette così in evidenza tutta la straordinaria modernità della scrittura shakespeariana. Le trame di corte, gli intrighi politici e le lotte dinastiche diventano lo specchio di meccanismi umani che appartengono ancora al presente: la manipolazione del consenso, l’ossessione per il potere, il desiderio di controllo e la capacità del male di presentarsi sotto forme affascinanti e persuasive.

A rendere ancora più potente questa visione è l’interpretazione di Maria Paiato, artista pluripremiata e unanimemente riconosciuta come una delle più grandi attrici italiane. La sua scelta di affrontare un ruolo tradizionalmente maschile non rappresenta un semplice cambio di prospettiva, ma un’opportunità per indagare ancora più a fondo le contraddizioni e le fragilità del personaggio. Il risultato è un Riccardo capace di esercitare sul pubblico la stessa attrazione irresistibile che esercita sui personaggi della tragedia.

Accanto a lei, una compagnia di interpreti di grande livello dà vita alla complessa rete di relazioni che anima il dramma: da Buckingham a Lady Anna, dalla Regina Elisabetta alla Duchessa di York, figure che contribuiscono a delineare un universo dominato da ambizione, vendetta e desiderio di riscatto.

La critica ha più volte riconosciuto a Maria Paiato una straordinaria capacità di confrontarsi con i grandi classici restituendone tutta la forza contemporanea. Anche in questo progetto, l’incontro tra la sua sensibilità interpretativa e la regia di Andrea Chiodi promette di offrire al pubblico un’esperienza teatrale intensa e coinvolgente, capace di restituire tutta la complessità di uno dei personaggi più memorabili della storia della letteratura.

Riccardo III è una tragedia sul potere, sulla seduzione del male e sulle conseguenze devastanti dell’ambizione senza limiti. Ma è anche una riflessione profonda sulla natura umana, sulle ferite che ci definiscono e sulla sottile linea che separa il desiderio di affermazione dalla distruzione di sé e degli altri. Uno spettacolo di grande valore artistico che riporta al centro del palcoscenico la forza eterna del teatro di Shakespeare.

SPETTACOLO
Giovedì 11 marzo 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI

di William Shakespeare
riduzione e adattamento Angela Dematté
regia ANDREA CHIODI
con Maria Paiato
e con
Emanuele Arrigazzi, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanni Franzoni, Fabio Marchisio, Emiliano Masala, Cristiano Moioli,  Giuseppina Turra, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Cesare Agoni
trucco e parrucco Bruna Calvaresi
sartoria Mediapont Arte Tessile
assistente alla regia Francesco Biagetti
assistente ai costumi Valentina Volpi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova,
Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

 

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SUSANNA EGRI: IL CENTENARIO

Nel 2026 la Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza celebra il centenario della nascita della sua fondatrice e presidente Susanna Egri, figura pionieristica della modernità coreutica e instancabile protagonista della vita culturale italiana ed europea.

La sua biografia attraversa il Novecento e giunge fino al XXI secolo: esule in Ungheria durante le persecuzioni razziali, figlia dell’allenatore del Grande Torino scomparso a Superga, nel 1954 apre le trasmissioni della RAI. Tra le più importanti innovatrici della danza moderna, continua oggi a insegnare e trasmettere la propria visione artistica a Torino.

In occasione della stagione RADICI, il coreografo Raphael Bianco, insieme alla Compagnia EgriBiancoDanza, dedica a Susanna Egri uno spettacolo celebrativo e profondamente ispirato alle radici culturali dei due fondatori della compagnia: Ungheria e India.

Lo spettacolo si articola in due creazioni coreografiche

CANTATA PROFANA: IL CERVO FATATO
Dedicato a Susanna Egri

“Ai padri affinché ascoltino le ragioni dei figli
Ai figli che forse diventeranno padri”
Raphael Bianco

Ispirata alla Cantata Profana di Béla Bartók, fondata su un’antica leggenda transilvana dei nove cervi fatati, la coreografia di Raphael Bianco indaga la simbologia profonda della partitura e il suo nucleo drammaturgico: il rapporto tra padre e figlio.

Il lavoro si concentra sul dialogo conflittuale e necessario tra le generazioni, già presente nella struttura musicale dell’opera, dove le voci del baritono (padre) e del tenore (figlio) si confrontano in modo intenso e doloroso.

Bianco rilegge questo confronto come un percorso di emancipazione: il figlio si allontana dal modello paterno in nome di una libertà identitaria e di una diversa relazione con la natura e con sé stesso. La Cantata Profana si rivela così non solo come un inno al mondo naturale, ma come una potente metafora di libertà e autodeterminazione.

Il lavoro è dedicato a Susanna Egri, maestra e guida, che ha attraversato la propria vita artistica affermando con coerenza una libertà creativa e personale oltre ogni schema e pregiudizio

BRIDES OF GOD
in memoria di Aliyamma Puthiyedom

Frutto di un lungo periodo di ricerca tra India e Italia, Raphael Bianco crea insieme alle danzatrici della Compagnia EgriBiancoDanza una nuova opera ispirata al patrimonio della danza classica indiana.

Il lavoro prende avvio dalla riflessione critica sulla tradizione delle Devadasi, donne consacrate alla danza e al divino fin dall’infanzia, custodi di un sapere corporeo rituale, artistico e spirituale profondamente radicato nella storia dei templi.

In una dimensione onirica e visionaria, la coreografia esplora l’interiorità di queste figure femminili: desideri, tensioni e inquietudini emergono come una verità nascosta che si libera nel tempo della notte, per poi ricomporsi all’alba in un rinnovato gesto di devozione.

Brides of God diventa così un rito coreografico di liberazione e consapevolezza, che attraversa il confine tra disciplina e desiderio, tra sacro e umano.

SPETTACOLO
Martedì 27 ottobre 2026 | ore 20.45
Rassegna Danza

CREDITI
CANTATA PROFANA: IL CERVO FATATO
coreografia e ideazione RAPHAEL BIANCO
musica Béla Bartók
voce narrante Susanna Egri
scene Massimo Voghera
costumi Agostino Porchietto
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT

BRIDES OF GOD
coreografia e ideazione RAPHAEL BIANCO
consulenza drammaturgica e coach danza classica indiana (bharatanatyam): Antonella Usai
assistente alla coreografia Vincenzo Criniti
musica live Cristina Mercuri
voce Antonella Usai
scene Massimo Voghera
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT

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TANA

Osservando la natura e gli animali, le due protagoniste trovano ispirazione per il loro progetto: una casa da costruire, da abitare, un posto dove nascondersi o semplicemente giocare. Il bruco, l’orso, la chiocciola diventano così dei modelli da imitare.

Con il linguaggio della danza e il supporto di sculture di stoffa due personaggi in scena ricercano la loro possibile “tana” per affrontare in sicurezza il buio della notte, il freddo, la pioggia, il sole.

Alla fine lo spazio scenico si apre all’interazione del pubblico, diventando il luogo dove i bambini e le bambine possono sperimentare e sperimentarsi, esplorare le forme e i suoni messi in gioco per loro.

A questo momento di scoperta anche lo spettatore adulto è chiamato a partecipare al gioco.

Capienza: 40 bambini + adulti
Fascia d’età: 1-5 anni
Durata: 40’

SPETTACOLO
Domenica 28 febbraio 2027 | ore 15.00 e ore 17.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
Compagnia TPO | SardegnaTeatro | Fuorimargine Centro di Produzione
coreografia Sara Campinoti, Valentina Sechi, Giulia Vacca
con due danzatrici
progettazione informatica Rossano Monti
progettazione visiva Elsa Mersi
scene e oggetti di scena Livia Cortesi
progetto sonoro Spartaco Cortesi
con il sostegno del Festival Tuttestorie

LO SCHIACCIANOCI

“Lo Schiaccianoci” apparentemente è il balletto meno drammatico della trilogia di Ciajkovskij, ma in realtà è un percorso di crescita, di scelte e di distacco dal mondo dell’infanzia. Le inquietudini della giovane Clara sono le inquietudini di bambini che si affacciano alla vita adulta, distaccandosi dal loro mondo fantastico, dalla protezione dei propri feticci. In questa mia versione, liberamente ispirata all’omonimo balletto, La Fata Confetto sarà il personaggio guida che conduce Clara e gli spettatori fra dolci e doni misteriosi, in una progressiva maturazione attraverso la scelta di sorprese non sempre felici ma utili, e dove i topi rappresentano l’anima nera, i fantasmi e le inquietudini di una giovane fanciulla ignara ancora di sé. Sulle note della straordinaria partitura di Ciajkovskij, ho immaginato un nuovo percorso per Clara, saldamente legato, a livello coreografico, alle radici classico – accademiche pur essendo un balletto dall’impianto contemporaneo, sfrondando la narrazione da tutti o quasi gli episodi del primo atto. Lascio al centro dell’azione la notte di Natale, la magia, i sogni e il senso di smarrimento di Clara in un labirinto speculare fra mondo onirico e realtà, in un caleidoscopico ed elettrizzante gioco di scelte per trovare la strada giusta e riscoprirsi adulta. Un balletto dedicato ai bambini dei quali non sempre cogliamo l’enigmatico groviglio di emozioni, incertezze e sentimenti.

SPETTACOLO
Venerdì 18 dicembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Danza

CREDITI
ideazione e coreografia RAPHAEL BIANCO
assistente alla coreografia Elena Rolla
musica P.L. Ciajkovskij
costumi Agostino Porchietto e il costume della fata confetto è stato realizzato in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Cuneo che ha realizzato i bozzetti
elementi scenici Mario Bianco e Anna Borgna
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri Centro di Rilevante Interesse per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT, TAP – Torino Arti Performative

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DOORS

Due porte. Nessun muro. Porte che si aprono sul passato, sul futuro o forse semplicemente sul presente. Attraverso comicità, clownerie e teatro fisico, lo spettacolo gioca attorno a grandi domande per un viaggio poetico e surreale.

Doors tratta di due custodi onirici ed elegantemente comici, vestiti con dettagli di chiavi e maniglie in omaggio ai portieri del grande cinema classico, hanno una missione misteriosa: montare delle porte.

Quell’oggetto quotidiano e ingombrante diventa così il protagonista assoluto della scena. Attraverso sketch surreali, usi assurdi di serrature e maniglie sospese, la banalità del montaggio si trasforma in un viaggio filosofico e visionario. Cosa si cela davvero dietro una porta?

Tra continui colpi di scena, il pubblico viene trascinato in luoghi reali e immaginari — da case private a spazi sacri — riscoprendo il valore simbolico della chiave: uno strumento magico capace di aprire varchi anche dove non esistono serrature.

Fascia d’età: 3 +
Durata: 1 ora’

SPETTACOLO
Domenica 15 novembre 2026  | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
COMPAGNIA DEL BUCO
attori Luca Mecca e Simone Vaccari
regia COMPAGNIA DEL BUCO
scenografia As Fa Tot- creazioni per lo spettacolo
costumi Letizia Violi
fotografie Andrea Mazzoni, Loris Salussolia, Camilla Strobino
Premio Inbox Teatro Emergente – sezione nuove generazioni

VERDI LEGGE VERDI

Un viaggio emozionante nella vita e nell’opera di Giuseppe Verdi, tra musica, parole e teatro. Un racconto intenso che ripercorre la straordinaria vicenda umana e artistica del compositore attraverso i suoi scritti, i suoi pensieri e le sue opere più celebri.

Da La Traviata ad Aida, da Nabucco a Falstaff, le grandi pagine del repertorio verdiano si intrecciano alla narrazione di un uomo schivo, appassionato e profondamente moderno, capace di lasciare un segno indelebile nella storia della musica e della cultura italiana.

In scena Massimiliano Finazzer Flory dà voce e volto al Maestro grazie a una straordinaria interpretazione teatrale, accompagnato dal pianoforte di Asako Watanabe e dal soprano Elisa Maffi. Ne emerge un ritratto vivo e coinvolgente, che restituisce tutta l’umanità, il talento e l’attualità di Verdi.

Uno spettacolo che unisce prosa, musica e canto per raccontare non solo il grande compositore, ma anche l’uomo, le sue passioni, le sue idee e la sua straordinaria eredità culturale.

SPETTACOLO
Lunedì 3 maggio 2027 | ore 20.45
Rassegna Musica

CREDITI
di e con Massimiliano Finazzer Flory

CAST
Giuseppe Verdi – Massimiliano Finazzer Flory
pianoforte Asako Watanabe
soprano Elisa Maffi

SULLA MORTE SENZA ESAGERARE

Sulla morte senza esagerare è uno spettacolo della compagnia I Gordi che affronta uno dei temi più universali e insieme più rimossi del teatro e della vita: la morte. Lo fa con uno sguardo sorprendente, ironico e poetico, trasformando ciò che normalmente genera paura e silenzio in un dispositivo scenico vivo, umano e profondamente teatrale.

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, in quello spazio immaginario in cui le anime si separano definitivamente dai corpi, prende forma una narrazione sospesa e straniante. Qui la Morte non è un concetto astratto, ma una presenza concreta, quasi quotidiana, che osserva e accompagna il passaggio degli esseri umani. Eppure, paradossalmente, è proprio lei a non sapere cosa significhi morire.

I vivi, dal canto loro, reagiscono in modi diversi: c’è chi la teme, chi la rifiuta, chi tenta di ignorarla, chi prova a sfidarla o addirittura a invocarla. Ma in questo continuo gioco di resistenze e accettazioni, tutto si trasforma in un grande meccanismo teatrale fatto di imprevisti, errori, tentativi maldestri e situazioni tragicomiche. La morte diventa così un processo umano, imperfetto, a tratti buffo e profondamente fragile.

Lo spettacolo nasce come omaggio alla poetessa polacca Wisława Szymborska e alla sua capacità di osservare la realtà con leggerezza solo apparente, capace di svelare il senso più profondo delle cose attraverso l’ironia. In questa direzione, Sulla morte senza esagerare non cerca mai la drammaticità fine a sé stessa, ma costruisce un linguaggio teatrale che alleggerisce senza banalizzare, che avvicina senza semplificare.

Uno degli elementi centrali della messinscena è l’uso delle maschere contemporanee in cartapesta, ispirate all’immaginario di Otto Dix. Le maschere diventano il cuore espressivo dello spettacolo: volti deformati, familiari e allo stesso tempo inquietanti, capaci di raccontare senza parole l’ultimo tratto dell’esistenza. Attraverso il corpo e il gesto, gli attori danno vita a una sequenza di situazioni che parlano di incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni mancati, veglie e addii.

La scelta del linguaggio non verbale non è solo stilistica, ma profondamente poetica: il silenzio scenico diventa uno spazio di ascolto, in cui lo spettatore è chiamato a colmare i vuoti e a riconoscere ciò che spesso nella vita quotidiana viene rimosso o taciuto. In questo senso, il lavoro della compagnia I Gordi si inserisce in una ricerca più ampia sul teatro di maschera contemporaneo e sulla potenza della drammaturgia fisica.

Lo spettacolo ha ottenuto nel tempo un importante riconoscimento da parte della critica e del pubblico, diventando una delle produzioni più rappresentative del percorso della compagnia. Tra i premi più significativi si ricordano il Premio ANCT 2020 – Premio Nazionale della Critica Teatrale, il Premio Hystrio Iceberg 2019, il Premio alla Produzione Scintille 2015 e il riconoscimento ottenuto al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro, dove ha ricevuto anche il Premio del Pubblico e il Premio Giuria Allievi.

Nel corso delle sue repliche, lo spettacolo è stato selezionato per importanti festival come il Kilowatt Festival e Artificio Como, fino ad approdare a contesti internazionali di rilievo. Particolarmente significativa è stata la presentazione al Napoli Teatro Festival 2020, momento in cui lo spettacolo ha assunto una nuova forma, ripensata alla luce di una sensibilità contemporanea segnata dall’esperienza collettiva della fragilità e dell’assenza.

Nel 2023 lo spettacolo è stato inoltre ospitato al prestigioso The Coronet Theatre di Londra, dove ha incontrato un pubblico internazionale e ottenuto un forte consenso di critica, confermando la capacità del lavoro di superare i confini linguistici grazie alla forza del linguaggio visivo e fisico.

La regia di Riccardo Pippa costruisce un universo scenico essenziale ma estremamente preciso, in cui ogni gesto ha un peso e ogni dettaglio contribuisce a creare una narrazione corale fatta di immagini, ritmo e relazioni. La morte, in questo contesto, non è mai spettacolarizzata: viene piuttosto osservata da vicino, quasi con tenerezza, come parte inevitabile e misteriosa dell’esperienza umana.

Ne emerge uno spettacolo che riesce a tenere insieme leggerezza e profondità, comicità e inquietudine, silenzio e senso. Un lavoro che invita lo spettatore a guardare da vicino ciò che normalmente si tende a evitare, senza retorica e senza esagerazione, proprio come suggerisce il titolo.

SPETTACOLO
Venerdì 30 aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
ideazione e regia RICCARDO PIPPA
di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
produzione Teatro Franco Parenti / I Gordi

Selezione Visionari Kilowatt Festival e Artificio Como 2016
Vincitore all’unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015
Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine: spettacolo vincitore del Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico
Premio Hystrio-Iceberg 2019

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