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Venerdì 16 ottobre 2026, ore 21.00 · Teatro Giuditta Pasta, Saronno · Ingresso gratuito su prenotazione

Che cosa significa creare musica nell’epoca dell’intelligenza artificiale? Chi tutela il lavoro degli artisti quando una voce può essere clonata, una canzone generata da un algoritmo e milioni di opere diventano materiale di addestramento per i modelli di IA?

Sono queste alcune delle domande al centro di “La creazione e la fruizione della musica nell’era dell’intelligenza artificiale. Libertà. Confini. Tutele.”, la tavola rotonda in programma venerdì 16 ottobre 2026, alle ore 21.00, al Teatro Giuditta Pasta di Saronno.

L’incontro, realizzato in collaborazione con RadiOrizzonti InBlu di Saronno e con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Saronno, riunisce protagonisti del mondo della musica, del diritto, della ricerca e dell’educazione per approfondire il rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale.

Un appuntamento aperto al pubblico che si inserisce nel programma delle iniziative dedicate alla musica e ai nuovi linguaggi contemporanei, anche in vista della finale del contest Saronno Famosi, in programma domenica 18 ottobre alle ore 17.00, sempre al Teatro Giuditta Pasta.

Gli ospiti della tavola rotonda

A moderare l’incontro sarà l’avvocato Paolo Binaschi, specializzato in diritto d’autore.

Interverranno:

  • Claudio Buja, Presidente di Universal Music Publishing Ricordi Srl ed editore musicale;

  • Lucia Maggi, avvocata specializzata in diritto d’autore;

  • Andrea “Musteeno” Gorni, rapper, street artist ed educatore;

  • Gianmarco Tonelli, musicologo e dottorando in Artificial Intelligence for Society presso l’Università di Pisa.

È inoltre previsto l’intervento speciale di 22SIMBA, tra le voci più interessanti della nuova scena musicale italiana.

Intelligenza artificiale e musica: creatività, diritto d’autore e nuove tecnologie

L’intelligenza artificiale sta trasformando i processi di creazione, produzione e diffusione della musica, aprendo nuove possibilità ma sollevando anche questioni complesse sul piano artistico, giuridico e culturale. La tavola rotonda offrirà uno sguardo multidisciplinare su queste trasformazioni, approfondendo il ruolo dell’IA nei processi di composizione musicale e produzione artistica, il modo in cui le piattaforme social stanno cambiando le abitudini di ascolto, scoperta e condivisione della musica e l’impatto delle nuove tecnologie sulle comunità giovanili e sui linguaggi creativi.

Ampio spazio sarà dedicato alle questioni legate al diritto d’autore e alla tutela delle opere, con particolare attenzione all’utilizzo di  per contenuti protetti dal copyright l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale e alla tutela delle creazioni generate con l’IA. Il confronto affronterà inoltre il fenomeno dei deepfake vocali e della clonazione della voce, interrogandosi sulle nuove sfide per l’identità artistica e la protezione degli interpreti. A completare il quadro, una riflessione sulle prospettive del mercato discografico ed editoriale musicale di fronte all’evoluzione tecnologica e sui possibili scenari futuri per l’intero settore.

Un’occasione di confronto aperta alla città

Quali confini è necessario definire per tutelare la creatività umana? Quali diritti devono essere garantiti agli artisti? E come può l’innovazione tecnologica convivere con la libertà espressiva e il riconoscimento del lavoro creativo?

L’incontro nasce con l’obiettivo di offrire strumenti di comprensione e confronto su un tema di grande attualità, mettendo in dialogo competenze ed esperienze differenti.

Una serata rivolta ad artisti, professionisti del settore, studenti, appassionati di musica e cittadini, per interrogarsi sulle opportunità e sulle responsabilità che accompagnano l’intelligenza artificiale e sulle trasformazioni che sta portando nel mondo della musica.

Un nuovo traguardo nel percorso artistico e professionale del nostro direttore artistico, alla guida del Teatro Giuditta Pasta dal 2023

Un nuovo traguardo nel percorso artistico e professionale di Andrea Chiodi, direttore artistico del Teatro Giuditta Pasta dal 2023, che dal 1° novembre 2026 assumerà la direzione del Centro Teatrale Bresciano.

La nomina è stata deliberata dal Consiglio di Amministrazione del CTB e rappresenta un riconoscimento significativo del percorso maturato da Chiodi negli ultimi anni e del lavoro sviluppato alla guida del Teatro Giuditta Pasta.

Tre stagioni al Giuditta Pasta

Dal 2023 Andrea Chiodi ha accompagnato il Teatro Giuditta Pasta in un percorso di crescita e rilancio, contribuendo a consolidarne l’identità di teatro d’arte, la qualità della programmazione e il rapporto con il pubblico.

In questi anni sono state costruite tre stagioni, attraverso una proposta capace di intrecciare prosa, contemporaneo, danza, teatro musicale, formazione e nuovi progetti, con particolare attenzione al dialogo con il territorio e alla costruzione di una relazione sempre più forte con la comunità.

Un percorso che prosegue oggi con RADICI 2026|27, la nuova stagione del Teatro Giuditta Pasta, nata proprio dalla volontà di mettere in dialogo identità e futuro, memoria e contemporaneità, territorio e apertura verso nuovi linguaggi.

Le parole del Presidente Marco Luchetti

«Siamo molto felici per Andrea e per questo importante riconoscimento – dichiara Marco Luchetti, Presidente della Fondazione Teatro Giuditta Pasta –.

La nomina alla direzione del Centro Teatrale Bresciano conferma il valore del lavoro artistico e culturale che Andrea ha saputo portare avanti in questi anni. Per il nostro Teatro è motivo di orgoglio sapere che il percorso intrapreso insieme è stato parte di una crescita professionale che oggi lo porta ad assumere la guida di una delle realtà teatrali più importanti del panorama regionale. A lui vanno le nostre più sincere congratulazioni e i migliori auguri per questa nuova responsabilità».

Un riconoscimento anche per il lavoro del Teatro

La nomina di Andrea Chiodi al CTB è anche motivo di soddisfazione per la Fondazione Teatro Giuditta Pasta, che in questi anni ha condiviso con il direttore artistico un progetto di crescita e di consolidamento dell’identità del Teatro.

Il lavoro sviluppato dal 2023 ha contribuito a rafforzare una proposta culturale capace di dialogare con pubblici diversi e di mettere al centro la qualità artistica, la contemporaneità, la formazione e il rapporto con il territorio.

È anche attraverso questi percorsi che un teatro può crescere: costruendo relazioni, valorizzando competenze e creando le condizioni perché il lavoro artistico possa svilupparsi e generare nuove opportunità.

Gli auguri del Teatro Giuditta Pasta

La Fondazione Teatro Giuditta Pasta si congratula con Andrea Chiodi per il nuovo prestigioso incarico alla direzione del Centro Teatrale Bresciano e gli rivolge i migliori auguri per questa nuova responsabilità professionale.

Un traguardo che riconosce il valore di un percorso costruito nel tempo e che il Teatro Giuditta Pasta è orgoglioso di condividere.

Fino al 14 luglio 2026 il foyer del Teatro Giuditta Pasta ospita Pop Dance, la nuova mostra fotografica di Edio Bison dedicata al movimento, al corpo e al linguaggio della danza contemporanea

Il movimento, il gesto, la presenza del corpo nello spazio. È da qui che nasce Pop Dance, la nuova mostra fotografica di Edio Bison, allestita nel foyer del Teatro Giuditta Pasta di Saronno fino al 14 luglio 2026, a cura di Sabrina Romanò, nell’ambito della quarta stagione di ART FOYER.

Promossa da Associazione culturale Helianto e Associazione ArtigianArte, in collaborazione con il Teatro Giuditta Pasta, l’esposizione propone un viaggio visivo nella danza contemporanea attraverso immagini fotografiche rielaborate artisticamente, dove il corpo si trasforma in segno, presenza, energia e racconto.

Pop Dance: la fotografia incontra la danza contemporanea

Con Pop Dance, Edio Bison esplora il linguaggio della danza contemporanea ispirandosi al lavoro di importanti realtà artistiche italiane come la compagnia EgriBiancoDanza di Torino e Zappalà Danza di Catania.

L’obiettivo fotografico osserva il movimento dei danzatori, la precisione tecnica dei corpi nello spazio scenico, la tensione tra rigore e libertà, trasformando ogni gesto in una narrazione visiva.

Ma la mostra va oltre la semplice documentazione fotografica.

Attraverso un uso personale del colore, della post-produzione e della manipolazione artistica dell’immagine, Bison reinventa la scena: il gesto si moltiplica, il corpo si sdoppia, la figura si dissolve lasciando tracce dinamiche e visionarie.

In Pop Dance, la fotografia non cattura soltanto una performance: la reinterpreta, restituendo al movimento una dimensione nuova, evocativa e sorprendente.

Informazioni mostra

Titolo: Pop Dance
Artista: Edio Bison
A cura di: Sabrina Romanò
Periodo: fino al 14 luglio 2026
Luogo: foyer del Teatro Giuditta Pasta, Saronno
Ingresso: visitabile durante gli orari di apertura del teatro e degli spettacoli

Presentazione ufficiale della mostra: appuntamento il 24 maggio

Il pubblico potrà incontrare personalmente l’artista durante la presentazione ufficiale della mostra, in programma:

Domenica 24 maggio 2026 – ore 18.00
Foyer del Teatro Giuditta Pasta – Saronno

L’evento sarà accompagnato da una speciale performance artistica degli attori dell’Associazione, pensata per dialogare con il tema dell’esposizione e rendere ancora più immersiva l’esperienza del pubblico.

A conclusione dell’incontro è previsto il tradizionale aperitivo a cura di Galli al Teatro.

Chi è Edio Bison: biografia dell’artista

Edio Bison, nato a Saronno nel 1963, sviluppa fin da giovane una profonda ricerca sul linguaggio fotografico.

Dopo il diploma all’Istituto d’Arte e Comunicazione di Como, avvia collaborazioni come freelance con diverse testate giornalistiche, approfondendo parallelamente tecniche e linguaggi della fotografia artistica.

La sua ricerca spazia dal bianco e nero alle antiche tecniche di stampa, passando per solarizzazioni, viraggi e sperimentazioni compositive sul paesaggio e sull’immagine.

Negli anni espone in mostre personali in Italia e all’estero e partecipa a importanti eventi internazionali, tra cui i Rencontres d’Arles con le collettive Terre d’Acqua (2005) e Paesaggi italiani (2006).

È inoltre tra gli autori del progetto Photo Ltd, dedicato al collezionismo di fotografia d’autore.

Perché visitare Pop Dance

Visitare Pop Dance significa entrare in uno spazio in cui il movimento diventa immagine e la fotografia si fa esperienza emotiva.

Una mostra che parla di corpi, energia, presenza, trasformazione e immaginazione, offrendo al pubblico un percorso contemporaneo e poetico in cui danza e fotografia dialogano in modo originale.

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Oltre 150 iscritti da tutto il mondo per il Concorso Internazionale “Giuditta Pasta”

Saronno si prepara a vivere giorni di grande musica e respiro internazionale. Dal 6 al 9 maggio 2026, il Teatro Giuditta Pasta ospiterà la V edizione del Concorso Internazionale di Canto Lirico “Giuditta Pasta”, confermandosi sempre più come uno dei principali poli culturali dedicati alla lirica e alla formazione dei giovani talenti.

L’edizione 2026 segna un risultato di particolare rilievo: sono infatti oltre 150 i candidati provenienti da tutto il mondo, un dato che testimonia la crescita costante e la forte autorevolezza internazionale della manifestazione.

Audizioni aperte al pubblico

Uno degli elementi che rendono unico questo concorso è la possibilità, per il pubblico, di assistere a tutte le fasi della competizione, dalle eliminatorie fino alla finale. Un’occasione rara e preziosa per entrare nel cuore del processo artistico e seguire da vicino il percorso dei giovani interpreti.

Le audizioni si svolgeranno a partire dal 6 maggio alle ore 15.00, proseguiranno il 7 maggio dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00, mentre l’8 maggio sarà dedicato alle semifinali, nelle stesse fasce orarie.

Una giuria internazionale di eccellenza

La qualità del concorso è garantita da una giuria internazionale di altissimo profilo. A presiederla sarà Giovanni Cultrera, Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini di Catania, pianista, docente e manager culturale di rilievo internazionale, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica.

Accanto a lui, professionisti provenienti da alcuni dei più importanti teatri e istituzioni musicali del mondo, tra cui figure di riferimento della scena lirica europea, asiatica e internazionale. Una presenza che non solo assicura il massimo livello di valutazione artistica, ma rappresenta anche una concreta opportunità di crescita e visibilità per i partecipanti.

Italia e Giappone unite dalla lirica

Il Concorso “Giuditta Pasta” si conferma anche come importante piattaforma di diplomazia culturale. Il consolidato legame con il Giappone e con la città di Kumamoto darà vita, nell’ottobre 2026, a una tappa internazionale gemellata, rafforzando ulteriormente il dialogo artistico tra Europa e Asia.

Premi e opportunità per i giovani artisti

In palio vi sono oltre 11.000 euro tra premi e borse di studio, ma soprattutto concrete opportunità professionali: produzioni operistiche, concerti e collaborazioni con teatri e festival internazionali che potranno rappresentare un vero punto di svolta nel percorso dei giovani cantanti.

Il gran finale con orchestra dal vivo

Il momento più atteso sarà il Gala lirico-sinfonico del 9 maggio alle ore 20.45, durante il quale i finalisti si esibiranno accompagnati da orchestra dal vivo.
La serata, a ingresso gratuito su prenotazione, rappresenta una vera festa della musica e del talento emergente.

Prima del Gala, alle ore 18.00, la Sala del Legnanino della Biblioteca Civica ospiterà un incontro di approfondimento dedicato a Giuditta Pasta, figura centrale della tradizione lirica italiana, condotto da Carlida Steffan.

Saronno città della lirica diffusa

Per tutta la durata del concorso, la città sarà coinvolta in un vero e proprio festival diffuso, con eventi e momenti di approfondimento che trasformeranno Saronno in un laboratorio culturale aperto e partecipato, dove musica, formazione e comunità si intrecciano in modo naturale.

Un progetto sostenuto dalle istituzioni

La manifestazione si svolge con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Varese, del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Camera di Commercio Giapponese in Italia, a conferma del forte valore istituzionale e internazionale del progetto.

Un evento di respiro globale

Con oltre 150 cantanti da tutto il mondo, audizioni aperte al pubblico, una giuria internazionale di eccellenza e una finale con orchestra dal vivo, il Concorso Internazionale “Giuditta Pasta” si conferma come un evento di riferimento nel panorama lirico europeo e mondiale.

Un progetto che unisce istituzioni, artisti e territorio, valorizzando i giovani talenti e rafforzando il ruolo di Saronno sulla scena culturale internazionale.

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Miei carissimi Saronnesi,

Aprile! Mi hanno detto che un poeta della vostra epoca lo ha chiamato “il più crudele dei mesi”. Non sono certa di avere capito cosa volesse dire, ma per me lo e, perché comincia a ospitare gli ultimi appuntamenti. Fino alla prossima stagione, si intende! E, come dimenticarlo, al Concorso Lirico per decretare la mia erede…
Ma non occorre anticipare troppo per ora, avrò tempo di svelarvi tutto quello che sta prendendo forma…
Nel frattempo, però, ci sono altri veli da sollevare…Cosa sono quegli sguardi, che avete capito? Sto parlando di quelli sui segreti della buona società, quelli che tutti preferiamo nascondere…e di cui io amo spettegolare!
Sono certa che anche voi conosciate bene il gusto di questo sottile piacere, vero?

In fondo, in società tutti indossiamo una maschera, come a teatro, per questo ci piace tanto, non vi pare? E forse proprio il teatro ci può aiutare a trasformarci… Come fa la primavera che ormai è arrivata!
Quest’aprile che ci attende è davvero speciale.

Quattro spettacoli che sono altrettanti viaggi: dall’amore impossibile alla Sicilia ancestrale, dalla grande epica americana alla musica. Preparatevi a lasciar affiorare chi siete davvero!

9 aprile – LA SIGNORA DELLE CAMELIE

Oh, la mia amata Violetta…o Marguerite, nei romanzi. Qualcuno dice Marie, nella realtà. Chiamatela come vi pare, è sempre lei, cantandola la chiamiamo Traviata, ma voi amanti del teatro la conoscete come la Signora delle Camelie! Il mito romantico più grande dell’Ottocento – l’amore impossibile tra Marguerite Gautier e Armand -quanti sospiri…ma siamo sicuri di aver capito tutto?
Un giovane e talentuosissimo autore, Giovanni Ortoleva, ha deciso di indagarlo di nuovo, con uno sguardo più incisivo e sottile…e – siccome ama quanto me scoprire i segreti delle grandi storie, dice che vuole svela per quello che davvero è: la cronaca impietosa di un “omicidio sociale”! Nientemeno!

Perché vedete, miei cari, sotto la patina del mio amato romanticismo e dell’atmosfera di Parigi a me tanto cara, c’è il racconto di una società che sfoga le sue tensioni sul corpo delle donne, soprattutto se sono libere e sfrontate come me, e – lo so – tutte voi, mie amate concittadine. Temo che in questo, il vostro e il mio presente non siano troppo lontane.
Anche per questo Dumas figlio nel suo capolavoro, ha lasciato in eredità qualcosa di ben più potente di una grande storia d’amore: uno ritratto sincero della sua epoca che, sorpresa!, ci avvicina così tanto..
Sento che questo spettacolo è un filo che ci lega, teso tra l’Ottocento e l’ultra contemporaneo, partendo dal sapore riccamente ottocentesco e scivolando sempre più vicino a voi, “per guardarci a vicenda, proprio come si faceva ai miei tempi da un palchetto all’altro dei grandi teatri. Una storia che continua a toccarci, e a farci sospirare e commuovere.

E ricordate: chi ha sottoscritto uno degli abbonamenti di marzo ha diritto al biglietto ridotto speciale!

16 aprile, ore 20.45 – INSTRUMENT 1 – SCOPRIRE L’INVISIBILE

E dopo la stilettata cortese di Dumas, prepariamoci a un viaggio completamente diverso. Roberto Zappalà e la sua Compagnia Zappalà Danza ci portano in Sicilia. Ma non la Sicilia delle cartoline, no. Una Sicilia profonda, ancestrale, invisibile.

Al centro di tutto: il marranzano, lo “scacciapensieri”. Quello strumento marginale che qui, nelle mani del maestro Puccio Castrogiovanni e nel dialogo con sette danzatori straordinari, rivela una forza ritmica ed espressiva quasi primordiale, la stessa che a me ha raccontato il mio amico Bellini!

È l’inizio di un atlante danzato che riscrive le mappe culturali ed emotive dell’isola. Perché ogni mappa è già un viaggio – come ci ricordano gli scrittori Borges e Bufalino – e ogni strumento può pescare nel profondo di un territorio complesso e molteplice.

Il marranzano, da scacciapensieri, diventa mezzo per farli emergere, quei pensieri. Per aprire cammini tra memoria e visione, gesto e suono, materia e spirito. Come dice Werner Herzog, un grande di quella diavoleria che chiamate cinema: “Camminare è una virtù, il turismo è un peccato mortale.”

Questo spettacolo è per viaggiatori, non per turisti, come me. E voi siete viaggiatori, vero?

23 aprile – FURORE di John Steinbeck con Massimo Popolizio

La stagione di prosa del nostro teatro meritava un gran finale! Dopo aver viaggiato tutta la vita, non vedo l’ora di scoprire attraverso di voi un capolavoro della letteratura di quello che ai miei tempi chiamavamo ancora nuovo mondo, gli Stati Uniti, ma che dico, di tutto il mondo! E soprattutto, di ospitare nella nostra casa un altro artista di altissimo profilo, come Saronno si merita: e uno dei più grandi attori del panorama teatrale italiano: Massimo Popolizio. Porta sul nostro palco un emozionante monologo, in cui dà voce e corpo a Furore di John Steinbeck.

Con lui, seguiamo, nell’estate del 1936, braccianti americani sospinti in California dalle tempeste di sabbia che hanno reso sterile la loro terra. Chi l’ha detto che una indagine giornalistica non possa diventare grande letteratura?

Popolizio diventa il narratore onnisciente di un romanzo, arcaico e modernissimo, che – proprio come quello da cui siamo partiti, ci mostra la verità profonda della società, in questo caso attraverso la più devastante migrazione di contadini della storia moderna.

Se Dumas sbirciava dietro le tende chiuse dell’alta società, dentro le sue ipocrisie, Steinbeck conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma conosce anche le cause del loro destino, le dinamiche dell’ingiustizia sociale.

Sarà, già lo so, epico e lirico, realista e visionario, accompagnato da un caleidoscopio di suoni dal vivo. Perché le storie di migrazione, povertà, ingiustizia non sono mai solo “del passato”, vero? Sono sempre qui, con noi.

Ecco il nostro aprile, miei prediletti Saronnesi. Un mese che ci porta dall’Ottocento borghese alla Sicilia ancestrale, fino all’America della Grande Depressione. Un mese che dimostra, ancora una volta, come il teatro sappia essere specchio del nostro tempo pur parlando di epoche lontane.

Dall’amore come violenza sociale alla danza che rivela l’invisibile, fino all’epica della sopravvivenza umana. Tre storie, tre mondi, un’unica grande verità: il teatro ci aiuta a vedere più chiaro. A capire chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando.

E se avete sottoscritto uno dei nostri abbonamenti speciali di marzo – CHE DONNE! o CHE STORIE! – aprile è il mese in cui raccogliere i frutti di quella scelta. Furore fa parte dell’abbonamento CHE STORIE! e La Signora delle Camelie è disponibile a prezzo ridotto speciale!

Io vi aspetto in platea, miei cari. Perché aprile, con i suoi fiori e le sue storie, è il mese perfetto per continuare questo viaggio insieme attraverso la grande drammaturgia.

Con affetto primaverile (e sempre più orgoglio per il nostro Teatro),

La vostra Giuditta Pasta

 

 

A Natale regala teatro

Il regalo ideale per gli appassionati e…un’idea originale per chi ancora non ci è mai stato.

A NATALE FAI UN REGALO SPETTACOLARE: REGALA TEATRO!

A Natale regala la magia del teatro con spettacoli di prosa classica, contemporanea, teatro danza, musica e spettacoli per famiglie! Continua a leggere

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Il Teatro Giuditta Pasta è felicissimo di ospitare nella Stagione Teatrale 2023|24 Un Nuovo Sguardo – Stagione Contemporanea quattro Finalisti del Premio UBU 2023 e ci congratuliamo con loro per questa prestigiosa nomination!

Attrice o performer
Marta Ciappina in Gli Anni di Marco D’Agostin

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Scopri tutte le novità per mettere in scena il tuo spettacolo di fine corso!

Il Teatro Giuditta Pasta ospita da fine maggio e per tutto il mese di giugno gli spettacoli di fine corso delle realtà coreutiche  che da oltre trent’anni scelgono il palcoscenico saronnese, dando vita ad una vera e propria rassegna.

Che sia breve ma intenso o di durata importante, l’appuntamento con i saggi è il coronamento di un anno di lavoro e sforzi e rappresenta  un importante  momento di crescita e di orgoglio per allievi, docenti e genitori. Continua a leggere

La tua opinione per noi è importante.

È online il questionario di gradimento relativo alla Stagione teatrale 2021/2022 del Teatro Giuditta Pasta.

Ti invitiamo a regalarci qualche minuto del vostro tempo per compilarlo al fine di rilevare il grado di soddisfazione del pubblico e per essere consapevoli di come migliorare quello che consideriamo un servizio culturale alla città e una ricerca artistica continua.

Grazie da tutto lo staff del Teatro di Saronno.

Compila il questionario

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ERANO TUTTI MIEI FIGLI

Dopo il successo di Morte di un commesso viaggiatore, Elio De Capitani torna a confrontarsi con il teatro di Arthur Miller dirigendo e interpretando Erano tutti miei figli, il testo che nel 1947 consacrò il drammaturgo americano come una delle voci più importanti del Novecento. Considerata una delle opere fondamentali della drammaturgia contemporanea, la pièce affronta temi universali come la responsabilità morale, il peso delle scelte individuali, il rapporto tra genitori e figli e il conflitto tra interesse personale e bene collettivo.

Ambientato nell’America del secondo dopoguerra, lo spettacolo ci conduce all’interno della casa della famiglia Keller, una rispettabile famiglia borghese che sembra aver ritrovato serenità dopo gli anni del conflitto. Dietro l’apparente tranquillità si nascondono però segreti, omissioni e ferite mai rimarginate. Joe Keller è un imprenditore di successo che durante la guerra ha costruito la propria fortuna lavorando per l’aviazione militare. Accusato di aver fornito componenti difettosi che causarono la morte di ventuno piloti, è stato assolto, mentre il suo socio ha pagato il prezzo più alto finendo in carcere. Una verità scomoda che sembra appartenere al passato, ma che torna lentamente a galla fino a travolgere l’intera famiglia.

Accanto a lui c’è Kate, una madre incapace di accettare la scomparsa del figlio maggiore Larry, disperso in guerra da anni. Il secondogenito Chris, tornato dal fronte profondamente cambiato dalle atrocità vissute, sogna invece di costruire un futuro diverso insieme ad Ann, la ragazza che un tempo era fidanzata proprio con Larry. Tra desiderio di rinascita e fantasmi del passato, la famiglia Keller si trova così al centro di una vicenda che mette in discussione legami affettivi, convinzioni morali e responsabilità individuali.

Nella lettura di Elio De Capitani, Erano tutti miei figli diventa un’opera di straordinaria attualità. Il regista individua nel conflitto tra padri e figli uno dei nuclei più potenti del testo, un confronto che anticipa le grandi contestazioni delle generazioni successive e che ancora oggi parla a una società attraversata da profonde fratture etiche e culturali. Al centro della vicenda emerge anche il tema della menzogna, quella necessità umana di costruire narrazioni rassicuranti per non affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Joe Keller è un uomo che ha scelto di mentire agli altri e a sé stesso per proteggere ciò che considera più importante: la propria famiglia, il proprio successo, il proprio posto nel mondo.

La messinscena, ambientata in uno spazio scenico ideato da Carlo Sala come una sorta di patio immerso nel bosco, amplifica il senso di inquietudine che attraversa il testo. Un luogo sospeso tra interno ed esterno, tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, dove i segreti sembrano annidarsi dietro ogni silenzio. È qui che Arthur Miller costruisce una tragedia moderna nella quale il dramma psicologico e quello sociale coincidono perfettamente, rendendo impossibile separare le responsabilità private dalle conseguenze pubbliche.

Ad accompagnare De Capitani in questo progetto è una compagnia di interpreti che da anni rappresenta una delle eccellenze del Teatro dell’Elfo. Accanto a lui e a Cristina Crippa troviamo Angelo Di Genio, Marco Bonadei, Caterina Erba e un gruppo di artisti capaci di dare vita a relazioni sceniche autentiche e profondamente coinvolgenti.

La critica ha accolto lo spettacolo con grande entusiasmo. Sara Chiappori su la Repubblica ha definito il lavoro di De Capitani «uno spettacolo all’altezza adulta del classico», capace di essere allo stesso tempo robusto e commovente, esaltando la forza dei personaggi di Miller e la loro profonda umanità. Anche Magda Poli sul Corriere della Sera ha sottolineato la qualità delle interpretazioni, evidenziando la prova intensa di Elio De Capitani e quella di Cristina Crippa, descritta come una madre ambigua e solo apparentemente rassicurante, accanto agli efficaci Angelo Di Genio e Caterina Erba.

Particolarmente significativa l’analisi di Massimo Bernardini su HuffPost, che ha lodato la capacità della regia di tenere insieme realismo e dimensione simbolica, trasformando la casa dei Keller in una metafora della coscienza e della memoria. Bernardini individua nella messa in scena quella «modernità feroce» che rende il teatro di Miller ancora oggi indispensabile: l’idea che nessuno possa sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni e che la colpa non possa essere delegata a un sistema impersonale. Una riflessione che De Capitani restituisce con «lucidità chirurgica», attraversando il testo senza retorica e lasciando emergere tutta la sua forza emotiva.

Erano tutti miei figli è una grande tragedia americana che parla direttamente al presente. Un’opera intensa e coinvolgente che mette al centro le contraddizioni dell’essere umano, il desiderio di proteggere chi si ama e il prezzo che siamo disposti a pagare per farlo. Uno spettacolo di straordinaria qualità artistica che conferma la grandezza della scrittura di Arthur Miller e il talento di una delle più autorevoli compagnie del teatro italiano.

SPETTACOLO
Giovedì 25 febbraio 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
regia di ELIO DE CAPITANI
traduzione Masolino d’Amico
con Elio De Capitani, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Caterina Erba, Marco Bonadei, Nicola Stravalaci, Sara Borsarelli, Michele Costabile e Roberta Lanave/Carolina Cametti
scene e costumi di Carlo Sala, luci Michele Ceglia
suono Gianfranco Turco, assistente alla regia Alessandro Frigerio
assistente alle scene e costumi Roberta Monopoli
produzione Teatro dell’Elfo

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RICCARDO III

Uno dei personaggi più affascinanti, inquietanti e complessi della storia del teatro prende vita sul palcoscenico del Teatro Giuditta Pasta in una nuova, attesissima edizione di Riccardo III. Protagonista assoluta è Maria Paiato, tra le più autorevoli interpreti della scena contemporanea, che affronta uno dei ruoli più iconici del repertorio shakespeariano sotto la regia di Andrea Chiodi.

Nato dal desiderio dell’attrice veneta di confrontarsi con questo straordinario personaggio, lo spettacolo propone una lettura rigorosa e profondamente fedele allo spirito dell’opera di William Shakespeare. Maria Paiato veste i panni di Riccardo, duca di Gloucester, il grande usurpatore, il manipolatore geniale e spietato che attraversa la tragedia trascinando con sé una scia di inganni, seduzioni e distruzione nella propria inarrestabile corsa verso il potere.

“Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York”: così si apre una delle tragedie più celebri di Shakespeare, ultimo capitolo della tetralogia dedicata alla Guerra delle Due Rose e alla fine della dinastia dei Plantageneti. Scritto intorno al 1592, Riccardo III racconta l’ascesa e la caduta di un uomo che, escluso dall’amore e dal riconoscimento, sceglie di trasformare la propria ferita in una devastante volontà di dominio.

La regia di Andrea Chiodi sceglie di allontanarsi da una lettura che riduca il personaggio alla sua deformità fisica per concentrarsi invece sulla sua straordinaria capacità di seduzione. Il cuore dello spettacolo non è il corpo di Riccardo, ma la sua mente. È la forza della parola, l’intelligenza manipolatoria, il fascino ambiguo del male che riesce a conquistare, convincere e trascinare gli altri oltre ogni limite morale. Riccardo non è soltanto un tiranno: è un uomo ferito che reclama il proprio diritto a esistere e a essere riconosciuto, anche attraverso la distruzione.

Questa riflessione attraversa anche la raffinata drammaturgia di Angela Dematté, che mette in luce il profondo legame tra potere, famiglia e desiderio di sopravvivenza. Dietro la lotta per il trono si nasconde infatti una domanda universale: cosa cerca davvero un essere umano quando cerca il potere? E quanto incidono le ferite dell’infanzia nella costruzione della propria identità? In questa lettura, Riccardo appare come un bambino non amato che tenta disperatamente di riscrivere il proprio destino, trasformando il dolore in ambizione e la fragilità in violenza.

Lo spettacolo mette così in evidenza tutta la straordinaria modernità della scrittura shakespeariana. Le trame di corte, gli intrighi politici e le lotte dinastiche diventano lo specchio di meccanismi umani che appartengono ancora al presente: la manipolazione del consenso, l’ossessione per il potere, il desiderio di controllo e la capacità del male di presentarsi sotto forme affascinanti e persuasive.

A rendere ancora più potente questa visione è l’interpretazione di Maria Paiato, artista pluripremiata e unanimemente riconosciuta come una delle più grandi attrici italiane. La sua scelta di affrontare un ruolo tradizionalmente maschile non rappresenta un semplice cambio di prospettiva, ma un’opportunità per indagare ancora più a fondo le contraddizioni e le fragilità del personaggio. Il risultato è un Riccardo capace di esercitare sul pubblico la stessa attrazione irresistibile che esercita sui personaggi della tragedia.

Accanto a lei, una compagnia di interpreti di grande livello dà vita alla complessa rete di relazioni che anima il dramma: da Buckingham a Lady Anna, dalla Regina Elisabetta alla Duchessa di York, figure che contribuiscono a delineare un universo dominato da ambizione, vendetta e desiderio di riscatto.

La critica ha più volte riconosciuto a Maria Paiato una straordinaria capacità di confrontarsi con i grandi classici restituendone tutta la forza contemporanea. Anche in questo progetto, l’incontro tra la sua sensibilità interpretativa e la regia di Andrea Chiodi promette di offrire al pubblico un’esperienza teatrale intensa e coinvolgente, capace di restituire tutta la complessità di uno dei personaggi più memorabili della storia della letteratura.

Riccardo III è una tragedia sul potere, sulla seduzione del male e sulle conseguenze devastanti dell’ambizione senza limiti. Ma è anche una riflessione profonda sulla natura umana, sulle ferite che ci definiscono e sulla sottile linea che separa il desiderio di affermazione dalla distruzione di sé e degli altri. Uno spettacolo di grande valore artistico che riporta al centro del palcoscenico la forza eterna del teatro di Shakespeare.

SPETTACOLO
Giovedì 11 marzo 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI

di William Shakespeare
riduzione e adattamento Angela Dematté
regia ANDREA CHIODI
con Maria Paiato
e con
Emanuele Arrigazzi, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanni Franzoni, Fabio Marchisio, Emiliano Masala, Cristiano Moioli,  Giuseppina Turra, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Cesare Agoni
trucco e parrucco Bruna Calvaresi
sartoria Mediapont Arte Tessile
assistente alla regia Francesco Biagetti
assistente ai costumi Valentina Volpi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova,
Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

 

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SUSANNA EGRI: IL CENTENARIO

Nel 2026 la Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza celebra il centenario della nascita della sua fondatrice e presidente Susanna Egri, figura pionieristica della modernità coreutica e instancabile protagonista della vita culturale italiana ed europea.

La sua biografia attraversa il Novecento e giunge fino al XXI secolo: esule in Ungheria durante le persecuzioni razziali, figlia dell’allenatore del Grande Torino scomparso a Superga, nel 1954 apre le trasmissioni della RAI. Tra le più importanti innovatrici della danza moderna, continua oggi a insegnare e trasmettere la propria visione artistica a Torino.

In occasione della stagione RADICI, il coreografo Raphael Bianco, insieme alla Compagnia EgriBiancoDanza, dedica a Susanna Egri uno spettacolo celebrativo e profondamente ispirato alle radici culturali dei due fondatori della compagnia: Ungheria e India.

Lo spettacolo si articola in due creazioni coreografiche

CANTATA PROFANA: IL CERVO FATATO
Dedicato a Susanna Egri

“Ai padri affinché ascoltino le ragioni dei figli
Ai figli che forse diventeranno padri”
Raphael Bianco

Ispirata alla Cantata Profana di Béla Bartók, fondata su un’antica leggenda transilvana dei nove cervi fatati, la coreografia di Raphael Bianco indaga la simbologia profonda della partitura e il suo nucleo drammaturgico: il rapporto tra padre e figlio.

Il lavoro si concentra sul dialogo conflittuale e necessario tra le generazioni, già presente nella struttura musicale dell’opera, dove le voci del baritono (padre) e del tenore (figlio) si confrontano in modo intenso e doloroso.

Bianco rilegge questo confronto come un percorso di emancipazione: il figlio si allontana dal modello paterno in nome di una libertà identitaria e di una diversa relazione con la natura e con sé stesso. La Cantata Profana si rivela così non solo come un inno al mondo naturale, ma come una potente metafora di libertà e autodeterminazione.

Il lavoro è dedicato a Susanna Egri, maestra e guida, che ha attraversato la propria vita artistica affermando con coerenza una libertà creativa e personale oltre ogni schema e pregiudizio

BRIDES OF GOD
in memoria di Aliyamma Puthiyedom

Frutto di un lungo periodo di ricerca tra India e Italia, Raphael Bianco crea insieme alle danzatrici della Compagnia EgriBiancoDanza una nuova opera ispirata al patrimonio della danza classica indiana.

Il lavoro prende avvio dalla riflessione critica sulla tradizione delle Devadasi, donne consacrate alla danza e al divino fin dall’infanzia, custodi di un sapere corporeo rituale, artistico e spirituale profondamente radicato nella storia dei templi.

In una dimensione onirica e visionaria, la coreografia esplora l’interiorità di queste figure femminili: desideri, tensioni e inquietudini emergono come una verità nascosta che si libera nel tempo della notte, per poi ricomporsi all’alba in un rinnovato gesto di devozione.

Brides of God diventa così un rito coreografico di liberazione e consapevolezza, che attraversa il confine tra disciplina e desiderio, tra sacro e umano.

SPETTACOLO
Martedì 27 ottobre 2026 | ore 20.45
Rassegna Danza

CREDITI
CANTATA PROFANA: IL CERVO FATATO
coreografia e ideazione RAPHAEL BIANCO
musica Béla Bartók
voce narrante Susanna Egri
scene Massimo Voghera
costumi Agostino Porchietto
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT

BRIDES OF GOD
coreografia e ideazione RAPHAEL BIANCO
consulenza drammaturgica e coach danza classica indiana (bharatanatyam): Antonella Usai
assistente alla coreografia Vincenzo Criniti
musica live Cristina Mercuri
voce Antonella Usai
scene Massimo Voghera
danzatori Compagnia EgriBiancoDanza
produzione Fondazione Egri – Centro di Rilevante Interesse per la Danza
con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT

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TANA

Osservando la natura e gli animali, le due protagoniste trovano ispirazione per il loro progetto: una casa da costruire, da abitare, un posto dove nascondersi o semplicemente giocare. Il bruco, l’orso, la chiocciola diventano così dei modelli da imitare.

Con il linguaggio della danza e il supporto di sculture di stoffa due personaggi in scena ricercano la loro possibile “tana” per affrontare in sicurezza il buio della notte, il freddo, la pioggia, il sole.

Alla fine lo spazio scenico si apre all’interazione del pubblico, diventando il luogo dove i bambini e le bambine possono sperimentare e sperimentarsi, esplorare le forme e i suoni messi in gioco per loro.

A questo momento di scoperta anche lo spettatore adulto è chiamato a partecipare al gioco.

Capienza: 40 bambini + adulti
Fascia d’età: 1-5 anni
Durata: 40’

SPETTACOLO
Domenica 28 febbraio 2027 | ore 15.00 e ore 17.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
Compagnia TPO | SardegnaTeatro | Fuorimargine Centro di Produzione
coreografia Sara Campinoti, Valentina Sechi, Giulia Vacca
con due danzatrici
progettazione informatica Rossano Monti
progettazione visiva Elsa Mersi
scene e oggetti di scena Livia Cortesi
progetto sonoro Spartaco Cortesi
con il sostegno del Festival Tuttestorie

DOORS

Due porte. Nessun muro. Porte che si aprono sul passato, sul futuro o forse semplicemente sul presente. Attraverso comicità, clownerie e teatro fisico, lo spettacolo gioca attorno a grandi domande per un viaggio poetico e surreale.

Doors tratta di due custodi onirici ed elegantemente comici, vestiti con dettagli di chiavi e maniglie in omaggio ai portieri del grande cinema classico, hanno una missione misteriosa: montare delle porte.

Quell’oggetto quotidiano e ingombrante diventa così il protagonista assoluto della scena. Attraverso sketch surreali, usi assurdi di serrature e maniglie sospese, la banalità del montaggio si trasforma in un viaggio filosofico e visionario. Cosa si cela davvero dietro una porta?

Tra continui colpi di scena, il pubblico viene trascinato in luoghi reali e immaginari — da case private a spazi sacri — riscoprendo il valore simbolico della chiave: uno strumento magico capace di aprire varchi anche dove non esistono serrature.

Fascia d’età: 3 +
Durata: 1 ora’

SPETTACOLO
Domenica 15 novembre 2026  | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
COMPAGNIA DEL BUCO
attori Luca Mecca e Simone Vaccari
regia COMPAGNIA DEL BUCO
scenografia As Fa Tot- creazioni per lo spettacolo
costumi Letizia Violi
fotografie Andrea Mazzoni, Loris Salussolia, Camilla Strobino
Premio Inbox Teatro Emergente – sezione nuove generazioni

SULLA MORTE SENZA ESAGERARE

Sulla morte senza esagerare è uno spettacolo della compagnia I Gordi che affronta uno dei temi più universali e insieme più rimossi del teatro e della vita: la morte. Lo fa con uno sguardo sorprendente, ironico e poetico, trasformando ciò che normalmente genera paura e silenzio in un dispositivo scenico vivo, umano e profondamente teatrale.

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, in quello spazio immaginario in cui le anime si separano definitivamente dai corpi, prende forma una narrazione sospesa e straniante. Qui la Morte non è un concetto astratto, ma una presenza concreta, quasi quotidiana, che osserva e accompagna il passaggio degli esseri umani. Eppure, paradossalmente, è proprio lei a non sapere cosa significhi morire.

I vivi, dal canto loro, reagiscono in modi diversi: c’è chi la teme, chi la rifiuta, chi tenta di ignorarla, chi prova a sfidarla o addirittura a invocarla. Ma in questo continuo gioco di resistenze e accettazioni, tutto si trasforma in un grande meccanismo teatrale fatto di imprevisti, errori, tentativi maldestri e situazioni tragicomiche. La morte diventa così un processo umano, imperfetto, a tratti buffo e profondamente fragile.

Lo spettacolo nasce come omaggio alla poetessa polacca Wisława Szymborska e alla sua capacità di osservare la realtà con leggerezza solo apparente, capace di svelare il senso più profondo delle cose attraverso l’ironia. In questa direzione, Sulla morte senza esagerare non cerca mai la drammaticità fine a sé stessa, ma costruisce un linguaggio teatrale che alleggerisce senza banalizzare, che avvicina senza semplificare.

Uno degli elementi centrali della messinscena è l’uso delle maschere contemporanee in cartapesta, ispirate all’immaginario di Otto Dix. Le maschere diventano il cuore espressivo dello spettacolo: volti deformati, familiari e allo stesso tempo inquietanti, capaci di raccontare senza parole l’ultimo tratto dell’esistenza. Attraverso il corpo e il gesto, gli attori danno vita a una sequenza di situazioni che parlano di incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni mancati, veglie e addii.

La scelta del linguaggio non verbale non è solo stilistica, ma profondamente poetica: il silenzio scenico diventa uno spazio di ascolto, in cui lo spettatore è chiamato a colmare i vuoti e a riconoscere ciò che spesso nella vita quotidiana viene rimosso o taciuto. In questo senso, il lavoro della compagnia I Gordi si inserisce in una ricerca più ampia sul teatro di maschera contemporaneo e sulla potenza della drammaturgia fisica.

Lo spettacolo ha ottenuto nel tempo un importante riconoscimento da parte della critica e del pubblico, diventando una delle produzioni più rappresentative del percorso della compagnia. Tra i premi più significativi si ricordano il Premio ANCT 2020 – Premio Nazionale della Critica Teatrale, il Premio Hystrio Iceberg 2019, il Premio alla Produzione Scintille 2015 e il riconoscimento ottenuto al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro, dove ha ricevuto anche il Premio del Pubblico e il Premio Giuria Allievi.

Nel corso delle sue repliche, lo spettacolo è stato selezionato per importanti festival come il Kilowatt Festival e Artificio Como, fino ad approdare a contesti internazionali di rilievo. Particolarmente significativa è stata la presentazione al Napoli Teatro Festival 2020, momento in cui lo spettacolo ha assunto una nuova forma, ripensata alla luce di una sensibilità contemporanea segnata dall’esperienza collettiva della fragilità e dell’assenza.

Nel 2023 lo spettacolo è stato inoltre ospitato al prestigioso The Coronet Theatre di Londra, dove ha incontrato un pubblico internazionale e ottenuto un forte consenso di critica, confermando la capacità del lavoro di superare i confini linguistici grazie alla forza del linguaggio visivo e fisico.

La regia di Riccardo Pippa costruisce un universo scenico essenziale ma estremamente preciso, in cui ogni gesto ha un peso e ogni dettaglio contribuisce a creare una narrazione corale fatta di immagini, ritmo e relazioni. La morte, in questo contesto, non è mai spettacolarizzata: viene piuttosto osservata da vicino, quasi con tenerezza, come parte inevitabile e misteriosa dell’esperienza umana.

Ne emerge uno spettacolo che riesce a tenere insieme leggerezza e profondità, comicità e inquietudine, silenzio e senso. Un lavoro che invita lo spettatore a guardare da vicino ciò che normalmente si tende a evitare, senza retorica e senza esagerazione, proprio come suggerisce il titolo.

SPETTACOLO
Venerdì 30 aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
ideazione e regia RICCARDO PIPPA
di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
produzione Teatro Franco Parenti / I Gordi

Selezione Visionari Kilowatt Festival e Artificio Como 2016
Vincitore all’unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015
Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine: spettacolo vincitore del Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico
Premio Hystrio-Iceberg 2019

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L’ ETÀ D’ORO DEL JAZZ
L’hot jazz dei ruggenti anni Venti
DIXIE BLUE BLOWERS di Mauro L. Porro

Un viaggio alle origini del jazz attraverso il ritmo travolgente dell’“hot jazz” degli anni Venti.
I Dixie Blue Blowers, guidati da Mauro L. Porro, tra i più importanti interpreti italiani del jazz classico e sulle ali del grande successo dell’edizione invernale di Umbria Jazz 2025, riportano in scena l’energia e la freschezza dei piccoli ensemble strumentali dei primi del ‘900, attraversando gli stili Dixieland, New Orleans, Chicago e New York.

Il repertorio nasce da un attento lavoro di ricerca e trascrizione dai dischi originali a 78 giri e ripercorre le sonorità dei grandi protagonisti dell’età d’oro del jazz, da Bix Beiderbecke a Red Nichols fino a Louis Armstrong, alternando brani celebri e rarità meno conosciute.

Con strumenti d’epoca e una libera improvvisazione che restituisce lo spirito autentico di quegli anni, i Dixie Blue Blowers riscoprono una musica nata per essere vissuta dal vivo: brillante, sorprendente e sempre in movimento.

SPETTACOLO
Giovedì 31 dicembre 2026, ore 20.45
Rassegna Show 

CREDITI
Pasquale Gravela – cornet, vocals
Mauro L. Porro – clarinet, alto/soprano sax, vocals
Giorgio Gallina – trombone, vocals
Martino Pellegrini – banjo, guitar, vocals
Lorenzo Poletti – tuba
Paolo A. Vanzulli – drums, percussions

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UNA FESTA BELLISSIMA

Tre amici, un mucchio di palloncini, risate, abbracci e la meraviglia delle piccole scoperte quotidiane: sono questi gli ingredienti di Una Festa Bellissima, uno spettacolo poetico e dinamico concepito per coinvolgere i bambini, le bambine e le loro famiglie. Attraverso il gioco e il movimento, la storia intreccia una narrazione capace di parlare a grandi e piccoli, mettendo al centro del palco il valore dell’amicizia, l’espressione libera del corpo e la scoperta delle nostre emozioni.

Ma cosa succede quando la musica si spegne e la festa, come tutte le cose, giunge al termine? Finisce e basta. Eppure, proprio in quel momento, lo spettacolo accompagna il giovane pubblico a comprendere in modo semplice il concetto di inizio e fine. Si scopre così che quando tutto sembra concluso, il bello deve ancora arrivare: restano il ritmo del respiro, la memoria dei gesti e una travolgente voglia di ballare ancora.

In perfetto stile Arione de Falco, la scena si presenta completamente vuota. Senza l’ausilio di scenografie o costumi didascalici, sono solo i corpi e le voci degli interpreti a dare vita a un potente processo immaginativo condiviso, capace di riempire il palco di oggetti e atmosfere uniche grazie alla fantasia dei bambini.

Una Festa Bellissima si trasforma così in un invito luminoso a celebrare il presente, a guardarsi negli occhi e ad abitare il “qui ed ora” della condivisione. Perché anche se la musica si è fermata, finché siamo insieme… si continua a ballare.

Fascia d’età: Tout Poublique
Durata: 1 ora

SPETTACOLO
Domenica 31 gennaio 2027 | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
di Compagnia Arione de Falco
con Annalisa Arione, Alberto Branca, Dario de Falco
musiche Enrico Messina
movimento scenico Marcos Rangel Koslowski
costumi Giulio Rossi
con il sostegno di Teatro Koreja

SCARAMUCCIA
una commedia dell’arte

Dopo il successo di Arlecchino muto per spavento, applaudito per diverse stagioni tra Italia e Francia, Stivalaccio Teatro torna a confrontarsi con l’immenso patrimonio della Commedia dell’Arte presentando Scaramuccia, una nuova produzione che debutta al Festival Be Popular 2026 di Vicenza e che promette di conquistare il pubblico con il suo irresistibile intreccio di avventure, equivoci, duelli, musica e comicità.

Lo spettacolo nasce da un attento lavoro di ricerca e riscoperta delle maschere della tradizione italiana e porta in scena uno dei personaggi più affascinanti e meno frequentati del teatro popolare: Scaramuccia, figura nata nel Seicento come evoluzione del capitano spaccone e fanfarone, poi trasformata dal celebre attore Tiberio Fiorilli in un personaggio arguto, ironico e imprevedibile, più incline all’astuzia che alla forza, più vicino alla chitarra che alla spada.

Ambientata nel 1645, alla vigilia dell’assedio di Candia, l’odierna Creta, la vicenda si sviluppa in uno dei momenti più delicati della storia della Serenissima Repubblica di Venezia. Sullo sfondo dell’imminente conflitto tra veneziani e ottomani si intrecciano passioni amorose, rivalità, vendette e colpi di scena che trascinano i personaggi in una girandola di situazioni sempre più imprevedibili.

Tutto prende avvio quando Don Alonso, ricco pretendente destinato a sposare Ortensia, figlia del mercante veneziano Pantalone de’ Bisognosi, si imbatte a Venezia in Scaramuccia e nel suo inseparabile servo Arlecchino. Da un incontro apparentemente casuale nasce una rocambolesca catena di eventi che porterà il protagonista a fuggire verso Creta, inseguito da Flavia, decisa a vendicare il proprio amato. Intanto, all’orizzonte, si profilano già le navi dell’Impero Ottomano, pronte a dare inizio a uno degli assedi più lunghi e drammatici della storia mediterranea.

Ma come nella migliore tradizione della Commedia dell’Arte, la Storia diventa soprattutto il palcoscenico sul quale si muovono personaggi più grandi della vita, coinvolti in una continua alternanza di verità e menzogna, travestimenti e rivelazioni, incontri inattesi e colpi di scena. Scaramuccia recupera così tutta la vitalità della cosiddetta “commedia d’intreccio”, costruita sul piacere del racconto, sulla rapidità dell’azione e sulla capacità di sorprendere continuamente lo spettatore.

La nuova produzione di Stivalaccio Teatro si distingue per la capacità di unire rigore filologico e linguaggio contemporaneo. La compagnia, da anni impegnata nella valorizzazione delle forme popolari del teatro italiano, lavora sulle tecniche della Commedia dell’Arte senza trasformarle in un esercizio museale. Al contrario, le maschere tornano a vivere con energia, ritmo e una straordinaria vicinanza al pubblico di oggi. L’improvvisazione, il gioco attorale, il rapporto diretto con gli spettatori e la fisicità degli interpreti diventano strumenti per restituire tutta la freschezza di una tradizione che continua a parlare al presente.

In questo Mediterraneo raccontato come crocevia di culture, lingue e popoli, Scaramuccia diventa anche un viaggio teatrale attraverso un mondo sospeso tra Oriente e Occidente, tra realtà storica e invenzione scenica. Le mura di Candia, le navi veneziane, i mercanti, i soldati e gli innamorati fanno da sfondo a una narrazione che alterna leggerezza e profondità, comicità e malinconia, mantenendo sempre vivo lo spirito autentico della Commedia dell’Arte.

La critica ha spesso riconosciuto a Stivalaccio Teatro la capacità di restituire nuova vita ai grandi personaggi della tradizione italiana attraverso spettacoli che uniscono precisione storica, talento attoriale e una contagiosa energia scenica. Anche Scaramuccia si inserisce in questo percorso artistico, proponendo un teatro popolare nel senso più nobile del termine: accessibile, intelligente, coinvolgente e capace di parlare a spettatori di tutte le età.

Tra maschere, inseguimenti, duelli, canzoni e colpi di scena, Scaramuccia è un omaggio appassionato alla grande tradizione della Commedia dell’Arte e al tempo stesso una festa teatrale contemporanea, dove il piacere del racconto e la forza degli attori diventano i veri protagonisti della scena.

SPETTACOLO
Giovedì 1° aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
con Sara Allevi, Marie Coutance, Anna De Franceschi in alternanza con Eleonora Marchiori, Marie-Anne Favreau, Michele Mori, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Valerio Zaina, Marco Zoppello
soggetto originale e regia MARCO ZOPPELLO
scenografia Alberto Nonnato
costumi Eleonora Rossi
musiche Maria Luisa Zaltron
disegno luci Matteo Pozzobon
maschere Stefano Perocco di Meduna e Tullia Dalle Carbonare
spauracchio Sara Allevi
duelli Massimiliano Cutrera
trucco e parrucco Elena Polvani
produzione Stivalaccio Teatro, TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano

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THE BARNARD LOOP

Un letto che nasconde sorprese impossibili, una moka che non smette mai di versare caffè, una pianta che prende vita e sembra voler dialogare con chi le sta accanto. In The Barnard Loop, il quotidiano si trasforma in straordinario e la realtà si piega alle regole imprevedibili dell’immaginazione.

Protagonista è Barnard, alle prese con una notte popolata da eventi misteriosi e surreali. Sogno o realtà? Non è dato saperlo. Ciò che accade sfugge a ogni spiegazione logica e conduce lo spettatore in un universo sospeso, dove gli oggetti si animano, le certezze vacillano e ogni dettaglio può trasformarsi in meraviglia.

Attraverso il linguaggio della Magie Nouvelle, una forma contemporanea che intreccia illusionismo, teatro fisico, poesia visiva e clown, lo spettacolo esplora con leggerezza e ironia il mondo interiore dell’essere umano. Barnard si confronta con le proprie emozioni, i desideri e le inquietudini che emergono quando il controllo razionale si allenta e lascia spazio all’inconscio.

Con uno stile delicato e sorprendente, The Barnard Loop invita grandi e piccoli a lasciarsi trasportare in un viaggio tra stupore e immaginazione, dove la magia non è semplice artificio, ma uno strumento poetico per raccontare ciò che spesso le parole non riescono a esprimere.

Uno spettacolo capace di far sorridere, emozionare e risvegliare quello sguardo curioso e meravigliato che appartiene a ogni età.

Fascia d’età: dai 3 anni tout publique
Durata: 1 ora

SPETTACOLO
Domenica 7 marzo 2027 | ore 16.00
Rassegna Teatro Famiglie

CREDITI
regia Alessandra Ventrella
con Jacopo Maria Bianchini e Rocco Manfredi
scene Rocco Manfredi e Paolo Romanini
luci Alessandra Ventrella
suono Dario Andreoli
supporto logistico Cie Les Karnavires
Compagnia Dispensa Barzotti
spettacolo finalista InBox 2024