Tag Archivio per: TEATRO GIUDITTA PASTA

Fino al 14 luglio 2026 il foyer del Teatro Giuditta Pasta ospita Pop Dance, la nuova mostra fotografica di Edio Bison dedicata al movimento, al corpo e al linguaggio della danza contemporanea

Il movimento, il gesto, la presenza del corpo nello spazio. È da qui che nasce Pop Dance, la nuova mostra fotografica di Edio Bison, allestita nel foyer del Teatro Giuditta Pasta di Saronno fino al 14 luglio 2026, a cura di Sabrina Romanò, nell’ambito della quarta stagione di ART FOYER.

Promossa da Associazione culturale Helianto e Associazione ArtigianArte, in collaborazione con il Teatro Giuditta Pasta, l’esposizione propone un viaggio visivo nella danza contemporanea attraverso immagini fotografiche rielaborate artisticamente, dove il corpo si trasforma in segno, presenza, energia e racconto.

Pop Dance: la fotografia incontra la danza contemporanea

Con Pop Dance, Edio Bison esplora il linguaggio della danza contemporanea ispirandosi al lavoro di importanti realtà artistiche italiane come la compagnia EgriBiancoDanza di Torino e Zappalà Danza di Catania.

L’obiettivo fotografico osserva il movimento dei danzatori, la precisione tecnica dei corpi nello spazio scenico, la tensione tra rigore e libertà, trasformando ogni gesto in una narrazione visiva.

Ma la mostra va oltre la semplice documentazione fotografica.

Attraverso un uso personale del colore, della post-produzione e della manipolazione artistica dell’immagine, Bison reinventa la scena: il gesto si moltiplica, il corpo si sdoppia, la figura si dissolve lasciando tracce dinamiche e visionarie.

In Pop Dance, la fotografia non cattura soltanto una performance: la reinterpreta, restituendo al movimento una dimensione nuova, evocativa e sorprendente.

Informazioni mostra

Titolo: Pop Dance
Artista: Edio Bison
A cura di: Sabrina Romanò
Periodo: fino al 14 luglio 2026
Luogo: foyer del Teatro Giuditta Pasta, Saronno
Ingresso: visitabile durante gli orari di apertura del teatro e degli spettacoli

Presentazione ufficiale della mostra: appuntamento il 24 maggio

Il pubblico potrà incontrare personalmente l’artista durante la presentazione ufficiale della mostra, in programma:

Domenica 24 maggio 2026 – ore 18.00
Foyer del Teatro Giuditta Pasta – Saronno

L’evento sarà accompagnato da una speciale performance artistica degli attori dell’Associazione, pensata per dialogare con il tema dell’esposizione e rendere ancora più immersiva l’esperienza del pubblico.

A conclusione dell’incontro è previsto il tradizionale aperitivo a cura di Galli al Teatro.

Chi è Edio Bison: biografia dell’artista

Edio Bison, nato a Saronno nel 1963, sviluppa fin da giovane una profonda ricerca sul linguaggio fotografico.

Dopo il diploma all’Istituto d’Arte e Comunicazione di Como, avvia collaborazioni come freelance con diverse testate giornalistiche, approfondendo parallelamente tecniche e linguaggi della fotografia artistica.

La sua ricerca spazia dal bianco e nero alle antiche tecniche di stampa, passando per solarizzazioni, viraggi e sperimentazioni compositive sul paesaggio e sull’immagine.

Negli anni espone in mostre personali in Italia e all’estero e partecipa a importanti eventi internazionali, tra cui i Rencontres d’Arles con le collettive Terre d’Acqua (2005) e Paesaggi italiani (2006).

È inoltre tra gli autori del progetto Photo Ltd, dedicato al collezionismo di fotografia d’autore.

Perché visitare Pop Dance

Visitare Pop Dance significa entrare in uno spazio in cui il movimento diventa immagine e la fotografia si fa esperienza emotiva.

Una mostra che parla di corpi, energia, presenza, trasformazione e immaginazione, offrendo al pubblico un percorso contemporaneo e poetico in cui danza e fotografia dialogano in modo originale.

SCARICA IL TUO INGRESSO OMAGGIO

Oltre 150 iscritti da tutto il mondo per il Concorso Internazionale “Giuditta Pasta”

Saronno si prepara a vivere giorni di grande musica e respiro internazionale. Dal 6 al 9 maggio 2026, il Teatro Giuditta Pasta ospiterà la V edizione del Concorso Internazionale di Canto Lirico “Giuditta Pasta”, confermandosi sempre più come uno dei principali poli culturali dedicati alla lirica e alla formazione dei giovani talenti.

L’edizione 2026 segna un risultato di particolare rilievo: sono infatti oltre 150 i candidati provenienti da tutto il mondo, un dato che testimonia la crescita costante e la forte autorevolezza internazionale della manifestazione.

Audizioni aperte al pubblico

Uno degli elementi che rendono unico questo concorso è la possibilità, per il pubblico, di assistere a tutte le fasi della competizione, dalle eliminatorie fino alla finale. Un’occasione rara e preziosa per entrare nel cuore del processo artistico e seguire da vicino il percorso dei giovani interpreti.

Le audizioni si svolgeranno a partire dal 6 maggio alle ore 15.00, proseguiranno il 7 maggio dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00, mentre l’8 maggio sarà dedicato alle semifinali, nelle stesse fasce orarie.

Una giuria internazionale di eccellenza

La qualità del concorso è garantita da una giuria internazionale di altissimo profilo. A presiederla sarà Giovanni Cultrera, Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini di Catania, pianista, docente e manager culturale di rilievo internazionale, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica.

Accanto a lui, professionisti provenienti da alcuni dei più importanti teatri e istituzioni musicali del mondo, tra cui figure di riferimento della scena lirica europea, asiatica e internazionale. Una presenza che non solo assicura il massimo livello di valutazione artistica, ma rappresenta anche una concreta opportunità di crescita e visibilità per i partecipanti.

Italia e Giappone unite dalla lirica

Il Concorso “Giuditta Pasta” si conferma anche come importante piattaforma di diplomazia culturale. Il consolidato legame con il Giappone e con la città di Kumamoto darà vita, nell’ottobre 2026, a una tappa internazionale gemellata, rafforzando ulteriormente il dialogo artistico tra Europa e Asia.

Premi e opportunità per i giovani artisti

In palio vi sono oltre 11.000 euro tra premi e borse di studio, ma soprattutto concrete opportunità professionali: produzioni operistiche, concerti e collaborazioni con teatri e festival internazionali che potranno rappresentare un vero punto di svolta nel percorso dei giovani cantanti.

Il gran finale con orchestra dal vivo

Il momento più atteso sarà il Gala lirico-sinfonico del 9 maggio alle ore 20.45, durante il quale i finalisti si esibiranno accompagnati da orchestra dal vivo.
La serata, a ingresso gratuito su prenotazione, rappresenta una vera festa della musica e del talento emergente.

Prima del Gala, alle ore 18.00, la Sala del Legnanino della Biblioteca Civica ospiterà un incontro di approfondimento dedicato a Giuditta Pasta, figura centrale della tradizione lirica italiana, condotto da Carlida Steffan.

Saronno città della lirica diffusa

Per tutta la durata del concorso, la città sarà coinvolta in un vero e proprio festival diffuso, con eventi e momenti di approfondimento che trasformeranno Saronno in un laboratorio culturale aperto e partecipato, dove musica, formazione e comunità si intrecciano in modo naturale.

Un progetto sostenuto dalle istituzioni

La manifestazione si svolge con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Varese, del Consolato Generale del Giappone a Milano e della Camera di Commercio Giapponese in Italia, a conferma del forte valore istituzionale e internazionale del progetto.

Un evento di respiro globale

Con oltre 150 cantanti da tutto il mondo, audizioni aperte al pubblico, una giuria internazionale di eccellenza e una finale con orchestra dal vivo, il Concorso Internazionale “Giuditta Pasta” si conferma come un evento di riferimento nel panorama lirico europeo e mondiale.

Un progetto che unisce istituzioni, artisti e territorio, valorizzando i giovani talenti e rafforzando il ruolo di Saronno sulla scena culturale internazionale.

PRENOTA IL TUO POSTO

Miei carissimi Saronnesi,

Aprile! Mi hanno detto che un poeta della vostra epoca lo ha chiamato “il più crudele dei mesi”. Non sono certa di avere capito cosa volesse dire, ma per me lo e, perché comincia a ospitare gli ultimi appuntamenti. Fino alla prossima stagione, si intende! E, come dimenticarlo, al Concorso Lirico per decretare la mia erede…
Ma non occorre anticipare troppo per ora, avrò tempo di svelarvi tutto quello che sta prendendo forma…
Nel frattempo, però, ci sono altri veli da sollevare…Cosa sono quegli sguardi, che avete capito? Sto parlando di quelli sui segreti della buona società, quelli che tutti preferiamo nascondere…e di cui io amo spettegolare!
Sono certa che anche voi conosciate bene il gusto di questo sottile piacere, vero?

In fondo, in società tutti indossiamo una maschera, come a teatro, per questo ci piace tanto, non vi pare? E forse proprio il teatro ci può aiutare a trasformarci… Come fa la primavera che ormai è arrivata!
Quest’aprile che ci attende è davvero speciale.

Quattro spettacoli che sono altrettanti viaggi: dall’amore impossibile alla Sicilia ancestrale, dalla grande epica americana alla musica. Preparatevi a lasciar affiorare chi siete davvero!

9 aprile – LA SIGNORA DELLE CAMELIE

Oh, la mia amata Violetta…o Marguerite, nei romanzi. Qualcuno dice Marie, nella realtà. Chiamatela come vi pare, è sempre lei, cantandola la chiamiamo Traviata, ma voi amanti del teatro la conoscete come la Signora delle Camelie! Il mito romantico più grande dell’Ottocento – l’amore impossibile tra Marguerite Gautier e Armand -quanti sospiri…ma siamo sicuri di aver capito tutto?
Un giovane e talentuosissimo autore, Giovanni Ortoleva, ha deciso di indagarlo di nuovo, con uno sguardo più incisivo e sottile…e – siccome ama quanto me scoprire i segreti delle grandi storie, dice che vuole svela per quello che davvero è: la cronaca impietosa di un “omicidio sociale”! Nientemeno!

Perché vedete, miei cari, sotto la patina del mio amato romanticismo e dell’atmosfera di Parigi a me tanto cara, c’è il racconto di una società che sfoga le sue tensioni sul corpo delle donne, soprattutto se sono libere e sfrontate come me, e – lo so – tutte voi, mie amate concittadine. Temo che in questo, il vostro e il mio presente non siano troppo lontane.
Anche per questo Dumas figlio nel suo capolavoro, ha lasciato in eredità qualcosa di ben più potente di una grande storia d’amore: uno ritratto sincero della sua epoca che, sorpresa!, ci avvicina così tanto..
Sento che questo spettacolo è un filo che ci lega, teso tra l’Ottocento e l’ultra contemporaneo, partendo dal sapore riccamente ottocentesco e scivolando sempre più vicino a voi, “per guardarci a vicenda, proprio come si faceva ai miei tempi da un palchetto all’altro dei grandi teatri. Una storia che continua a toccarci, e a farci sospirare e commuovere.

E ricordate: chi ha sottoscritto uno degli abbonamenti di marzo ha diritto al biglietto ridotto speciale!

16 aprile, ore 20.45 – INSTRUMENT 1 – SCOPRIRE L’INVISIBILE

E dopo la stilettata cortese di Dumas, prepariamoci a un viaggio completamente diverso. Roberto Zappalà e la sua Compagnia Zappalà Danza ci portano in Sicilia. Ma non la Sicilia delle cartoline, no. Una Sicilia profonda, ancestrale, invisibile.

Al centro di tutto: il marranzano, lo “scacciapensieri”. Quello strumento marginale che qui, nelle mani del maestro Puccio Castrogiovanni e nel dialogo con sette danzatori straordinari, rivela una forza ritmica ed espressiva quasi primordiale, la stessa che a me ha raccontato il mio amico Bellini!

È l’inizio di un atlante danzato che riscrive le mappe culturali ed emotive dell’isola. Perché ogni mappa è già un viaggio – come ci ricordano gli scrittori Borges e Bufalino – e ogni strumento può pescare nel profondo di un territorio complesso e molteplice.

Il marranzano, da scacciapensieri, diventa mezzo per farli emergere, quei pensieri. Per aprire cammini tra memoria e visione, gesto e suono, materia e spirito. Come dice Werner Herzog, un grande di quella diavoleria che chiamate cinema: “Camminare è una virtù, il turismo è un peccato mortale.”

Questo spettacolo è per viaggiatori, non per turisti, come me. E voi siete viaggiatori, vero?

23 aprile – FURORE di John Steinbeck con Massimo Popolizio

La stagione di prosa del nostro teatro meritava un gran finale! Dopo aver viaggiato tutta la vita, non vedo l’ora di scoprire attraverso di voi un capolavoro della letteratura di quello che ai miei tempi chiamavamo ancora nuovo mondo, gli Stati Uniti, ma che dico, di tutto il mondo! E soprattutto, di ospitare nella nostra casa un altro artista di altissimo profilo, come Saronno si merita: e uno dei più grandi attori del panorama teatrale italiano: Massimo Popolizio. Porta sul nostro palco un emozionante monologo, in cui dà voce e corpo a Furore di John Steinbeck.

Con lui, seguiamo, nell’estate del 1936, braccianti americani sospinti in California dalle tempeste di sabbia che hanno reso sterile la loro terra. Chi l’ha detto che una indagine giornalistica non possa diventare grande letteratura?

Popolizio diventa il narratore onnisciente di un romanzo, arcaico e modernissimo, che – proprio come quello da cui siamo partiti, ci mostra la verità profonda della società, in questo caso attraverso la più devastante migrazione di contadini della storia moderna.

Se Dumas sbirciava dietro le tende chiuse dell’alta società, dentro le sue ipocrisie, Steinbeck conosce il cuore umano e la disperazione dei derelitti come fosse uno di loro, ma conosce anche le cause del loro destino, le dinamiche dell’ingiustizia sociale.

Sarà, già lo so, epico e lirico, realista e visionario, accompagnato da un caleidoscopio di suoni dal vivo. Perché le storie di migrazione, povertà, ingiustizia non sono mai solo “del passato”, vero? Sono sempre qui, con noi.

Ecco il nostro aprile, miei prediletti Saronnesi. Un mese che ci porta dall’Ottocento borghese alla Sicilia ancestrale, fino all’America della Grande Depressione. Un mese che dimostra, ancora una volta, come il teatro sappia essere specchio del nostro tempo pur parlando di epoche lontane.

Dall’amore come violenza sociale alla danza che rivela l’invisibile, fino all’epica della sopravvivenza umana. Tre storie, tre mondi, un’unica grande verità: il teatro ci aiuta a vedere più chiaro. A capire chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando.

E se avete sottoscritto uno dei nostri abbonamenti speciali di marzo – CHE DONNE! o CHE STORIE! – aprile è il mese in cui raccogliere i frutti di quella scelta. Furore fa parte dell’abbonamento CHE STORIE! e La Signora delle Camelie è disponibile a prezzo ridotto speciale!

Io vi aspetto in platea, miei cari. Perché aprile, con i suoi fiori e le sue storie, è il mese perfetto per continuare questo viaggio insieme attraverso la grande drammaturgia.

Con affetto primaverile (e sempre più orgoglio per il nostro Teatro),

La vostra Giuditta Pasta

 

 

A Natale regala teatro

Il regalo ideale per gli appassionati e…un’idea originale per chi ancora non ci è mai stato.

A NATALE FAI UN REGALO SPETTACOLARE: REGALA TEATRO!

A Natale regala la magia del teatro con spettacoli di prosa classica, contemporanea, teatro danza, musica e spettacoli per famiglie! Continua a leggere

A NATALE FAI UN REGALO SPETTACOLARE: REGALA TEATRO!

Il regalo ideale per gli appassionati e un’idea originale per chi ancora non ci è mai stato.

A Natale regala la magia del teatro con spettacoli di prosa classica, contemporanea, teatro danza, musica e spettacoli per famiglie! Continua a leggere

Il Teatro Giuditta Pasta è felicissimo di ospitare nella Stagione Teatrale 2023|24 Un Nuovo Sguardo – Stagione Contemporanea quattro Finalisti del Premio UBU 2023 e ci congratuliamo con loro per questa prestigiosa nomination!

Attrice o performer
Marta Ciappina in Gli Anni di Marco D’Agostin

Continua a leggere

Scopri tutte le novità per mettere in scena il tuo spettacolo di fine corso!

Il Teatro Giuditta Pasta ospita da fine maggio e per tutto il mese di giugno gli spettacoli di fine corso delle realtà coreutiche  che da oltre trent’anni scelgono il palcoscenico saronnese, dando vita ad una vera e propria rassegna.

Che sia breve ma intenso o di durata importante, l’appuntamento con i saggi è il coronamento di un anno di lavoro e sforzi e rappresenta  un importante  momento di crescita e di orgoglio per allievi, docenti e genitori. Continua a leggere

La tua opinione per noi è importante.

È online il questionario di gradimento relativo alla Stagione teatrale 2021/2022 del Teatro Giuditta Pasta.

Ti invitiamo a regalarci qualche minuto del vostro tempo per compilarlo al fine di rilevare il grado di soddisfazione del pubblico e per essere consapevoli di come migliorare quello che consideriamo un servizio culturale alla città e una ricerca artistica continua.

Grazie da tutto lo staff del Teatro di Saronno.

Compila il questionario

Gentilissimi Spettatori,

la biglietteria nel periodo pasquale osserverà i seguenti orari:

 

ORARI APERTURA BIGLIETTERIA

FESTIVITÀ PASQUALI

mercoledì 13 aprile – ore 9.30/12.30

chiusura: 15-16 aprile

per comunicazioni urgenti inviare un messaggio WhatsAPP: 328/6673487

 

Il Teatro Giuditta Pasta augura a tutti voi i più sinceri auguri di Pasqua!

Martedì 5 aprile 2022 | ore 10.00

INCONTRO DIBATTITO CON FULVIO DE GIORGI

Continuano gli appuntamenti per il progetto Legami&Trame: Educazione alla Legalità.

Il prossimo appuntamento aperto a tutti gli Istituti Scolastici Superiori è con Fulvio De Giorgi, professore ordinario di storia della pedagogia e dell’educazione, presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Ha studiato presso la United World College of the Atlantic (UK) e presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si è anche perfezionato in Storia.

È presidente del CIRSE, cioè della società degli storici italiani dell’educazione. È stato tra i fondatori della Società Storica Saronnese, della quale è socio onorario.

Argomento dell’incontro:

  • la figura di Aldo Moro: cenni biografici
  • Aldo Moro: chi era e perchè è ancora attuale
  • il contributo di Aldo Moro nella costituzione della Repubblica
  • l’esperienza politica come esigenza di realizzare la giustizia nell’ordine sociale.

L’incontro si terrà presso la Sala Teatrale del Giuditta Pasta: martedì 5 aprile 2022 – ore 10.00.

Incontro gratuito con prenotazione obbligatoria entro sabato 2 aprile, scrivendo una mail a educazione@teatrogiudittapasta.it

 

 

 

Tag Archivio per: TEATRO GIUDITTA PASTA

SULLA MORTE SENZA ESAGERARE

Sulla morte senza esagerare è uno spettacolo della compagnia I Gordi che affronta uno dei temi più universali e insieme più rimossi del teatro e della vita: la morte. Lo fa con uno sguardo sorprendente, ironico e poetico, trasformando ciò che normalmente genera paura e silenzio in un dispositivo scenico vivo, umano e profondamente teatrale.

Sulla soglia tra l’aldiquà e l’aldilà, in quello spazio immaginario in cui le anime si separano definitivamente dai corpi, prende forma una narrazione sospesa e straniante. Qui la Morte non è un concetto astratto, ma una presenza concreta, quasi quotidiana, che osserva e accompagna il passaggio degli esseri umani. Eppure, paradossalmente, è proprio lei a non sapere cosa significhi morire.

I vivi, dal canto loro, reagiscono in modi diversi: c’è chi la teme, chi la rifiuta, chi tenta di ignorarla, chi prova a sfidarla o addirittura a invocarla. Ma in questo continuo gioco di resistenze e accettazioni, tutto si trasforma in un grande meccanismo teatrale fatto di imprevisti, errori, tentativi maldestri e situazioni tragicomiche. La morte diventa così un processo umano, imperfetto, a tratti buffo e profondamente fragile.

Lo spettacolo nasce come omaggio alla poetessa polacca Wisława Szymborska e alla sua capacità di osservare la realtà con leggerezza solo apparente, capace di svelare il senso più profondo delle cose attraverso l’ironia. In questa direzione, Sulla morte senza esagerare non cerca mai la drammaticità fine a sé stessa, ma costruisce un linguaggio teatrale che alleggerisce senza banalizzare, che avvicina senza semplificare.

Uno degli elementi centrali della messinscena è l’uso delle maschere contemporanee in cartapesta, ispirate all’immaginario di Otto Dix. Le maschere diventano il cuore espressivo dello spettacolo: volti deformati, familiari e allo stesso tempo inquietanti, capaci di raccontare senza parole l’ultimo tratto dell’esistenza. Attraverso il corpo e il gesto, gli attori danno vita a una sequenza di situazioni che parlano di incontri, ultimi istanti, partenze, ritorni mancati, veglie e addii.

La scelta del linguaggio non verbale non è solo stilistica, ma profondamente poetica: il silenzio scenico diventa uno spazio di ascolto, in cui lo spettatore è chiamato a colmare i vuoti e a riconoscere ciò che spesso nella vita quotidiana viene rimosso o taciuto. In questo senso, il lavoro della compagnia I Gordi si inserisce in una ricerca più ampia sul teatro di maschera contemporaneo e sulla potenza della drammaturgia fisica.

Lo spettacolo ha ottenuto nel tempo un importante riconoscimento da parte della critica e del pubblico, diventando una delle produzioni più rappresentative del percorso della compagnia. Tra i premi più significativi si ricordano il Premio ANCT 2020 – Premio Nazionale della Critica Teatrale, il Premio Hystrio Iceberg 2019, il Premio alla Produzione Scintille 2015 e il riconoscimento ottenuto al Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro, dove ha ricevuto anche il Premio del Pubblico e il Premio Giuria Allievi.

Nel corso delle sue repliche, lo spettacolo è stato selezionato per importanti festival come il Kilowatt Festival e Artificio Como, fino ad approdare a contesti internazionali di rilievo. Particolarmente significativa è stata la presentazione al Napoli Teatro Festival 2020, momento in cui lo spettacolo ha assunto una nuova forma, ripensata alla luce di una sensibilità contemporanea segnata dall’esperienza collettiva della fragilità e dell’assenza.

Nel 2023 lo spettacolo è stato inoltre ospitato al prestigioso The Coronet Theatre di Londra, dove ha incontrato un pubblico internazionale e ottenuto un forte consenso di critica, confermando la capacità del lavoro di superare i confini linguistici grazie alla forza del linguaggio visivo e fisico.

La regia di Riccardo Pippa costruisce un universo scenico essenziale ma estremamente preciso, in cui ogni gesto ha un peso e ogni dettaglio contribuisce a creare una narrazione corale fatta di immagini, ritmo e relazioni. La morte, in questo contesto, non è mai spettacolarizzata: viene piuttosto osservata da vicino, quasi con tenerezza, come parte inevitabile e misteriosa dell’esperienza umana.

Ne emerge uno spettacolo che riesce a tenere insieme leggerezza e profondità, comicità e inquietudine, silenzio e senso. Un lavoro che invita lo spettatore a guardare da vicino ciò che normalmente si tende a evitare, senza retorica e senza esagerazione, proprio come suggerisce il titolo.

SPETTACOLO
Venerdì 30 aprile 2027 | ore 20.45
Rassegna Prosa

CREDITI
ideazione e regia RICCARDO PIPPA
di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza
produzione Teatro Franco Parenti / I Gordi

Selezione Visionari Kilowatt Festival e Artificio Como 2016
Vincitore all’unanimità del Premio alla produzione Scintille 2015
Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro 2015, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine: spettacolo vincitore del Premio Speciale, Premio Giuria Allievi Nico Pepe e Premio del Pubblico
Premio Hystrio-Iceberg 2019

L’UOMO CHE BRUCIA
Anteprima nazionale 

«Non viviamo più in un’epoca, ma in una scadenza.» – Günther Anders

L’UOMO CHE BRUCIA, in anteprima nazionale è un adattamento teatrale del romanzo L’Homme qui brûle di Alban Lefranc. Uno spettacolo che si muove come una detonazione continua dentro la mente di un uomo al limite, immerso in un presente che non riesce più a distinguere dal collasso.

La frase di Günther Anders apre questo universo come una frattura: non siamo più dentro il tempo della storia, ma dentro una scadenza imminente, permanente, che non smette di avanzare. Da qui prende forma un mondo scenico deformato e insieme riconoscibile, in cui la realtà non è più distopica perché il distopico è già diventato quotidiano.

Le città sono familiari, i caffè, le strade, i palazzi sono ancora quelli che conosciamo. Eppure tutto è leggermente spostato, come se il reale avesse perso il proprio equilibrio minimo. Gli attentati non sono più eccezioni ma eventi ricorrenti, una sorta di meteo dell’esistenza: oggi, attentato. Il centro urbano diventa spazio regolato e selezionato, mentre il linguaggio pubblico si riempie di slogan, hashtag, retoriche di sicurezza e narrazioni che tentano di dare forma a ciò che forma non ha più.

In questo scenario instabile, L’UOMO CHE BRUCIA mette al centro la figura di Luc, scrittore ossessionato dal “PROGETTO”: un libro totale, impossibile, capace di contenere tutto. Il PROGETTO è insieme rifugio e condanna, costruzione mentale smisurata che promette senso ma produce immobilità. Luc osserva il mondo mentre crolla, lo analizza, lo ricompone mentalmente, ma non riesce ad agire. Rimane davanti alla catastrofe come davanti a uno schermo, spettatore della propria stessa paralisi.

La sua mente è un luogo in cui tutto entra e da cui quasi nulla esce. Il linguaggio si sfilaccia, perde presa, si svuota e si ricompone continuamente. La scrittura di Alban Lefranc attraversa registri diversi — dagli hashtag ai frammenti lirici, dagli aforismi politici alle derive pornografiche, dai ricordi alle allucinazioni — costruendo una lingua che brucia mentre tenta di dire il mondo.

In questo progressivo disfacimento, anche il desiderio perde la sua dimensione relazionale e diventa automatismo, codice, classificazione. Lo sguardo di Luc sul corpo femminile si trasforma in una sequenza di frammenti, superfici, dettagli, riducendo l’altro a immagine prima ancora che a presenza. La pornografia, nello spettacolo, non è un tema ma una grammatica dello sguardo: un modo distorto e compulsivo di organizzare la realtà.

Anche il rapporto con l’amico d’infanzia si muove dentro questa frattura. Un legame antico, nato in una condizione di fuga e sopravvivenza, che potrebbe rappresentare un punto di resistenza affettiva. Eppure anche questo rapporto viene attraversato da immagini, ambiguità, proiezioni. L’amicizia si trasforma in specchio instabile, in doppio, in spazio dove amore, perdita e desiderio si sovrappongono senza più confini netti.

L’UOMO CHE BRUCIA è quindi un’immersione teatrale dentro un presente che si consuma mentre lo si guarda. Un presente in cui la realtà si frammenta, il linguaggio si surriscalda e l’identità perde coerenza. Tutto sembra già accaduto e insieme non ancora finito.

Lo spettacolo interroga una domanda radicale: cosa resta quando tutto è stato consumato? Le parole, i corpi, le immagini, il desiderio, i legami — cosa sopravvive quando anche il senso stesso della relazione con il mondo si dissolve?

SPETTACOLO
Venerdì 13 novembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea

CREDITI
liberamente tratto dal romanzo L’Homme qui brûle di Alban Lefranc
adattamento e regia UGO FIORE
con Alfonso De Vreese
animazione video Luca Fiore
suono e luci Alessandro Di Fraia
consulenza musicale Federica Furlani
produzione Artisti Drama APS, LAC Lugano Arte e Cultura, Proxima Res
residenza produttiva Carrozzerie n.o.t
con il sostegno del Teatro Giuditta Pasta di Saronno
Si ringrazia Alban Lefranc per la fiducia, l’attenzione e la generosità con cui ha accompagnato questo lavoro

ACQUISTA ONLINE

SARFATTI

Milano, inizio Novecento. Margherita Sarfatti è una donna di origine ebraica veneziana, benestante, sposata con l’avvocato Cesare Sarfatti. La sua vita cambia radicalmente con la Prima guerra mondiale: il figlio Roberto, appena diciassettenne, muore al fronte sulle montagne vicino ad Asolo. Questo evento segna una frattura profonda e irreversibile. Il dolore diventa una spinta, e Margherita sceglie di entrare con forza nella vita politica e culturale milanese.

In questo contesto incontra Benito Mussolini, con cui intraprende una relazione intensa e decisiva. Insieme contribuiscono alla nascita de Il Popolo d’Italia, un giornale destinato a diventare uno strumento centrale nella costruzione del consenso politico del tempo. Ma lo spettacolo non si ferma alla storia d’amore: guarda al ruolo più ampio e complesso che Sarfatti ha avuto nella cultura italiana.

Negli anni Venti, Margherita raggiunge il punto più alto della sua influenza. Diventa una figura centrale del regime, una vera e propria “regina senza corona”, capace di orientare il gusto artistico e culturale dell’Italia fascista. Fondatrice del movimento del Novecento italiano, sostiene artisti come Boccioni, Sironi, Funi, contribuendo a definire un’idea di arte moderna legata all’identità del Paese. Scrive anche la biografia ufficiale di Mussolini, un testo che contribuisce alla costruzione internazionale del suo mito.

In questo periodo, Margherita vive l’illusione di poter guidare la Storia attraverso l’arte, la cultura e l’intelligenza. Crede che la bellezza e il pensiero possano orientare il potere, e che il potere possa essere modellato dalla visione culturale. Ma questa illusione è destinata a spezzarsi.

Con l’inizio degli anni Trenta, il potere di Mussolini si consolida definitivamente e non ha più bisogno di una guida intellettuale. La figura di Sarfatti viene progressivamente messa da parte. Con l’avvicinarsi dell’alleanza con Hitler e l’arrivo delle leggi razziali del 1938, la sua posizione diventa sempre più fragile. Il giornale che aveva contribuito a creare la cancella, e lei si ritrova perseguitata in quanto ebrea.

La sua vicenda si chiude con l’esilio e la fuga, nel modo più duro e doloroso: la donna che aveva immaginato di poter controllare e orientare il proprio tempo diventa vittima del sistema che aveva contribuito a costruire.

Lo spettacolo restituisce questa storia con uno sguardo intimo e umano, senza semplificazioni. Angela Demattè costruisce una scrittura densa, poetica e tagliente, fatta di frammenti e cortocircuiti emotivi. La scena diventa un luogo sospeso, in cui Margherita parla come se fosse fuori dal tempo: un’anima che osserva la propria vita e la propria rovina, cercando una verità più profonda di qualsiasi giustificazione storica.

In questo spazio teatrale, la protagonista alterna lucidità e fragilità, analisi e smarrimento, forza intellettuale e dolore personale. È una donna che guarda indietro alla propria storia cercando di comprenderla, mentre il pubblico è chiamato a confrontarsi con le contraddizioni di un’epoca in cui arte e potere erano inseparabili.

SARFATTI diventa così uno spettacolo che parla di storia italiana, ma anche di identità, di ambizione, di perdita e di responsabilità. Una storia che non si chiude nel passato, ma continua a interrogare il presente.

SPETTACOLO
Venerdì 11 dicembre 2026 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea

CREDITI
da un’idea di Massimo Mattioli
di Angela Dematté
regia ANDREA CHIODI
con Claudia Coli
contributi scientifici di Massimo Mattioli
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Orlando Cainelli
foto Leila Leam
una coproduzione MART museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Teatro Stabile di Bolzano, Centro Servizi Culturali Santa Chiara

ACQUISTA ONLINE

IL MIRACOLO DI SAN SEBASTIANO

SAN SEBASTIANO è uno spettacolo teatrale che prende una figura antica, quella del santo martire trafitto dalle frecce, e la riporta vicino a noi, al presente, alla nostra vita quotidiana.

San Sebastiano è un’immagine che molti conoscono: un corpo giovane, esposto, ferito, attraversato dallo sguardo degli altri. Nel tempo è diventato un’icona che supera la storia religiosa e si apre a molte interpretazioni, anche contemporanee, legate al corpo, all’identità e al modo in cui veniamo visti e riconosciuti.

Da questa immagine semplice e potentissima nasce lo spettacolo: due attori in scena raccontano una storia che viene da lontano, ma che parla di oggi.

Al centro c’è il tema dell’identità. Chi siamo quando il mondo ci guarda? E cosa succede quando sentiamo di non poter essere pienamente noi stessi? San Sebastiano diventa così una figura che ci accompagna dentro queste domande, senza dare risposte facili.

Il suo corpo, trafitto dalle frecce, diventa simbolo di qualcosa che riguarda tutti: la fragilità, l’esposizione, il bisogno di essere visti e accettati. Non solo come immagine religiosa, ma come metafora della condizione umana.

Lo spettacolo si ispira alla sua storia e alle sue rappresentazioni, ma le attraversa per parlare del presente. In particolare, guarda al rapporto tra identità e sguardo degli altri, tra ciò che siamo e ciò che gli altri credono di vedere.

C’è anche una riflessione sul tema dell’accettazione di sé, sulle paure che spesso si interiorizzano e che rendono difficile sentirsi liberi. In questo senso, la figura di San Sebastiano diventa vicina, quasi quotidiana: non un simbolo lontano, ma qualcuno che ci somiglia.

In scena, la narrazione procede per immagini e frammenti, come un percorso fatto di tappe. Ogni scena è un passaggio, un momento di osservazione, una domanda che si apre.

Lo spettacolo si chiede infine una cosa semplice e difficile allo stesso tempo: quando diventiamo davvero noi stessi? E questo passaggio è un dolore o una liberazione?

SAN SEBASTIANO è un piccolo viaggio teatrale che unisce passato e presente, sacro e quotidiano, per raccontare qualcosa di molto semplice: il bisogno di essere visti e riconosciuti per ciò che siamo.

SPETTACOLO
Venerdì 29 gennaio 2027 | ore 20.45
Rassegna Contemporanea

CREDITI
regia ALDO CASSANO
con Giuseppe Affinito e Matthieu Pastore
sound design Antonio Spitaleri
aiuto regia Natascia Curci
scene Aldo Cassano e Lucia Lapolla
costumi Lucia Lapolla
luci Giuseppe Sordi
ufficio stampa Antonietta Magli
produzione ANIMANERA E.T.S.

ACQUISTA ONLINE

La città di Saronno promuove, con la collaborazione della Fondazione Culturale Giuditta Pasta la quarta edizione del Concorso Internazionale di Canto Lirico intitolato a Giuditta Pasta, ritagliandosi in soli quattro anni uno spazio di rilievo nel panorama lirico internazionale ed un punto di riferimento per i giovani cantanti lirici desiderosi di intraprendere la loro carriera.

Per questo motivo in occasione della quarta edizione del Concorso Internazionale di canto Lirico Giuditta Pasta, l’Ente promotore Città di Saronno e la Fondazione Culturale Giuditta Pasta in accordo con il Direttore Artistico del Concorso Internazionale di Canto Lirico Giuditta Pasta M° Maurizio Moretta, offriranno a giovani cantanti lirici l’opportunità di partecipare come protagonisti all’esecuzione in forma da concerto di un’opera lirica, La Traviata, debuttando così in un importante ruolo di repertorio.

I giovani cantanti avranno l’opportunità per una settimana di lavorare intensamente, approfondire ed accrescere la propria esperienza professionale, sotto la guida del saronnese M° Stefano Nigro in qualità di Direttore e Maestro concertatore e avranno l’opportunità di partecipare ad una Masterclass condotta  da Andrea Chiodi, noto regista italiano e Direttore Artistico del Teatro Giuditta Pasta di Saronno.

L’evento debutterà il 7 maggio in occasione della giornata di apertura della kermesse canora e l’opera Verdiana verrà eseguita in forma di concerto sul palcoscenico del Teatro Giuditta Pasta con Italian Academy Orchestra

 

LA TRAVIATA in forma di concerto
di Giuseppe Verdi
libretto di F.M. Piave

Direttore M° Stefano Nigro
Orchestra Italian Academy Orchestra

PERSONAGGI e INTERPRETI

Violetta Valery Claudia Ceraulo

Flora Bervoix  Erica Cortese

Annina Sara Visini

Alfredo Germont Kazuki Yoshida

Giorgio Germont Tamon Inoue

Gastone, Visconte di Letorières Luigi Coffa De Lorenzo

Barone Douphol Alessandro Carrera

Marchese D’Obigny/ Dottore Grenvil Ranyi Yang

 

ACQUISTA ON LINE

Nell’impossibilità di tracciare una biografia di Giorgione, un narratore, di fronte a due schermi, racconta, per mezzo di parole, documenti, versi poetici ed immagini delle opere del pittore di Castelfranco, frammenti della Venezia a cavallo tra XV e XVI secolo.
Giorgione è una delle figure più enigmatiche della storia dell’arte. Cercare di metterlo a fuoco è come osservare la costellazione delle sette sorelle, le Pleiadi: riesce meglio se uno non la fissa direttamente. Questo ha cercato di fare Anagoor con la complicità di Laura Curino: narrare Giorgione attraverso gli occhi di chi lo frequenta fin dall’infanzia e lo rivela per storie concentriche all’ospite stupefatto. In questa sorta di lezione d’arte, poetica, sono raccontati l’artista, il suo tempo, il respiro delle opere, il clima che le pervade. Rivelazione è la condivisione sincera di una ricerca.
“Volgiamo lo sguardo verso questa ideale costellazione. Per ciascun astro una meditazione. Silenzio, natura umana, desiderio, giustizia, battaglia, diluvio e tempo sono i temi che nutrono le sette contemplazioni di altrettante opere di Giorgione: la Pala, i Ritratti, la Venere Dormiente, la Giuditta, i Tre Filosofi, la Tempesta, il Fregio”.

Crediti
con Marco Menegoni
drammaturgia Laura Curino, Simone Derai
video Simone Derai, Moreno Callegari
sound design Mauro Martinuz
regia Simone Derai
produzione Anagoor 2009
co-produzione Operaestate Festival Veneto, Centrale Fies

Spettacolo
martedì 5 dicembre 2023 | ore 20.45

Info
Spettacolo compreso nell’Abbonamento Prosa Contemporanea e inseribile nei Season Pass e nella Gift Card
Rassegna di appartenenza: Prosa contemporanea

 

I Muffins presentano “We wish you a Muffins Christmas”, un divertentissimo concerto adatto a tutta la famiglia per festeggiare insieme la magia del Natale! I quattro performers vi incanteranno con le melodie dei più celebri brani natalizi e attraverso le intramontabili colonne sonore delle fiabe che hanno fatto la storia. L’obiettivo è quello di far rivivere al pubblico i momenti più dolci, romantici ed emozionanti dei migliori cartoni animati, attraverso un magico viaggio tra fiabe, fantasia e Natale!

I Muffins sono una giovane realtà teatrale nata nel 2015 dall’incontro tra i tre performers Riccardo Sarti, Giulia Mattarucco e Maddalena Luppi, diplomati presso The Bernstein School of Musical Theater (BSMT) di Bologna, e il cantautore bolognese Stefano Colli, finalista della 58° edizione del Festival di Castrocaro (Rai1) e concorrente della 6ª edizione di The Voice of Italy nel team Gigi D’Alessio.

Crediti
con Stefano Colli, Maddalena Luppi, Giulia Mattarucco e Riccardo Sarti
produzione Fondazione AIDA
età consigliata: dai 3 anni in su
durata 60’

Spettacolo
sabato 23 dicembre 2023 | ore 20.30

Info
Spettacolo acquistabile solo tramite biglietti singoli

Spettacolo selezionato nel progetto Cantiere 2019 del Festival Incanti di Torino

C’è una piccola casa in mezzo ad un grande bosco: in quella casetta vecchia e sgangherata si sono appena trasferiti la mamma, il papà e la piccola Jolie.

Jolie è una bambina con una fervida immaginazione che la porta ad inventare milioni di storie. È curiosa, coraggiosa, intraprendente, le piacciono le stelle, il suo orso di pezza Boh e le cose che fanno un po’ paura.

I suoi genitori sono eccentrici, in molte faccende affaccendati e spesso non danno molto peso a quelle che sembrano essere solo fantasie. Così non le credono quando Jolie sente un suono che non conosce, quando vede un’ombra che non riconosce ma soprattutto quando si accorge di una presenza insolita, che la affascina e contemporaneamente, la terrorizza.

E quando Boh scompare, Jolie sente un coraggio inarrestabile, quel coraggio che solo l’Amore sa regalarci. E così parte alla ricerca di Boh, si addentra nel bosco, incontra i suoi abitanti, scopre paesaggi incantati, e quando pensa di essersi perduta per sempre, Nonno Nodo e Nonna Corteccia le regaleranno la chiave per affrontare la paura.

Perché tutti abbiamo paura, ma a volte si può addomesticare, se le guardiamo da vicino, se la attraversiamo, sa diventare piccola e preziosa. Dipende sempre dal nostro sguardo su di lei.

Crediti
ideazione Miriam Costamagna e Andrea Lopez Nunes Regia
drammaturgia e cura dell’animazione Nadia Milani
con Miriam Costamagna, Andrea Lopez Nunes, Giacomo Occhi
scene, sagome e puppets Gisella Butera, Andrea Lopez Nunes, Miriam Costamagna, Nadia Milani, Matteo Moglianesi
musiche originali Andrea Ferrario
voci di Aurora Aramo, Arianna Aramo, Miriam Costamagna, Andrea Lopez Nunes, Nadia Milani, Giacomo Occhi
disegno luci Matteo Moglianesi e Andrea Lopez Nunes
consulenza registica Matteo Moglianesi
produzione Drogheria Rebelot
con il sostegno di Festival Mondial des Theatres de Marionnettes di Charleville Mézierès e BIBOteatro
in collaborazione con Teatro Gioco Vita (PC), Associazione Artemista(PV), Zona K (MI), In scena Veritas (PV), Comune di Libiate (MB)

Spettacolo
domenica 22 ottobre 2023 | ore 16.00

Info
Spettacolo inseribile nel Family Pass

Tutti noi abitiamo una casa. Nessuno se non i barboni, i senza tetto, abitano davvero la città. Qualsiasi sia il nostro lavoro, qualsiasi sia la nostra indole, prima o poi, ogni giorno, tutti noi rientriamo a casa. È dall’interno di una casa che abitiamo il mondo.

La casa è una mediazione tra noi e il mondo. Non importa che foggia o che valore abbia. Dove sia situata, quali siano le sue caratteristiche, con che criteri sia stata costruita. Non importa la distribuzione degli spazi interni. Gli equilibri sui quali si fonda l’armonia di una casa possono essere profondamente differenti a seconda di chi la abita, della sua cultura, età, estrazione sociale. La casa però resta sempre il tentativo di costruire e creare uno spazio intimo. Di adibire un luogo ad accogliere una porzione di mondo fatto di cose e persone e piante e animali e atmosfere e abitudini ed eventi con cui instaurare uno stretto legame e in grado di farci stare bene, di farci sentire a nostro agio, di renderci felici.

Ognuno, secondo il suo gusto e le sue possibilità, tende a costruire, ristrutturare, arredare la propria casa a sua immagine e somiglianza: è un modo per prenderci cura di noi stessi.

La casa però è stata ed anche luogo di nascondimento. Di separazione dall’esterno, dal mondo.

Luogo dove sono nate e nascono molteplici fratture e divisioni. La casa è il luogo in cui avvengono violenze, oppressioni, torti. La diseguaglianza tra generi trova nella casa un suo luogo di nascita e d’elezione. Sempre attraverso la casa la nostra società esprime la diseguaglianza economica: attraverso la sua proprietà o meno, ma anche per mezzo della sua posizione all’interno di geografie cittadine che sono espressione del ruolo che occupi all’interno della società. La casa, come noi oggi la concepiamo, è anche motore e incarnazione della separazione tra civile e selvatico, tra urbano e naturale in quanto, fatta qualche rara eccezione la casa può essere abitata solo da esseri umani.

Oggi le nostre casa stanno cambiando. Quello che è stato il loro ruolo fino a non molti anni fa sta venendo messo in crisi alla radice. La casa sta smettendo di essere il luogo dove raccogliere, accumulare, custodire ciò che non può essere messo e portato in piazza. Fino a poco tempo fa c’erano luoghi adibiti alla socialità e questi luoghi iniziavano dopo che la porta di casa era stata chiusa alle spalle.

Ci auguriamo che le nostre case possano essere sempre più cosmopolite, senza che questo debba essere in contrasto con l’identità locale e sempre meno scrigno di segreti, ma sempre più luogo di incontro e di condivisione. Luoghi di cui conoscere e tramandare le storie e le vicende. Delle case raramente conosciamo la storia. Diamo rilievo alle storie delle persone, a quelle delle città. Alle storie delle case no. Quasi fossero luoghi anonimi. Involucri senza importanza. Il più delle volte non è così. Non conoscere la storia delle nostre case è un po’ come negare l’importanza della storia della terra che, di fatto è la nostra casa. I continenti e le nazioni sono le stanze in cui abbiamo suddiviso quel grande appartamento che chiamiamo mondo.

Ci proponiamo di indagare il concetto di casa a partire da luoghi che, agli occhi dei più, case non sono.

Di spostare il punto di vista. Accogliere e adottare lo sguardo di chi questi luoghi li abita.

Case di riposo, case famiglia, carcere, strada, ospedale, dormitori, centri d’accoglienza per chi li abita sono casa. O se casa non sono, sono il luogo in cui abitano. Ognuno ha la sua casa. Casa è il nostro corpo. Sono i nostri vestiti. È la persona amata. È un affetto. Una città, un quartiere. Casa è il luogo in cui siamo cresciuti. Casa è un oggetto, una foto, una lettera, un profilo su un social network.

Pietre nere scarnifica e centrifuga la nostra idea di casa.
Il nostro modo di abitare.
Di costruire.
Di occupare un luogo.
Pietre nere è casa in tutte le sue infinite declinazioni.
Personali e sociali.
Intime e pubbliche.
Case di ieri, di oggi, di domani.
Case di pietra e case volanti.
Case mondo e mondo come casa.
È dall’interno di una casa che abitiamo il mondo.
Casa è intimità e separazione.
È cura di sé e luogo di molteplici fratture e divisioni.
Casa è incarnazione della separazione tra urbano e naturale.
Casa è il nostro corpo.
Sono i nostri vestiti.
E’ la persona amata.
E’ un affetto.
Una città, un quartiere.
Casa è il luogo in cui siamo cresciuti.
Casa è un oggetto, una foto, una lettera, un profilo su un social network.

Crediti
di Enrico Castellani e Valeria Raimondi
con la collaborazione artistica di Francesco Alberici
con Francesco Alberici, Enrico Castellani e Valeria Raimondi
e con Orlando Castellani
direzione tecnica Luca Scotton
produzione Babilonia Teatri e La Corte Ospitale
coproduzione Operaestate Festival Veneto
con il sostegno di MiC, Regione Emilia-Romagna, Fondazione
Compagnia di San Paolo
in collaborazione con Rete Patric e AstiTeatro
Si ringraziano Daniele Costa, Nadia Pillon, Elisa Pregnolato, Jonel
Zanato, Annalisa Zegna, Stefano Masotti, Marco Pesce, Francesco Speri

Spettacolo
venerdì 3 novembre 2023 | ore 20.45

Info
Spettacolo compreso nell’Abbonamento Prosa Contemporanea e inseribile nei Season Pass e nella Gift Card
Rassegna di appartenenza: Prosa contemporanea

 

 

ovvero LE ROCAMBOLESCHE AVVENTURE DELL’ORSO NICOLA, DEL RAGNETTO EUGENIO E DEL MOSCERINO CHE VOLEVA VEDERE IL MONDO E CHE RESE TUTTI FELICI

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza il Teatro Giuditta Pasta di Saronno ospiterà il debutto nazionale della nuova produzione dell’acclamata Compagnia Arione de Falco, vincitrice dell’Eolo Award 2022.
Nicola é un orso grandissimo, pelosissimo e bellissimo.
Eugenio un ragnetto molto colorato, super veloce e piccolo così.
Vivono nella stessa casa, nella città di Città, e imparano a mettere da parte paura e diffidenza e a prendersi cura l’uno dell’altro, costruendo un equilibrio fatto di chiacchiere, letture e ricette.
Un giorno però nella loro vita entra un tornado: un minuscolo Moscerino entusiasta, e tutto cambia.
Questa storia parla di cura, di famiglie che scegli e che salvano, di coraggio, di viaggi incredibili e di una festa necessaria, che inizia col sole e finisce sotto le stelle.

Crediti
Compagnia Arione de Falco
con Annalisa Arione, Alberto Branca e Dario Eduardo de Falco
musiche di Enrico Messina
con il sostegno di Compagnia Catalyst

Spettacolo
domenica 26 novembre 2023 | ore 16.00

Info
Spettacolo inseribile nel Family Pass